Il poeta triestino Umberto Saba nacque quasi centocinquanta anni fa proprio in questo giorno, il 9 marzo 1883, col nome di Umberto Poli. Egli è da tutti considerato il poeta dell’inconscio per il suo stile dedito alla celebrazione della quotidianità. Infatti, la maggior parte delle sue poesie rievocano i luoghi dell’amata Trieste, alla quale città fu intimamente legato.
Scheda riassuntiva: Umberto Saba
| Nome alla nascita | Umberto Poli |
| Nascita e Morte | Trieste, 9 marzo 1883 – Gorizia, 25 agosto 1957 |
| Corrente letteraria | Poesia dell’inconscio, Antinovecentismo |
| Opere principali | Il Canzoniere, Ernesto, Scorciatoie e raccontini |
L’infanzia, l’assenza del padre e l’origine dello pseudonimo
Non tutti sanno che l’infanzia del poeta fu costellata da una serie di eventi che lo segnarono profondamente. Prima, l’assenza del padre, che abbandonò la famiglia poco prima dell’importantissimo 9 marzo 1883. Poi, l’affidamento a una balia, Peppa Sabaz e la successiva separazione dalla stessa a soli tre anni. Come è intuibile, Saba rende eterno il legame con la donna appropriandosi del suo cognome nello pseudonimo per il quale l’Italia lo ha conosciuto. Egli, come ha scritto in età più matura, considerava la balia la sua “madre di gioia”, colei grazie alla quale aveva provato l’amore viscerale e sincero dei legami familiari.
Approfondimento sull’opera
Per comprendere appieno l’introspezione e la maturità dell’autore, leggi il nostro speciale dedicato al capolavoro del poeta: l’analisi dell’Ulisse di Umberto Saba.
Le crisi psicologiche e l’incontro con la psicoanalisi
Un altro aspetto che vale la pena sottolineare, riguardante la vita di Umberto Saba, è la sua predisposizione per le crisi psicologiche, a causa delle quali si avvicinò alla psicoanalisi, pratica che nei primi del novecento stava scoprendosi in Italia. Il poeta, nato il 9 marzo 1883, si sottopose alle cure di Edoardo Weiss, lo stesso professionista conosciuto da Italo Svevo, nonché colui che diffuse nel nostro paese gli studi del medico viennese Sigmund Freud.
Questa condizione fu di rilevante impatto nella poetica di Umberto Saba (basti pensare al contenuto del Canzoniere del 1921), tanto da essere soprannominato “il poeta dell’inconscio”. Egli infatti prediligeva, come spiega nell’articolo “Quello che resta da fare ai poeti”, una scrittura che si riferisse alla realtà più apparente, quella che suscita, in chi la vive, il più puro sentimento di appartenenza. Egli rinnega le sovrastrutture e le esagerazioni caratteristiche degli Inni Sacri di Manzoni oppure il verso libero del Futurismo, ma apprezza piuttosto D’Annunzio e la sua realtà stra-ordinaria che conserva le tecniche tradizionali.
La poetica della quotidianità e i temi affrontati
Per questo motivo egli consiglia di non intervenire assiduamente sulle poesie, di lasciare che mantengano la loro spontanea connessione alla vita. Tra gli argomenti più ripetuti nei suoi scritti sin dal 9 marzo 1883, troviamo la natura (in particolare la funzione confortante del mare), l’affetto con l’amata moglie Carolina (Lina) Wolfler e l’unica figlia, le memorie dell’infanzia e riflessioni sull’attualità (era un interventista).
Inoltre permise un’esistenza poetica nel suo romanzo incompiuto Ernesto (1975), alle tematiche dell’ebraismo e dell’omosessualità. Concludiamo questo omaggio a Umberto Saba, nato il 9 marzo 1883, con la poesia “Accompagnando un prigioniero” che racchiude quanto detto riguardo il poeta rispetto agli elementi quotidiani ma che comprende anche ciò che concerne la guerra, da lui vissuta e subita come collaudatore di aerei:
“La piazza del paese a mezzo il giorno
come una stampa, pur nuova, d’antico;
io che cammino di scorta a un nemico,
e i ragazzi, si sa, dietro ed intorno.
Dal caffè l’ozioso, esce dal forno
il panettiere, tra la piazza e il vico
lascia il suono, la man ritrae, il mendico”.
Fonte immagine in evidenza: Umberto Saba e Giani Stuparich durante gli anni Cinquanta nella Libreria Antiquaria Umberto Saba (via San Nicolò a Trieste) | Immagine da: jenikirbyhistory.getarchive.net

