I 4 Re Celesti giapponesi: chi sono gli Shitennō dei punti cardinali?

I 4 Re Celesti giapponesi: chi sono gli Shitennō dei punti cardinali?

I 4 Re Celesti giapponesi, gli Shitennō, sono solo alcuni dei numerosi Dei che, durante l’assorbimento del buddhismo, sono entrati nel pantheon religioso dell’arcipelago. Il loro compito è quello di proteggere il mondo e la legge buddhista dai demoni che provengono dai 4 punti cardinali che rappresentano. Sono talmente importanti che costituiscono un gruppo scultoreo che non può mai mancare in un tempio buddhista in Giappone.

Ognuno di loro ha il compito di difendere il rispettivo punto cardinale, e vedremo quindi quali punti rappresenta ogni Re Celeste.

Nome del re Punto cardinale Significato e ruolo Spiriti comandati
Jikokuten Est Colui che mantiene il regno (stabilità) Gandharva
Kōmokuten Ovest Colui che vede tutto (conoscenza e consapevolezza) Naga
Zōchōten Sud Colui che cresce (prosperità) Kumbhanda
Tamonten / Bishamonten Nord Difensore della pace, sapienza e ricchezza Yaksha

Da dove arrivano?

La storia inizia in India. In origine erano divinità indù che poi il Buddhismo ha adattato come propri guardiani. Dall’India sono passati in Cina e, intorno al VI secolo, sono arrivati in Giappone con il suffisso “-ten” presente nei loro nomi, e in quelli di molti altri Dei riadattati dall’induismo e dal buddhismo. Il merito della loro popolarità in Giappone va al principe Shōtoku. Si dice che, durante una battaglia decisiva, abbia pregato gli Shitennō promettendo di costruire un tempio in loro onore se avessero vinto. Avendo vinto la battaglia, mantenne la sua promessa e fece costruire lo Shitennō-ji a Osaka, ed è attualmente uno dei templi più antichi del Paese.

Chi sono i 4 Re Celesti giapponesi?

Jikokuten (Est)

I 4 Re Celesti giapponesi: chi sono gli Shitennō dei punti cardinali?
Statua di Jikokuten situata nel museo nazionale di Nara (Daderot)

Spesso la sua statua è di colore bianco, e nella mitologia induista Jikokuten è il re dei Gandharva, che sono esseri celesti legati alla musica e alle fragranze. Lui è colui che “mantiene il regno”. Protegge la nazione e la terra. Di solito ha in mano una spada o un tridente mentre nell’altra un gioiello buddhista. Rappresenta la forza che serve per tenere insieme le cose e dare stabilità, se il mondo è in pace e le persone rispettano le regole, è merito della sua sorveglianza. Per questo è visto come il “pilastro” che regge la stabilità.

Kōmokuten (Ovest)

I 4 Re Celesti giapponesi: chi sono gli Shitennō dei punti cardinali?
Statua di Kōmokuten presente nella grande sala del Tōdai-ji (Gilles Desjardins)

Lui è colui che “vede tutto”, per questo ha uno sguardo molto acuto per scovare il male e la sofferenza. A differenza degli altri, spesso tiene in mano un rotolo di scrittura e un pennello; questo perché la conoscenza e la consapevolezza sono le armi migliori contro il caos e indica la capacità del buddhismo di sottomettere il male attraverso la legge. Kōmokuten è a capo dei Naga, le creature serpente che vivono nell’acqua, e la sua particolarità è la vista. Mitologicamente, si dice che i suoi occhi siano così potenti da poter vedere attraverso ogni inganno o bugia. Usa questa capacità per convertire i non credenti e per proteggere il mondo dai disastri causati dall’ignoranza.

Zōchōten (Sud)

Statua di Zōchōten situata nel museo nazionale di Nara (Daderot)

Guardiano del sud, possiede solitamente una o due armi lunghe, una corta e una lunga. Il suo nome significa “colui che cresce”. È legato alla prosperità e alla crescita spirituale. Spesso calpesta un demone, che rappresenta l’ignoranza o i desideri che ci bloccano. Di solito ha in mano una lancia e il suo colore principale è il blu o il nero. Lui comanda i Kumbhanda, un gruppo di spiriti che a volte sono descritti come giganti o demoni dell’abbondanza. La sua storia mitologica riguarda il concetto di espansione, il cui compito è far crescere la saggezza umana.

Tamonten / Bishamonten (Nord)

Statua di Tamonten presente nella grande sala del Tōdai-ji (Gilles Desjardins)

Tamonten è colui che si fa carico di difendere la direzione del nord che è considerata propagatrice di energie maligne e malefiche. Nella sua iconografia porta con sé una piccola pagoda (che contiene tesori religiosi) e una lancia. Considerato il protettore della pace e della ricchezza intesa come ricchezza spirituale e della fortuna, tra i 4 è quello con la storia più interessante. Comanda gli Yaksha, spiriti della natura che possono essere sia buoni che pericolosi, ed è talmente importante che è anche uno dei “Sette Dei della Fortuna” in Giappone. Secondo i miti, vive a metà del Monte Meru, il centro dell’universo buddhista, e ascolta costantemente le parole del Buddha, per questo è considerato il più sapiente dei quattro. Il suo colore è solitamente il giallo o il verde, e durante il periodo Sengoku diventerà noto principalmente come Bishamonten, il dio della guerra.

Caratteristiche scultoree dei 4 Re Celesti

Negli spazi buddhisti la loro posizione non è mai casuale. Il male può arrivare da ogni direzione, e metterne uno per lato serve a creare uno scudo completo per i templi. Quasi sempre li vedrai con la faccia adirata e le sopracciglia aggrottate per spaventare i nemici del buddhismo e il fedele che li guarda. Spesso si vedono anche delle iconografie dove calpestano dei piccoli mostri, che non sono altro che una rappresentazione delle debolezze umane, come l’odio o l’avidità. Inoltre, il loro vestiario in armatura risalta ancora di più il loro ruolo di protettori e avanguardia.

Questo gruppo scultoreo lo si può apprezzare appieno nel tempio Hōryū-ji, dove le statue sono poste alla base della pagoda e collocate ai quattro punti cardinali. Notiamo che, a differenza delle statue in bronzo dei Buddha e dei Bodhisattva, queste non sono realizzate in metallo, ma in legno levigato con vari strati di cera.

Il motivo non è dovuto a una scarsità di materiali (che comunque si presenterà verso la fine del VII secolo d.C.), ma dalla volontà degli scultori di dare alle statue un’immagine fisica potente e d’impatto grazie alla grande malleabilità del legno. Per fare questo, gli scultori giapponesi impressero uno stile ultra-realistico alle loro opere, una tecnica che diventerà tipica dell’arcipelago per quanto riguarda le statue di guerrieri e protettori.

Gli altri 4 guardiani giapponesi

C’è da dire che in molti potrebbero ricordare che in Giappone ci sono altri quattro guardiani dei punti cardinali, i quali hanno un aspetto più animalesco. Si tratta delle cosiddette Quattro Bestie Sacre (gli Shijin), suddivise come segue:

  • Drago Azzurro (Est);
  • Tigre Bianca (Ovest);
  • Tartaruga con Serpente (Nord);
  • Fenice (Sud).

Anche questi quattro guardiani sono altrettanto importanti, e sono stati ritrovati rappresentati per la prima volta nell’arcipelago in una tomba del periodo Kofun. La loro presenza è testimoniata da vari reperti pittorici lasciati nelle gallerie mortuarie delle tombe Kofun, che riportano le immagini dei quattro animali citati, e quindi la loro derivazione dal continente cinese.

Drago Azzurro, una delle 4 Bestie Sacre (Pietro Intrieri @piepie_pie)

La loro presenza nella cultura pop

Gli Shitennō sono passati dall’essere divinità indiane a Re Celesti giapponesi protettori dei templi giapponesi. Rappresentano l’idea che, per proteggere ciò che è sacro o importante, serva una guardia costante per mantenere l’ordine e l’armonia.

Oggi li trovi ovunque nella cultura pop, ma la loro radice resta quella di protettori spirituali che sorvegliano il mondo da secoli. Tutti i personaggi citati, dai quattro Re Celesti ai quattro Animali Guardiani, sono entrati nella cultura di massa anche all’estero tramite i prodotti di intrattenimento giapponesi. Infatti, il grande vantaggio del Sol Levante è quello di poter rendere noti elementi propri della sua tradizione semplicemente inserendoli in videogiochi, anime e manga, così passivamente i lettori li hanno internalizzati, pur senza conoscerne il contesto originale.

Fonte immagini: Wikipedia | Fonte immagine in evidenza: Wikipedia (Rolf Müller)

 

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