Oltre cinquanta capolavori del Kunsthistorisches Museum di Vienna arrivano a Roma con la mostra “Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo”, in programma presso il Palazzo Cipolla dal 6 marzo al 5 luglio 2026.
Il 5 marzo, presso Palazzo Cipolla a Roma, si è svolta la conferenza stampa di presentazione della mostra Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum, un progetto espositivo che porta per la prima volta in Italia oltre cinquanta capolavori provenienti dalle prestigiose collezioni del Kunsthistorisches Museum di Vienna. L’esposizione, ospitata al Museo del Corso, Polo museale, sarà aperta al pubblico dal 6 marzo al 5 luglio 2026.

Indice dei contenuti
- Il valore culturale del progetto Da Vienna a Roma
- Da Vienna a Roma: le relazioni culturali tra Italia e Austria
- Il sostegno del Gruppo Sella
- Da Vienna a Roma: un dialogo artistico tra due Paesi
- Il significato internazionale della mostra
- La missione del Kunsthistorisches Museum
- Il progetto curatoriale e le origini della collezione
- Architettura, pittura e collezionismo
- Informazioni per il pubblico
Il valore culturale del progetto Da Vienna a Roma
Ad aprire l’incontro è stato Franco Parasassi, presidente della Fondazione Roma, promotrice dell’iniziativa insieme al Kunsthistorisches Museum. Parasassi ha sottolineato come la mostra rappresenti un’importante occasione per raccontare il ruolo storico e culturale della Casa d’Asburgo e il valore dell’arte come strumento di connessione tra le culture europee. Ha inoltre evidenziato come questa esposizione mostri quanto la dinastia asburgica abbia contribuito alla costruzione di una grande tradizione artistica e culturale. Afferma: “L’arte è l’unico vero elemento aggregatore del nostro continente: l’Europa resta la culla di ogni espressione artistica”. Parasassi ha inoltre ricordato il legame tra l’architetto Antonio Cipolla e la concezione ottocentesca del museo come luogo di cultura e formazione, sottolineando come la narrazione storico-artistica della mostra si concluda con uno dei capolavori più intensi del percorso espositivo: L’Incoronazione di spine di Caravaggio.
Da Vienna a Roma: le relazioni culturali tra Italia e Austria
Durante la conferenza è stato messo in evidenza il valore delle relazioni culturali tra Paesi europei, considerate fondamentali per il dialogo tra le istituzioni. In questo contesto è stata ricordata la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’inaugurazione ufficiale della mostra, simbolo dell’importanza diplomatica e culturale dell’iniziativa.
Il sostegno del Gruppo Sella
Tra i sostenitori del progetto figura il Gruppo Sella, sponsor dell’esposizione attraverso Banca Sella e Banca Patrimoni Sella & C. Il dottor Federico Sella ha evidenziato come iniziative di questo tipo rappresentino un’occasione per riflettere sul ruolo della cultura nelle attività delle istituzioni e delle imprese, interrogandosi se il sostegno a progetti culturali debba essere considerato un elemento centrale o accessorio dell’impegno sociale. Parasassi ha inoltre ricordato quanto sia stato complesso organizzare una mostra di questa portata, realizzata grazie alla collaborazione con il Kunsthistorisches Museum e al supporto organizzativo di MondoMostre.
Da Vienna a Roma: un dialogo artistico tra due Paesi
Simone Todero, amministratore delegato di MondoMostre, ha sottolineato il valore simbolico della mostra “Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo” come occasione di dialogo tra Italia e Austria. “Questa esposizione traduce visivamente lo straordinario rapporto tra i nostri Paesi”, ha affermato. “L’arte unisce e crea opportunità di confronto e collaborazione”. Todero ha inoltre ricordato il successo della recente mostra Dalí. Rivoluzione e Tradizione, ospitata negli stessi spazi e capace di attirare oltre 75 mila visitatori.
Il significato internazionale della mostra “Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo”
Il valore internazionale dell’iniziativa è stato ribadito anche da Jonathan Fine, direttore generale del Kunsthistorisches Museum di Vienna, che ha definito un onore la partecipazione del Presidente Mattarella all’inaugurazione. Fine dichiara: “Austria e Italia condividono una storia comune: l’amore per l’arte”. Fine ha spiegato come il museo viennese nasce come raccolta privata della dinastia asburgica. “I capolavori conservati nel museo costituiscono il nucleo della sua forza. L’arte parla un’unica lingua che può essere compresa da chiunque. Arte e cultura sono la connessione che ci unisce e costruiscono ponti tra nazioni, istituzioni e società”.
La missione del Kunsthistorisches Museum
Jennifer Sliwka, direttrice della pinacoteca del Kunsthistorisches Museum, ha espresso il proprio legame personale con Roma e ha ricordato come la collezione viennese sia una delle più importanti al mondo, costruita nel corso dei secoli grazie alla passione collezionistica degli Asburgo. Sliwka afferma: “La nostra missione come curatrici è preservare queste opere ma anche condividerle con il pubblico”. L’obiettivo è offrire una visione innovativa della collezione e rafforzare il dialogo culturale tra Vienna e Roma.
Il progetto curatoriale e le origini della collezione
A illustrare il progetto scientifico della mostra è stata Cäcilia Bischoff, storica dell’arte del Kunsthistorisches Museum e curatrice dell’esposizione. Il concept dell’esposizione “Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo” si è sviluppato progressivamente fino a strutturarsi in diverse sezioni tematiche, con l’obiettivo di costruire una vera e propria mappa artistica europea e bilanciare la narrazione storica tra i diversi contesti culturali. Il percorso espositivo racconta la nascita e lo sviluppo della collezione imperiale degli Asburgo, formata tra il XVI e il XIX secolo da figure centrali della dinastia come l’imperatore Rodolfo II, l’arciduchessa Isabella Clara Eugenia, l’arciduca Leopoldo Guglielmo e l’imperatrice Maria Teresa. Tramite queste raccolte emerge l’immagine di un impero multiculturale e multireligioso che ha fatto dell’arte uno strumento di rappresentazione culturale e dialogo tra civiltà.
Architettura, pittura e collezionismo
La mostra si apre con una sezione dedicata all’architettura del Kunsthistorisches Museum di Vienna, progettato da Gottfried Semper e Carl Hasenauer e inaugurato nel 1891 nell’ambito del grande piano urbanistico voluto dall’imperatore Francesco Giuseppe I. Il museo viennese viene messo in dialogo con Palazzo Cipolla attraverso la figura dell’architetto Antonio Cipolla, interprete della cultura storicista europea e promotore di una concezione dell’architettura come spazio pubblico capace di trasmettere valori civili e culturali.

Il cuore della mostra è dedicato alla pittura europea tra Cinquecento e Seicento, con capolavori della grande scuola fiamminga del XVII secolo firmati da Peter Paul Rubens, Anthony van Dyck e Jan Brueghel il Vecchio. Le opere testimoniano un linguaggio figurativo ricco di dinamismo e intensità cromatica, nato dall’incontro tra tradizione rinascimentale, influenza italiana e osservazione della natura.


Accanto ai grandi dipinti, l’esposizione presenta anche opere di piccolo formato e oggetti provenienti dalle celebri Kunstkammer, le “camere delle meraviglie” rinascimentali. Dipinti di Gerard ter Borch, Gerard Dou e Jacob van Ruisdael dialogano con manufatti preziosi che testimoniano la cultura del collezionismo europeo.

Una sezione è dedicata alla pittura olandese del Seicento, con artisti come Frans Hals e Jan Steen, che raccontano attraverso le loro opere la vita quotidiana della società borghese dell’epoca. Tra questi spicca anche Johannes Lingelbach, attivo a Roma e vicino al gruppo dei Bamboccianti, pittori nordici che raffiguravano scene popolari della vita romana.

Il percorso prosegue con uno sguardo alla pittura tedesca dell’età moderna, a partire dalla tradizione rinascimentale di Lucas Cranach fino ad artisti successivi come Joachim von Sandrart e Jan Liss, testimoni del dialogo tra la cultura figurativa nordica e il Barocco italiano.

Un nucleo centrale dell’esposizione è dedicato agli Asburgo come acquirenti e committenti. Straordinari ritratti e opere di artisti come Giuseppe Arcimboldo, David Teniers il Giovane, Guillaume Scrots e Diego Velázquez raccontano la politica culturale della dinastia, che utilizzava l’arte anche come strumento di autorappresentazione.

Accanto ai grandi maestri europei, la pittura italiana occupa un ruolo centrale con opere di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Orazio Gentileschi, Guido Cagnacci e Giovanni Battista Moroni. A chiudere simbolicamente il percorso è L’Incoronazione di spine di Michelangelo Merisi da Caravaggio, realizzata a Roma tra il 1603 e il 1605. Il dipinto rappresenta uno dei momenti più drammatici della Passione di Cristo e testimonia la rivoluzione artistica caravaggesca, in grado di trasformare un tema religioso in un’esperienza emotiva profondamente umana.

Informazioni per il pubblico
La mostra è ospitata al Museo del Corso – Polo museale, Palazzo Cipolla, in via del Corso 320 a Roma.
Biglietto intero costa 18 euro, con riduzioni per studenti, under 25, over 65, scuole e gruppi. Sono previste visite guidate, laboratori didattici e numerose attività educative dedicate a scuole, famiglie e pubblico adulto, con l’obiettivo di rendere accessibile a tutti il patrimonio artistico presentato in mostra.
Immagini in evidenza: fornite da Ufficio Stampa o scattate in loco

