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Gorizia: Bauman e i giovani al Festival èStoria

Gorizia, sede dell’XI edizione del Festival èStoria, si è fatta portavoce del tema principale che dal 21 al 24 maggio è stato perno di dibattiti, eventi e conferenze: i giovani.

Non è un caso che siano proprio loro, le nuove generazioni, ad essere il centro del Festival della Storia, una magistra vitae non troppo amata dai giovani, come ammette Adriano Ossola, direttore della manifestazione insieme all’Associazione culturale èStoria.

Gorizia ha visto il proliferare di almeno cento eventi, laboratori, film e dibattiti culturali, grazie alla collaborazione di enti quali Punto Giovani di Gorizia, l’Assessorato alle Politiche Giovanili di Gorizia e la Consulta Provinciale degli Studenti.

Tra le tante attività dedicate alle nuove generazioni, d’impatto è stata la lectio magistralis del sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman, autore di Modernità liquida. Famosa la riflessione del sociologo sulla società moderna, cosiddetta liquida, effimera, come i rapporti individuali che sfociano nella solitudine e nel disorientamento.

A Gorizia Bauman ha ricalcato profondamente l’aspetto pessimistico della scomparsa di qualsiasi tentativo di potersi liberare dalla liquefazione del futuro. I giovani d’oggi, secondo il sociologo polacco, sono fin troppo lontani dalla tradizionale tensione generazionale, basata sulla critica e sull’eventuale superamento, e dunque miglioramento, delle condizioni passate. Essi da sempre sono stati considerati come il futuro e per questo visti come la fonte del miglioramento: ora non più.

Le dure parole di Bauman mirano alla verità, cruda e netta, basata sull’impossibilità stessa di vedere un futuro, lottando nel disperato tentativo di mantenere almeno ciò che è stato raggiunto nel passato, poiché il presente è un’incognita senza soluzione.

Non il centro, ma certamente una delle cause, è la crisi economica che ha portato via i valori cardine della società, prima di tutto il senso di appartenenza alla famiglia. Una famiglia ora non più capace di garantire un aiuto, che, anzi, quasi chiede ai suoi successori. È inevitabile da qui il senso di incertezza e disorientamento che non lasciano camminare in avanti, ma obbligano ad un punto d’arresto e ad un evidente sguardo al passato, sede della certezza. La disillusione di un mondo fin troppo sincero è il punto di partenza per la solitudine delle nuove generazioni, ormai convinte della propria inutilità nel mondo del lavoro.

Ed è proprio qui che marcia il marketing, sulla crisi e sulla solitudine, sulla disillusione e sullo sconforto, e allora la rete diviene la soluzione per creare un riparo che in realtà è una gabbia.

Anche sul mondo illusorio delle comunità online è incentrato il discorso di Bauman, che a Gorizia ha trovato un tacito ed amaro assenso, un plauso alla verità nel vedere la rete come strumento di indebolimento, e non di forza, per affrontare un futuro quantomeno incerto.

Il discorso di Bauman è impregnato di un realismo che non lascia scampo, ma forse è solo un punto di partenza, una provocazione che non vuole distruggere, ma creare, che non vuole far soccombere, ma muovere alla vera rivoluzione.

Bisognerebbe guardare al realismo del sociologo come in uno specchio, certo, ma da frantumare per poi ricreare la propria realtà. Il grido dei giovani, la loro missione, consiste in questo: è troppo facile accettare che il futuro liquido vada via con la socialità, la forza, lo spirito di iniziativa e l’incoscienza che da sempre distingue il futuro dal passato. Gorizia lancia una sfida: il 24 maggio si chiude una manifestazione, ma The end is where we start from, citando Thomas Stearns Eliot, perché la vita vera parte dalla consapevolezza, ma sfocia nell’azione.

-Gorizia: Bauman e i giovani al Festival èStoria-

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