Buco nero M87*: storia di una grande scoperta

Buco nero M87*: storia di una grande scoperta

Il buco nero M87*, situato nel cuore della galassia M87, è uno dei fenomeni più stupefacenti e affascinanti per quanto riguarda lo studio delle entità cosmiche. Nel 2019 è diventato il protagonista di un evento epocale quando gli scienziati sono riusciti a catturare la sua immagine per la prima volta, aprendo nuove finestre di analisi e comprensione dello spazio e/o universo.

Scoperta della galassia M87 e successivi studi

La galassia M87, nota come NGC 4486, è stata scoperta dall’astronomo francese Charles Messier nel 1781: la sua classificazione come galassia ellittica, però, risale solamente al 1918, quando l’astronomo statunitense Heber Curtis la identificò come tale. Bisogna ricordare che la teoria dei buchi neri ha delle profonde radici nella teoria della relatività generale di Albert Einstein formulata nel 1915: proprio per questo, molti fisici sono riusciti a sviluppare soluzioni matematiche che descrivono i buchi neri nell’ambito della teoria della relatività di Einstein. Solo durante il 1960-1970, gli astronomi iniziarono a scoprire le caratteristiche della galassia M87, tuttavia fu solo negli anni 90 e successivamente 2000 che emersero prove sempre più solide sull’esistenza di un’entità celeste al suo centro, denominato poi buco nero M87*.

Osservazioni e cattura dell’immagine del buco nero M87*

Le osservazioni del buco nero M87* sono state ottenute tramite una tecnica specifica, chiamata Vlbi (Very-long-base interferometry), una tecnica basata sull’interferometria, ovvero un metodo di misura che sfrutta le interferenze fra più onde coerenti fra loro utilizzando gli omonimi strumenti interferometri, che permettono di misurare le lunghezze d’onda e delle rispettive distanze e spostamenti. In questo modo si riusciva a calcolare la distanza tra i vari telescopi di tutto il mondo in modo da poter creare un unico grande telescopio in grado di guardare più in là.

L’immagine catturata del buco nero M87* dagli astronomi dell’Ehtc (Event Horizon Telescope Consortium), definita anche “foto del secolo” da Ciriaco Goddi, è la prima immagine cosmica del suo genere dato che fino ad oggi i buchi neri erano sempre stati rilevati o visti attraverso delle misurazioni indirette. Ci sono voluti circa due anni e 8 telescopi diversi per poter ottenere questa immagine, ma ne è valsa la pena: l’immagine ritrae il buco nero al centro della galassia M87 (Messier 87), o meglio ritrae la sua ombra, ed è la prima prova solida e diretta che mostra non solo un’entità cosmica di questo genere, ma conferma anche la teoria della relatività di Einstein.

Il buco nero M87* in realtà, era in competizione con un’altra entità cosmica: Sagittarius A*, il buco nero al centro della Via Lattea. Tuttavia gli scienziati sono riusciti a fotografare prima M87 perché anche se è molto più distante di Sagittarius A*, è circa 2000 volte più massiccio.

Prospetti futuri

Dopo la cattura dell’immagine storica del buco nero M87*, l’obiettivo principale degli scienziati è adesso analizzare i dati raccolti dalla Ehtc e comprendere meglio la fisica che circonda i buchi neri, con tutti i rispettivi meccanismi. Non c’è nessun dubbio sul fatto che questa immagine, così come il buco nero, sia un monumento scientifico ed è proprio per questo che molti scienziati e/o astronomi sono più determinati al fine di riuscire a portare ulteriori risultati affascinanti nel campo della cosmologia.

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia

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