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Eroica Fenice

Culturalmente

Gallerie d’arte moderna: le più belle in Italia

L’Italia è famosa in tutto il mondo per il suo eccezionale patrimonio artistico. Ogni giorni, infatti, i nostri musei accolgono milioni di turisti da ogni parte del mondo. Per visitare i musei e le gallerie d’arte moderna in Italia c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Tuttavia proponiamo di seguito una lista delle cinque gallerie italiane più belle e importanti che ospitano delle collezioni permanenti di arte moderna e contemporanea. Gallerie d’arte moderna in Italia: al primo posto la Galleria Nazionale di Roma La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, aperta a Roma nel 1883, custodisce la più ampia collezione d’arte moderna e contemporanea in Italia. Essa accoglie circa 20.000 opere tra dipinti, disegni, sculture e installazioni che testimoniano le principali correnti artistiche dall’Ottocento ai nostri giorni. Questa galleria è l’unico museo nazionale dedicato interamente all’arte moderna. Nasce nel 1883, pochi anni dopo la costituzione del giovane stato italiano. La prima sede della Galleria fu il palazzo delle Esposizioni di via Nazionale. Ben presto questo si rivelò insufficiente ad accogliere il grande numero di opere sempre in aumento. L’Esposizione internazionale di Roma del 1911 fu l’occasione per costruire a Valle Giulia l’edificio attuale – progettato da Cesare Bazzani – come sede stabile della Galleria. L’attuale sede del museo è stata progressivamente ampliata per accogliere il crescente numero di opere d’arte che vi affluiva. Tra le mostre più importanti ospitate dalla Galleria Nazionale ricordiamo quella del 1953 su Picasso, del 1956 su Mondrian, del 1958 su Pollock, e l’esposizione nel 1959 del grande sacco di Burri. In quest’opera di innovazione culturale la sovrintendente Palma Bucarelli ebbe al suo fianco i critici e storici dell’arte Giulio Carlo Argan e Cesare Brandi. Nell’ottobre 2016 viene inaugurato il nuovo allestimento della galleria, basato su un progetto originale che, riducendo il numero delle opere in esposizione, introduce la chiave di lettura “Time is out of joint.”: un tempo sospeso che si sostituisce alla tradizionale lettura cronologica. Tra le numerose opere spiccano quelle degli italiani Canova, Hayez, Fattori, Medardo Rosso, dei grandi maestri francesi Courbet, Rodin, Degas, Van Gogh, Monet, Duchamp, di esponenti dell’espressionismo astratto americano come Pollock, e ancora di Burri, Fontana, Arnaldo Pomodoro, Schifano e così via. Galleria civica d’arte moderna e contemporanea di Torino (GAM Torino) Tra le gallerie d’arte moderna più importanti d’Italia c’è senza dubbio la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino (anche conosciuta come GAM Torino) ubicata in via Magenta 31. La galleria fu fondata attorno al 1891-95. Ospita collezioni artistiche permanenti dell’Ottocento e del Novecento. Si può dire che questo museo abbia fatto la storia dell’arte moderna in Italia. Torino è stata infatti la prima città in Italia a promuovere una raccolta pubblica di arte moderna. Infatti la collezione di Arte Moderna da parte di questa città ebbe inizio fin dalla fondazione del Museo Civico nel 1863. Tale collezione aveva sede in un edificio presso la Mole Antonelliana. Dal 1895 al 1942 fu esposta in un padiglione in Corso Siccardi (ora Corso Galileo Ferraris). Quando questo padiglione rimase distrutto durante i bombardamenti della II Guerra […]

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Culturalmente

8 modi di dire inglesi da conoscere assolutamente

Modi di dire inglesi, i più interessanti Le frasi idiomatiche, i proverbi e i modi di dire sono molto frequenti nel parlare comune in inglese, sia in forma scritta che orale. Alcune di queste espressioni inglesi sono analoghe ai nostri modi dire, altre invece, tradotte letteralmente, non avrebbero alcun senso.  Imparare le espressioni idiomatiche inglesi è certamente utile per approfondire la conoscenza dell’inglese più colloquiale ma può anche essere molto divertente, soprattutto se si confrontano gli idiomi anglosassoni con quelli italiani. Ecco riportate 8 modi di dire inglesi tra le più famose e curiose.  8 modi di dire inglesi da conoscere assolutamente L’espressione “a piece of cake” sta ad indicare qualcosa di molto semplice. La traduzione letterale sarebbe “un pezzo di torta” ma in realtà quest’espressione corrisponde all’italiano “facile come bere un bicchier d’acqua” o “un gioco da ragazzi”. Le teorie sull’origine di questo modo di dire in inglese sono molte e curiose. Molti collegano questo modo di dire alla Royal Air Force, dove una missione semplice veniva definita “a piece of cake” ossia facile come mangiare una fetta di torta. Si può anche far risalire quest’espressione al diciannovesimo secolo in cui le torte erano dei premi per le competizioni. In particolare gli afroamericani cerano soliti competere in una danza chiamata “cakewalk” (=”camminata della torta”) che non era semplice ma era divertente e fattibile “senza sforzo”. I vincitori di questa sfida vincevano un pezzo di torta. A rientrare senza dubbio nella lista delle 8 espressioni inglesi da conoscere è “To cost an arm and a leg” che si traduce letteralmente come “costare un braccio e una gamba”. È l’equivalente italiano di “costare un occhio della testa”. Cambiano le parti del corpo ma il concetto è lo stesso: quest’espressione si usa per indicare qualcosa di troppo costoso. Alcuni fanno risalire quest’espressione alla Seconda Guerra Mondiale, quando i soldati rimanevano mutilati durante la guerra.  L’espressione forse più utilizzata è “break a leg” che letteralmente si traduce come “rompiti una gamba!” ma è l’equivalente italiano del “buona fortuna” o meglio dell’”in bocca al lupo”. Questo modo di dire è molto usato dagli attori prima di andare in scena. L’utilizzo di questa frase è legato alla superstizione: se qualcuno ti augura di riuscire bene in qualcosa, sicuramente andrà male. Anche in Italia agli attori si augura sempre “in bocca al lupo”. Ci sono molte altre superstizioni legate al monto teatrale come fischiare in un teatro o dire la battuta finale del copione. Tuttavia ci sono molte altre possibili derivazioni dell’espressione. Una di queste è che “break a leg” vada interpretata come “piegare il ginocchio” e quindi inchinarsi o, addirittura, chinarsi a raccogliere le monete gettate sul palco. “Letting the cat out of the bag” significa letteralmente “far uscire il gatto dalla borsa”. Quest’espressione tuttavia vuol dire “spifferare un segreto”, ciò che in italiano diciamo come “vuotare il sacco”. Anche in questo caso l’origine della frase non è chiara ma l’ipotesi più attendibile è che essa si riferisca a uno strumento di tortura simile alla frusta chiamato […]

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Notizie curiose

Arriva Giggino, il traduttore napoletano online

Finalmente è arrivato un traduttore napoletano online! Si chiama Giggino, scoprilo con noi! Vi è mai capitato di chiedervi se esistesse un dizionario o un manuale di grammatica napoletana? In effetti in Campania il dialetto napoletano più che un dialetto è una lingua e come tale ha i suoi volumi e manuali che ne spiegano le regole. La notizia che non tutti sanno è che, oltre ai diversi libri e dizionari di napoletano, esiste un vero e proprio traduttore automatico online che facilita le cose. Il suo nome è Giggino. Giggino: il traduttore napoletano Riprende il logo di Google ma si chiama Giggino. Funziona esattamente come Google Traduttore: traduce ogni frase dall’italiano al napoletano. Basta scrivere la frase di cui si vuole la traduzione nell’apposita casella e cliccare su “traduci in napoletano”. C’è da dire che Giggino, il Google traduttore napoletano, non è perfetto. Alcune traduzioni non sono attendibili al cento per cento. Un errore che Giggino traduttore commette è, per esempio, apporre l’accento ad alcune vocali di fine parola (esempio: “te vogliò bbene” non è corretto). Un altro errore tipico di Giggino è il tradurre le parole, non le espressioni. Per esempio, nonostante “ho” si traduca come “teng”, Giggino tradurrà la frase “ho sofferto” con “teng soffèrt”, mentre la traduzione esatta sarebbe “aggio soffèrt”. Dunque Giggino – traduttore napoletano non è di certo perfetto ma potrebbe migliorare ed è sicuramente un aiuto valido nel caso di qualche piccola traduzione istantanea. Il blog di Giggino, il Google traduttore napoletano Quando visitiamo la pagina web di Giggino troviamo un link che ci rimanda al suo blog. In questo blog possiamo leggere qualche notizia sul traduttore. Il progetto Giggino.com nasce nel 2007 per gioco. Bastano due ore di programmazione per creare un traduttore che si limitava a togliere le vocali dalla fine delle parole. Il programmatore di Giggino è Piero Disogra, un uomo che si professa orgogliosamente napoletano. Dopo tre anni dalla sua creazione egli cancellò Giggino – traduttore napoletano ma una folta schiera di utenti gli si oppose. Resosi conto del successo del suo traduttore, Piero ha continuato a lavorarci. Se Giggino non è abbastanza efficiente possiamo usare qualche altro metodo… Una pecca di Giggino è il fatto che può tradurre solo dall’italiano al napoletano e non viceversa. Dobbiamo quindi avvalerci di altri strumenti per le nostre traduzioni, strumenti che non scarseggiano. Glosbe, per esempio, è un dizionario online che permette di tradurre il napoletano in qualsiasi lingua del mondo e viceversa. Il fatto che su Glosbe si possa inserire una parola alla volta rallenta la traduzione ma, al contempo, la rende molto più efficiente perché mostra le varie alternative. Simile a Glosbe è un altro sito: Dialettando.com. Questo sito permette di avere un’ampia panoramica di tutti i dialetti italiani. È possibile inserire una parola in italiano e avere la sua traduzione in ogni dialetto oppure inserire una parola in dialetto e scoprire la sua traduzione nelle varie regioni. Ndonio.it è invece un dizionario online che fornisce una lista molto dettagliata di vocaboli in ordine alfabetico […]

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Attualità

L’origine du monde: scoperto il nome della modella ritratta

Finalmente risolto il mistero che avvolgeva il famoso dipinto “L’origine du monde” di Gustave Courbet. Uno dei quadri più discussi di sempre vede ora svelata l’identità della modella ritratta. La donna si chiamava Constance Queniaux ed era una famosa ballerina. “L’origine du monde” (L’origine del mondo): Constance Queniaux è la modella ritratta 1866: Gustave Courbet dipinge uno dei quadri più criticati di sempre. Il dipinto, che ritrae l’organo genitale di una donna, è una vera e propria provocazione. Per anni gli studiosi e gli appassionati d’arte si sono chiesti chi si celasse dietro questa rappresentazione ed ora, finalmente, il mistero è stato risolto. La scoperta è avvenuta grazie all’analisi di una corrispondenza epistolare scambiatasi tra due scrittori, George Sand e Alexandre Dumas (figlio). L’ipotesi più attendibile, prima della scoperta, era che si trattasse dell’amante di Courbet, la modella irlandese Joanna Hiffernan. Questo fino a quando il professor Claude Schopp, studioso esperto di Alexandre Dumas, ha avanzato un’altra possibilità. In una lettera scritta da Dumas egli si è accorto della presenza di una frase errata. “Uno non può dipingere con il proprio pennello più delicato e musicale l’intervista di Madmoiselle Quieniault”. In questa frase – oltre il nome della ballerina scritto in maniera errata – Schopp ha inteso che ciò che era strato tradotto come “intervista” sembrava non aver senso nella frase. In realtà nelle lettere autografe di Dumas la parola in questione non è “interview” ma “interieur”. “On ne peint pas de son pinceau le plus délicat et le plus sonore l’interieur de Mlle Queniault (sic) de l’Opéra”. Ed ecco che la frase assume significato diverso. “Uno non può dipingere con il proprio pennello più delicato e musicale le parti intime di Mademoiselle Queniault“. “È stata come un’illuminazione – ha raccontato Schopp – Di solito devo lavorarci molto, lì ho trovato senza cercare. È stato ingiusto”. Constance Queniaux, la modella de “L’origine du monde” (L’origine del mondo), era una nota ballerina dell’Opera di Parigi. All’epoca in cui fu ritratta da Courbet aveva trentaquattro anni. Quando la ballerina morì nel 1908, lasciò in eredità un dipinto di Courbet raffigurante delle camelie. Il simbolo era inequivocabile: all’epoca del romando di Alexandre Dumas “La signora delle camelie”, quel fiore voleva indicare le cortigiane. È stata dunque avvalorata la tesi che quel dipinto possa essere stato regalato alla ballerina da Courbet stesso. Uno de quadri più scandalosi di sempre: “L’origine del mondo” di Gustave Courbet Ricostruendo gli avvenimenti, all’epoca del dipinto la ballerina aveva trentaquattro anni ed era una delle amanti del diplomatico ottomano Halil Serif, meglio noto come Khalil Bey. È stato proprio lui a commissionare il dipinto dei genitali della donna a Gustave Courbet. Khalil Bey era un collezionista di opere d’arte erotiche. Tra i suoi quadri c’era anche “Il bagno turco” di Ingres. Egli teneva nascosto questo quadro all’interno di un camerino, dietro una tenda, e lo mostrava ai suoi ospiti. Rovinato dai debiti di gioco, Khalil-Bey fu costretto a cedere l’opera all’Hotel Drouot; fu successivamente acquistata dal barone Ferenc Hatvany alla galleria Bernheim-Jeune di Parigi. […]

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Cucina & Salute

Spaghetto alla Nerano: la ricetta della cucina partenopea

Tre ingredienti sono alla base dello spaghetto alla Nerano: zucchine, Parmigiano Reggiano e Provolone del Monaco. Questa ricetta semplice ed efficace è una delle più amate pietanze campane. Il piatto dello spaghetto alla Nerano è uno dei piatti tipici della tradizione culinaria partenopea ed è conosciutissimo in tutto il mondo. Si racconta che lo stesso Eduardo De Filippo ne fosse ghiotto e raccomandasse questo piatto ai propri amici. I segreti di una buona esecuzione di questo piatto sono un buon mix di formaggi, una buona frittura delle zucchine e la mantecatura finale. La genuina semplicità di questo piatto è ciò che lo ha reso internazionale. L’origine dello spaghetto alla Nerano: dagli anni Cinquanta al giorno d’oggi Il tipico piatto partenopeo non ha delle origini molto chiare. La sua ricetta è avvolta da diverse leggende, la più accreditata delle quali risale agli anni Cinquanta. Siamo a Nerano, un paese marinaro vicino Sant’Agata dei Due Golfi, sulla costiera amalfitana. In questo periodo una ristoratrice del paese, una certa Maria Grazia, per legare pasta e zucchine usò il Provolone del Monaco. Il formaggio ottenuto dalla lavorazione del latte di vacca di Agerola ha una pasta filante ed è più o meno piccante in base alla stagionatura. Il Provolone del Monaco era l’ultimo ingrediente necessario alla ricetta dello spaghetto alla Nerano. Un piatto tipico della cucina campana: la ricetta dello spaghetto alla Nerano Ingredienti: 400 g di spaghetti 150 g di Provolone del Monaco  700 g di zucchine 5/6 foglie di basilico 30 g di Parmigiano Reggiano Sale fino q.b. Pepe Nero q.b. 1 spicchio d’aglio 500 g circa di olio extravergine d’oliva Per preparare un delizioso spaghetto alla Nerano bisogna iniziare dalle zucchine. Dopo averle lavate e tagliate a rondelle sottili, bisogna scaldare circa 500 grammi di olio extravergine d’oliva in una larga padella. La temperatura ideale per una buona frittura è 170°C. Quando l’olio sarà pronto, bisognerà immergervi le rondelle di zucchine. Un consiglio è di versarle nella padella un po’ alla volta, per evitare di abbassare la temperatura dell’olio. Durante la cottura, le zucchine devono essere condite con del sale e delle foglioline di basilico spezzettate a mano (la lama del coltello la annerisce!). Devono cuocere per due o tre minuti; raggiunta la doratura saranno pronte. Una volta cotte, le zucchine vanno scolate e adagiate su un vassoio rivestito con uno strato di carta assorbente, che servirà a far asciugare l’olio in eccesso. Adesso bisognerà porre sul fuoco una pentola alta colma d’acqua per la cottura degli spaghetti. Durante l’ebollizione dell’acqua, si può iniziare a grattugiare il Provolone del Monaco e il Parmigiano Reggiano con una grattugia a fori larghi. In un tegame largo riscaldiamo circa 30 grammi di olio extravergine d’oliva e aggiungiamo l’aglio per insaporire. Rimosso l’aglio, versiamo le zucchine fritte precedentemente. Aggiungiamo un mestolo di acqua di cottura al tegame e saltiamo le zucchine per non farle asciugare. Dopo qualche istante spegniamo il fuoco. Dopo aver salato l’acqua bollente in pentola, versiamo la pasta. Quest’ultima sarà da scolare al […]

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Notizie curiose

Ankara: la biblioteca dei libri abbandonati

Nasce ad Ankara una biblioteca formata dai libri salvati dalle discariche. Nel cuore della Turchia, i netturbini hanno dato vita a una biblioteca di libri abbandonati per strada dai cittadini. I seimila volumi collezionati sono ora al servizio della comunità stessa che ringrazia e ammira l’opera di salvataggio di questi netturbini, orgoglio della città. La biblioteca dei libri abbandonati: Ankara, un esempio per il mondo Ci troviamo ad Ankara, capitale turca. Un gruppo di netturbini ha avuto l’idea di salvare dalle discariche tutti quei libri che venivano gettati dai cittadini. E così, cercando nei rifiuti, nei cassonetti e tra le strade, questo gruppo di piccoli eroi ha dato vita a una biblioteca interamente costituita da libri abbandonati. Il lavoro dei netturbini è stato del tutto spontaneo e non retribuito. Eppure con questo gesto essi hanno compiuto un atto di grande valore. Hanno ridato vita a quei libri e quelle storie abbandonate e dimenticate e li hanno posti a servizio della comunità intera, assicurandogli un futuro. Il lavoro dei netturbini è andato avanti per mesi. Con il diffondersi della notizia la persone hanno iniziato a donare i libri direttamente e questo ha contribuito molto allo sviluppo della biblioteca. Libri a servizio della comunità Inizialmente i libri raccolti erano messi a disposizione solo dei dipendenti e delle loro famiglie ma, con l’ampliarsi della biblioteca, la possibilità di prendere i libri in prestito è stata estesa a tutta la comunità. I libri possono essere presi in prestito per due settimane ed è possibile posticipare la restituzione, proprio come in una vera e propria biblioteca. La biblioteca è ospitata lì dove sorgeva una fabbrica di mattoni inutilizzata, presso la sede del dipartimento di igiene. Contraddistinta da una facciata in mattoni invecchiati e lunghi corridoi interni, la fabbrica si è prestata perfettamente per l’utilizzo odierno. Anche la collocazione dell biblioteca dei libri abbandonati in una fabbrica inutilizzata è un ottimo esempio di recupero e un ulteriore modo per dare vita a qualcosa di dimenticato. “Abbiamo iniziato a discutere l’idea di creare una biblioteca da questi libri e quando tutti hanno sostenuto l’idea, abbiamo fatto partire il progetto”, ha detto Alper Tasdelen, il sindaco di Çankaya Alper Tasdelen alla CNN. Ad oggi nella biblioteca si possono contare oltre seimila libri, catalogati in ogni sorta di gruppo. Dalla saggistica ai classici, dai gialli ai fantasy. Alcune delle sezioni che riscuotono più successo sono quella per i bambini, in cui sono raccolti molti fumetti, e quella per i ragazzi, dove è disponibile un’intera sezione sulla ricerca scientifica. Inoltre sono disponibili libri in lingua straniera (inglese e francese). “Prima speravo di avere una biblioteca in casa mia, ora ho una biblioteca qui”, ha detto Serhat Baytemur, uno degli spazzini protagonisti della raccolta. Enorme successo per la biblioteca dei libri dimenticati La collezione è attualmente tanto grande che alla biblioteca vengono richiesti prestiti dalle scuole e dalle prigioni. C’è stata una richiesta tale da indurre il governo locale ad assumere dei dipendenti che si occupino della biblioteca a tempo pieno. La […]

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Cucina & Salute

Ricette vegane veloci per l’estate: prepara una prelibata cenetta vegana!

Vuoi stupire i tuoi amici con una cenetta vegana? Ecco a te un menù che prevede 4 ricette vegane veloci e semplici da preparare! Finalmente estate! Sole, mare e… caldo. Nonostante i nostri pronostici di stare sdraiati al sole a rilassarci, la triste realtà è che le lunghe giornate calde non saranno facili da sopportare.  Un rimedio semplice ed efficiente è un piatto fresco e facile che allevii questa fatica.  Ecco perché proponiamo una serie di ricette vegane veloci adatte anche ai meno esperti. Dagli antipasti al dessert, queste piccole ricette salutari saranno il rimedio ideale al caldo e un’ottima scusa per invitare qualche amico per una cene vegana. Ricette vegane veloci, le nostre proposte estive ANTIPASTO – Tartine di pera e formaggio vegetale con frutta secca Iniziamo la nostra cenetta vegana con i colori brillanti di queste tartine che sono belle da vedere e altrettanto buone da mangiare.  Ingredienti:  3 pere 250 grammi di yogurt non dolcificato 2 cucchiai di olio extra vergine di olivia 2 cucchiai di succo di limone 2 cucchiai di pistacchi 2 cucchiai di mirtilli rossi 2 cucchiai di noci 1 cucchiaio di semi di papavero sale e pepe Rivestiamo un colino a maglie fitte con un telo bianco e una garza e versiamoci lo yogurt. Facciamo colare il liquido dello yogurt in una ciotola per un’intera notte ponendo il tutto in frigorifero. La mattina seguente versiamo lo yogurt colato in una ciotola e lo condiamo con l’olio extravergine di oliva, succo di limone, sale e pepe. Il formaggio vegetale è anche aromatizzabile con erba cipollina o prezzemolo. Laviamo le pere e affettiamole in modo tale da ottenere dei dischi. Spalmiamo su ogni fettina un po’ di formaggio vegetale e decoriamo a piacere con la frutta secca da noi scelta – e precedentemente tritata – o con i semi di papavero. Le tartine possono essere conservate in frigo per un giorno. Il formaggio vegetale deve essere consumato in tre giorni. PRIMO PIATTO – Pasta fredda con edamame, pomodorini e olive Tra le varie ricette vegane questo è un piatto perfetto anche da portare a lavoro perché va consumato freddo o tiepido. Ingredienti: 360 grammi di penne integrali 100 grammi di edamame 150 grammi di pomodorini 70 grammi di olive nere 1 zucchina 1 mazzetto di basilico 30 grammi di noci 25 grammi di mandorle 1 spicchio d’aglio Sale e pepe Dopo aver cotto le penne integrali al dente, in una padella scaldiamo un filo d’olio con lo spicchio d’aglio, aggiungiamo gli edamame con un pizzico di sale e pepe e facciamo cuocere per cinque minuti. Per la crema alle zucchine basta frullare o tritare insieme la zucchina tagliata a tronchetti, mandorle, sale, olio e un goccio d’acqua. Il risultato da ottenere è una crema morbida. Laviamo e tagliamo in spicchi i pomodorini, tritiamo grossolanamente con il coltello le noci. Condiamo infine la pasta scolata con crema di zucchine, edamame, pomodorini, olive e noci. Questa pasta si conserva in frigo per due o tre giorni. SECONDO PIATTO – Panino con […]

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Cucina & Salute

Punture di zanzara: tutti i metodi per evitare di essere morsi

Estate: sole, mare… zanzare! Uno dei peggiori difetti della bella stagione è proprio la presenza di questi terribili insetti. Superando gli scarafaggi, i ragni e le mosche, le zanzare si aggiudicano il primo posto tra gli insetti più fastidiosi. Rossore, gonfiore e prurito sono solo i più banali effetti delle loro punture. Le sostanze che alleviano il fastidio delle punture di zanzara sono molte. Tuttavia la miglior cura per i morsi di zanzara è la prevenzione. Esistono molti modi per evitare le punture di zanzara: sostanze naturali, repellenti biologici o piccoli stratagemmi fai da te. Eccone alcuni utili a proteggere soprattutto i più piccoli. Punture di zanzara e come evitarle: trappole Il metodo più comune – e più efficiente – per evitare di farsi pungere dalla zanzare è tenerle lontano con una semplice zanzariera. Poiché anche questo metodo non è infallibile e non può essere applicato ad ogni ambiente, spesso si ricorre all’utilizzo di vere e proprie trappole. Le trappole per zanzare simulano la presenza umana sfruttando calore e anidride carbonica. Una volta attratte, le zanzare vengono uccise, intrappolate o aspirate. Nonostante questi metodi riescano a coprire anche grandi superfici non lo fanno nel migliore dei modi. Poiché le zanzare depongono le uova nei piccoli ristagni d’acqua, una soluzione potrebbe essere offrire loro un luogo dove  poter deporre, negandogli però la possibilità di sfarfallare. Si può quindi costruire quella che è nota come ovitrappola. Basta porre nel terreno un bicchiere di plastica nero, riempito per metà di acqua, e svuotarlo dopo non più di cinque giorni nel terreno stesso. Senza acqua le zanzare moriranno. Poiché le zanzare si riproducono nei ristagni d’acqua è utile utilizzare per i tombini delle zanzariere a saracinesca che, azionate da un contrappeso, si aprono e richiudono per permettere il passaggio di acqua e detriti. Rimedi naturali contro le zanzare Una pianta antizanzare è la Catambra. Il raggio d’azione di questa pianta è pari al doppio della larghezza della chioma. Per proteggere balconi e terrazzi, la Catambra è anche disponibile in formato siepe. Gli integratori del gruppo vitaminico B sono l’ideale come profilassi per le punture di zanzara perché rendono l’odore della pelle e del sudore sgradevoli alle zanzare. Un altro rimedio antizanzare  naturale molto noto, che sfrutta la stessa azione repellente, è quello del rosmarino selvatico. Molti esperti consigliano di assumerlo per via orale prima del periodo di tormento delle zanzare. Ovviamente l’odore sgradevole sarà avvertito solo dalle zanzare. Le zanzare possono essere tenute alla larga anche con gli oli essenziali di geranio, eucalipto, noce moscata, citronella e limone. Questi oli possono essere applicati direttamente sulla pelle o emanate dai diffusori per ambienti. Applicati sulla pelle questi oli hanno una durata di circa tre ore. Per rendere il prodotto meno volatile si può mischiare l’olio scelto con l’olio di cocco. Come allontanare le zanzare, ultimi consigli In commercio esistono molti prodotti a base di principi attivi naturali come candele, zampironi, salviette o addirittura bracciali antizanzare.  Un rimedio poco noto riguarda i tessuti che repellono le zanzare. Questi tessuti sono usati […]

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Culturalmente

Aforismi dall’antica Grecia: le 10 frasi greche più famose

Dopo le 24 frasi latine più famose, passiamo alle 10 frasi greche più note. La civiltà greca ha lasciato in eredità al mondo moderno un enorme bagaglio culturale. Frasi celebri, massime e sentenze sono il segno di un mondo non dimenticato, un mondo che corrisponde alle radici della nostra umanità. Gli antichi greci, padri della filosofia, ci hanno lasciato lezioni riguardo felicità, amore, morte e giustizia. Il fascino forte e magnetico del greco, dovuto in parte ai suoi caratteri arcaici, conserva dentro di sé l’acme della filosofia, dell’arte e della letteratura del mondo antico. Filosofi tutt’oggi inconfutabili, pillole di saggezza ancora valide. Quando si parla degli antichi greci non si fa che sottilinearne l’attualità. Ecco le nostre 10 frasi greche preferite. Aforismi dall’antica Elláda: le 10 frasi greche più famose Conosci te stesso (in antico greco γνῶθι σεαυτόν, gnōthi seautón). Questa massima religiosa scritta nel tempio di Apollo a Delfi è una delle più note frasi greche antiche. Probabilmente voleva ammonire gli uomini ed esortarli a riconoscere la loro inferiorità rispetto agli dei. L’equivalente latino di questa frase è nosce te ipsum. In molte filosofie greche c’era l’idea che l’anima provenisse dal Tutto; conoscere se stessi era quindi il primo modo per arrivare alla conoscenza di Dio. Sant’Agostino, secoli dopo, dirà di cercare la Verità non nel mondo, ma nel proprio io. Tutto scorre (nella versione della Grecia antica πάντα ῥεῖ, pánta rheî). Questo aforisma è attribuito al filosofo Eraclito ma in realtà da lui non fu mai scritta. Tutto scorre è la frase che meglio riassume il pensiero di Eraclito sul divenire. Il filosofo pensava che non ci si potesse bagnare due volte nello stesso fiume perché seppure a distanza di pochi attimi ogni elemento naturale muta, sottoposto a una legge inesorabile. So di non sapere (in greco Έτσι, δεν γνωρίζω, estì den gnōthizo). La celebre frase in greco di Socrate è tutt’oggi un grande esempio di saggezza. Dopo che la sacerdotessa dell’oracolo di Delfi rivelò che Socrate era l’uomo più saggio di tutti egli non poté accettarlo. Decise di dialogare con coloro che si consideravano i migliori oratori del tempo ma capì che in loro c’erano solo arroganza e presunzione. Socrate dunque ammise di essere il più sapiente di tutti per un solo motivo: lui sapeva di non sapere, ammetteva la sua ignoranza. Ignoranza intesa come consapevolezza di non conoscenza. Vivi nascosto (aforisma in greco λάθε βιώσας, láthe biósas). Epicuro con questa frase contesta l’identificazione dell’uomo con il cittadino, anche se riconosce l’utilità per la società delle leggi.  Per lui la politica era «un inutile affanno» e l’uomo doveva essere contento del vivere appartato. A causa di queste affermazioni l’epicureismo, al suo tempo, godeva di una concezione alquanto distorta e non era visto di buon occhio. Simile a un dio mi sembra quell’uomo (frase in greco Φαίνεταί μοι κῆνος ἴσος θέοισιν ἔμμεν’ ὤνη, fainetai moi kenos isos theoisin emmen’oner). In questi famosissimi versi la poetessa Saffo paragona l’uomo amato ad un dio, in una poesia che ha esercitato il suo fascino su molti. […]

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Cucina & Salute

I ghiaccioli alcolici: il cocktail dell’estate 2018

L’estate si avvicina e non possiamo farci trovare impreparati di fronte al torrido caldo di cui avvertiamo già le tracce. Ecco perché ci serve una ricetta facile su come fare i ghiaccioli alcolici: il cocktail dell’estate 2018. Sono il cocktail di questa estate. Semplici e deliziosi non necessitano di strumenti complicati né di molto tempo. Possono essere comodamente preparati e serviti a casa. Sono la soluzione ideale per il caldo estivo e un motivo in più per invitare i vostri amici a casa per un drink. Ghiaccioli alcolici: il trend dell’estate 2018 Mojito, Sangria, Piña Colada, Caipirinha e molti altri.Sono solo alcuni esempi di cocktail ghiacciati.  Quest’anno la società inglese POP ha lanciato sul mercato ghiaccioli alcolici ai gusti di Prosecco, Bellini e Moscow Mule. Dopo il grande successo ha proseguito con Champagne, Rosé & Raspberry e Watermelon Martini. Poiché non ci sono rivenditori in Italia di questi ghiaccioli, proponiamo qualche ricetta per preparare degli ottimi cocktail-ghiacciati da fare a casa! Ricordiamo che l’alcool etilico puro ghiaccia a -114° C. Quindi, per poter congelare l’alcool bisogna aggiungere una parte di acqua e di zucchero e proprio per questo i ghiaccioli di qualunque tipo hanno sempre una base di sciroppo zuccherato. I ghiaccioli alcolici sono perfetti per un aperitivo, da accompagnare a tartine, focacce, sandwich e stuzzichini di ogni genere. Questi ghiaccioli sono anche perfetti per un dopocena, per esempio serviti con della frutta tagliata. Come fare i ghiaccioli alcolici: ecco la ricetta per 4 persone 1 cetriolo 2 limoni 16 cl di gin 40 cl di acqua tonica 8 gocce di Angostura 8 cl di sciroppo liquido Spremete i limoni per ottenerne il succo che deve essere filtrato. Tagliate i cetrioli, sia a fette che a cubetti In una caraffa mescolate tutti gli ingredienti e versate il composto nello stampo per ghiaccioli. Lasciare riposare in freezer per almeno 12 ore e, infine, servite! Zenzero, frutti di bosco, polpa di pompelmo, pesca, anguria, salvia… Ogni ingrediente può essere aggiunto alla ricetta a seconda dei gusti personali di ognuno. Continua a leggere per sapere come fare i ghiaccioli alcolici al prosecco Ecco invece la ricetta dei ghiaccioli al prosecco  50 ml di acqua 40 g di zucchero 300 ml di prosecco Prima di tutto bisogna preparare uno sciroppo a base di acqua e zucchero. Dopo aver messo questi ingredienti in un pentolino lasciate che lo zucchero si sciolga nell’acqua a fuoco basso. Fate raffreddare tutto e aggiungete il prosecco. I cocktail saranno pronti dopo che saranno rimasti in freezer per qualche ora. Potete aggiungere alla base di prosecco e sciroppo anche dei pezzi di frutta o della frutta frullata. Potete anche mixare più frutti e aggiungere delle foglioline di erbe aromatiche come menta, basilico e lavanda per dare colore e profumo ai vostri ghiaccioli. Come fare i ghiaccioli, qualche utensile

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Attualità

Smartphone: la dipendenza dalle notifiche come dall’oppio

«La dipendenza dall’uso di smartphone inizia a formare connessioni neurologiche nel cervello in modo simile a quelle che si sviluppano in coloro che acquisiscono una dipendenza da farmaci oppioidi per alleviare il dolore». Queste le parole di Erik Peper, professore di educazione alla salute presso l’università di San Francisco e autore dello studio condotto su questo tema. I risultati di sondaggi e statistiche, pubblicati dal giornale NeuroRegulation, fanno suonare il campanello d’allarme… di nuovo! Le notifiche dello smartphone creano dipendenza proprio come l’oppio Uso o abuso? Uno dei temi più ricorrenti della nostra società è legato proprio ai pro e i contro dell’utilizzo delle nuove tecnologie. Per ogni fattore positivo la questione ne ha uno negativo e il risvolto del progresso tecnologico, in  questo caso, è legato alla dipendenza. A evidenziare come l’abuso di smartphone sia simile a quello di sostanze stupefacenti è NeuroRegulation, giornale ufficiale dell’ International Society of Neurofeedback and researches. Erik Peper – primo autore di questo studio – ha condotto un sondaggio su 135 studenti prima di giungere a delle conclusioni piuttosto radicali. Di questi 135 studenti, quelli che usavano continuamente il cellulare avevano livelli più elevati di senso di isolamento, depressione e ansia. Inoltre, mentre compivano attività abituali come mangiare e studiare, guardavano sempre lo smartphone, distraendosi e ottenendo un rendimento dimezzato per entrambe le occupazioni. Causa di questo comportamento sarebbe l’arrivo di push e notifiche che ci fanno sentire come se fossimo obbligati a guardarle. Il nostro cervello, stimolato dagli impulsi delle notifiche del cellulare , avverte il messaggio di pericolo imminente. L’SOS però, in questo caso, ci avvisa delle cose più banali e, come ha affermato Erik Peper, ci dirotta. Sfruttando così i nostri recettori di pericolo, usiamo nel modo sbagliato quello che prima era sfruttato per la sopravvivenza. Non a caso il sondaggio condotto in questo ambito dimostra che la maggior parte di persone che hanno questo comportamento soffrono d’ansia. Phoneliness: la solitudine da smartphone Gli smartphone ormai sono parte integrante della nostra vita, basti pensare che guardare lo schermo del nostro cellulare è probabilmente l’ultima cosa che facciamo prima di addormentaci e la prima al risveglio. Il risultato degli ultimi studi dimostra che la dipendenza creata da queste nuove tecnologie rende queste ultime una vera  propria droga e quindi, quella che finora era pronunciata come sentenza apocalittica, adesso ha anche una base scientifica. Lo studio dà rilievo ad un’importante patologia sviluppatasi di pari passo alla diffusione degli smartphone  ovvero la cosiddetta phoneliness.  La “phone-loneliness” è però curabile. Non possiamo aspettarci che il mercato faccia qualcosa: del resto i segnali neurologici che il nostro cervello ci invia quando arriva una notifica sono pilotati proprio da chi ha la possibilità di farci leva per guadagnare. Dunque il primo passo per disintossicarci sarà riconoscere le nostre potenzialità e capire che, così come possiamo smettere di fumare, possiamo anche disattivare le notifiche sul nostro smartphone e controllarle quando più opportuno.

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Napoli & Dintorni

Il nuovo BOOK & BED di Napoli: dormire circondati da libri

B&B ovvero Book & Bed. È l’ultima novità napoletana che sostituisce il tradizionale Bed & Breakfast con un “hotel letterario” sui generis. Il Book & Bed è infatti il luogo perfetto per gli amanti della lettura che, a breve, potranno trascorrere le loro notti circondati da opere e volumi di ogni tipo! La possibilità, più unica che rara, sarà data dalla nuova libreria Mondadori di Napoli. Bed & Book: una notte tra i libri Dormire tra il profumo dei libri, circondati da migliaia di storie. È questa la possibilità offerta dal nuovo servizio B&B della nuova libreria partenopea. Terzo piano del Mooks Palace di Napoli, nel secondo store Mondadori del Vomero: è lì che tra mensole e scaffali colmi di libri saranno ritagliati degli spazi per posti letto immersi nei volumi.  La libreria, sita in via Luca Giordano, nei locali una volta occupati dalla pasticceria Bellavia, è stata inaugurata il 16 marzo. Strutturata su due piani e articolata in sezioni catalogative, essa non accoglie ancora il B&B che, a quanto pare, si farà attendere ancora qualche settimana. Tra le sezioni di critica, antropologia, storia, sociologia, teatro, poesia e molto altro, lo store Mondadori sta completando i lavori per gli spazi da adibire a camere. I lavori, ancora in corso, saranno completati – secondo quanto rilasciato – a breve. I responsabili Alfredo Cozzolino e Francesco Wurzburger spiegano: «Siamo parte di un quartiere affamato di cultura, abbiamo dato ascolto, voce e realtà a un’esigenza che ben si coniugava con il nostro progetto. E allora quest’apertura vuole essere la tappa importante di un percorso aziendale in divenire. Ma rappresenta prima di tutto, ieri come oggi, la manifestazione concreta di una scelta, quella di voler essere per questa città un centro di aggregazione culturale, una fucina di idee, una libreria di prossimità, una libreria di catalogo e di proposta. Siamo artigiani del libro e ogni spazio che occupa dentro e fuori lo store è frutto di uno scambio vivo e incessante con i lettori». L’idea del Book & Bed arriva dal Giappone… Lasciare che i lettori più appassionati trascorrano la notte tra le pagine dei libri che tanto amano è una fresca novità. Tuttavia il Book & Bed di Napoli non è il primo hotel letterario. Il format è infatti di origine nipponica. Il primo B&B nasce a Tokyo nel 2016. Questo però dovrebbe essere un po’ diverso da quello che ci aspettiamo di vedere a Napoli, perché in stile prettamente tradizionale. La mobilia di una camera nella libreria di Tokyo è estremamente essenziale. Mensole e scaffali colmi di libri e, solo marginalmente, lo spazio per un posto letto che sia il tradizionale letto giapponese. Lo spazio per il posto letto, concepito come una capsula, fa sì che questo B&B consenta ai lettori di dormire letteralmente circondati da libri. Questo primo Book and Bed, progettato da Suppose Design Office, ha ricevuto ottime recensioni. I turisti che hanno usufruito di questo servizio gli hanno assegnato valutazioni molto alte. Ma anche in Italia si è già pensato ad un progetto […]

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Notizie curiose

Interstizio: l’organo da aggiungere ai libri di anatomia

Interstizio, un organo tutto da scoprire La scienza non smette mai di stupirci e l’interstizio questa volta ne è la prova. Si tratta di una scoperta in campo anatomico. L’interstizio è un organo, tra i più grandi del corpo umano. È diffuso in tutto l’organismo, sotto la pelle e in diversi tessuti ed è rimasto ignoto per molto tempo… almeno fino ad oggi! Interstizio: dove si trova e a cosa serve Questo nuovo organo si nascondeva sotto la pelle e nei tessuti di rivestimento dell’apparato digerente, dei polmoni, dei vasi sanguigni e dei muscoli. Per anni è stato chiamato come semplice tessuto connettivo. I metodi finora usati per esaminarlo a microscopio lo facevano apparire denso e compatto. Al contrario l’interstizio ha dimostrato di avere una ben differente complessità di struttura. È formato da cavità piene di liquido connesse tra di loro. Queste sono sostenute da fibre di collagene ed elastina. La funzione che riveste nel nostro corpo è quella di ammortizzare. La scoperta in realtà implica un enorme estensione degli orizzonti per la biologia. Diffusione dei tumori, invecchiamento della pelle, agopuntura, malattie infiammatorie degenerative e molto altro sono i campi in cui la scoperta dell’interstizio potrebbe essere determinante. Interstizio, un’importante scoperta per l’anatomia La notizia è stata resa nota dalla rivista Scientific Reports dall’Università di New York e dal Mount Sinai Beth Israel Medical Centre. L’interstizio è stato scoperto grazie ad una tecnica avanzata: un’endomicroscopia confocale laser. In questo modo i tessuti possono essere visti direttamente dentro il corpo e non devono essere prima prelevati e visti su vetrino. La tecnica è utilizzata su alcuni pazienti malati di tumore che dovevano subire un’operazione chirurgica per rimuovere pancreas e dotto biliare. In questo modo si è potuto scoprire la complessa struttura dell’interstizio. È da quì che si è scoperto che, in realtà, l’interstizio è presente in tutte le parti del corpo che sono interessate nella motricità e nelle aree sottoposte a pressione. Cosa comporta questa scoperta? Il fatto che l’interstizio sia pieno di fluido potrebbe portare ad interessanti scoperte. Il movimento del fluido potrebbe infatti portare delle delucidazioni in ambito oncologico. I tumori che invadono l’interstizio, infatti, si diffondono nelle altre parti del corpo più velocemente. Sappiamo che questo nuovo organo, drenato dal sistema linfatico, è il sito in cui nasce la linfa. Nelle cellule interstiziali interconnesse si trova quindi una sostanza vitale per il funzionamento delle cellule immunitarie che generano l’infiammazione. Ma non è finita. Anche in campo estetico potrebbero esserci entusiasmanti scoperte. Infatti le cellule che si trovano nell’interstizio e le fibre di collagene che le sostengono potrebbero dare importanti informazioni riguardo la formazione di rughe. Ancora, sempre riguardo il collagene, potrebbero esserci scoperte per l’irrigidimento delle articolazioni, le malattie infiammatorie legate a fibrosi e sclerosi. Per l’agopuntura invece ad essere coinvolto è il reticolato di proteine che sostiene l’interstizio, che potrebbe generare correnti elettriche quando le cellule si piegano seguendo il movimento di organi e muscoli. “Questa scoperta ha il potenziale per determinare grandi progressi in medicina, inclusa […]

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Fun & Tech

Instagram: arriva in Italia la funzione shopping

Instagram lancia la funzione shopping anche in Italia. Il social network di fama mondiale, nato per la condivisione di foto e video, aggiunge all’applicazione una nuova funzione che lo rende più vicino al mondo degli acquisti online. Attraverso la funzione shopping gli utenti potranno acquistare prodotti in modo molto più veloce. La funzione shopping di Instagram L’obiettivo di questo cambiamento è quello di rendere più facili e rapidi gli acquisti degli utenti e, al contempo, aumentare gli incassi dei brand che utilizzeranno l’applicazione in questo modo. La sperimentazione di questa nuova possibilità di acquisti virtuali ha avuto inizio negli Stati Uniti. Adesso sarà disponibile per altri otto paesi: Canada, Brasile, Regno Unito, Germania,Francia, Spagna, Australia e… Italia! La novità consiste nel poter inserire su una foto un tag che rimanda ad un sito ecommerce. La funzione è gratuita e, per ora, può essere utilizzata solo da aziende e profili business. Ecco come funziona lo shopping su Instagram Quando l’utente vede una foto su cui è stata usata questa funzione, è avvisato dalla presenza di un pulsante interattivo con la scritta “shopping”. Con un semplice click si aprirà un pop-up con il prezzo del prodotto mostrato in foto. Nel pop-up, oltre che il prezzo, ci sarà un collegamento al profilo Instagram del brand in questione e, infine, il pulsante “acquista ora”. Basta un tocco per essere quindi indirizzati alla pagina del prodotto visualizzata sul sito internet del marchio. Il prodotto è pronto per essere acquistato. Secondo le ultime notizie ci sarebbe una volontà da parte di Instagram di rendere a pagamento la funzione per aggiungere un ulteriore vantaggio per i brand. Essi potranno far sì che il pop-up con il prezzo e i link possa essere visualizzato anche dagli utenti che non seguono il profilo aziendale in questione. Semplice, intuitivo e veloce: il nuovo modo di fare shopping su Instagram Jim Squire, direttore delle operazioni marketing di Instagram, ha rilasciato interviste in cui spiega il perché di questa funzione. A suo parere è stato opportuno inserirla proprio perché ogni giorno le persone utilizzano Instagram per avere spunti e idee per acquisti imminenti oppure per avere a disposizione una sorta di volantino dei vari prodotti a cui sono interessate. Per questo motivo, dunque, fare shopping su Instagram è il passo immediatamente successivo a ciò che avviene già sul social, che si trova ormai ad essere al centro di tutte le strategie pubblicitarie delle aziende. Negli Stati Uniti questa novità ha portato ad un incremento delle vendite aziendali e un aumento delle richieste di influencer. Non resta che aspettare per vedere che effetto avrà in Italia.

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Notizie curiose

Dynamic architecture: il primo grattacielo girevole

La dynamic architecture è la nuova frontiera dell’architettura e Dubai, città innovativa per eccellenza, accoglierà probabilmente uno dei suoi frutti: il primo grattacielo mobile della storia. Il progetto prevede la costruzione di un edificio alto quattrocento metri per l’anno 2020. La particolarità? Il grattacielo potrà cambiare forma a seconda della scelta degli abitanti. Che cos’è la dynamic architecture? La nuova frontiera dell’edilizia ha fatto vacillare – letteralmente – la più banale immagine di edificio. La dynamic architecture permette di pensare a un edificio che non sia immobile ma possa muoversi, per cambiare a seconda del vento o seguendo la posizione del sole e così via. Nel 2001, a Curitiba, in Brasile è stato inaugurato Suite Vollard, un palazzo composto da quindici piani circolari, di cui undici in grado di ruotare su se stesso di 360 gradi in un’ora. Abbiamo un primissimo esempio di dynamic architecture anche in Italia, a Mercellise, vicino Verona. Villa Girasole, una delle prime case rotanti, è stata costruita tra il 1929 e il 1935 dall’ingegner Angelo Invernizzi e dall’architetto Ettore Fagiuoli. La costruzione, a forma di V, ruotava attorno alla torretta centrale lungo binari d’acciaio che descrivono una circonferenza con diametro di 44 metri. L’edificio, che poteva muoversi di 4 mm al secondo – una rotazione completa richiedeva 9 ore circa – è da qualche anno immobile, a causa di un cedimento del terreno che ha deformato le rotaie. L’architetto italo-israeliano David Fisher è un esperto di dynamic architecture e il suo nuovo progetto è quello di costruire a Dubai un grattacielo di cui gli abitanti possano scegliere la forma. Il risultato è una scultura mobile e mutaforme. Il primo grattacielo mobile a Dubai Il suo nome sarà Dyamic Tower. Il progetto prevede la costruzione di un edificio di quattrocento metri ripartiti in ottanta piani capaci di ruotare indipendentemente l’uno dall’altro di 360 gradi. Tecnologie innovative saranno necessarie per la costruzione di moduli prefabbricati che andranno a costituire le unità strutturali di ogni piano. I piani, prodotti con processi industriali, saranno preventivamente personalizzati dai futuri abitanti. Ognuno di essi sarà portato sul luogo della costruzione del grattacielo con suddivisione di spazi e impianti già realizzati. Più che di una costruzione si tratterà di un assemblaggio sul luogo. I moduli saranno sovrapposti l’uno all’altro e agganciati alla struttura portante in cemento armato, che ospiterà tutti i meccanismi necessari alla rotazione e gli impianti centrali. Alluminio, acciaio e fibra di carbonio: saranno questi materiali a conferire alla struttura la necessaria combinazione tra leggerezza e resistenza. Il risultato prevede buona resistenza sismica, poca manodopera, tempi di costruzione inferiori del 30%; il tutto coronato da un vantaggio economico. La somma orientativamente si aggirerebbe sui 700 milioni di dollari. Ultima ma importante caratteristica è la presenza in ogni piano di turbine eoliche posizionate orizzontalmente e di tetti solari che garantiranno ad ogni piano la totale autonomia energetica. Il progetto, già proposto nel 2014, potrebbe essere realizzato in occasione dell’Expo 2020. Edifici del futuro: pro e contro della dynamic architecture Non è […]

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Notizie curiose

Torture medievali: gli strumenti del dolore

Torture medievali, cos’erano e quando venivano usate  Le Torture medievali vengono ricordate come la punizione più terribile che la razza umana abbia inflitto.  Collocata tra la legge del taglione e l’abolizione della pena di morte, quella delle torture è stata una vera e propria epoca. Così come le istituzioni e i costumi della società segnano il progresso – o meno – di un popolo, anche il modo di punire gli uomini è indice di civiltà. E nel Medioevo gli infedeli, le streghe o i debitori avevano una sorte peggiore della morte. Strumenti di tortura o metodi spaventosi erano costruiti o inventati con uno scopo ben preciso: infliggere il maggior dolore possibile. Le torture medievali: dalle più note alle peggiori   Le torture medievali, usate in quel periodo per uccidere o durante gli interrogatori, hanno avuto un ruolo fondamentale soprattutto nel periodo dell’Inquisizione. Nel 1252 Papa Innocenzo IV ne autorizzò ufficialmente l’uso nei processi contro gli eretici. L’eretico che avesse confessato avrebbe dovuto pentirsi e pronunciare in pubblico l’atto di fede. Per i casi più gravi c’era il famosissimo rogo. Il corpo della vittima, se bruciato, non sarebbe risorto dopo il giudizio universale. Le torture più tradizionali erano anche le più utilizzate. Con la corda si sollevava al suolo il sospettato legato per i polsi e lo si faceva precipitare da diverse altezze, con la stanghetta se ne comprimeva la caviglia tra due pezzi di metallo, con le tenaglie roventi se ne strappavano le carni. Ma c’erano strumenti di tortura medievali anche molto più articolati.  È il caso della fanciulla di ferro nota anche come Vergine di Norimberga, un contenitore di forma umana atto a raccogliere il corpo della vittima da vivo. Il suo interno era ricoperto di lame che non colpivano appositamente gli organi vitali ma fegato, occhi, reni. Il malcapitato, insomma, rimaneva cosciente fino alla fine. Molto note erano la tavola e la ruota. Con la tavola la vittima era attaccata a una tavola di legno tramite funi che, collegate a rulli,  legavano mani e piedi. Quando le funi erano tirate, le ossa erano portate al punto di slogatura e poi di rottura. Nel caso della ruota, invece, il malcapitato era legato alla ruota di un carro, braccia e gambe venivano spezzate da un boia. Il corpo martoriato era esposto al pubblico fino al punto di morte. I più terribili strumenti di tortura Tra le peggiori torture c’è sicuramente la sega, che prevedeva il segamento del condannato lungo l’asse longitudinale del suo corpo. Il peccatore era appeso a testa in giù e tagliato a metà. Il sangue, fluendo verso la testa, teneva in vita il più a lungo. Sempre lungo l’asse del corpo era altrimenti infilato un palo. Il cosiddetto impalamento era altrettanto atroce. La tortura medievale per le donne era lo strappaseno: letteralmente strappava il seno alle adultere e alle donne che avevano abortito. La pinza con tanto di uncini era usata anche sulle streghe. Lo spaccaginocchia funzionava invece come una morsa per falegnami. Era particolarmente usata come tortura dall’Inquisizione spagnola. Con tanto di […]

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Fun & Tech

Google Arts&Culture: l’arte che ti somiglia

Google inventa il modo per farci diventare letteralmente un’opera d’arte! La nuova applicazione di Google Arts&Culture permette di trovare il nostro sosia nelle opere d’arte: basta scattarsi un selfie e un algoritmo cerca il nostro volto nelle opere di oltre 1200 musei, gallerie e istituzioni italiane. La funzione selfie di Google Arts&Culture L’applicazione, nata in realtà nel 2016, è stata rilanciata nelle ultime settimane negli Stati Uniti, dove ha riscosso subito enorme successo. Il motivo per cui si trova in testa negli app store è la sua nuova funzione chiamata “C’è un tuo ritratto in un museo?”. Prima di questo apporto, l’applicazione offriva una possibilità di avvicinamento all’arte attraverso foto, informazioni, storie e tour virtuali dei principali musei di tutto il mondo. Eppure la nuova funzione sembra essere molto più apprezzata. «Il software – commentano da Google – è un archivio di milioni di manufatti e opere d’arte, dalla preistoria a oggi, da musei di tutto il mondo. Esplorare tutta quell’arte è un’impresa impossibile, così abbiamo inventato una soluzione divertente: collegare le persone all’arte attraverso la ricerca di se stessi… in questo caso, dei selfie. Abbiamo avviato un esperimento che, negli ultimi giorni, ha prodotto qualcosa come 30 milioni di selfie». Come funziona l’applicazione? È necessario che la foto caricata sia un selfie scattato al momento e non un’immagine in galleria. Non possiamo applicare filtri o modifiche al nostro ritratto. L’unico modo per barare è fotografare una foto da un altro dispositivo. Ad ogni modo, dopo il click, passeranno pochi secondi prima che Google Arts&Culture ci mostri il nostro sosia scovato in un ampio database di immagini. I criteri non sono chiarissimi e il sistema non è immune a errori: donne vengono accostate a uomini barbuti o viceversa. Insomma l’intelligenza artificiale in questo caso non è infallibile ma funziona nella maggior parte dei casi. A testimoniarlo sono le migliaia di utenti che condividono i risultati ottenuti e che rendono l’applicazione virale, tanto che da tutti i paesi sta arrivando la richiesta di rendere l’app disponibile su tutti gli store. Al momento la funzione non è disponibile in Italia ma, dato il successo riscosso, sembra che ci siano già progetti per estenderla. Un’applicazione simpatica che, sfruttando le tecnologie per il riconoscimento facciale, permette anche ai più giovani di avvicinarsi al mondo dell’arte. La Gioconda, la ragazza con l’orecchino di perla, Van Gogh e così via… I risultati possono essere sorprendenti. Google Arts&Culture – che può essere scaricato dal sito  di Google Play– è il modo per diventare vere e proprie opere d’arte!

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