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Eroica Fenice

Attualità

Smartphone: la dipendenza dalle notifiche come dall’oppio

«La dipendenza dall’uso di smartphone inizia a formare connessioni neurologiche nel cervello in modo simile a quelle che si sviluppano in coloro che acquisiscono una dipendenza da farmaci oppioidi per alleviare il dolore». Queste le parole di Erik Peper, professore di educazione alla salute presso l’università di San Francisco e autore dello studio condotto su questo tema. I risultati di sondaggi e statistiche, pubblicati dal giornale NeuroRegulation, fanno suonare il campanello d’allarme… di nuovo! Le notifiche dello smartphone creano dipendenza proprio come l’oppio Uso o abuso? Uno dei temi più ricorrenti della nostra società è legato proprio ai pro e i contro dell’utilizzo delle nuove tecnologie. Per ogni fattore positivo la questione ne ha uno negativo e il risvolto del progresso tecnologico, in  questo caso, è legato alla dipendenza. A evidenziare come l’abuso di smartphone sia simile a quello di sostanze stupefacenti è NeuroRegulation, giornale ufficiale dell’ International Society of Neurofeedback and researches. Erik Peper – primo autore di questo studio – ha condotto un sondaggio su 135 studenti prima di giungere a delle conclusioni piuttosto radicali. Di questi 135 studenti, quelli che usavano continuamente il cellulare avevano livelli più elevati di senso di isolamento, depressione e ansia. Inoltre, mentre compivano attività abituali come mangiare e studiare, guardavano sempre lo smartphone, distraendosi e ottenendo un rendimento dimezzato per entrambe le occupazioni. Causa di questo comportamento sarebbe l’arrivo di push e notifiche che ci fanno sentire come se fossimo obbligati a guardarle. Il nostro cervello, stimolato dagli impulsi delle notifiche del cellulare , avverte il messaggio di pericolo imminente. L’SOS però, in questo caso, ci avvisa delle cose più banali e, come ha affermato Erik Peper, ci dirotta. Sfruttando così i nostri recettori di pericolo, usiamo nel modo sbagliato quello che prima era sfruttato per la sopravvivenza. Non a caso il sondaggio condotto in questo ambito dimostra che la maggior parte di persone che hanno questo comportamento soffrono d’ansia. Phoneliness: la solitudine da smartphone Gli smartphone ormai sono parte integrante della nostra vita, basti pensare che guardare lo schermo del nostro cellulare è probabilmente l’ultima cosa che facciamo prima di addormentaci e la prima al risveglio. Il risultato degli ultimi studi dimostra che la dipendenza creata da queste nuove tecnologie rende queste ultime una vera  propria droga e quindi, quella che finora era pronunciata come sentenza apocalittica, adesso ha anche una base scientifica. Lo studio dà rilievo ad un’importante patologia sviluppatasi di pari passo alla diffusione degli smartphone  ovvero la cosiddetta phoneliness.  La “phone-loneliness” è però curabile. Non possiamo aspettarci che il mercato faccia qualcosa: del resto i segnali neurologici che il nostro cervello ci invia quando arriva una notifica sono pilotati proprio da chi ha la possibilità di farci leva per guadagnare. Dunque il primo passo per disintossicarci sarà riconoscere le nostre potenzialità e capire che, così come possiamo smettere di fumare, possiamo anche disattivare le notifiche sul nostro smartphone e controllarle quando più opportuno.

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Napoli & Dintorni

Il nuovo BOOK & BED di Napoli: dormire circondati da libri

B&B ovvero Book & Bed. È l’ultima novità napoletana che sostituisce il tradizionale Bed & Breakfast con un “hotel letterario” sui generis. Il Book & Bed è infatti il luogo perfetto per gli amanti della lettura che, a breve, potranno trascorrere le loro notti circondati da opere e volumi di ogni tipo! La possibilità, più unica che rara, sarà data dalla nuova libreria Mondadori di Napoli. Bed & Book: una notte tra i libri Dormire tra il profumo dei libri, circondati da migliaia di storie. È questa la possibilità offerta dal nuovo servizio B&B della nuova libreria partenopea. Terzo piano del Mooks Palace di Napoli, nel secondo store Mondadori del Vomero: è lì che tra mensole e scaffali colmi di libri saranno ritagliati degli spazi per posti letto immersi nei volumi.  La libreria, sita in via Luca Giordano, nei locali una volta occupati dalla pasticceria Bellavia, è stata inaugurata il 16 marzo. Strutturata su due piani e articolata in sezioni catalogative, essa non accoglie ancora il B&B che, a quanto pare, si farà attendere ancora qualche settimana. Tra le sezioni di critica, antropologia, storia, sociologia, teatro, poesia e molto altro, lo store Mondadori sta completando i lavori per gli spazi da adibire a camere. I lavori, ancora in corso, saranno completati – secondo quanto rilasciato – a breve. I responsabili Alfredo Cozzolino e Francesco Wurzburger spiegano: «Siamo parte di un quartiere affamato di cultura, abbiamo dato ascolto, voce e realtà a un’esigenza che ben si coniugava con il nostro progetto. E allora quest’apertura vuole essere la tappa importante di un percorso aziendale in divenire. Ma rappresenta prima di tutto, ieri come oggi, la manifestazione concreta di una scelta, quella di voler essere per questa città un centro di aggregazione culturale, una fucina di idee, una libreria di prossimità, una libreria di catalogo e di proposta. Siamo artigiani del libro e ogni spazio che occupa dentro e fuori lo store è frutto di uno scambio vivo e incessante con i lettori». L’idea del Book & Bed arriva dal Giappone… Lasciare che i lettori più appassionati trascorrano la notte tra le pagine dei libri che tanto amano è una fresca novità. Tuttavia il Book & Bed di Napoli non è il primo hotel letterario. Il format è infatti di origine nipponica. Il primo B&B nasce a Tokyo nel 2016. Questo però dovrebbe essere un po’ diverso da quello che ci aspettiamo di vedere a Napoli, perché in stile prettamente tradizionale. La mobilia di una camera nella libreria di Tokyo è estremamente essenziale. Mensole e scaffali colmi di libri e, solo marginalmente, lo spazio per un posto letto che sia il tradizionale letto giapponese. Lo spazio per il posto letto, concepito come una capsula, fa sì che questo B&B consenta ai lettori di dormire letteralmente circondati da libri. Questo primo Book and Bed, progettato da Suppose Design Office, ha ricevuto ottime recensioni. I turisti che hanno usufruito di questo servizio gli hanno assegnato valutazioni molto alte. Ma anche in Italia si è già pensato ad un progetto […]

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Notizie curiose

Interstizio: l’organo da aggiungere ai libri di anatomia

La scienza non smette mai di stupirci e l’interstizio questa volta ne è la prova. Si tratta di una scoperta in campo anatomico. L’interstizio è un organo, tra i più grandi del corpo umano. È diffuso in tutto l’organismo, sotto la pelle e in diversi tessuti ed è rimasto ignoto per molto tempo… almeno fino ad oggi! Interstizio: dove si trova e a cosa serve Questo nuovo organo si nascondeva sotto la pelle e nei tessuti di rivestimento dell’apparato digerente, dei polmoni, dei vasi sanguigni e dei muscoli. Per anni è stato chiamato come semplice tessuto connettivo. I metodi finora usati per esaminarlo a microscopio lo facevano apparire denso e compatto. Al contrario l’interstizio ha dimostrato di avere una ben differente complessità di struttura. È formato da cavità piene di liquido connesse tra di loro. Queste sono sostenute da fibre di collagene ed elastina. La funzione che riveste nel nostro corpo è quella di ammortizzare. La scoperta in realtà implica un enorme estensione degli orizzonti per la biologia. Diffusione dei tumori, invecchiamento della pelle, agopuntura, malattie infiammatorie degenerative e molto altro sono i campi in cui la scoperta dell’interstizio potrebbe essere determinante. Un’importante scoperta per l’anatomia La notizia è stata resa nota dalla rivista Scientific Reports dall’Università di New York e dal Mount Sinai Beth Israel Medical Centre. L’interstizio è stato scoperto grazie ad una tecnica avanzata: un’endomicroscopia confocale laser. In questo modo i tessuti possono essere visti direttamente dentro il corpo e non devono essere prima prelevati e visti su vetrino. La tecnica è utilizzata su alcuni pazienti malati di tumore che dovevano subire un’operazione chirurgica per rimuovere pancreas e dotto biliare. In questo modo si è potuto scoprire la complessa struttura dell’interstizio. È da quì che si è scoperto che, in realtà, l’interstizio è presente in tutte le parti del corpo che sono interessate nella motricità e nelle aree sottoposte a pressione. Cosa comporta questa scoperta? Il fatto che l’interstizio sia pieno di fluido potrebbe portare ad interessanti scoperte. Il movimento del fluido potrebbe infatti portare delle delucidazioni in ambito oncologico. I tumori che invadono l’interstizio, infatti, si diffondono nelle altre parti del corpo più velocemente. Sappiamo che questo nuovo organo, drenato dal sistema linfatico, è il sito in cui nasce la linfa. Nelle cellule interstiziali interconnesse si trova quindi una sostanza vitale per il funzionamento delle cellule immunitarie che generano l’infiammazione. Ma non è finita. Anche in campo estetico potrebbero esserci entusiasmanti scoperte. Infatti le cellule che si trovano nell’interstizio e le fibre di collagene che le sostengono potrebbero dare importanti informazioni riguardo la formazione di rughe. Ancora, sempre riguardo il collagene, potrebbero esserci scoperte per l’irrigidimento delle articolazioni, le malattie infiammatorie legate a fibrosi e sclerosi. Per l’agopuntura invece ad essere coinvolto è il reticolato di proteine che sostiene l’interstizio, che potrebbe generare correnti elettriche quando le cellule si piegano seguendo il movimento di organi e muscoli. “Questa scoperta ha il potenziale per determinare grandi progressi in medicina, inclusa la possibilità di usare il campionamento del […]

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Fun & Tech

Instagram: arriva in Italia la funzione shopping

Instagram lancia la funzione shopping anche in Italia. Il social network di fama mondiale, nato per la condivisione di foto e video, aggiunge all’applicazione una nuova funzione che lo rende più vicino al mondo degli acquisti online. Attraverso la funzione shopping gli utenti potranno acquistare prodotti in modo molto più veloce. La funzione shopping di Instagram L’obiettivo di questo cambiamento è quello di rendere più facili e rapidi gli acquisti degli utenti e, al contempo, aumentare gli incassi dei brand che utilizzeranno l’applicazione in questo modo. La sperimentazione di questa nuova possibilità di acquisti virtuali ha avuto inizio negli Stati Uniti. Adesso sarà disponibile per altri otto paesi: Canada, Brasile, Regno Unito, Germania,Francia, Spagna, Australia e… Italia! La novità consiste nel poter inserire su una foto un tag che rimanda ad un sito ecommerce. La funzione è gratuita e, per ora, può essere utilizzata solo da aziende e profili business. Ecco come funziona lo shopping su Instagram Quando l’utente vede una foto su cui è stata usata questa funzione, è avvisato dalla presenza di un pulsante interattivo con la scritta “shopping”. Con un semplice click si aprirà un pop-up con il prezzo del prodotto mostrato in foto. Nel pop-up, oltre che il prezzo, ci sarà un collegamento al profilo Instagram del brand in questione e, infine, il pulsante “acquista ora”. Basta un tocco per essere quindi indirizzati alla pagina del prodotto visualizzata sul sito internet del marchio. Il prodotto è pronto per essere acquistato. Secondo le ultime notizie ci sarebbe una volontà da parte di Instagram di rendere a pagamento la funzione per aggiungere un ulteriore vantaggio per i brand. Essi potranno far sì che il pop-up con il prezzo e i link possa essere visualizzato anche dagli utenti che non seguono il profilo aziendale in questione. Semplice, intuitivo e veloce: il nuovo modo di fare shopping su Instagram Jim Squire, direttore delle operazioni marketing di Instagram, ha rilasciato interviste in cui spiega il perché di questa funzione. A suo parere è stato opportuno inserirla proprio perché ogni giorno le persone utilizzano Instagram per avere spunti e idee per acquisti imminenti oppure per avere a disposizione una sorta di volantino dei vari prodotti a cui sono interessate. Per questo motivo, dunque, fare shopping su Instagram è il passo immediatamente successivo a ciò che avviene già sul social, che si trova ormai ad essere al centro di tutte le strategie pubblicitarie delle aziende. Negli Stati Uniti questa novità ha portato ad un incremento delle vendite aziendali e un aumento delle richieste di influencer. Non resta che aspettare per vedere che effetto avrà in Italia.

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Notizie curiose

Dynamic architecture: il primo grattacielo girevole

La dynamic architecture è la nuova frontiera dell’architettura e Dubai, città innovativa per eccellenza, accoglierà probabilmente uno dei suoi frutti: il primo grattacielo mobile della storia. Il progetto prevede la costruzione di un edificio alto quattrocento metri per l’anno 2020. La particolarità? Il grattacielo potrà cambiare forma a seconda della scelta degli abitanti. Che cos’è la dynamic architecture? La nuova frontiera dell’edilizia ha fatto vacillare – letteralmente – la più banale immagine di edificio. La dynamic architecture permette di pensare a un edificio che non sia immobile ma possa muoversi, per cambiare a seconda del vento o seguendo la posizione del sole e così via. Nel 2001, a Curitiba, in Brasile è stato inaugurato Suite Vollard, un palazzo composto da quindici piani circolari, di cui undici in grado di ruotare su se stesso di 360 gradi in un’ora. Abbiamo un primissimo esempio di dynamic architecture anche in Italia, a Mercellise, vicino Verona. Villa Girasole, una delle prime case rotanti, è stata costruita tra il 1929 e il 1935 dall’ingegner Angelo Invernizzi e dall’architetto Ettore Fagiuoli. La costruzione, a forma di V, ruotava attorno alla torretta centrale lungo binari d’acciaio che descrivono una circonferenza con diametro di 44 metri. L’edificio, che poteva muoversi di 4 mm al secondo – una rotazione completa richiedeva 9 ore circa – è da qualche anno immobile, a causa di un cedimento del terreno che ha deformato le rotaie. L’architetto italo-israeliano David Fisher è un esperto di dynamic architecture e il suo nuovo progetto è quello di costruire a Dubai un grattacielo di cui gli abitanti possano scegliere la forma. Il risultato è una scultura mobile e mutaforme. Il primo grattacielo mobile a Dubai Il suo nome sarà Dyamic Tower. Il progetto prevede la costruzione di un edificio di quattrocento metri ripartiti in ottanta piani capaci di ruotare indipendentemente l’uno dall’altro di 360 gradi. Tecnologie innovative saranno necessarie per la costruzione di moduli prefabbricati che andranno a costituire le unità strutturali di ogni piano. I piani, prodotti con processi industriali, saranno preventivamente personalizzati dai futuri abitanti. Ognuno di essi sarà portato sul luogo della costruzione del grattacielo con suddivisione di spazi e impianti già realizzati. Più che di una costruzione si tratterà di un assemblaggio sul luogo. I moduli saranno sovrapposti l’uno all’altro e agganciati alla struttura portante in cemento armato, che ospiterà tutti i meccanismi necessari alla rotazione e gli impianti centrali. Alluminio, acciaio e fibra di carbonio: saranno questi materiali a conferire alla struttura la necessaria combinazione tra leggerezza e resistenza. Il risultato prevede buona resistenza sismica, poca manodopera, tempi di costruzione inferiori del 30%; il tutto coronato da un vantaggio economico. La somma orientativamente si aggirerebbe sui 700 milioni di dollari. Ultima ma importante caratteristica è la presenza in ogni piano di turbine eoliche posizionate orizzontalmente e di tetti solari che garantiranno ad ogni piano la totale autonomia energetica. Il progetto, già proposto nel 2014, potrebbe essere realizzato in occasione dell’Expo 2020. Edifici del futuro: pro e contro della dynamic architecture Non è […]

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Notizie curiose

Torture medievali: gli strumenti del dolore

Le Torture medievali vengono ricordate come la punizione più terribile che la razza umana abbia inflitto.  Collocata tra la legge del taglione e l’abolizione della pena di morte, quella delle torture è stata una vera e propria epoca. Così come le istituzioni e i costumi della società segnano il progresso – o meno – di un popolo, anche il modo di punire gli uomini è indice di civiltà. E nel Medioevo gli infedeli, le streghe o i debitori avevano una sorte peggiore della morte. Strumenti di tortura o metodi spaventosi erano costruiti o inventati con uno scopo ben preciso: infliggere il maggior dolore possibile. Le torture medievali: dalle più note… Le torture medievali, usate in quel periodo per uccidere o durante gli interrogatori, hanno avuto un ruolo fondamentale soprattutto nel periodo dell’Inquisizione. Nel 1252 Papa Innocenzo IV ne autorizzò ufficialmente l’uso nei processi contro gli eretici. L’eretico che avesse confessato avrebbe dovuto pentirsi e pronunciare in pubblico l’atto di fede. Per i casi più gravi c’era il famosissimo rogo. Il corpo della vittima, se bruciato, non sarebbe risorto dopo il giudizio universale. Le torture più tradizionali erano anche le più utilizzate. Con la corda si sollevava al suolo il sospettato legato per i polsi e lo si faceva precipitare da diverse altezze, con la stanghetta se ne comprimeva la caviglia tra due pezzi di metallo, con le tenaglie roventi se ne strappavano le carni. Ma c’erano strumenti di tortura medievali anche molto più articolati.  È il caso della fanciulla di ferro nota anche come Vergine di Norimberga, un contenitore di forma umana atto a raccogliere il corpo della vittima da vivo. Il suo interno era ricoperto di lame che non colpivano appositamente gli organi vitali ma fegato, occhi, reni. Il malcapitato, insomma, rimaneva cosciente fino alla fine. Molto note erano la tavola e la ruota. Con la tavola la vittima era attaccata a una tavola di legno tramite funi che, collegate a rulli,  legavano mani e piedi. Quando le funi erano tirate, le ossa erano portate al punto di slogatura e poi di rottura. Nel caso della ruota, invece, il malcapitato era legato alla ruota di un carro, braccia e gambe venivano spezzate da un boia. Il corpo martoriato era esposto al pubblico fino al punto di morte. …alle più terribili È il caso della sega, che prevedeva il segamento del condannato lungo l’asse longitudinale del suo corpo. Il peccatore era appeso a testa in giù e tagliato a metà. Il sangue, fluendo verso la testa, teneva in vita il più a lungo. Sempre lungo l’asse del corpo era altrimenti infilato un palo. Il cosiddetto impalamento era altrettanto atroce. La tortura medievale per le donne era lo strappaseno: letteralmente strappava il seno alle adultere e alle donne che avevano abortito. La pinza con tanto di uncini era usata anche sulle streghe. Lo spaccaginocchia funzionava invece come una morsa per falegnami. Era particolarmente usata dall’Inquisizione spagnola. Con tanto di punte affilate era attaccata al ginocchio dell’eretico e stretta progressivamente. Il risultato non è difficile da immaginare. […]

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Fun & Tech

Google Arts&Culture: l’arte che ti somiglia

Google inventa il modo per farci diventare letteralmente un’opera d’arte! La nuova applicazione di Google Arts&Culture permette di trovare il nostro sosia nelle opere d’arte: basta scattarsi un selfie e un algoritmo cerca il nostro volto nelle opere di oltre 1200 musei, gallerie e istituzioni italiane. La funzione selfie di Google Arts&Culture L’applicazione, nata in realtà nel 2016, è stata rilanciata nelle ultime settimane negli Stati Uniti, dove ha riscosso subito enorme successo. Il motivo per cui si trova in testa negli app store è la sua nuova funzione chiamata “C’è un tuo ritratto in un museo?”. Prima di questo apporto, l’applicazione offriva una possibilità di avvicinamento all’arte attraverso foto, informazioni, storie e tour virtuali dei principali musei di tutto il mondo. Eppure la nuova funzione sembra essere molto più apprezzata. «Il software – commentano da Google – è un archivio di milioni di manufatti e opere d’arte, dalla preistoria a oggi, da musei di tutto il mondo. Esplorare tutta quell’arte è un’impresa impossibile, così abbiamo inventato una soluzione divertente: collegare le persone all’arte attraverso la ricerca di se stessi… in questo caso, dei selfie. Abbiamo avviato un esperimento che, negli ultimi giorni, ha prodotto qualcosa come 30 milioni di selfie». Come funziona l’applicazione? È necessario che la foto caricata sia un selfie scattato al momento e non un’immagine in galleria. Non possiamo applicare filtri o modifiche al nostro ritratto. L’unico modo per barare è fotografare una foto da un altro dispositivo. Ad ogni modo, dopo il click, passeranno pochi secondi prima che Google Arts&Culture ci mostri il nostro sosia scovato in un ampio database di immagini. I criteri non sono chiarissimi e il sistema non è immune a errori: donne vengono accostate a uomini barbuti o viceversa. Insomma l’intelligenza artificiale in questo caso non è infallibile ma funziona nella maggior parte dei casi. A testimoniarlo sono le migliaia di utenti che condividono i risultati ottenuti e che rendono l’applicazione virale, tanto che da tutti i paesi sta arrivando la richiesta di rendere l’app disponibile su tutti gli store. Al momento la funzione non è disponibile in Italia ma, dato il successo riscosso, sembra che ci siano già progetti per estenderla. Un’applicazione simpatica che, sfruttando le tecnologie per il riconoscimento facciale, permette anche ai più giovani di avvicinarsi al mondo dell’arte. La Gioconda, la ragazza con l’orecchino di perla, Van Gogh e così via… I risultati possono essere sorprendenti. Google Arts&Culture – che può essere scaricato dal sito  di Google Play– è il modo per diventare vere e proprie opere d’arte!

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Attualità

Bill Marler e la lista dei sei alimenti tossici da evitare

Avete mai sentito parlare di un certo Bill Marler? Si tratta di un avvocato americano specializzato in lesioni personali. Il genere di cause di cui si interessa riguardano la sicurezza alimentare: nella sua vita ha avuto modo di imparare molto sul cibo e che ha deciso di condividere alcuni dei suoi segreti alimentari. Ha redatto quindi una lista di “alimenti tossici” per il corpo che ha rivelato aver rimosso dalla sua dieta personale. I sei alimenti tossici da evitare nella lista di Bill Marler Ecco la lista che ha attirato molta attenzione sul web: Ostriche crude. Bill Marler rivela di aver incontrato tantissimi casi di avvelenamento per l’ingerimento di crostacei crudi e che la maggior parte di questi si sono verificati negli ultimi cinque anni della sua carriera. La causa per lui è senza dubbio il riscaldamento delle acque del mare. Questo fenomeno avrebbe portato alla formazione di specifici microbi che attaccano i crostacei; per ucciderli basterebbe cuocere gli alimenti. Verdura che viene venduta già lavata e tagliata. Qui Bill Marler è chiarissimo e afferma che l’aumento delle intossicazioni alimentari è direttamente proporzionale al numero delle persone che hanno toccato il cibo prima che fosse da noi ingerito. Bisogna evitare dunque la verdura in confezioni che viene venduta già tagliata e lavata: il tempo impiegato per queste operazioni sarà guadagnato in salute! Radici crude. Marler elenca trenta casi di infezioni batteriche – tra cui Salmonella, Escherichia Coli – contratte proprio mangiando germogli crudi di ortaggi e legumi. Carne cotta al sangue. L”avvocato americano afferma che, per essere sicuri di aver ucciso tutti i batteri presenti nella carne, bisogna cuocerla almeno a 160 gradi. Inoltre la carne non andrebbe mangiata “al sangue” ma bisognerebbe aspettare almeno la cottura media. Uova crude o poco cotte. Nonostante i rischi che nelle uova ci sia la salmonella siano diminuiti di molto negli anni, Bill Marler non dimentica l’epidemia della fine degli anni ’80. È per questo che preferisce accertarsi che le uova siano ben cotte. Latte non pastorizzato e succhi confezionati. Schierandosi contro i sostenitori del latte crudo e non pastorizzato, Marler afferma che consumare i latte in questo modo può essere un pericolo. Possono infatti risiedervi virus, batteri e parassiti che, con la cottura, sarebbero sterminati. Inoltre Marler ritiene che i processi di sterilizzazione e conservazione non facciano perdere al latte le sue proprietà, anzi le lascino inalterate. Anche cuocendolo, il latte sarà nutriente allo stesso modo. Riguardo ai succhi, Bill Marler afferma che “Non c’è alcun beneficio abbastanza grande da togliere il rischio di bere prodotti che possono essere resi sicuri dalla pastorizzazione“. Meglio prevenire che curare… I consigli di Marler sono chiari: mangiare alimenti che hanno provenienza più nota possibile e cuocerli rigorosamente per evitare un’ intossicazione per virus o batteri. Non tutti possono permettersi un prodotto che vada dal produttore al consumatore senza prima passare per un tramite ma, se proprio non possiamo fare a meno di questo tramite, c’è bisogno che sia il migliore possibile. Pochi di questi accorgimenti possono ridurre molti rischi.

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Fun & Tech

SKY Q, il nuovo modo di guardare la TV

“Dimenticatevi la parola decoder, da oggi nasce un nuovo modo di guardare la televisione, un modo che tiene conto delle diverse esigenze, del tempo libero che uno ha a disposizione e che è uno dei nostri beni più prezioso“. Risuonano interessanti le parole di Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia. Alla recente presentazione di Sky Q egli ha esposto le potenzialità del nuovo non-decoder. Sky Q: addio al decoder A quanto pare si tratta di una piattaforma tecnologica che consente di guardare i programmi, lineari, on demand e registrati, su tv e device e senza cavi. Zappia lo ha definito “un sets box che in realtà è un piccolo computer“. Il gioiello di Sky Q sarà Sky Q Platinum, il pezzo principale del nuovo metodo di trasmissione dati. Esso sarà collegato alla parabola e alla rete internet come tutti gli altri decoder Sky. La novità sta nel fatto che può essere collegato anche ad altri televisori – massimo cinque – attraverso dei piccoli box, gli Sky Q Mini. Le potenzialità si estendono: su ogni televisore si potrà guardare un programma diverso e lo stesso sarà per smartphone e tablet. Il vantaggio di questa rete – oltre l’assenza dei numerosi fastidiosissimi cavi – sta nel fatto che tutte le informazioni saranno condivise su questa piattaforma: si potrà scegliere per esempio di interrompere un programma su uno schermo e riprenderlo dallo stesso punto su un altro. La memoria di Sky Q Platinum è pari a 2 terabyte. Questo vuol dire che si potrà registrare qualsiasi programma fino a mille ore di contenuti. Inoltre sarà possibile registrare quattro canali contemporaneamente, mentre se ne vede un quinto. Il collegamento – anche da smartphone e tablet – può avvenire fuori casa con Sky Go Q. Il tutto coronato da un design elegante e moderno. Verso il futuro… “Tutto questo consentirà un modo di guardare la televisione fino ad oggi impossibile, con una tecnologia che entra nella quotidianità – ha detto Zappia –. Per noi è un momento di straordinario entusiasmo come quanto abbiamo cominciato questa avventura 14 anni fa“. Correva infatti l’anno 2003 quando Sky presentò il suo primo decoder che, da allora, ha compiuto molti passi in avanti. L’installazione dell’ecosistema Sky – con box Platinum e di uno Sky mini – costa 199 euro. Per gli Sky mini aggiuntivi il costo sarà di 69 euro a testa. Sky ha già pensato a promozioni e pacchetti speciali per i nuovi clienti. “Investire in innovazione e tecnologia è stato sempre uno dei nostri punti di forza” ha detto Zappia. Secondo l’amministratore delegato la nascita di Sky Q dovrebbe aprire la strada ad altri servizi che potranno essere presentati nei prossimi mesi. Ha parlato di 4K hadr, uno standard di definizione più evoluto, di Sky Soudbox per una visione a 360 gradi, di Voice Contro, per il controllo vocale e di un misterioso Sky Q Black.

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Notizie curiose

La bottega del veleno dall’antichità ai giorni nostri

Protagonista delle più folli procedure politiche, degli intrighi del potere e delle tragedie di Shakespeare, il veleno è una delle armi letali più utilizzate nel corso dei millenni. Il suo successo è dovuto alla morte invisibile e spesso impunita che esso determina. Soluzione ottimale per un omicidio perfetto, il veleno ha una lunga storia. Basti pensare che le prime tracce del suo utilizzo da parte dell’uomo risalgono a diecimila anni fa. Ma le tecniche e le procedure del veneficio sono tanto atroci quanto affascinanti. Veleno: dagli albori all’antichità classica Fin dall’ultimo periodo del Paleolitico l’uomo ha usato il veleno per cacciare. A scoprirlo è stato il paleontologo Alfred Fontan che, nella seconda metà dell’Ottocento, ritrovò in alcune grotte frecce ricavate dalle ossa di animali caratterizzate da particolari scanalature. In Asia, Africa, Amazzonia questa pratica era molto diffusa. In effetti il termine tossico potrebbe proprio derivare dal termine greco toxon (freccia). Nell’antica Grecia il termine pharmakon aveva un duplice significato: rimedio e veleno. È questo il periodo in cui si prende coscienza del fatto che un veleno non può essere definito solo come sostanza capace di mutare le proprietà delle cose. Infatti in latino il venenum è distinto dal malum venenum, per indicare la nocività di quest’ultimo e per distinguerlo dai medicinali – anche se molti veleni sono usati in campo medico. Ciò che rende tale un veleno è, quindi, la quantità somministrata e l’effetto che ha sul soggetto, effetto che varia da uomo a uomo. Come diceva Lucrezio “ciò che per uno è cibo, per altri è amaro veleno”. Le sostanze venefiche più diffuse per la cacciagione erano di origine vegetale: i Galli usavano l’elleboro bianco, i Celti il Ficus Toxicaria. Il veleno più utilizzato era, però, il siero di vipera. Ben presto il veleno diventò un’arma per uccidere l’uomo. Tipico era l’uso di veleni vegetali come cicuta, aconito, belladonna e assenzio e animali come cantaridina, sangue fermentato di toro, polveri ricavati da crostacei e salamandre. Notizie di avvelenamenti sono molto frequenti nella storia dell”Impero Romano. L’imperatore Augusto fu avvelenato dalla moglie Livia, Claudio da sua moglie Agrippina e Britannico per mano di Nerone. Fondamentale per l’arte dei veleni fu l’arsenico. Somministrato in piccole dosi progressive, questo veleno provoca una destabilizzazione che conduce pian piano alla morte. Il quadro clinico di un paziente avvelenato in questo modo non è chiaro e il motivo della morte resta ignoto. Questo fino al 1836, anno in cui il chimico britannico James Marsh ideò un test per scoprire le tracce di arsenico. Un ulteriore motivo per non utilizzarlo era il fatto che, importato dall’India, era venduto a carissimo prezzo. L’arte del veleno nel Medioevo e nel Rinascimento Con gli sviluppi dell’alchimia si sviluppò una vera e propria arte del veleno. Per questo motivo nelle corti si diffuse l’uso dell’assaggiatore. Ma anche questa difesa veniva elusa in qualche modo. Emblematica è la storia del re di Napoli Ladislao I che, noto per le sue numerose amanti, fu ucciso dal veleno applicato sull’organo genitale di una di esse. Tra le tecniche made in Italy […]

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Attualità

Il mistero della Camera d’ambra: un tesoro ritrovato?

La Camera d’ambra costituisce uno dei più intriganti misteri della seconda guerra mondiale. Era il tesoro più prezioso dello zar e per la sua bellezza fu definita l’ottava meraviglia del mondo. Da pochi giorni un trio di cacciatori di tesori ha informato le autorità di aver scoperto il suo nascondiglio… o quasi. I tre uomini sono certi di aver individuato il posto in cui l’Eldorado europeo dovrebbe essere nascosta. Si tratta di una scoperta che potrebbe riportare alla luce un tesoro del valore di milioni di dollari oltre che una delle più vistose e ricche opere dell’arte barocca. Breve storia della Camera d’ambra: il tesoro della Russia La stanza d’ambra si trovava nel palazzo di  Caterina a Carskoe Selo, un complesso di residenze della famiglia imperiale russa a ventisei chilometri da San Pietroburgo. Era una stanza rivestita  da centosette pannelli di ambra. Proprio la presenza di questa resina la rendeva il tesoro più prezioso della Russia, inequivocabile simbolo del potere dell’impero e dello zar. Durante l’assedio fascista a Leningrado – l’attuale San Pietroburgo – la residenza fu trafugata e la camera d’ambra fu portata via. Come? Correva l’anno 1943: l’Armata russa passò alla controffensiva. In questa circostanza la camera fu smantellata e impacchettata in ventisette casse d’acciaio. Le casse furono trasportate nel palazzo di Königsberg – l’attuale Kaliningrad – capoluogo dell’exclave russa. Da questo momento non ci sono più notizie.  Centomila pezzi di resina del Mare del Nord dal peso maggiore di sei tonnellate. La Camera d’ambra era un regalo del re di Prussia Federico Guglielmo I all’alleato Pietro il Grande, zar di Russia. Fu concepita per il castello di Charlottemburg a Berlino – che allora si trovava in Prussia – dall’architetto Andrea Schluter e fu cesellata dal danese Gottfried Wolffram in sette anni di lavoro. In capolavoro d’arte barocca fu poi donato nel 1716 e fu per anni il più grande tesoro dei Romanov. Più di cinquecento candele illuminavano la camera tanto da sembrare che avesse imprigionato il sole. È per questo che fu soprannominata ottava meraviglia del mondo. Si stima che il suo valore attuale vada da 170 a 300 milioni di euro. Dove è finita la Camera d’ambra? Secondo le teorie più affermate la Camera d’ambra sarebbe stata distrutta dall’artiglieria russa durante il bombardamento di Königsberg nel 1945. Non sono della stessa idea Gunter Eckard, medico sessantasettenne, Peter Lohr, esperto di georadar, e Leonhard Blume, omeopata settantatreenne. Sono questi i nomi dei cacciatori di tesori secondo cui il nascondiglio si troverebbe nei cunicoli della Sassonia, al confine con la Repubblica Ceca e la Polonia, tra Lipsia e Dresda. I tre cacciatori hanno trovato le corde d’acciaio con cui erano state issate le casse e, con l’aiuto di potenti georadar, avrebbero individuato un bunker tra le gallerie, circondato da trappole esplosive. Secondo le notizie raccolte dai tre esploratori, nell’aprile del 1945 si fermò in questi cunicoli un treno proveniente da Königsberg. Dopo aver informato le autorità di questa potenziale scoperta il prossimo step è raccogliere i fondi necessari per proseguire l’impresa. […]

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Cucina & Salute

La ricetta della prelibatezza: i marron glacé

I marron glacé sono un tipico dolce francese e piemontese dal sapore e l’aspetto inequivocabile. Castagne, zucchero, acqua, vaniglia e pazienza: questi sono gli unici ingredienti necessari per prepararlo. Eppure il costo di questi particolari dolci dice il contrario. A renderli così prelibati è la loro particolare lavorazione in cui la castagna – necessariamente di qualità marrone – viene progressivamente sciroppata. Si penserà che l’origine di questa ricetta è da cercare senza dubbio in Francia. In effetti la città di Lione rivendica questo tipico dolce ma questa non è l’unica teoria. Molto più probabilmente le marron glacé sono nate nei dintorni di Cuneo. È proprio nella città piemontese che nel Cinquecento aveva luogo il più grande mercato di castagne e ancora oggi la zona è un importante punto di esportazione di questo frutto. Ai marron glacé è anche associato una figura: il cuoco del duca di Savoia Carlo Emanuele I. La ricetta compare nel trattato Confetturiere Piemontese e risale all’anno 1790. Come si preparano le marron glacé? Gli INGREDIENTI necessari sono: 1kg di marroni 500g di zucchero 1 bacca di vaniglia La particolarità del dolce richiede una particolare preparazione, che deve essere preparato a più riprese e necessita di un bel po’ di giorni. Innanzitutto – secondo la tradizione – le castagne devono essere lasciate in acqua per nove giorni al fine di facilitare la pelatura. Dopo la cosiddetta novena bisogna praticare un taglio a croce sulla buccia delle castagne e sottoporle ad un gesto di vapore o, in alternativa, pelarle a mano. A questo punto bisogna bollire le castagne in acqua. Non appena l’acqua giunge ad ebollizione bisogna lasciarvi le castagne a sobbollire per dieci minuti. Trascorso questo tempo, avendo cura di non farle sciupare, si deve estrarre i marroni con un mestolo forato. Non resta che preparare lo sciroppo con 300g d’acqua, lo zucchero e la stecca di vaniglia. Il composto deve bollire per cinque minuti, dopo di che possiamo incorporare le castagne e aspettare il bollore prima di spegnere il fuoco. Il tutto deve essere coperto con coperchio per 24 ore. Il giorno seguente e i due giorni successivi bisogna portare nuovamente a bollore lo sciroppo contenente i marroni e, sempre, dopo il bollore, spegnere la fiamma e coprire il composto per 24 ore. In alcune ricette è aggiunto in pentola progressivamente lo zucchero e si aspetta il raggiungimento di una temperatura sempre più alta giorno dopo giorno. Arrivati al quinto giorno i marroni devono essere scolati e posti ad asciugare su una griglia. Su di essi va versato lo sciroppo restante che, nel frattempo, deve essere portato a bollore. Ponendo le castagne ricoperte dalla glassa in un luogo asciutto – il forno andrà benissimo – essa avrà il tempo di solidificarsi. Ed ecco che i nostri marron glacé sono pronti! Possiamo scegliere di servirli in pirottini di carta e tenerli in frigo per due settimane oppure conservarli per alcuni mesi in contenitori di vetro ricoperti dal loro sciroppo di zucchero. E, come se non bastasse, il dolce si […]

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Cucina & Salute

Le proprietà dei Fichi: usi cosmetici e proprietà del frutto

I fichi sono uno dei più deliziosi doni di agosto. Nonostante differiscano per forma e e colore, tutte le innumerevoli qualità hanno caratteristiche uguali. Sono dolci al palato e soprattutto ricchi di proprietà nutrizionali! Freschi o secchi che siano, i fichi sono infatti ricchi di benefici. Bisogna però tener presente che l’apporto di calorie tra i fichi freschi e secchi cambia notevolmente. Mentre i fichi freschi contengono 50 calorie per 100 grammi, quelli secchi ne contengono più del doppio e, essendo privi di acqua, i nutrienti presenti nel frutto sono più concentrati. Quali sono i benefici e le proprietà dei fichi? Proprietà dei fichi: Sono ricchi di fibre, motivo per cui sono ottimi per la stitichezza. Agiscono si problemi intestinali al pari delle prugne, soprattutto se la loro assunzione avviene a stomaco vuoto. I loro zuccheri costituiscono per il ostro organismo una fonte di energia che per di più è molto più sana di un bignè! Essendo ricchi di calcio aiutano le nostre ossa e i nostri denti, specialmente se associati ad una corretta alimentazione. Sono ottimi in gravidanza! I fichi sono infatti un sano spuntino che apporta al corpo vitamine e sali minerali. Il calcio contenuto in essi aiuterà anche il corretto sviluppo delle ossa e della spina dorsale del bambino! I fichi sono ricchi di polifenoli che sono antiossidanti naturali. Questo significa che – combinati con una sana dieta e una giusto stile di vita – agiscono sulle nostre cellule prevenendone l’invecchiamento e la formazione di tumori. Prevengono la pressione alta perché sono poveri di sodio. Al contrario combinano potassio, cacio e magnesio. I fichi sono ottimi anche per il sistema immunitario  Migliorano la digestione ed equilibrano la nostra flora batterica essendo ricchi di prebiotici. Sono un ottimo alleato delle donne! Avendo potere antinfiammatorio possono essere applicati sulla pelle per curarne l’acne  Ecco come preparare un’ottima maschera ai fichi! Questa maschera è adatta per una pulizia del viso ma è perfetta per curare o prevenire la disidratazione causata dal freddo. Basterà seguire pochi semplici passi e il risultato è  Il procedimento è elementare: bisogna ricavare dai fichi una purea, schiacciandoli con l’aiuto di una forchetta. Il prodotto deve essere mescolato con un cucchiaio di olio, preferibilmente  di mandorle. In alternativa si può scegliere di utilizzare una variante con l’olio di oliva, che è di solito usata per favorire una corretta esposizione della pelle al sole. Per ottenere un’azione esfoliante è preferibile applicare l’impasto sulla pelle con un leggero strofinio. Basterà lasciare agire la maschera per dieci minuti. Al risciaquo la pelle apparirà con effetto immediato più liscia e morbida al tatto.assicurato! È così che i fichi ci beneficiano con le loro proprietà donandoci bellezza sia interiore che esteriore. Tutto ciò combinato ad un irresistibile gusto!   

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Notizie curiose

Relampago del Catatumbo: il faro del Maracaibo

Relampago del Catatumbo: è così che in Venezuela è conosciuto un particolare fenomeno atmosferico, strano almeno quanto il nome che porta. La traduzione è fulmini del Catatumbo. Si tratta di una tempesta senza fine che avviene da migliaia di anni nel cielo venezuelano.  I fulmini iniziano di solito un’ora dopo il tramonto, 160 notti all’anno, 10 ore al giorno e fino a 280 volte all’ora. Sono visibili a 400 km di distanza tanto da essere stati usati come punto di riferimento. Per questo motivo il luogo prende il nome di faro del Maracaibo. Il fenomeno si verifica sul punto in cui il fiume Catacumbo sfocia nel lago Maracaibo. Il sito è oggi riconosciuto come il più grande generatore di ozono troposferico al mondo. Come si spiega il Relampago del Catatumbo? Numerose sono le teorie avanzate. È probabile che il gas ionizzato delle torbiere emesse dal Catatumbo, incontrando le nubi temporalesche che scendono dalle Ande, crea la condizione ideale per il verificarsi del fenomeno. In realtà è molto più sostenuta l’ipotesi secondo la quale lo scontro tra i freddi venti provenienti dalle vette della cordigliera e l’aria calda e umida che evapora dal lago porti alla ionizzazione delle particelle d’aria. Ad ogni modo la massa di nuvole temporalesche crea un arco voltaico a più di cinque chilometri d’altezza. Il risultato è una sinfonia luminosa che lascia a bocca aperta migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo. Il primo scrittore che ne parlò fu lo spagnolo Lope de Vega nel poema La Dragontea del 1597. Egli raccontò del tentativo da parte di Sir Francis Drake di prendere la città di Maracaibo, tentativo sventato dalla luce dei fulmini che mostrò la posizione degli uomini. Ma la tempesta di fulmini fu anche descritta da naturalista  tedesco Alexander Von Humboldt e dall geografo italiano Agostino Codazzi. Lo spettacolo, che va avanti da migliaia di anni, si interruppe solo nel gennaio del 2010. I fulmini cessarono per poi riapparire dopo tre mesi. La causa di questo cambiamento fu forse dovuto alla variazione di temperatura che interessò il Venezuela in quel periodo e causò diversi problemi legati alla siccità.  Attualmente il governo del Venezuela sta facendo in modo che l’UNESCO riconosca il sito del relampago patrimonio dell’umanità. Il relampago del Catatumbo è osservabile dallo stato di Zulia, che reca sulla sua bandiera proprio il simbolo di un fulmine. In alternativa possiamo goderci parte dello spettacolo qui.

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Cucina & Salute

I benefici del succo di limone: l’elisir di lunga vita

Originario dell’Asia il limone fu importato in Italia dagli Arabi. Oggi il nostro paese è al primo posto nella produzione di questi agrumi. Li usiamo soprattutto in ambito culinario, nelle creme, come condimento o aroma. Non tutti però sanno che il limone vanta di una moltitudine di proprietà benefiche che lo rendono un vero e proprio toccasana. È per questo che il limone è ingrediente base dei cosiddetti rimedi della nonna: a causa delle sue infinite proprietà, possiamo trarne i più svariati benefici.  Gli usi terapeutici del limone Acido citrico, limonene, pinene, fosforo, calcio, rame, manganese, vitamine C, A, B, PP e zuccheri: sono questi gli ingredienti che rendono tanto speciale il limone e che gli forniscono tutte le sue proprietà: È un antiossidante: previene l’invecchiamento cellulare e le malattie degenerative grazie alla presenza di vitamina C Sempre grazie alla vitamina C, il limone stimola il sistema immunitario L’acido ascorbico presente in questo agrume ha effetti antinfiammatori: è usato contro l’asma e altri problemi respiratori Migliora l’assorbimento di ferro nel corpo, a scopo immunitario Depura e disintossica. Aiuta a depurare il nostro intestino dalle tossine che vi si accumulano. Stimolando la produzione di urina promuove la disintossicazione È utile contro l’acidità gastrica. La buccia di un limone bollita per dieci minuti è un rimedio contro nausea, meteorismo e mal di stomaco Aiuta la digestione, stimolando il fegato a produrre bile È un ottimo alleato nelle diete. La pectina in esso contenuta aiuta a combattere la fame improvvisa Previene l’arteriosclerosi e l’ipercolesterolemia È antibatterico e antimicrobico, utile per curare una piccola ferita. Grazie alla presenza delle saponine i limoni aiutano anche a tenere a bada raffreddore e influenze Previene la formazione di cellule tumorali, specie al fegato, pancreas, stomaco e intestino È antivenefico: si narra che fosse ampiamente utilizzato da Nerone che, per la aura di essere avvelenato, ne assumesse ogni giorno I limone è uno degli elementi più alcalinizzanti. Per questo motivo aiuta ad eliminare l’acidità del nostro corpo riequilibrando il Ph Allevia il mal di denti e il dolore alle gengive Ci rende più belli! Riduce le rughe e le macchie della pelle, dona luminosità al viso e uccide alcuni dei batteri che causano l’acne Come beneficiarne? Con una bella limonata Succo di mezzo limone in un bicchiere di acqua tiepida da assumere tutte le mattine a digiuno. Basterà seguire questo consiglio per sentirsi subito meglio! È preferibile seguirlo per dodici giorni, con una pausa di otto. Il tutto andrebbe ripetuto per tre volte. Un’alternativa è la cosiddetta terapia dei sette limoni. Si parte assumendo il succo di mezzo limone – diluito in acqua, a digiuno – e se ne aumenta ogni giorno la quantità fino ad arrivare a sette limoni, per poi regredire. La pausa deve essere almeno di sette giorni. Un’altra grande idea è gustarsi un ottimo sorbetto al limone, sollievo perfetto al caldo estivo!

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Fun & Tech

L’enigma dei numeri primi

Un numero primo è un numero naturale maggiore di uno e divisibile solo per uno e per se stesso. Semplice no? Eppure i numeri primi hanno suscitato l’interesse di tutti i matematici. Ancora oggi sono avvolti da un alone di mistero perché quel che sappiamo di loro non ci basta. Cosa li rende così speciali? Anzitutto i numeri primi, nella loro successione naturale, sono isolati. Lo scrittore Paolo Giordano lo sapeva bene. Ad ispirare il suo romanzo “La solitudine dei numeri primi” è stata proprio la matematica: i protagonisti tendono sempre ad avvicinarsi l’un l’altro, senza mai raggiungersi. Fuor di metafora non ci sono mai due numeri primi vicini tra di loro. Un esempio perfetto è dato dai cosiddetti numeri gemelli, separati da un solo numero pari – per esempio 11 e 13. Si congettura che questi numeri siano infiniti ma in realtà anche le dimostrazioni volte a dimostrarlo sono limitate. Se gli atomi della matematica siano finiti o meno è uno dei problemi maggiori che questi numeri portano. Un problema da un milione di dollari… letteralmente! Ebbene sì. È questo il premio per chi risolve uno dei cosiddetti Millennium Problems, sette problemi irrisolti della matematica, tra cui ovviamente quello dei numeri primi. Eppure intorno a questi famigerati enigmi della matematica i misteri non sono pochi. Basti pensare a Grigory Perelman. Il matematico russo che, dopo sei anni di studio, è riuscito a dimostrare nel 2006 la congettura di Poincaré, una delle proprietà matematiche più dibattute nella branca della topologia. Dopo aver rifiutato l’invito e il premio in denaro, è scomparso.  Solo dopo anni egli ha spiegato alla stampa il motivo del suo rifiuto: un’immeritata scoperta.  Ad oggi la congettura di Poincaré è l’unico dei sette Millennium Problems ad essere stato risolto. Applicazione dei numeri primi: da Reimann alla crittografia digitale asimmetrica Fu nel 1859 che il grande matematico tedesco Georg Bernhard Reimann introdusse una funzione – nota come Zeta di Reimann – che permette di individuare i numeri primi. La validità della Zeta di Reimann è però dimostrata per un miliardo e mezzo di casi. Questa cifra non basta. Riuscire a trovare un nuovo numero primo è operazione complessa anche per un computer. È per questo che i numeri primi sono usati come base di un ampio insieme di codici usati da internet. Negli anni Settanta tre ricercatori – Rivest, Shamir, Adleman – svilupparono un algoritmo fondamentale. Al giorno d’oggi questa scoperta è alla base dei cifrari che proteggono i numeri  delle carte di credito o degli accessi online. Oggetto di questo tipo di crittografia – digitale asimmetrica – sono dunque i numeri primi: più alti sono, più il codice sarà sicuro. Per violare il sistema occorrerà risalire al prodotto dei due numeri primi che hanno generato il grande numero. L’Electronic Frontier Foundation ha messo in palio 150mila dollari per chi troverà un numero primo di un miliardo di cifre, perché sarebbe una garanzia assoluta per la privacy. Nel 2016 è stato scoperto il numero primo più grande. Le sue ventidue milioni di […]

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Notizie curiose

Il numero phi della proporzione divina: 1,618

Cos’è la proporzione divina? Partiamo dal 1,618, il numero più discusso e più enigmatico del mondo. Si cela dietro ogni aspetto della natura, dalla botanica all’anatomia, dall’architettura all’informatica, tanto da essere considerato come una firma del creatore stesso. Per questo motivo il numero Φ (=phi) è definito il numero della proporzione divina. Proporzione divina e successione di Fibonacci: Φ nella sezione aurea Quando parliamo della serie di Fibonacci ci riferiamo a una sequenza di numeri in cui ognuno è dato dalla somma dei due precedenti: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89 … Lo scopo del matematico pisano Leonardo Fibonacci era quello di studiare la crescita di una popolazione di conigli. Tuttavia la successione di Fibonacci non è rilevabile solo in questo aspetto della natura: Gran parte dei fiori hanno un numero di petali pari ai numeri presenti nella successione Le infiorescenze sui girasoli seguono due spirali che girano in senso orario e antiorario: ogni spirale contiene un numero di semi presente nella successione (di solito 34 o 55). La stessa cosa avviene per le pigne e per molti altri fiori Solitamente le foglie allineate su un ramo di un albero sono pari a un numero presente nella successione. Vari tipi di conchiglie, come quella del mollusco Nautilus, hanno forme a spirale. Questa particolare forma geometrica, chiamata spirale di Fibonacci, è data dai quarti di circonferenze inscritte nei quadrati con lati equivalenti ai numeri della successione Il rapporto tra le falangi di un uomo è un numero di Fibonacci, come anche il rapporto della lunghezza del braccio e dell’avambraccio Ma cosa c’entra Fibonacci con il numero Φ? Per ottenere il nostro magico numero basterà calcolare il rapporto tra due numeri vicini nella successione. Il valore ottenuto sarà tanto più approssimato al numero 1,618, quanto più in numeri considerati sono alti. Le sue infinite cifre decimali sono state approssimate a diecimila… fin ora! Oltre ad essere il più difficile da approssimare facendo un rapporto tra due numeri interi, è presente in ogni forma e in ogni aspetto. Rapporto, sezione o numero phi aureo: può un numero regolare le leggi dell’universo?  Sì. Il numero della divina proporzione si trova, oltre che in geometria: Nei frattali, come coefficiente di omotetia In arte. Secondo alcune teorie molti artisti hanno fatto uso della sezione aurea nella pittura, con i disegni appositamente scelti per generare gradimento. È il caso di Giotto, Cimabue, Leonardo, Seurat e molti altri. In architettura invece la sezione aurea è oggetto del Modulor – letteralmente modulo d’oro – di De Corbusier Nella musica. Il violino deve il suo suono alla particolare forma della cassa armonica che, secondo alcuni, è ottimale proprio quando segue la geometria aurea; il pianoforte, con i suoi 13 tasti delle ottave, distinti in 8 bianchi e 5 neri, divisi in gruppi di 2 e 3, segue lo schema dei numeri di Fibonacci. Ma non è tutto: già Pitagora aveva osservato che gli accordi musicali ottenuti da corde le cui lunghezze siano in rapporto come numeri interi piccoli (phi) risultassero particolarmente gradite. Tutti i […]

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