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Eroica Fenice

Reato di stupro

Reato di stupro: uno sguardo al passato

C’era una volta, troppo poco tempo fa, una legge sbagliata, come tante e più di molte altre. Questa piccola e ignobile legge, risiedeva in un maestoso codice noto come Codice Rocco. Questa legge era una legge di stupro e per uno strano caso della vita, garantiva la non giustizia.
Il reato di violenza sessuale era infatti parte ‘Dei delitti contro la moralità pubblica e il buon costume’. Una follia che stupiva persino i diretti interessati. Gli uomini pensavano di aver stuprato una donna ed invece scoprivano di aver aperto le gambe al buon costume, di aver violentato con forza la moralità pubblica. Così le donne pensavano che erano state le loro gambe ad essere state aperte, il loro corpo ad essere stato violato e svuotato. Le donne si illudevano di essere vittime per scoprire poi che l’essere violentate era facile, era un diritto di tutte, ma l’essere vittime, era un privilegio che spettava a pochi, non di certo a loro.

Il reato di stupro e il matrimonio riparatore

Nella legge si trovava inoltre la distinzione tra violenza carnale e atti di libidine. I processi dunque diventavano indagini accurate condotte sotto le gonnelle, per scoprire qual era stato il livello di verginità anatomica violata. Questo perché il reato di violenza carnale era riconosciuto soltanto se la penetrazione era stata di un numero sufficiente di centimetri. Se il pene penetrava abbastanza da consentirgli di riversare lo sperma, allora era considerato rapporto completo. Se invece non vi era versamento, allora non v’era stata congiunzione e dunque il reato non sussisteva.
E allora lì bisognava pregare che lui si fosse spinto abbastanza, bisognava sperare che non si fosse accontentato di poco. Solo in questo modo, l’uomo sarebbe stato colpevole. Un po’ di più e sarebbe marcito in galera, un po’ di meno e sarebbe stato innocente.
A volte tuttavia non bastava neppure quello. A volte non era questione di centimetri ma di chiese e abiti bianchi. Uno dei tanti modi per insabbiare il processo e pulirsi la fedina penale e le mani colpevoli sporche di sangue, era quello di sposare la propria vittima e convolare a nozze. Era il matrimonio riparatore che più di cento volte ha consacrato l’unione di stupratore e stuprata, cacciatore e preda, uomo, donna.
Questo mondo distorto è sopravvissuto fino al 1996, fino a meno di venti anni fa.

Il primo processo per reato di stupro

Questo mondo distorto è stato poi spazzato via, almeno in parte, grazie alle storie di forti donne, deboli vittime.
Tra le tante, ricordiamo Franca Viola, una giovane siciliana che nel 1965, all’età di 18 anni, venne sequestrata e violentata per giorni e giorni da Filippo Melodia, suo spasimante. L’uomo in questione probabilmente poneva le sue speranze nel matrimonio riparatore con cui avrebbe legato a se per sempre non solo il corpo ma anche l’anima di Franca. Tuttavia, a differenza di molte e molte altre, Franca non accettò il matrimonio, il compromesso e si rifiutò di difendere la morale pubblica condannando se stessa in nome del buon costume. Preferì condannare lui e malgrado le intimidazioni subite dalla famiglia di lei, il tentativo della difesa di screditare la sua condotta, Filippo Melodia fu dichiarato colpevole.

Questo tuttavia non fu l’unico processo a segnare il corso degli eventi. Da ricordare sono anche altri due processi che riguardarono la triste vicenda (nota come il massacro del Circeo) di Donatella Colasanti e Rosaria Lopez, che nel 1975 vennero sequestrate e torturate da Giovanni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira. Donatella fu rappresentata dall’avvocatessa Tina Lagostena Bassi, protagonista poi del primo processo per il reato di stupro mandato in onda dalla Rai nel 1979. La vittima in questione era una giovane diciottenne che denunciò un gruppo di quattro uomini per violenza carnale. L’intero processo ruotò attorno alla condotta morale della ragazza, con domande ed interrogatori atti a giustificare l’atto compiuto dal gruppo. Il documentario, mostrò a tutti come in Italia, i processi di stupro vedessero la vittima trasformarsi in imputato, le stuprate trasformarsi in meretrici perché solo le donne di cattivi costumi potevano essere violate.

Vi lasciamo con una delle affermazioni enunciate nello straordinario processo, a voi l’ardua sentenza e l’immenso sdegno.
« Che cosa avete voluto? La parità dei diritti. Avete cominciato a scimmiottare l’uomo. Voi portavate la veste, perché avete voluto mettere i pantaloni? Avete cominciato con il dire “Abbiamo parità di diritto, perché io alle 9 di sera debbo stare a casa, mentre mio marito il mio fidanzato mio cugino mio fratello mio nonno mio bisnonno vanno in giro? Vi siete messe voi in questa situazione. […] Ognuno raccoglie i frutti che ha seminato. Se questa ragazza si fosse stata a casa, l’avessero tenuta presso il caminetto, non si sarebbe verificato niente».

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