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Eroica Fenice

Camille Claudel: scultrice geniale e maledetta

«Camille Claudel, nel mondo di volpi che è la scultura, avete introdotto l’autenticità. Tutto grida alla vita, in ciò che ha di più misterioso. Con voi si lascia il mondo delle false apparenze per quello del pensiero!» (Eugène Blot, gallerista). Talento, passione, solitudine, miseria e follia nella vita della scultrice francese Camille Claudel, allieva ed amante del grande Auguste Rodin, il cui valore personale e contributo all’arte del maestro attendono ancora di essere pienamente considerati.

Camille Claudel nasce in un piccolo villaggio della Champagne, da una madre rigidamente legata alle convenzioni e incapace di manifestazioni di affettività. Bambina fantasiosa e volitiva, scopre molto presto la sua vocazione per la scultura: già a 13 anni impasta e lavora la terra argillosa e, non seguendo un iter di apprendimento regolare, si rivolge istintivamente a soggetti viventi. Ha una natura profondamente riservata che attira per la grazia ma respinge per il temperamento selvaggio. La costanza con cui si applica alla modellatura spinge il padre a consentirle di studiare a Parigi, presso l’Académie Colarossi, sotto la guida dello scultore Boucher. Pochi anni dopo, lo sostituisce Auguste Rodin, non ancora divenuto il “Michelangelo dell’Ottocento”, che riconosce subito lo straordinario talento di Camille e la assume nel suo atelier, come modella e sbozzatrice. Ha solo 19 anni e un fascino prepotente che riesce a sconvolgere la vita di Rodin, quarantatreenne, con un legame stabile ed un figlio. Camille Claudel conquista un posto singolare nella sua vita, vivendo con lui anni di passione e di lavoro comune, ispirandosi a vicenda nel creare alcuni fra i più grandi capolavori scultorei di tutti i tempi. La comunanza di motivi e linguaggio di Auguste e Camille è evidente: lavorano insieme in un continuo scambio di esperienze e in una sorta di kamasutra artisticoDopo gli anni dell’intensa passione, Rodin continua a rifiutare una definitiva unione con Camille: lei, che ha amato fuori dagli schemi prestabiliti e sfidato i pregiudizi, si ritrova sola, delusa e non considerata in rapporto al suo genio. Il legame tra i due artisti si fa sempre più tormentato, fino alla rottura definitiva: è a questo punto che il forte temperamento di Camille sfuma in profonda disperazione.

Il suo essere e il suo fare, costituiscono, per l’epoca, un’anomalia disdicevole. È costretta a vivere in gravi ristrettezze economiche, di disordine e abbandono e a vedere l’uomo che ha nutrito con la sua energia vitale avanzare verso la gloria, mentre lei affonda: la ragione vacilla e si aggravano i segni di un disordine mentale. Manie di persecuzione psicotiche la logorano con la convinzione che Rodin voglia impossessarsi delle sue opere, cosicché le distrugge a colpi di martello. A questo punto la madre, che non perdonerà mai le sue scelte anticonformiste, decide di eliminarla dalla vita sociale ed internarla in un Ospedale psichiatrico. «Tenetevela, ve ne supplico… Ha tutti i vizi, non voglio rivederla». Vi resterà fino alla morte nel 1943, in completa solitudine, aspettando invano l’arrivo della sorella e della madre che non le faranno mai visita e alle quali ripetutamente chiederà di essere riaccolta in casa. Non modella più nulla né, tanto meno, scolpisce. Resta imprigionata nell’alternarsi di lucidità e follia. «Essendo l’immaginazione, il sentimento, l’imprevisto, che nascono da uno spirito evoluto, incomprensibili per loro, cervelli ottusi, eternamente chiusi alla luce, occorre che qualcuno fornisca loro un’illuminazione. Un manicomio! Nemmeno il diritto ad avere una casa! È l’annientamento della donna artista cui si vuol far sudare anche il sangue». 

L’orgogliosa Camille Claudel, che ha scolpito l’amore carnale, l’afflato vitale degli amati nel Sakuntala e la passione danzante sulla musica dell’anima ne La Valse, non ci ha lasciato il capolavoro della maturità. Ci ha lasciato la freschezza palpitante dei suoi busti dalla naturale sensualità. Le 67 sculture, sopravvissute al delirio distruttivo, sprigionano un erotismo ed una profondità di reconditi sentimenti con una tecnica perfetta. Un talento soggiogato dall’intensità di un amore e il bisogno di un legame intimo ed esclusivo che ha scontato la “trasgressione” più “immorale” della sua epoca: essere una donna libera e creativa. 

Camille Claudel: scultrice geniale e maledetta

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