Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Accordi e Disaccordi

Accordi e Disaccordi è il festival del cortometraggio, online fino al 21 novembre

Accordi & Disaccordi al via, il festival è online fino al 21 novembre

Il festival Accordi e Disaccordi è una delle maggiori realtà del cinema campano e nazionale. Giunto alla sua diciassettesima edizione, la manifestazione quest’anno, a causa delle note e triste vicende del Covid-19, si terrà esclusivamente online fino al 21 novembre. Eroica Fenice ha avuto il piacere di parlare con Denise Capuano, protagonista in due cortometraggi selezionati al festival: “L’amore oltre il tempo”, di Emanuele Pellecchia, e “Il pane quotidiano” di Danilo Rovani. Una chiacchierata informale, sul festival internazionale del cortometraggio, con particolare riguardo alle due opere sopraccitate. L’intero programma del festival è disponibile, in streaming ed al costo di tre euro, sulla piattaforma Festhome.

Il festival Accordi e Disaccordi è una realtà sempre più importante del cinema campano. Qual è il percorso che ti ha portato alla manifestazione?

Entrambi i cortometraggi a cui ho partecipato hanno intrapreso, dopo la produzione, un percorso festivaliero fortunato, stagliandosi sul panorama nazionale e internazionale con ottimi risultati. Sia per “L’amore oltre il tempo” che per “Il pane quotidiano” si sono susseguiti la selezione ufficiale prima e il titolo di finalista poi al festival dal prestigioso programma “Accordi e Disaccordi”. Come il nome stesso della manifestazione lascia intuire, essa focalizza l’attenzione attorno alle assonanze e dissonanze del nostro tempo. In tutti e due i corti ritroviamo declinazioni, tra loro diverse, di questo tema centrale: “L’amore oltre il tempo”, dipanandosi su piani temporali distanti, lascia riflettere sulla dicotomia tra presente e passato, ma soprattutto tra la differente tipologia di comunicazione, “analogica” un tempo, telematica oggi; “Il pane quotidiano”, invece, non solo è una continua alternanza tra sensazioni e suggestioni del presente e i ricordi della trascorsa adolescenza che queste evocano nella protagonista, ma propone anche una duplice e contrapposta visione della genitorialità nei personaggi del padre e della madre di lei. 

 Da dove nasce l’idea dei due corti?

“L’amore oltre il tempo” nasce dalla dichiarata passione del regista Emanuele Pellecchia per il cinema dei primi anni del secolo scorso. Si tratta infatti di un muto in bianco e nero, con tutti i crismi di un vero e proprio film d’epoca: fotogrammi incerti e tremolanti, macchina fissa, recitazione teatrale incentrata sulla sola gestualità ed espressività, tempi accelerati, musiche al piano. Eppure non si tratta di una nostalgica, sterile riproposizione di un canone classico, già tuttavia di per sé operazione audace, in totale controtendenza all’alta definizione e all’iperrealismo a cui il cinema contemporaneo ci ha abituati: la storia tra i due protagonisti, provenienti uno da un’epoca antica, l’altra da quella moderna, è intrisa di elementi fortemente attuali, come la presenza di uno smartphone che funge da magico ponte temporale tra i due, e induce lo spettatore a chiedersi cosa significhi veramente comunicare, trovarsi, amarsi al giorno d’oggi.

Per “Il pane quotidiano”, invece, “l’intento era narrare una storia diversa, quella di un padre single, Maurizio, che deve affrontare il dramma sociale della precarietà e del lavoro in nero per garantire una sorta di tranquillità domestica alla figlia, a cui vuole dare un’educazione sentimentale più che civica”, per citare le parole del regista stesso, nonché sceneggiatore dell’opera, Danilo Rovani. La trama è intrisa del pensiero del filosofo psicoanalista francese Jacques Lacan relativo alla necessità dell’agire in conformità al desiderio che abita in ognuno di noi: da un lato Maurizio si prodiga e sprona la figlia Melissa affinché viva da donna indipendente, forte, sfuggente a qualsiasi tipo di imposizione maschilista, conferendole il potere degli strumenti di libertà massimi: la poesia, la cultura, la scrittura (“il pane quotidiano” dell’anima, appunto); dall’altro, propone alla figlia come incarnazione di questo modello di donna la sua stessa madre, che prova a riscattare agli occhi della reticente Melissa dipingendola non come colei che pur di perseguire la carriera di cantante ha abbandonato egoisticamente la famiglia, quanto piuttosto come una donna che ha avuto il coraggio di tener fede a se stessa, alla propria natura, senza mai rinunciare ai suoi sogni e alle sue ambizioni.

La pandemia da Covid-19 ha inciso fortemente sull’edizione di quest’anno che si terrà esclusivamente online. Oltre alle modalità di fruizione, come ha inciso secondo te il Coronavirus sul mondo del cinema? In generale, l’arte e la cultura ne hanno risentito fortemente.

Certamente la pandemia ha avuto un impatto drammatico sul mondo dello spettacolo tutto. Sono del parere che l’arte e la cultura, essendo fatte di scambio, di incontro, di connessioni non possa prescindere dalla fisicità delle persone che la fanno e che ne fruiscono. Ma è giusto che, in casi di emergenza come questo, ci si adatti e si trovi un’alternativa, una soluzione per andare avanti. Tuttavia, mentre in alcuni casi questa esiste e in qualche modo funziona, in altri sembra che non si riesca a trovarla, o che non si voglia farlo, o che non sia sufficientemente efficace. Mi spiego: nel mondo cinematografico, specialmente quello delle grandi produzioni, i set, rispettando tutti i protocolli sanitari necessari, continuano, la fruizione resta comunque garantita dalle innumerevoli piattaforme digitali (pur mai comparabili a mio avviso ad una sala cinematografica) zeppe di qualsiasi tipo di contenuto si voglia, i festival e le premiazioni si tramutano in eventi online. Ma il teatro, per esempio? Ha senso parlare di una qualsiasi modalità telematica per una forma d’arte basata sul contatto empatico, fisico oltre che metafisico col pubblico in sala? Non credo. E se la presenza del pubblico è necessaria, è però, data l’impossibilità di assembramento, possibile? Chiudere totalmente certi settori con tutte le terribili conseguenze che questo comporta, interdire completamente certe attività (uno spettacolo teatrale, un concerto, la didattica) è davvero l’unica cosa che ci resta da fare o una dichiarazione di impotenza o ancora una manifestazione di deresponsabilizzazione e disinteresse da parte delle istituzioni? 

“L’amore oltre il tempo” e “Il pane quotidiano” sono due prodotti di grande intensità e dal forte impatto emotivo. Ritieni che il cortometraggio sia una forma d’arte troppo bistrattata? In generale, si tende sempre di più a dare maggior rilievo culturale al film, forse a causa della maggiore durata.

Un cortometraggio non è propriamente un “film breve” nel senso della sola durata. Avendo l’intento di presentare una storia, lanciare un messaggio, suscitare un’impressione nello spettatore in tempi più o meno limitati, è proprio l’impostazione di ciò che vediamo ad essere differente, il racconto deve avere un respiro naturale diverso, cambia il codice linguistico, e non poco frequentemente dunque il corto si presta all’uso di tecniche sperimentali. Ma non addurrei la disabitudine del pubblico a questa forma di comunicazione rispetto a quella decisamente più familiare del lungometraggio come unica ragione del minor successo dei cortometraggi. Penso che sia anche un problema di distribuzione. Spesso la vita dei corti si svolge “a porte chiuse” nell’ambito di festival a cui solo una giuria di addetti ai lavori ha accesso, o comunque un pubblico veramente esiguo. È ancora troppo scarsa la loro proposta al grande pubblico tramite le piattaforme streaming, per non parlare delle vere e proprie proiezioni nelle sale cinematografiche. Può darsi però che la tendenza a considerare il corto per una comunità “di nicchia” sia destinata a invertirsi in un prossimo futuro, specialmente in virtù dell’obbligo al consumo ultra rapido di qualsiasi prodotto, anche multimediale, a cui la società odierna ci sta portando.   

Il festival Accordi e Disaccordi è un importante punto di arrivo, ma anche un traguardo per certi versi. Cosa ti aspetti dal futuro, speri di continuare a lavorare nel mondo del cinema?

Quello dello spettacolo è un mondo assai precario, e in questo momento di crisi lo è ancor più. Non mi piace avere aspettative troppo alte sul futuro, ma ciò non vuol dire crogiolarsi nel pessimismo e non avere grandi speranze. Ciò che è certo è che ogniqualvolta si profila la possibilità di lavorare per il cinema o per il teatro non mi tiro mai indietro. Sono ad esempio già impegnata insieme all’attore Cosimo Alberti in un nuovo progetto, un cortometraggio prodotto da “Itinerari di Napoli” in collaborazione con “Iken” ed “Omovies”, per la regia di Danilo Rovani, dal titolo “A modo mio”. Per ora non posso rivelare altro, ma sono davvero entusiasta e fiduciosa. Incrociamo le dita! 

 

Fonte dell’immagine: Ufficio stampa

Print Friendly, PDF & Email

Leave a Reply