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Eroica Fenice

Silence di Martin Scorsese

Silence di Martin Scorsese: la modernità del 1600

Martin Scorsese firma la sua venticinquesima regia con Silence  (qui il trailer), un lavoro sul quale ha riflettuto per decenni. Padre Rodrigues (Andrew Garfield) e Padre Garupe (Adam Driver) sono due frati cattolici portoghesi che, nella prima metà del Seicento, partono per il Giappone per trovare tracce dello scomparso padre Ferreira (Liam Neeson). In Patria sono arrivate, infatti, notizie del ‘tradimento’ di Ferreira che avrebbe abiurato per salvarsi la vita durante le persecuzioni dei cristiani in Giappone.

Silence di Martin Scorsese è tratto dal romanzo di Shūsaku Endō, Silenzio (1966), in cui la storia viene narrata sotto forma di lettera da padre Rodrigues. Nel romanzo, come nel film, si riflette a lungo sulle risposte che non arrivano dal Dio cristiano, durante le durissime persecuzioni religiose. L’unico modo per sopravvivere in quel periodo era, pertanto, quello di dichiararsi buddhisti, calpestando immagini religiose cristiane davanti agli inquisitori giapponesi.

I due gesuiti si trovano catapultati in un luogo in guerra, in cui il loro credo viene messo a dura prova in ogni istante. Il viaggio, che doveva servire a portare conforto ai giapponesi cristiani, abbandonati dai gesuiti che li avevano convertiti anni prima, servirà soprattutto ai due viaggiatori, per riflettere sulla loro fede e sulla sua effettiva utilità in un luogo così diverso dall’Europa da cui sono partiti.

Silence di Martin Scorsese: un film attuale

Nulla di più attuale. Un popolo che si considera superiore -in questo caso per cultura e religione- cerca di colonizzarne un altro di cultura diversa. Il Portogallo del Seicento, di cui parla Scorsese, sembra avere molte somiglianze con l’Occidente contemporaneo, che considera ogni forma di cultura diversa degna solo di essere messa in dubbio e modificata.

Non è la prima volta che Scorsese si pone in una posizione di critica verso le politiche degli Stati Uniti, basti pensare a Taxi Driver e alla sua dura critica verso la guerra del Vietnam. Questa volta, però, sembra che il Giappone del Seicento e l’imperialismo religioso del Portogallo e della Compagnia di Gesù siano soprattutto un modo per riflettere sull’ingerenza che i popoli forti hanno nella vita di altre nazioni. Fino a che punto esportare un modello religioso-culturale può far bene ad una cultura molto diversa? Vale la pena di vedere centinaia di migliaia di persone perseguitate per una religione importata? e di perseguitare altri cittadini solo perché hanno scelto una fede diversa da quella imposta dallo Stato? 

Silence mette in campo, insomma, molte questioni di capitale importanza e spinge gli spettatori a riflettere su temi molto attuali, che vanno ben oltre la storia delle persecuzioni cristiane in Giappone nel Seicento.