Addio a Paul Auster, il patrono della Brooklyn letteraria

Paul Auster

Paul Auster, celebre scrittore, sceneggiatore e traduttore americano si è spento a New York lo scorso 30 aprile all’età di 77 anni. Secondo il New York Times, la causa della sua morte è dovuta a delle complicazioni causate da un cancro ai polmoni che (così dichiarò la moglie di Auster, Siri Hustvedt, su Instagram l’11 marzo 2023) era stato diagnosticato allo scrittore nel dicembre 2022.

“Auster ha stabilito una delle nicchie più distintive nella letteratura contemporanea”, scrisse il critico Michael Dirda nel 2008. “La ‘voce’ della sua narrazione è ipnotica come quella dell’Antico Marinaio [la famosa ode scritta dal poeta inglese Samuel T. Coleridge]. Se si comincia a leggere uno dei suoi libri, si può fare altro che rimanere inermi e ascoltarla”.

L’autore nacque a Newark, nel New Jersey, nel 1947. In un’intervista, Paul Auster dichiarò che la sua vita di scrittore iniziò all’età di otto anni, quando perse l’occasione di ricevere un autografo dal suo eroe del baseball, Willie Mays, perché né lui né i suoi genitori avevano portato una matita durante il match. Da allora, si è portato una matita appresso ovunque si trovasse.

Aster è considerato uno degli scrittori più iconici di New York, noto anche per aver celebrato la Grande Mela in numerosi suoi lavori. Il New York Times lo ha infatti definito “il patrono della Brooklyn letteraria”. Auster è soprattutto conosciuto per essere uno scrittore di romanzi gialli, ma la categorizzazione è assai complessa, poiché nei suoi romanzi non sono mai mancate riflessioni sulla crisi dei valori e dell’esistenza e sul fallimento, attraverso uno stile di scrittura postmoderno e dai tratti particolarmente inclini all’inter-testualità. Non a caso, Edgar Allan Poe, Samuel Beckett e Nathaniel Hawthorne hanno avuto una forte influenza sulla scrittura di Auster, le cui opere molto spesso strizzano l’occhio ai personaggi di questi scrittori canonici della storia letteraria.

Inoltre, un aspetto che ha caratterizzato buona parte della sua prosa è il tema della coincidenza: Paul Auster sostiene che le persone sono influenzate dalla fluidità della vita, dal suo scorrere incessante e rapido, al punto tale da non accorgersi dei numerosi elementi di coincidenza, incoerenza e contraddizione nella propria vita.

Il suo libro probabilmente più famoso è Trilogia di New York (1996), composto da tre romanzi: Città di vetro (City of Glass), Fantasmi (Ghosts) e La stanza chiusa (The Locked Room). I tre romanzi sono delle detective-stories in cui lo scrittore crea una sua New York strana e surreale, dove tutto può accadere e in cui tutti noi potremmo perderci; questi racconti sono stati pubblicati tra il 1985 e il 1987, la raccolta è diventata un bestseller nominato per numerosi premi letterari. Anche Moon Temple, Mr. Vertigo, Timbuctù sono romanzi diventati popolari e tradotti in tutto il mondo. Una delle sue opere più importanti e rivoluzionarie resta, comunque, 4321 (2017), un libro assolutamente particolare in cui seguiamo le vicende del protagonista Archie lungo quattro possibili sviluppi della sua vita, ognuno dei quali generatosi dall’avverarsi o meno di diverse possibilità. L’ultimo romanzo pubblicato da Auster ancora in vita, Baumgartner,  risale allo scorso anno.

Auster ha scritto anche varie sceneggiature per film come La musica dell’occasione, Il fumo, L’oscurità del volto, Dove sei, Lulu? e La vita interiore di Martin Frost. Gli ultimi due film menzionati sono stati, tra l’altro, diretti personalmente da lui.

Paul Auster è diventato famoso anche in veste di traduttore: si è occupato delle opere francesi di André Breton, Joseph Joubert, Jean-Paul Sartre, Paul Éluard e di molti altri.

Fonte immagine: Wikimedia Commons

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