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Eroica Fenice

Notizie curiose

Gli scienziati famosi che non possiamo non conoscere

Quali sono gli scienziati famosi che hanno rivoluzionato il mondo? La lista sarebbe interminabile. Nonostante le poche attrezzature e le scarse risorse a loro disposizione, nonostante le credenze dell’epoca e le innumerevoli avversità, questi scienziati hanno dedicato la propria vita alla Ricerca. La loro determinazione ha fatto sì che passassero alla Storia e fossero ricordati oggi per aver posto le loro ricerche al servizio della collettività. Ecco alcuni dei nomi degli scienziati famosi che non possiamo non conoscere Galileo Galilei Sicuramente tra gli scienziati famosi non può non esserci il suo nome. Nato a Pisa nella seconda metà del 1500, egli testimonia la lunga battaglia tra Scienza e Fede che caratterizzò il suo periodo. Matematico, astronomo e fisico italiano, ha contribuito alla nascita della Fisica Moderna. Galilei è anche l’inventore di diversi attrezzi scientifici tra cui il telescopio, strumento con il quale confutò alcune delle teorie di Aristotele e con il quale scoprì i crateri della Luna. Inventò anche la cosiddetta “bilancetta”, strumento con cui poté calcolare la spinta che i corpi ricevevano corrispondente al peso del corpo spostato. Lo ricordiamo poi per l’introduzione del metodo scientifico e per il suo sostegno alle teorie sul sistema eliocentrico. Galileo Galilei è noto soprattutto per l’accusa di eresia: egli fu accusato infatti di voler sovvertire la filosofia aristotelica e le Sacre Scritture. Per sfuggire alla condanna del Sant’Uffizio egli abiurò le sue tesi per scampare alla morte. “E pur si muove!”: tradizione vuole che questa frase fu pronunciata dallo stesso Galilei al termine della sua abiura. Oggi essa è diventata un modo di dire per esprimere una certezza che resiste nonostante le intimidazioni dell’interlocutore. Nel 1992 Papa Giovanni Paolo II riconobbe gli “errori commessi” dalla Chiesa nei confronti di questo scienziato, ripulendo il suo nome dopo “soli” 359 anni. Isaac Newton Isaac Newton nacque nel 1642 e fu uno dei primi scienziati a studiare lo spettro visibile della luce. Fu un matematico, fisico, filosofo naturale, astronomo, teologo, storico e alchimista inglese. Isaac Newton è particolarmente noto per i suoi contributi alla meccanica classica, di cui stabilì i fondamenti con le sue pubblicazioni sulla legge di gravitazione universale descritta attraverso le sue leggi del moto. Newton fu il primo a dimostrare che le medesime leggi della natura governano il movimento della Terra e degli altri corpi celesti. Dimostrò anche che la luce bianca è composta dalla somma (in frequenza) di tutti gli altri colori. Scompose la luce in diversi colori, grazie ad un prisma, e sostenne che ciascun colore fosse composto di particelle diverse che viaggiavano a diverse velocità. Stabilì i 7 colori dell’arcobaleno, anche se oggi tra gli scienziati c’è ancora un’insicurezza sulla distinzione che egli fece tra l’indaco ed i viola. Di lui si racconta che nel 1666 fosse seduto sotto un melo nella sua tenuta a Woolsthorpe quando una mela gli cadde sulla testa; questo gli fece pensare alla gravitazione e al perché la Luna non cadesse sulla Terra come la mela. Albert Einstein “Solo due cose sono infinite, l’universo e […]

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Cucina e Salute

Dolci senza uova e latte: 3 ricette per tutti i gusti

Si possono preparare dolci senza uova e latte? Si tratta degli ingredienti base della maggior parte di ricette ma se questi mancano nessuno si accorgerà della differenza! Una torta può essere deliziosa, leggera e soffice anche senza proteine animali. I dolci senza uova e latte sono buoni proprio quanto quelli più tradizionali. Questo articolo è per gli intolleranti alle uova e al latte, per i vegani, per chi si sta preparando alla prova costume e per chi vuole preparare un dolce ma gli manca sempre qualche ingrediente! Dolci senza uova e latte: come fare un dolce senza questi ingredienti? Gli ingredienti secchi (farina, zucchero, cacao, lievito…) non devono essere mescolati necessariamente con latte o uova. Il trucco è trovare sempre la giusta proporzione tra polveri e parte liquida. Le alternative al latte possono essere latte vegetale (soia, mandorle, cocco…), olio, succo d’arancia o di limone. Le alternative alle uova sono farina di riso, amido di mais, fecola di patate o semi di lino che immersi in un liquido diventano molto gelatinosi, quasi quanto l’albume d’uovo. La consistenza finale che si otterrà non sarà molto diversa dalla classica torta con uova e latte. Preparare dolci senza uova e latte è possibile e come! Dolci senza uova e latte: torta all’acqua Ingredienti: 330 g di acqua 300 g di farina 00 200 g di zucchero 90 g di olio di semi 1 bustina di lievito per dolci baccello di vaniglia (facoltativo) Iniziamo setacciando la farina e il lievito in una ciotola. In un altro recipiente versiamo lo zucchero e aggiungiamo l’acqua a temperatura ambiente, mescolando con una frusta affinché lo zucchero si sciolga e aggiungiamo i semini di un baccello di vaniglia. A questo punto all’impasto liquido va aggiunto anche l’olio di semi. Dopo aver mescolato aggiungiamo le polveri un cucchiaio alla volta e mescolando sempre per evitare la formazione dei grumi. L’impasto finale deve essere liscio e morbido. Uno stampo da 22 cm di diametro va rivestito di carta da forno o imburrato e infarinato (in alternativa al burro si può usare l’olio di semi). L’impasto va cotto in forno preriscaldato a 180° per 50 minuti circa. Il colore della torta all’acqua deve essere più chiaro rispetto al tipico dolce con le uova. Se la torta sembra che si colori troppo dopo la prima mezz’ora basta ricoprirla con un foglio di carta stagnola e continuare così la cottura. La particolarità di questa torta è il fatto che se ne possono realizzare tante varianti: al cioccolato, al caffè, al limone e così via… Torta alle banane Ingredienti: 3 banane mature 100 g di zucchero di canna 250 g di farina integrale 1 bustina di lievito per dolci 100 g di olio di semi 130 g di acqua noci e nocciole cannella (facoltativo) La prima cosa da fare è schiacciare la polpa delle banane mature con una forchetta. Quando queste avranno ottenuto la consistenza di una crema, ad esse vanno aggiunti progressivamente lo zucchero e l’olio.  Dopo aver mescolato il tutto è il […]

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Attualità

Inventori italiani: 10 nomi da ricordare

Inventori italiani da ricordare: la nostra top 10!  L’Italia è sempre stato un paese guida nel campo delle invenzioni. Leonardo Da Vinci, Alessandro Volta, Guglielmo Marconi sono solo alcuni dei nomi dei migliori inventori italiani di sempre. Alcuni di loro sono diventati vere e proprie celebrità, altri sono rimasti nell’ombra, regalando il proprio contributo al mondo da un angolo nascosto. L’Italia è sempre stata all’avanguardia in questo campo. Si pensi che perfino la prima idea di brevetto nacque in Italia. Dal motore a scoppio alla penicillina, gli inventori italiani hanno sempre dato un grande contributo all’umanità. I dieci inventori italiani che hanno fatto la storia Bartolomeo Cristopori Padovano, nato nel 1655, è l’inventore del “gravicembalo (o arpicembalo) che fa il piano e il forte”. Grazie a un sistema di martelletti che percuotevano le corde, piuttosto che pizzicarle, Cristopori diede vita all’antenato del pianoforte. Il nuovo strumento si diffuse in tutta Europa per la sua grande espressività, prima con il nome di forte piano, poi – dalla metà del ‘700 – come pianoforte. Alessandro Volta Egli, nel 1799, presentò un brevetto che illustrava come costruire il primo generatore statico di elettricità: la pila. Napoleone Bonaparte premiò Volta con una medaglia d’oro e, in suo onore, fu coniata una moneta, la 10.000 lire, in cui accanto al suo volto compare proprio una pila. Eugenio Barsanti e Felice Matteucci Si tratta degli inventori italiani del motore a combustione interna. Nel 1835 brevettarono questo motore che sarebbe stato migliorato qualche anno dopo, nel 1909, dall’ingegnere Giovanni Enrico per la Fiat. Francesco Antonio Broccu Quasi sconosciuto tra i nomi degli inventori italiani, fu l’ideatore della prima pistola. Appassionato fin da piccolo di meccanica, quando ideò il revolver a quattro colpi attrasse l’attenzione del re sabaudo Carlo Alberto che, incuriosito dall’arma, invitò più volte Broccu a Cagliari per tenere un corso sull’utilizzo della nuova pistola. Broccu rifiutò perché non voleva allontanarsi dal proprio paese. Tre anni dopo Samuel Colt brevettò la sua rivoltella e che ne fu riconosciuto l’assoluto inventore. Giuseppe Ravizza Il nome in questione appartiene all’inventore della macchina da scrivere. Ravizza, un novarese nato nel 1811, inventò una tastiera per scrivere a scopo filantropico: facilitare la scrittura ai non vedenti. La sua macchina da scrivere – o, come la chiamava lui, “cembalo scrivano” per somiglianza con i tasti del clavicembalo, fu progettata in 16 modelli. Le sue caratteristiche erano tastiera orizzontale, telaio mobile, nastro inchiostratore, campanello indicatore di fine riga. Il cembalo scrivano fu brevettato nel 1855. Nessuno dei modelli ebbe visibilità e Ravizza restò a molti uno sconosciuto. Intanto a New York la società Remington&Sons mise in commercio la prima macchina da scrivere che ebbe un enorme successo. Antonio Meucci Il fiorentino in questione inventò il telettrofono, l’antenato del moderno telefono. Emigrato a Cuba e poi negli Stati Uniti, Meucci aprì una fabbrica di candele che purtroppo – o per fortuna – dopo un successo iniziale chiuse per un incendio che la distrusse. La fortuna sta nel fatto che a Meucci allora non […]

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Notizie curiose

Curiosità sul caffè: come ordinarlo e dove comprarlo

Le curiosità sul caffè che non conoscevi. Vi è mai capitato ci provare un leggero imbarazzo quando chiedete un caffè in un bar e il cameriere resta lì a fissarvi aspettando un ordine più preciso? Ebbene sì, è possibile accompagnare con molti attributi il nome di questa bevanda… Come pochi sanno esistono circa cinquanta tipi diversi di caffè, senza annoverare nella cifra le innumerevoli combinazioni tra le molteplici varianti che caratterizzano il modo di servirlo. La prima variante è il metodo di preparazione del caffè… Il più ordinato è il tipico espresso, nella sua forma più semplice; abbiamo poi i vari tipi di decaffeinato, corto (o ristretto), che consiste anche in poche gocce di bevanda con poca caffeina e un aroma fortissimo, lungo (l’esatto opposto del ristretto), all’americana, che viene preparato utilizzando un filtro in carta riempito di polvere grossolanamente macinata, su cui si versa acqua calda. Ma non finisce qui! Non dobbiamo dimenticarci del caffè doppio, del caffè “in ghiaccio”, tipico nei paesi del Cilento, del caffè shakerato e di molti altri. Caffè macchiato e corretto consistono nell’aggiunta di altri ingredienti alla bevanda. Possiamo gustare un macchiato con panna, con latte (nelle varianti di caldo/freddo, con/senza schiuma), oppure con crema di nocciola, pistacchio e così via. Possiamo avere anche un caffè macchiato con gelato, generalmente alla crema, oppure un caffè marocchino, che si prepara versando nel bicchierino di vetro prima la schiuma del latte e poi il caffè, con facoltative aggiunte di cioccolato o cacao. La correzione invece consiste nell’aggiunta al caffè di liquore che varia da sambuca, grappa, anice, wisky, brandy, cognac e chi più ne ha più ne metta. Tra le altre varianti abbiamo la temperatura e il contenitore. La prima varia da freddo a caldo, senza dimenticare le sfumature di bollente, tiepido, e addirittura con acqua calda, o contrariamente ghiaccio, serviti a parte. Perfino il contenitore della bevanda può variare in dimensioni e materiale; dalla tazza, alla tazzina, al bicchierino in vetro, alla confezione da asporto… Ma nella nostra lista abbiamo tralasciato le bevande a base (o con aggiunta) di caffè tra cui il caffellatte, il cortado, il latte macchiato, il cappuccino e così via! Effetti, usi e curiosità sul caffè Esiste dunque una vera e propria cultura del caffè, che ormai è divenuto una bevanda tradizionale in tutto il mondo per il suo aroma irresistibile e per il suo effetto eccitante. C’è chi lo condanna e c’è chi addirittura lo consiglia per la prevenzione del cancro al colon e alla prostata; fatto sta che il caffè è stato protagonista della vita degli uomini da sempre. Una curiosità legata a questa bevanda è che nel 1771 il re Gustavo III di Svezia volle verificare scientificamente se il caffè giovasse o meno alla salute. Si servì di due gemelli detenuti per omicidio e, dopo avergli dato l’ergastolo, impose a uno di loro la consumazione di tre tazze di caffè al giorno, mentre all’altro quella di tre tazze di tè; il primo a morire fu il gemello che aveva […]

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Notizie curiose

Sonda spaziale Juno: caratteristiche e curiosità

La sonda spaziale Juno fa parte di una missione lanciata nel 2011 dalla NASA con lo scopo di studiare il campo magnetico di Giove. La sonda è stata lanciata dalla Cape Canaveral Air Force in Florida il 5 agosto 2011. Nel luglio 2016 è arrivata a destinazione. La sua missione è stata estesa ed se ne prevede la conclusione nel luglio 2021. Quali sono le sue caratteristiche le sue curiosità e i suoi aggiornamenti? I dettagli della missione della sonda spaziale Juno Juno è stata sviluppata nell’ambito del Programma New Frontiers, che prevede la realizzazione di missioni spaziali e a medio costo (non superiore a 700 milioni di dollari). Una sua caratteristica particolare è che la sonda è dotata di tre pannelli solari. Si tratta della prima missione su Giove in cui per una sonda vengono usati dei pannelli solari. Di solito, infatti, l’elettricità è data dai generatori termoelettrici a radioisotopi. Utilizzando energia solare, la NASA evita le proteste che negli anni passati hanno accompagnato il lancio di sonde accusato di essere rischioso per la salute pubblica. La sonda spaziale Juno è stata inviata su Giove per studiare il suo campo magnetico. Molte sono le notizie che si potrebbero ricavare con questa missione. Innanzitutto, attraverso la misurazione della massa e delle dimensioni del nucleo di Giove, dei suoi campi gravitazionale e magnetico, sarà possibile capire la struttura del pianeta. Tramite la sonda spaziale Juno sarà possibile misurare a fondo la composizione dell’atmosfera gioviana, il profilo termico, la velocità dei venti e l’opacità delle nubi. Tra gli obbiettivi della ricerca, c’è anche quella di stabilire la quantità di acqua sul pianeta, ed in base a questa misurazione si potrà capire se Giove è nato fuori o dentro il Sistema Solare. Profilo di missione di Juno Il lancio è avvenuto il 5 agosto 2011, a bordo di un razzo Atlas V. La fase di ascesa è stata di circa 10 minuti; poi la sonda è stata immessa su una traiettoria di fuga dalla Terra. A circa 54 minuti dal lancio, è avvenuta la separazione della sonda dal razzo Centaur e il dispiegamento dei pannelli solari. Nell’ottobre del 2013, come pianificato, la traiettoria della sonda spaziale Juno ha previsto un fly-by (sorvolo ravvicinato) della Terra affinché l’effetto fionda gravitazionale gli fornisse un incremento di velocità. Tuttavia, un inconveniente ha indotto la sonda a entrare in modalità di emergenza: essendo il fly-by avvenuto nell’ombra terrestre, i pannelli non ricevevano più segnali. Una batteria di bordo ha fatto sì che la sonda spegnesse tutto ciò che non era strettamente necessario e orientasse la sua antenna verso la Terra. Durante la fase di avvicinamento, la sonda ha scattato delle immagini della Luna. La sonda è arrivata 5 anni dopo il lancio, martedì 5 luglio 2016. La missione era da concludersi dopo il  completamento di 36 orbite attorno a Giove, il che doveva avvenire per il 2018, ma è stata estesa per ulteriori 41 mesi. Luglio 2021 è la nuova data di scadenza. Gli strumenti scientifici di cui […]

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Attualità

Rabdomante o stregone d’acqua: chi è e cosa fa

Chi è un rabdomante? Il termine rabdomanzia deriva dal greco ραβδόμαντεία ed è una parola composta da rhábdos, che indica la verga, e mantéia, ossia divinazione. La rabdomanzia è quindi la pratica che consiste nel tentativo di trovare acqua o filoni di metalli nel sottosuolo, tramite l’utilizzo di un bastone di legno. Questo bastone, nel più classico dei casi, è a forma di Y ed è una sorta di amplificatore dei movimenti del corpo generati dalle radiazioni emesse da ciò che si sta cercando.Il rabdomante, questo sconosciuto Per chi non abbia mai sentito parlare di queste pratiche, l’arte della rabdomanzia sembrerà sicuramente qualcosa di assurdo. Infatti va ben precisato che questa pratica non ha alcun riscontro scientifico. Eppure la rabdomanzia è una pratica antichissima, già usata nel III millennio a.C. in Cina e in Egitto. Alcuni rabdomanti sono anche chiamati “stregoni d’acqua“; qualcuno afferma di poter trovare l’acqua anche sono guardando una mappa, avendo sviluppato il suo intuito con una lunga pratica. L’esercizio della rabdomanzia è da sempre radicato nell’agricoltura; i rabdomanti, per esempio, vengono pagati per cercare l’acqua nei periodi di siccità. Il rabdomante si serve di uno strumento ligneo, di solito una bacchetta biforcuta. Egli tiene la bacchetta per le due estremità e, interpretando le vibrazioni in essa emanate, è in grado di individuare i luoghi e la profondità alla quale si trovano acqua e metalli. Barney Turner, capo dei rabdomanti della Nor Cal (Northern California Dowsers), ha rilasciato un’intervista per Motherboard in cui ha spiegato che cos’è la rabdomanzia. Alla domanda «Cos’è esattamente un rabdomante?» lui ha risposto: «È una persona che ha sviluppato un intuito che gli permette di entrare in sintonia con le vibrazioni dell’acqua. Utilizzando bacchette a L o canne, possono sfruttare tale intuizione come indicatore per dire loro quando entrare in sintonia con quella particolare vibrazione che li porta all’acqua». Nel caso specifico di Turner, egli si fa inviare da chi è interessato a trovare l’acqua una mappa della propria terra. Lui pratica la cosiddetta “rabdomanzia mappale“: scorre con la sua bacchetta sulla mappa e capisce non solo dove c’è la presenza di acqua ma anche a che profondità si trova e la velocità con cui si può attingere. A questo punto se il diretto interessato vuole proseguire Turner si reca sul posto e provvede a dettare il punto in cui perforare.  Cosa serve per diventare un rabdomante?  La parola d’ordine è pratica. Secondo l’opinione dei rabdomanti ci vogliono alcuni anni per imparare la tecnica. Non si tratta di un’arte innata ma piuttosto di tanto esercizio. Tutti possono diventare rabdomanti.  Fondamentalmente bisogna trovare qualche istruttore o leggere qualche libro che spieghi il funzionamento del pendolo e dei vari strumenti che servono per diventare un rabdomante. Per esempio il bastone a Y va impugnato per i rami laterali tenendo i pugni chiusi con i pollici verso l’esterno; quando il rabdomante trova l’acqua la terza estremità della bacchetta oscilla e può addirittura compiere rotazioni complete dall’alto verso il basso o al contrario. Invece nel caso della bacchetta a […]

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Culturalmente

Gallerie d’arte moderna: le più belle in Italia

L’Italia è famosa in tutto il mondo per il suo eccezionale patrimonio artistico. Ogni giorni, infatti, i nostri musei accolgono milioni di turisti da ogni parte del mondo. Per visitare i musei e le gallerie d’arte moderna in Italia c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Tuttavia proponiamo di seguito una lista delle cinque gallerie italiane più belle e importanti che ospitano delle collezioni permanenti di arte moderna e contemporanea. Gallerie d’arte moderna in Italia: al primo posto la Galleria Nazionale di Roma La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, aperta a Roma nel 1883, custodisce la più ampia collezione d’arte moderna e contemporanea in Italia. Essa accoglie circa 20.000 opere tra dipinti, disegni, sculture e installazioni che testimoniano le principali correnti artistiche dall’Ottocento ai nostri giorni. Questa galleria è l’unico museo nazionale dedicato interamente all’arte moderna. Nasce nel 1883, pochi anni dopo la costituzione del giovane stato italiano. La prima sede della Galleria fu il palazzo delle Esposizioni di via Nazionale. Ben presto questo si rivelò insufficiente ad accogliere il grande numero di opere sempre in aumento. L’Esposizione internazionale di Roma del 1911 fu l’occasione per costruire a Valle Giulia l’edificio attuale – progettato da Cesare Bazzani – come sede stabile della Galleria. L’attuale sede del museo è stata progressivamente ampliata per accogliere il crescente numero di opere d’arte che vi affluiva. Tra le mostre più importanti ospitate dalla Galleria Nazionale ricordiamo quella del 1953 su Picasso, del 1956 su Mondrian, del 1958 su Pollock, e l’esposizione nel 1959 del grande sacco di Burri. In quest’opera di innovazione culturale la sovrintendente Palma Bucarelli ebbe al suo fianco i critici e storici dell’arte Giulio Carlo Argan e Cesare Brandi. Nell’ottobre 2016 viene inaugurato il nuovo allestimento della galleria, basato su un progetto originale che, riducendo il numero delle opere in esposizione, introduce la chiave di lettura “Time is out of joint.”: un tempo sospeso che si sostituisce alla tradizionale lettura cronologica. Tra le numerose opere spiccano quelle degli italiani Canova, Hayez, Fattori, Medardo Rosso, dei grandi maestri francesi Courbet, Rodin, Degas, Van Gogh, Monet, Duchamp, di esponenti dell’espressionismo astratto americano come Pollock, e ancora di Burri, Fontana, Arnaldo Pomodoro, Schifano e così via. Galleria civica d’arte moderna e contemporanea di Torino (GAM Torino) Tra le gallerie d’arte moderna più importanti d’Italia c’è senza dubbio la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino (anche conosciuta come GAM Torino) ubicata in via Magenta 31. La galleria fu fondata attorno al 1891-95. Ospita collezioni artistiche permanenti dell’Ottocento e del Novecento. Si può dire che questo museo abbia fatto la storia dell’arte moderna in Italia. Torino è stata infatti la prima città in Italia a promuovere una raccolta pubblica di arte moderna. Infatti la collezione di Arte Moderna da parte di questa città ebbe inizio fin dalla fondazione del Museo Civico nel 1863. Tale collezione aveva sede in un edificio presso la Mole Antonelliana. Dal 1895 al 1942 fu esposta in un padiglione in Corso Siccardi (ora Corso Galileo Ferraris). Quando questo padiglione rimase distrutto durante i bombardamenti della II Guerra […]

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Culturalmente

8 modi di dire inglesi da conoscere assolutamente

Modi di dire inglesi, i più interessanti Le frasi idiomatiche, i proverbi e i modi di dire sono molto frequenti nel parlare comune in inglese, sia in forma scritta che orale. Alcune di queste espressioni inglesi sono analoghe ai nostri modi dire, altre invece, tradotte letteralmente, non avrebbero alcun senso.  Imparare le espressioni idiomatiche inglesi è certamente utile per approfondire la conoscenza dell’inglese più colloquiale ma può anche essere molto divertente, soprattutto se si confrontano gli idiomi anglosassoni con quelli italiani. Ecco riportate 8 modi di dire inglesi tra le più famose e curiose.  8 modi di dire inglesi da conoscere assolutamente L’espressione “a piece of cake” sta ad indicare qualcosa di molto semplice. La traduzione letterale sarebbe “un pezzo di torta” ma in realtà quest’espressione corrisponde all’italiano “facile come bere un bicchier d’acqua” o “un gioco da ragazzi”. Le teorie sull’origine di questo modo di dire in inglese sono molte e curiose. Molti collegano questo modo di dire alla Royal Air Force, dove una missione semplice veniva definita “a piece of cake” ossia facile come mangiare una fetta di torta. Si può anche far risalire quest’espressione al diciannovesimo secolo in cui le torte erano dei premi per le competizioni. In particolare gli afroamericani cerano soliti competere in una danza chiamata “cakewalk” (=”camminata della torta”) che non era semplice ma era divertente e fattibile “senza sforzo”. I vincitori di questa sfida vincevano un pezzo di torta. A rientrare senza dubbio nella lista delle 8 espressioni inglesi da conoscere è “To cost an arm and a leg” che si traduce letteralmente come “costare un braccio e una gamba”. È l’equivalente italiano di “costare un occhio della testa”. Cambiano le parti del corpo ma il concetto è lo stesso: quest’espressione si usa per indicare qualcosa di troppo costoso. Alcuni fanno risalire quest’espressione alla Seconda Guerra Mondiale, quando i soldati rimanevano mutilati durante la guerra.  L’espressione forse più utilizzata è “break a leg” che letteralmente si traduce come “rompiti una gamba!” ma è l’equivalente italiano del “buona fortuna” o meglio dell’”in bocca al lupo”. Questo modo di dire è molto usato dagli attori prima di andare in scena. L’utilizzo di questa frase è legato alla superstizione: se qualcuno ti augura di riuscire bene in qualcosa, sicuramente andrà male. Anche in Italia agli attori si augura sempre “in bocca al lupo”. Ci sono molte altre superstizioni legate al monto teatrale come fischiare in un teatro o dire la battuta finale del copione. Tuttavia ci sono molte altre possibili derivazioni dell’espressione. Una di queste è che “break a leg” vada interpretata come “piegare il ginocchio” e quindi inchinarsi o, addirittura, chinarsi a raccogliere le monete gettate sul palco. “Letting the cat out of the bag” significa letteralmente “far uscire il gatto dalla borsa”. Quest’espressione tuttavia vuol dire “spifferare un segreto”, ciò che in italiano diciamo come “vuotare il sacco”. Anche in questo caso l’origine della frase non è chiara ma l’ipotesi più attendibile è che essa si riferisca a uno strumento di tortura simile alla frusta chiamato […]

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Notizie curiose

Arriva Giggino, il traduttore napoletano online

Finalmente è arrivato un traduttore napoletano online! Si chiama Giggino, scoprilo con noi! Vi è mai capitato di chiedervi se esistesse un dizionario o un manuale di grammatica napoletana? In effetti in Campania il dialetto napoletano più che un dialetto è una lingua e come tale ha i suoi volumi e manuali che ne spiegano le regole. La notizia che non tutti sanno è che, oltre ai diversi libri e dizionari di napoletano, esiste un vero e proprio traduttore automatico online che facilita le cose. Il suo nome è Giggino. Giggino: il traduttore napoletano Riprende il logo di Google ma si chiama Giggino. Funziona esattamente come Google Traduttore: traduce ogni frase dall’italiano al napoletano. Basta scrivere la frase di cui si vuole la traduzione nell’apposita casella e cliccare su “traduci in napoletano”. C’è da dire che Giggino, il Google traduttore napoletano, non è perfetto. Alcune traduzioni non sono attendibili al cento per cento. Un errore che Giggino traduttore commette è, per esempio, apporre l’accento ad alcune vocali di fine parola (esempio: “te vogliò bbene” non è corretto). Un altro errore tipico di Giggino è il tradurre le parole, non le espressioni. Per esempio, nonostante “ho” si traduca come “teng”, Giggino tradurrà la frase “ho sofferto” con “teng soffèrt”, mentre la traduzione esatta sarebbe “aggio soffèrt”. Dunque Giggino – traduttore napoletano non è di certo perfetto ma potrebbe migliorare ed è sicuramente un aiuto valido nel caso di qualche piccola traduzione istantanea. Il blog di Giggino, il Google traduttore napoletano Quando visitiamo la pagina web di Giggino troviamo un link che ci rimanda al suo blog. In questo blog possiamo leggere qualche notizia sul traduttore. Il progetto Giggino.com nasce nel 2007 per gioco. Bastano due ore di programmazione per creare un traduttore che si limitava a togliere le vocali dalla fine delle parole. Il programmatore di Giggino è Piero Disogra, un uomo che si professa orgogliosamente napoletano. Dopo tre anni dalla sua creazione egli cancellò Giggino – traduttore napoletano ma una folta schiera di utenti gli si oppose. Resosi conto del successo del suo traduttore, Piero ha continuato a lavorarci. Se Giggino non è abbastanza efficiente possiamo usare qualche altro metodo… Una pecca di Giggino è il fatto che può tradurre solo dall’italiano al napoletano e non viceversa. Dobbiamo quindi avvalerci di altri strumenti per le nostre traduzioni, strumenti che non scarseggiano. Glosbe, per esempio, è un dizionario online che permette di tradurre il napoletano in qualsiasi lingua del mondo e viceversa. Il fatto che su Glosbe si possa inserire una parola alla volta rallenta la traduzione ma, al contempo, la rende molto più efficiente perché mostra le varie alternative. Simile a Glosbe è un altro sito: Dialettando.com. Questo sito permette di avere un’ampia panoramica di tutti i dialetti italiani. È possibile inserire una parola in italiano e avere la sua traduzione in ogni dialetto oppure inserire una parola in dialetto e scoprire la sua traduzione nelle varie regioni. Ndonio.it è invece un dizionario online che fornisce una lista molto dettagliata di vocaboli in ordine alfabetico […]

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Attualità

L’origine du monde: scoperto il nome della modella ritratta

Finalmente risolto il mistero che avvolgeva il famoso dipinto “L’origine du monde” di Gustave Courbet. Uno dei quadri più discussi di sempre vede ora svelata l’identità della modella ritratta. La donna si chiamava Constance Queniaux ed era una famosa ballerina. “L’origine du monde” (L’origine del mondo): Constance Queniaux è la modella ritratta 1866: Gustave Courbet dipinge uno dei quadri più criticati di sempre. Il dipinto, che ritrae l’organo genitale di una donna, è una vera e propria provocazione. Per anni gli studiosi e gli appassionati d’arte si sono chiesti chi si celasse dietro questa rappresentazione ed ora, finalmente, il mistero è stato risolto. La scoperta è avvenuta grazie all’analisi di una corrispondenza epistolare scambiatasi tra due scrittori, George Sand e Alexandre Dumas (figlio). L’ipotesi più attendibile, prima della scoperta, era che si trattasse dell’amante di Courbet, la modella irlandese Joanna Hiffernan. Questo fino a quando il professor Claude Schopp, studioso esperto di Alexandre Dumas, ha avanzato un’altra possibilità. In una lettera scritta da Dumas egli si è accorto della presenza di una frase errata. “Uno non può dipingere con il proprio pennello più delicato e musicale l’intervista di Madmoiselle Quieniault”. In questa frase – oltre il nome della ballerina scritto in maniera errata – Schopp ha inteso che ciò che era strato tradotto come “intervista” sembrava non aver senso nella frase. In realtà nelle lettere autografe di Dumas la parola in questione non è “interview” ma “interieur”. “On ne peint pas de son pinceau le plus délicat et le plus sonore l’interieur de Mlle Queniault (sic) de l’Opéra”. Ed ecco che la frase assume significato diverso. “Uno non può dipingere con il proprio pennello più delicato e musicale le parti intime di Mademoiselle Queniault“. “È stata come un’illuminazione – ha raccontato Schopp – Di solito devo lavorarci molto, lì ho trovato senza cercare. È stato ingiusto”. Constance Queniaux, la modella de “L’origine du monde” (L’origine del mondo), era una nota ballerina dell’Opera di Parigi. All’epoca in cui fu ritratta da Courbet aveva trentaquattro anni. Quando la ballerina morì nel 1908, lasciò in eredità un dipinto di Courbet raffigurante delle camelie. Il simbolo era inequivocabile: all’epoca del romando di Alexandre Dumas “La signora delle camelie”, quel fiore voleva indicare le cortigiane. È stata dunque avvalorata la tesi che quel dipinto possa essere stato regalato alla ballerina da Courbet stesso. Uno de quadri più scandalosi di sempre: “L’origine del mondo” di Gustave Courbet Ricostruendo gli avvenimenti, all’epoca del dipinto la ballerina aveva trentaquattro anni ed era una delle amanti del diplomatico ottomano Halil Serif, meglio noto come Khalil Bey. È stato proprio lui a commissionare il dipinto dei genitali della donna a Gustave Courbet. Khalil Bey era un collezionista di opere d’arte erotiche. Tra i suoi quadri c’era anche “Il bagno turco” di Ingres. Egli teneva nascosto questo quadro all’interno di un camerino, dietro una tenda, e lo mostrava ai suoi ospiti. Rovinato dai debiti di gioco, Khalil-Bey fu costretto a cedere l’opera all’Hotel Drouot; fu successivamente acquistata dal barone Ferenc Hatvany alla galleria Bernheim-Jeune di Parigi. […]

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Cucina e Salute

Spaghetto alla Nerano: la ricetta della cucina partenopea

Tre ingredienti sono alla base dello spaghetto alla Nerano: zucchine, Parmigiano Reggiano e Provolone del Monaco. Questa ricetta semplice ed efficace è una delle più amate pietanze campane. Il piatto dello spaghetto alla Nerano è uno dei piatti tipici della tradizione culinaria partenopea ed è conosciutissimo in tutto il mondo. Si racconta che lo stesso Eduardo De Filippo ne fosse ghiotto e raccomandasse questo piatto ai propri amici. I segreti di una buona esecuzione di questo piatto sono un buon mix di formaggi, una buona frittura delle zucchine e la mantecatura finale. La genuina semplicità di questo piatto è ciò che lo ha reso internazionale. L’origine dello spaghetto alla Nerano: dagli anni Cinquanta al giorno d’oggi Il tipico piatto partenopeo non ha delle origini molto chiare. La sua ricetta è avvolta da diverse leggende, la più accreditata delle quali risale agli anni Cinquanta. Siamo a Nerano, un paese marinaro vicino Sant’Agata dei Due Golfi, sulla costiera amalfitana. In questo periodo una ristoratrice del paese, una certa Maria Grazia, per legare pasta e zucchine usò il Provolone del Monaco. Il formaggio ottenuto dalla lavorazione del latte di vacca di Agerola ha una pasta filante ed è più o meno piccante in base alla stagionatura. Il Provolone del Monaco era l’ultimo ingrediente necessario alla ricetta dello spaghetto alla Nerano. Un piatto tipico della cucina campana: la ricetta dello spaghetto alla Nerano Ingredienti: 400 g di spaghetti 150 g di Provolone del Monaco  700 g di zucchine 5/6 foglie di basilico 30 g di Parmigiano Reggiano Sale fino q.b. Pepe Nero q.b. 1 spicchio d’aglio 500 g circa di olio extravergine d’oliva Per preparare un delizioso spaghetto alla Nerano bisogna iniziare dalle zucchine. Dopo averle lavate e tagliate a rondelle sottili, bisogna scaldare circa 500 grammi di olio extravergine d’oliva in una larga padella. La temperatura ideale per una buona frittura è 170°C. Quando l’olio sarà pronto, bisognerà immergervi le rondelle di zucchine. Un consiglio è di versarle nella padella un po’ alla volta, per evitare di abbassare la temperatura dell’olio. Durante la cottura, le zucchine devono essere condite con del sale e delle foglioline di basilico spezzettate a mano (la lama del coltello la annerisce!). Devono cuocere per due o tre minuti; raggiunta la doratura saranno pronte. Una volta cotte, le zucchine vanno scolate e adagiate su un vassoio rivestito con uno strato di carta assorbente, che servirà a far asciugare l’olio in eccesso. Adesso bisognerà porre sul fuoco una pentola alta colma d’acqua per la cottura degli spaghetti. Durante l’ebollizione dell’acqua, si può iniziare a grattugiare il Provolone del Monaco e il Parmigiano Reggiano con una grattugia a fori larghi. In un tegame largo riscaldiamo circa 30 grammi di olio extravergine d’oliva e aggiungiamo l’aglio per insaporire. Rimosso l’aglio, versiamo le zucchine fritte precedentemente. Aggiungiamo un mestolo di acqua di cottura al tegame e saltiamo le zucchine per non farle asciugare. Dopo qualche istante spegniamo il fuoco. Dopo aver salato l’acqua bollente in pentola, versiamo la pasta. Quest’ultima sarà da scolare al […]

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Notizie curiose

Ankara: la biblioteca dei libri abbandonati

Nasce ad Ankara una biblioteca formata dai libri salvati dalle discariche. Nel cuore della Turchia, i netturbini hanno dato vita a una biblioteca di libri abbandonati per strada dai cittadini. I seimila volumi collezionati sono ora al servizio della comunità stessa che ringrazia e ammira l’opera di salvataggio di questi netturbini, orgoglio della città. La biblioteca dei libri abbandonati: Ankara, un esempio per il mondo Ci troviamo ad Ankara, capitale turca. Un gruppo di netturbini ha avuto l’idea di salvare dalle discariche tutti quei libri che venivano gettati dai cittadini. E così, cercando nei rifiuti, nei cassonetti e tra le strade, questo gruppo di piccoli eroi ha dato vita a una biblioteca interamente costituita da libri abbandonati. Il lavoro dei netturbini è stato del tutto spontaneo e non retribuito. Eppure con questo gesto essi hanno compiuto un atto di grande valore. Hanno ridato vita a quei libri e quelle storie abbandonate e dimenticate e li hanno posti a servizio della comunità intera, assicurandogli un futuro. Il lavoro dei netturbini è andato avanti per mesi. Con il diffondersi della notizia la persone hanno iniziato a donare i libri direttamente e questo ha contribuito molto allo sviluppo della biblioteca. Libri a servizio della comunità Inizialmente i libri raccolti erano messi a disposizione solo dei dipendenti e delle loro famiglie ma, con l’ampliarsi della biblioteca, la possibilità di prendere i libri in prestito è stata estesa a tutta la comunità. I libri possono essere presi in prestito per due settimane ed è possibile posticipare la restituzione, proprio come in una vera e propria biblioteca. La biblioteca è ospitata lì dove sorgeva una fabbrica di mattoni inutilizzata, presso la sede del dipartimento di igiene. Contraddistinta da una facciata in mattoni invecchiati e lunghi corridoi interni, la fabbrica si è prestata perfettamente per l’utilizzo odierno. Anche la collocazione dell biblioteca dei libri abbandonati in una fabbrica inutilizzata è un ottimo esempio di recupero e un ulteriore modo per dare vita a qualcosa di dimenticato. “Abbiamo iniziato a discutere l’idea di creare una biblioteca da questi libri e quando tutti hanno sostenuto l’idea, abbiamo fatto partire il progetto”, ha detto Alper Tasdelen, il sindaco di Çankaya Alper Tasdelen alla CNN. Ad oggi nella biblioteca si possono contare oltre seimila libri, catalogati in ogni sorta di gruppo. Dalla saggistica ai classici, dai gialli ai fantasy. Alcune delle sezioni che riscuotono più successo sono quella per i bambini, in cui sono raccolti molti fumetti, e quella per i ragazzi, dove è disponibile un’intera sezione sulla ricerca scientifica. Inoltre sono disponibili libri in lingua straniera (inglese e francese). “Prima speravo di avere una biblioteca in casa mia, ora ho una biblioteca qui”, ha detto Serhat Baytemur, uno degli spazzini protagonisti della raccolta. Enorme successo per la biblioteca dei libri dimenticati La collezione è attualmente tanto grande che alla biblioteca vengono richiesti prestiti dalle scuole e dalle prigioni. C’è stata una richiesta tale da indurre il governo locale ad assumere dei dipendenti che si occupino della biblioteca a tempo pieno. La […]

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Cucina e Salute

Ricette vegane veloci per l’estate: prepara una prelibata cenetta vegana!

Vuoi stupire i tuoi amici con una cenetta vegana? Ecco a te un menù che prevede 4 ricette vegane veloci e semplici da preparare! Finalmente estate! Sole, mare e… caldo. Nonostante i nostri pronostici di stare sdraiati al sole a rilassarci, la triste realtà è che le lunghe giornate calde non saranno facili da sopportare.  Un rimedio semplice ed efficiente è un piatto fresco e facile che allevii questa fatica.  Ecco perché proponiamo una serie di ricette vegane veloci adatte anche ai meno esperti. Dagli antipasti al dessert, queste piccole ricette salutari saranno il rimedio ideale al caldo e un’ottima scusa per invitare qualche amico per una cene vegana. Ricette vegane veloci, le nostre proposte estive ANTIPASTO – Tartine di pera e formaggio vegetale con frutta secca Iniziamo la nostra cenetta vegana con i colori brillanti di queste tartine che sono belle da vedere e altrettanto buone da mangiare.  Ingredienti:  3 pere 250 grammi di yogurt non dolcificato 2 cucchiai di olio extra vergine di olivia 2 cucchiai di succo di limone 2 cucchiai di pistacchi 2 cucchiai di mirtilli rossi 2 cucchiai di noci 1 cucchiaio di semi di papavero sale e pepe Rivestiamo un colino a maglie fitte con un telo bianco e una garza e versiamoci lo yogurt. Facciamo colare il liquido dello yogurt in una ciotola per un’intera notte ponendo il tutto in frigorifero. La mattina seguente versiamo lo yogurt colato in una ciotola e lo condiamo con l’olio extravergine di oliva, succo di limone, sale e pepe. Il formaggio vegetale è anche aromatizzabile con erba cipollina o prezzemolo. Laviamo le pere e affettiamole in modo tale da ottenere dei dischi. Spalmiamo su ogni fettina un po’ di formaggio vegetale e decoriamo a piacere con la frutta secca da noi scelta – e precedentemente tritata – o con i semi di papavero. Le tartine possono essere conservate in frigo per un giorno. Il formaggio vegetale deve essere consumato in tre giorni. PRIMO PIATTO – Pasta fredda con edamame, pomodorini e olive Tra le varie ricette vegane questo è un piatto perfetto anche da portare a lavoro perché va consumato freddo o tiepido. Ingredienti: 360 grammi di penne integrali 100 grammi di edamame 150 grammi di pomodorini 70 grammi di olive nere 1 zucchina 1 mazzetto di basilico 30 grammi di noci 25 grammi di mandorle 1 spicchio d’aglio Sale e pepe Dopo aver cotto le penne integrali al dente, in una padella scaldiamo un filo d’olio con lo spicchio d’aglio, aggiungiamo gli edamame con un pizzico di sale e pepe e facciamo cuocere per cinque minuti. Per la crema alle zucchine basta frullare o tritare insieme la zucchina tagliata a tronchetti, mandorle, sale, olio e un goccio d’acqua. Il risultato da ottenere è una crema morbida. Laviamo e tagliamo in spicchi i pomodorini, tritiamo grossolanamente con il coltello le noci. Condiamo infine la pasta scolata con crema di zucchine, edamame, pomodorini, olive e noci. Questa pasta si conserva in frigo per due o tre giorni. SECONDO PIATTO – Panino con […]

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Cucina e Salute

Punture di zanzara: tutti i metodi per evitare di essere morsi

Estate: sole, mare… zanzare! Uno dei peggiori difetti della bella stagione è proprio la presenza di questi terribili insetti. Superando gli scarafaggi, i ragni e le mosche, le zanzare si aggiudicano il primo posto tra gli insetti più fastidiosi. Rossore, gonfiore e prurito sono solo i più banali effetti delle loro punture. Le sostanze che alleviano il fastidio delle punture di zanzara sono molte. Tuttavia la miglior cura per i morsi di zanzara è la prevenzione. Esistono molti modi per evitare le punture di zanzara: sostanze naturali, repellenti biologici o piccoli stratagemmi fai da te. Eccone alcuni utili a proteggere soprattutto i più piccoli. Punture di zanzara e come evitarle: trappole Il metodo più comune – e più efficiente – per evitare di farsi pungere dalla zanzare è tenerle lontano con una semplice zanzariera. Poiché anche questo metodo non è infallibile e non può essere applicato ad ogni ambiente, spesso si ricorre all’utilizzo di vere e proprie trappole. Le trappole per zanzare simulano la presenza umana sfruttando calore e anidride carbonica. Una volta attratte, le zanzare vengono uccise, intrappolate o aspirate. Nonostante questi metodi riescano a coprire anche grandi superfici non lo fanno nel migliore dei modi. Poiché le zanzare depongono le uova nei piccoli ristagni d’acqua, una soluzione potrebbe essere offrire loro un luogo dove  poter deporre, negandogli però la possibilità di sfarfallare. Si può quindi costruire quella che è nota come ovitrappola. Basta porre nel terreno un bicchiere di plastica nero, riempito per metà di acqua, e svuotarlo dopo non più di cinque giorni nel terreno stesso. Senza acqua le zanzare moriranno. Poiché le zanzare si riproducono nei ristagni d’acqua è utile utilizzare per i tombini delle zanzariere a saracinesca che, azionate da un contrappeso, si aprono e richiudono per permettere il passaggio di acqua e detriti. Rimedi naturali contro le zanzare Una pianta antizanzare è la Catambra. Il raggio d’azione di questa pianta è pari al doppio della larghezza della chioma. Per proteggere balconi e terrazzi, la Catambra è anche disponibile in formato siepe. Gli integratori del gruppo vitaminico B sono l’ideale come profilassi per le punture di zanzara perché rendono l’odore della pelle e del sudore sgradevoli alle zanzare. Un altro rimedio antizanzare  naturale molto noto, che sfrutta la stessa azione repellente, è quello del rosmarino selvatico. Molti esperti consigliano di assumerlo per via orale prima del periodo di tormento delle zanzare. Ovviamente l’odore sgradevole sarà avvertito solo dalle zanzare. Le zanzare possono essere tenute alla larga anche con gli oli essenziali di geranio, eucalipto, noce moscata, citronella e limone. Questi oli possono essere applicati direttamente sulla pelle o emanate dai diffusori per ambienti. Applicati sulla pelle questi oli hanno una durata di circa tre ore. Per rendere il prodotto meno volatile si può mischiare l’olio scelto con l’olio di cocco. Come allontanare le zanzare, ultimi consigli In commercio esistono molti prodotti a base di principi attivi naturali come candele, zampironi, salviette o addirittura bracciali antizanzare.  Un rimedio poco noto riguarda i tessuti che repellono le zanzare. Questi tessuti sono usati […]

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Culturalmente

Aforismi dall’antica Grecia: le 10 frasi greche più famose

Dopo le 24 frasi latine più famose, passiamo alle 10 frasi greche più note. La civiltà greca ha lasciato in eredità al mondo moderno un enorme bagaglio culturale. Frasi celebri, massime e sentenze sono il segno di un mondo non dimenticato, un mondo che corrisponde alle radici della nostra umanità. Gli antichi greci, padri della filosofia, ci hanno lasciato lezioni riguardo felicità, amore, morte e giustizia. Il fascino forte e magnetico del greco, dovuto in parte ai suoi caratteri arcaici, conserva dentro di sé l’acme della filosofia, dell’arte e della letteratura del mondo antico. Filosofi tutt’oggi inconfutabili, pillole di saggezza ancora valide. Quando si parla degli antichi greci non si fa che sottilinearne l’attualità. Ecco le nostre 10 frasi greche preferite. Aforismi dall’antica Elláda: le 10 frasi greche più famose Conosci te stesso (in antico greco γνῶθι σεαυτόν, gnōthi seautón). Questa massima religiosa scritta nel tempio di Apollo a Delfi è una delle più note frasi greche antiche. Probabilmente voleva ammonire gli uomini ed esortarli a riconoscere la loro inferiorità rispetto agli dei. L’equivalente latino di questa frase è nosce te ipsum. In molte filosofie greche c’era l’idea che l’anima provenisse dal Tutto; conoscere se stessi era quindi il primo modo per arrivare alla conoscenza di Dio. Sant’Agostino, secoli dopo, dirà di cercare la Verità non nel mondo, ma nel proprio io. Tutto scorre (nella versione della Grecia antica πάντα ῥεῖ, pánta rheî). Questo aforisma è attribuito al filosofo Eraclito ma in realtà da lui non fu mai scritta. Tutto scorre è la frase che meglio riassume il pensiero di Eraclito sul divenire. Il filosofo pensava che non ci si potesse bagnare due volte nello stesso fiume perché seppure a distanza di pochi attimi ogni elemento naturale muta, sottoposto a una legge inesorabile. So di non sapere (in greco Έτσι, δεν γνωρίζω, estì den gnōthizo). La celebre frase in greco di Socrate è tutt’oggi un grande esempio di saggezza. Dopo che la sacerdotessa dell’oracolo di Delfi rivelò che Socrate era l’uomo più saggio di tutti egli non poté accettarlo. Decise di dialogare con coloro che si consideravano i migliori oratori del tempo ma capì che in loro c’erano solo arroganza e presunzione. Socrate dunque ammise di essere il più sapiente di tutti per un solo motivo: lui sapeva di non sapere, ammetteva la sua ignoranza. Ignoranza intesa come consapevolezza di non conoscenza. Vivi nascosto (aforisma in greco λάθε βιώσας, láthe biósas). Epicuro con questa frase contesta l’identificazione dell’uomo con il cittadino, anche se riconosce l’utilità per la società delle leggi.  Per lui la politica era «un inutile affanno» e l’uomo doveva essere contento del vivere appartato. A causa di queste affermazioni l’epicureismo, al suo tempo, godeva di una concezione alquanto distorta e non era visto di buon occhio. Simile a un dio mi sembra quell’uomo (frase in greco Φαίνεταί μοι κῆνος ἴσος θέοισιν ἔμμεν’ ὤνη, fainetai moi kenos isos theoisin emmen’oner). In questi famosissimi versi la poetessa Saffo paragona l’uomo amato ad un dio, in una poesia che ha esercitato il suo fascino su molti. […]

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Cucina e Salute

I ghiaccioli alcolici: il cocktail dell’estate 2018

L’estate si avvicina e non possiamo farci trovare impreparati di fronte al torrido caldo di cui avvertiamo già le tracce. Ecco perché ci serve una ricetta facile su come fare i ghiaccioli alcolici: il cocktail dell’estate 2018. Sono il cocktail di questa estate. Semplici e deliziosi non necessitano di strumenti complicati né di molto tempo. Possono essere comodamente preparati e serviti a casa. Sono la soluzione ideale per il caldo estivo e un motivo in più per invitare i vostri amici a casa per un drink. Ghiaccioli alcolici: il trend dell’estate 2018 Mojito, Sangria, Piña Colada, Caipirinha e molti altri.Sono solo alcuni esempi di cocktail ghiacciati.  Quest’anno la società inglese POP ha lanciato sul mercato ghiaccioli alcolici ai gusti di Prosecco, Bellini e Moscow Mule. Dopo il grande successo ha proseguito con Champagne, Rosé & Raspberry e Watermelon Martini. Poiché non ci sono rivenditori in Italia di questi ghiaccioli, proponiamo qualche ricetta per preparare degli ottimi cocktail-ghiacciati da fare a casa! Ricordiamo che l’alcool etilico puro ghiaccia a -114° C. Quindi, per poter congelare l’alcool bisogna aggiungere una parte di acqua e di zucchero e proprio per questo i ghiaccioli di qualunque tipo hanno sempre una base di sciroppo zuccherato. I ghiaccioli alcolici sono perfetti per un aperitivo, da accompagnare a tartine, focacce, sandwich e stuzzichini di ogni genere. Questi ghiaccioli sono anche perfetti per un dopocena, per esempio serviti con della frutta tagliata. Come fare i ghiaccioli alcolici: ecco la ricetta per 4 persone 1 cetriolo 2 limoni 16 cl di gin 40 cl di acqua tonica 8 gocce di Angostura 8 cl di sciroppo liquido Spremete i limoni per ottenerne il succo che deve essere filtrato. Tagliate i cetrioli, sia a fette che a cubetti In una caraffa mescolate tutti gli ingredienti e versate il composto nello stampo per ghiaccioli. Lasciare riposare in freezer per almeno 12 ore e, infine, servite! Zenzero, frutti di bosco, polpa di pompelmo, pesca, anguria, salvia… Ogni ingrediente può essere aggiunto alla ricetta a seconda dei gusti personali di ognuno. Continua a leggere per sapere come fare i ghiaccioli alcolici al prosecco Ecco invece la ricetta dei ghiaccioli al prosecco  50 ml di acqua 40 g di zucchero 300 ml di prosecco Prima di tutto bisogna preparare uno sciroppo a base di acqua e zucchero. Dopo aver messo questi ingredienti in un pentolino lasciate che lo zucchero si sciolga nell’acqua a fuoco basso. Fate raffreddare tutto e aggiungete il prosecco. I cocktail saranno pronti dopo che saranno rimasti in freezer per qualche ora. Potete aggiungere alla base di prosecco e sciroppo anche dei pezzi di frutta o della frutta frullata. Potete anche mixare più frutti e aggiungere delle foglioline di erbe aromatiche come menta, basilico e lavanda per dare colore e profumo ai vostri ghiaccioli. Come fare i ghiaccioli, qualche utensile [amazon_link asins=’B071JTPK65,B01EHQ7FT6,B01GJNFORK,B06X942PB3,B00BUE49UW,B005Q22DAC’ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’ab1a5f8e-664c-11e8-888a-b762df13fd87′][amazon_link asins=’B071JTPK65,B01EHQ7FT6,B01GJNFORK,B06X942PB3,B00BUE49UW,B005Q22DAC’ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’abac3fdc-664c-11e8-b2c9-234995c07b29′]

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Attualità

Smartphone: la dipendenza dalle notifiche come dall’oppio

«La dipendenza dall’uso di smartphone inizia a formare connessioni neurologiche nel cervello in modo simile a quelle che si sviluppano in coloro che acquisiscono una dipendenza da farmaci oppioidi per alleviare il dolore». Queste le parole di Erik Peper, professore di educazione alla salute presso l’università di San Francisco e autore dello studio condotto su questo tema. I risultati di sondaggi e statistiche, pubblicati dal giornale NeuroRegulation, fanno suonare il campanello d’allarme… di nuovo! Le notifiche dello smartphone creano dipendenza proprio come l’oppio Uso o abuso? Uno dei temi più ricorrenti della nostra società è legato proprio ai pro e i contro dell’utilizzo delle nuove tecnologie. Per ogni fattore positivo la questione ne ha uno negativo e il risvolto del progresso tecnologico, in  questo caso, è legato alla dipendenza. A evidenziare come l’abuso di smartphone sia simile a quello di sostanze stupefacenti è NeuroRegulation, giornale ufficiale dell’ International Society of Neurofeedback and researches. Erik Peper – primo autore di questo studio – ha condotto un sondaggio su 135 studenti prima di giungere a delle conclusioni piuttosto radicali. Di questi 135 studenti, quelli che usavano continuamente il cellulare avevano livelli più elevati di senso di isolamento, depressione e ansia. Inoltre, mentre compivano attività abituali come mangiare e studiare, guardavano sempre lo smartphone, distraendosi e ottenendo un rendimento dimezzato per entrambe le occupazioni. Causa di questo comportamento sarebbe l’arrivo di push e notifiche che ci fanno sentire come se fossimo obbligati a guardarle. Il nostro cervello, stimolato dagli impulsi delle notifiche del cellulare , avverte il messaggio di pericolo imminente. L’SOS però, in questo caso, ci avvisa delle cose più banali e, come ha affermato Erik Peper, ci dirotta. Sfruttando così i nostri recettori di pericolo, usiamo nel modo sbagliato quello che prima era sfruttato per la sopravvivenza. Non a caso il sondaggio condotto in questo ambito dimostra che la maggior parte di persone che hanno questo comportamento soffrono d’ansia. Phoneliness: la solitudine da smartphone Gli smartphone ormai sono parte integrante della nostra vita, basti pensare che guardare lo schermo del nostro cellulare è probabilmente l’ultima cosa che facciamo prima di addormentaci e la prima al risveglio. Il risultato degli ultimi studi dimostra che la dipendenza creata da queste nuove tecnologie rende queste ultime una vera  propria droga e quindi, quella che finora era pronunciata come sentenza apocalittica, adesso ha anche una base scientifica. Lo studio dà rilievo ad un’importante patologia sviluppatasi di pari passo alla diffusione degli smartphone  ovvero la cosiddetta phoneliness.  La “phone-loneliness” è però curabile. Non possiamo aspettarci che il mercato faccia qualcosa: del resto i segnali neurologici che il nostro cervello ci invia quando arriva una notifica sono pilotati proprio da chi ha la possibilità di farci leva per guadagnare. Dunque il primo passo per disintossicarci sarà riconoscere le nostre potenzialità e capire che, così come possiamo smettere di fumare, possiamo anche disattivare le notifiche sul nostro smartphone e controllarle quando più opportuno.

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