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Eroica Fenice

Sherlock Holmes

Sherlock Holmes. Una, nessuna e centomila vite del celebre detective

Sherlock Holmes; “Una, nessuna e centomila vite” del detective inglese creato dal medico Arthur Conan Doyle a fine Ottocento

Sherlock Holmes è tra i personaggi più noti della letteratura di consumo. Nato dalla penna dello scrittore (e medico) Arthur Conan Doyle, il celebre detective di fine Ottocento e il suo assistente Watson hanno incontrato un vasto successo tra i lettori di tutte le epoche.

Perciò altri autori hanno voluto riprendere il mito del detective inglese riscrivendo le sue storie in nuovi contesti (come il genere horror o fantascientifico) oppure creando nuovi personaggi ispirati a Holmes.

L’aspetto che l’immaginario collettivo ha di Sherlock Holmes non proviene dagli scritti di Doyle

In realtà l’aspetto con il quale Sherlock Holmes è entrato nell’immaginario quotidiano non è conforme con la descrizione lasciataci da Doyle (e Watson, autore dei manoscritti sulle avventure col collega). Lo Sherlock originario non indossa il famoso berretto, non fuma soltanto la pipa e non ha mai pronunciato: “Elementare, Watson!” piuttosto frasi simili per complimentarsi col dottore. Tutti questi sono tutti elementi provenienti da scritti apocrifi oppure dalle rappresentazioni teatrali e i film muti.

Le riscritture del detective di Baker Street tra romanzi, serie tv, film e fumetti

Sherlock Holmes ha subito diverse riscritture anche tra diversi media, che hanno rivisto e riletto il personaggio in numerose chiavi di lettura. Tra i casi più celebri, la scrittrice Nancy Springer con la serie di romanzi young adult “The Enola Holmes Misteries” (in Italia sono editi soltanto i primi tre volumi). La serie vede protagonista Enola, sorella minore di Sherlock e Mycroft, che aspira a diventare come il fratello maggiore specializzandosi nella ricerca di persone scomparse. Dalla serie di romanzi si è ispirato il film omonimo distribuito da Netflix con Millie Bobby Brown.

Un altro caso è quello dello scrittore e fumettista britannico Neil Gaiman, autore del racconto “Uno studio in smeraldo”, pubblicato nel 2003 ma inserito nella raccolta Cose Fragili (Fragile things), la storia è un pastiche letterario fra il giallo di Doyle e il genere horror di H.P Lovecraft.
Sherlock e Watson devono risolvere un misterioso omicidio connesso alle spaventose creature extradimensionali descritte dall’autore americano nei suoi racconti.

Inoltre, a inizio Novecento, lo scrittore francese Maurice Leblanc riprese la figura di Sherlock Holmes per creare la nemesi del suo personaggio, il ladro Arsène Lupin. Pur di superare il copyright sul detective di Doyle, Leblanc sposto la “S” iniziale, così creò Herlock Sholmes, l’investigatore inglese che vuole catturare il ladro gentiluomo francese.

Invece nel medium televisivo, due adattamenti possono essere analizzati come riscritture del personaggio.  Nel primo caso è la serie tv della BBC “Sherlock”. Ambientata nella Londra contemporanea, John Watson è un ex-medico militare che è tornato a casa dopo una missione in Afghanistan. In seguito, dovrà condividere l’appartamento con il misterioso Sherlock Holmes e tra i due nascerà un profondo legame che li unirà in diverse indagini. Martin Freeman e Benedict Cumberbatch hanno interpretato il celebre duo di Baker Street con una serie tv breve ma acclamata dalla critica. Sempre per l’ambientazione moderna, abbiamo anche l’altra serie tv. Si tratta di “Elementary” di CBS con Jonny Lee Miller e Lucy Liu nei panni di Sherlock Holmes e “Joan Watson” (la versione al femminile del dottore). Stavolta la vicenda è ambientata a New York, dopo che Sherlock ha abbandonato il Regno Unito e il suo precedente lavoro per Scotland Yard.

Per quanto riguarda il cinema, qui abbiamo i film “Sherlock Holmes” e “Sherlock Holmes- gioco di ombre” diretti dal regista britannico Guy Ritchie. Stavolta il duo è interpretato da Robert Downey Jr e Jude Law, che riscrivono le personalità della coppia. Lo Sherlock di Downey Jr è un simpatico investigatore bohèmien, fumatore di oppio, simpatico ma affascinante, una sorta di “genio folle e maledetto” mentre il dottor Watson appare molto freddo e più maturo del collega. Il film, che risente delle influenze del genere d’azione e noir, con ambientazioni dal sapore “semi-steampunk” in una Londra dark di fine Ottocento, ha riscosso il successo del pubblico che ha amato la chimica del duo nonostante la vicenda dei due film sia solo ispirata alle storie di Doyle.

Ultimo esempio di “riscrittura” e “crossover tra generi” è il caso della serie a fumetti della Wildstrom Comics “Victorian Undead.”
Nel primo volume della serie, Sherlock e Watson devono indagare su una misteriosa malattia che si sta diffondendo in tutta l’Inghilterra ma gli infetti si trasformano in zombie affamati di carne umana. Invece nel secondo volume, il detective di Baker Street deve affrontare altri due celebri personaggi letterari. Prima il misterioso Mr Hyde che spaventa Londra e poi il signore dei vampiri, il Conte Dracula. Gli autori della serie a fumetti, Ian Edginton e Davide Fabbri, hanno unito il giallo di fine Ottocento con l’orrore in formediverse, prima il genere degli zombie (ispirandosi ai film di George Romero) e  al genere classico dei romanzi di fine XIX secolo.

“I figli di Sherlock Holmes”, tutti i detective che devono al personaggio di Doyle

Infine, il detective creato da Doyle ha ispirato altri personaggi, in contesti diversi. Per esempio il caso di Guglielmo da Baskerville nel romanzo storico-giallo “Il nome della Rosa” di Umberto Eco, Basil l’investigatopo del classico Disney poco noto a molti spettatori, il professor Hersel Layton dell’omonima serie di videogiochi, il detective Shinichi Kudo “Conan Edogawa” creato dal mangaka Gōshō Aoyama e l’investigatore John Luther (interpretato da Idris Elba) della serie tv “Luther.”

Fonte immagine di copertina: Pixabay

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