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Eroica Fenice

Scrittura noir: De Giovanni incontra gli studenti

Maurizio De Giovanni sta tenendo un seminario dedicato alla scrittura di gialli e noir, articolato in cinque appuntamenti, ciascuno incentrato su una diversa componente di questa. Il secondo incontro, dedicato all’“ambientazione” si è tenuto presso l’Aula Pessina, della sede centrale della Federico II Giovedì 17 Dicembre. È qui che Maurizio ha svelato qualche segreto del suo stile ad una folla di ragazzi con gli occhi curiosi ed affamati.

Quando Maurizio parla della scrittura, e della sua scrittura, si sente intimamente che sta parlando di qualcosa che ama oltre ogni misura. Sembra di sentire Pino Daniele che suona un assolo di chitarra, Totò che improvvisa una battuta, Troisi che gira un film, tre enormi personaggi di Napoli: in ogni parola di Maurizio e nella sua stessa vena compositiva si respira l’anima più fervida di questa città  che è da sempre sua musa ispiratrice.
De Giovanni descrive la scrittura di gialli come fosse una casa, con le sue varie componenti estetiche e intimistiche.
Una casa deve essere bella da vedere: la bellezza, la particolarità sono gli elementi che spingono chi la guarda da fuori ad entrarvi, ma è il calore ciò che spinge a rimanervi e a decidere di trascorrervi tutta una vita.
Così un libro, se il lettore non ne sente il calore (e non lo sente prima della fatidica pagina 15, come suggerisce Maurizio), sarà probabilmente abbandonato o sarà letto sì, ma senza lasciare tracce significative del suo passaggio.

Come una casa, la scrittura noir ha le sue caratteristiche specifiche.
L’ambientazione è la tappezzeria, è ciò che in libreria ti fa scegliere quel libro. Come quando incontri una ragazza ad una festa. Non sai niente di lei, non conosci il suo modo di pensare, non conosci i suoi sogni, le sue passioni, le sue paure, ma c’è qualcosa che ti spinge ad avvicinarti a lei.
E in effetti, la scelta di un libro è qualcosa di simile. In libreria siamo affascinati da un colore, da un disegno, da un titolo, da una copertina, poi iniziamo a leggere le prime pagine ed è in quel momento che deve crearsi una sorta di empatia tra chi scrive e chi legge, si deve sentire qualcosa sotto pelle. È un percorso che va costruito dalle basi.

Così come in una casa la tappezzeria va scelta con cura piano piano, è necessario costruire l’ambientazione, ma non bisogna farlo subito, in fretta.
L’ambientazione va toccata come farebbe un viaggiatore che va in quel posto, per la prima volta. Così vanno assaporati gli odori, i sapori, l costumi, che fanno parte della tappezzeria che deve essere originale, ma non troppo. Perché ciò che che conta è il calore della casa. E il calore lo danno le persone che ci vivono.
La dimensione d’ingresso è il modo di pensare dei personaggi, la loro scala di valori. L’obiettivo primario di  uno scrittore deve essere quello di far immergere il lettore nella storia.
Per questo è necessario parlare a lui, direttamente. E attraverso le descrizioni dei luoghi e il contesto storico mette in luce le variazioni emotive dei singoli personaggi che in quel libro vivono, che vivono in quella casa.

Così in uno spazio limitato di pagine lo scrittore deve raccontare più che il percorso delle singole strade, le sensazioni del personaggio che si appresta a riempire una nuova giornata, che sente la solitudine, la mancanza di un amore, le ambizioni mancate, il confronto con il mondo.
Il lettore deve  sentire il cuore. E lo scrittore non può far sentire il cuore a chi lo legge se egli per primo non entra all’interno del personaggio e vive insieme a lui, in una simbiosi speciale.

“Devo sentire freddo.
Devo sentire l’odore del mangiare, il suono della musica dei vicoli.
Devo sentire la pioggia addosso, quando fa freddo.
Conoscere un personaggio attraverso i cinque sensi, attraverso le percezioni.”

L’impresa sta proprio nel partire da una cosa fisica e ufficiale come l’ambientazione per creare qualcosa di personale. Come una fotografia, che rappresenta un luogo conosciuto, ma in cui ognuno trasferisce le sue sensazioni.
Quando si riesce a rendere narrativo un fatto di cronaca, l’anima del lettore e dello scrittore apre la sua porta verso un abisso.
E scendere su quell’abisso schiantarsi e vedere cosa c’è sotto è una cosa che solo un narratore può fare. Non lo può fare un avvocato, un giudice. Lo può fare solo uno scrittore.

Questo è il segreto della scrittura che fa sì che il libro non venga solo letto ma venga vissuto davvero

Il segreto è il cuore

E nel raccontarlo, Maurizio De Giovanni ci mette il suo cuore, quello che contraddistingue le sue opere e la sua persona.
De Giovanni è uno scrittore che dà alle emozioni nuova dignità e che sa creare con il lettore quel rapporto empatico che non fa sentire alcuna barriera. Tra chi scrive e chi legge, può crearsi un rapporto simbiotico, ed è il rapporto che De Giovanni ha costruito e nel tempo coltivato con tutti i suoi lettori e che è palpabile nella sala piena di studenti, che lo ascoltano con gli occhi vivi e gioiosi, con la curiosità di sentire di più, con la passione di chi ha trovato un oratore con le parole giuste.

Questo è il segreto della scrittura che fa sì che il libro non venga solo letto ma venga vissuto davvero. Il segreto è il cuore.

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