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L’Ulisse di Umberto Saba | Analisi

L'Ulisse di Umberto Saba | Analisi

Nell’immenso della letteratura italiana del XX secolo, poche opere sono riuscite a catturare l’essenza complessa dell’anima umana con la stessa profondità e sensibilità de L’Ulisse di Umberto Saba. L’opera è stata pubblicata nel 1926, fa parte del Canzoniere e venne inserita nella sezione chiamata Mediterranee, l’ultima della raccolta.

In questo articolo vi presentiamo un’analisi de L’Ulisse di Umberto Saba:

Chi è il poeta?

Umberto Saba, nato Umberto Poli nel 1883 a Trieste, fu un autore ebreo il cui percorso vitale fu segnato da un antico dolore, parzialmente mitigato dall’affetto familiare. Dopo una giovinezza con studi irregolari, si appassionò alla letteratura ispirandosi a Giacomo Leopardi. Si trasferì a Firenze nel 1905, dove ebbe rapporti difficili con il gruppo intellettuale della rivista La Voce. Durante la Prima Guerra Mondiale, partecipò come amministratore e dopo il conflitto, gestì una libreria e visse agiatamente dedicandosi alla poesia. Nel 1938, a causa delle leggi razziali, si rifugiò a Parigi. Gli eventi legati alla Seconda Guerra Mondiale e alla crisi triestina accentuarono la sua infelicità. Umberto Saba trascorse gli ultimi anni a Trieste, morendo nel 1957 a Gorizia.

La poetica 

Riguardo alla poesia, l’obiettivo di Umberto Saba è la ricerca di autenticità ed onestà. L’idea di onestà deve riguardare sia lo stile che i contenuti: la poesia dev’essere lo specchio sincero dell’interiorità del poeta, mentre le scelte stilistiche devono essere semplici e antiretoriche. Umberto Saba approda così ad una poesia di tipo antidecadente e antinovecentista. Egli ritiene che il poeta debba rifarsi alla grande tradizione italiana, che va da Dante e Petrarca a Leopardi, evitando però lo stile solenne a favore di un linguaggio più semplice. Da ciò ne consegue poi il rifiuto dello sperimentalismo metrico prevalente nel tipo di lirica precedente, a vantaggio di un recupero della tradizione. Dalla classicità l’autore riprendere la rima e la verseggiatura raffinata, l’iperbato, l’enjambement e l’uso della metafora, che però vengono inseriti in un stile dimesso.

L’Ulisse di Umberto Saba: l’analisi del testo

L’Ulisse di Umberto Saba si sviluppa in un’unica strofa costituita da tredici versi endecasillabi sciolti, che arricchisce con numerose figure retoriche quali gli enjambement, le anastrofi, le allitterazioni, che sono importanti perché contribuiscono a dare una certa musicalità al verso. Inoltre, questa lirica è fortemente autobiografica, come si può evincere dall’utilizzo della prima persona.

In questa poesia, Saba istituisce un confronto con l’eroe greco Ulisse, privilegiando però quella che è la figura dell’Ulisse dantesco, animato dal desiderio di conoscenza e di esplorazione dell’ignoto, un desiderio che prevalse sugli affetti familiari e che lo spinse a superare le Colonne d’Ercole, che rappresentavano un divieto divino. La poesia nella sua interezza è incentrata sulla metafora del viaggio e ha un carattere prevalentemente autobiografico, come si può notare proprio dal primo verso, in cui l’autore fa riferimento alle principali tappe della sua vita, sintetizzate dal riferimento al suo giovanile navigare lungo le coste della Dalmazia, mentre al verso 9 è possibile poi notare l’avverbio di tempo oggi e queste due indicazioni temporali consentono di suddividere il testo in due parti.

Nella prima parte, la poesia presenta il tempo verbale dell’imperfetto e fa riferimento alla sua esperienza di marinaio, durante la quale aveva viaggiato durante le coste della Dalmazia, una zona caratterizzata da isolotti che di giorno splendevano al sole come delle gemme, mentre di notte costituiscono un vero e proprio pericolo per i navigatori. L’avverbio di tempo oggi introduce il passaggio al presente, ed indica l’età matura del poeta e attraverso i tempi verbali del presente c’è una riflessione da parte dell’autore, che vuole sottolineare che nonostante la sua età sia avanzata, sente ancora l’amore per la vita e tale amore viene espresso dalla frase “non domato spirito” e dall’ossimoro doloroso amore.

Umberto Saba riprende quindi il nome di Ulisse nella sua poesia, ma per parlare della propria vita, indicando il suo desiderio di proseguire il viaggio di conoscenza e di ricerca di altre mete, perché per lui il porto sicuro è ancora distante. Ciò va in contrasto con la figura di colui che invece vuole accettare le comodità della vita quotidiana, e quindi con la figura del conformista; infatti quando dice “il porto accende ad altri i suoi lumi” vuole intendere proprio che il porto, visto come luogo di approdo e luogo sicuro, non è adatto a lui perché lui si stente ancora investito dall’amore per la vita e l’amore per i viaggi.

L’Ulisse di Umberto Saba si conclude rimarcando il concetto che la sua navigazione è ancora in cerca di nuove esperienze, pur accettando un destino di solitudine e di lotta, come espresso dall’ossimoro finale: queste due parole sono realmente pregne di significato, perché l’autore, utilizzandole, vuole mettere in risalto quanto lui ami la vita pure nella consapevolezza che la vita stessa sia costellata da esperienze di dolore, infatti si può dire che sintetizza la tensione del poeta verso la conoscenza.

Fonte immagine di copertina: Wikipedia

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