Favola di Fabrizio Sinisi, al Piccolo Bellini | Recensione

Favola di Fabrizio Sinisi, al Piccolo Bellini | Recensione

Dal 21 al 26 aprile va in scena al Teatro Piccolo Bellini di Napoli Favola di Fabrizio Sinisi.

Dettagli dello spettacolo Favola

Informazione Dettaglio
Spettacolo Favola
Autore Fabrizio Sinisi
Date Dal 21 al 26 aprile
Teatro Teatro Piccolo Bellini, Napoli
Compagnia Piccola Compagnia della Magnolia

Trama e ispirazione

Scritto per la Piccola Compagnia della Magnolia, su misura per Giorgia Cerruti (regista e attrice) e Davide Giglio (attore), Favola di Fabrizio Sinisi prende liberamente ispirazione dall’opera drammaturgica Calderòn di Pier Paolo Pasolini e riflette sul concetto di eresia, svincolato dalle sue conseguenti derivazioni ecclesiastiche e approfondito nel senso profondo di atto di scelta. Uno spettacolo che nella piccola sala del Bellini di Napoli si dispiega attraverso il potere evocativo e comunicativo delle immagini, sia sulla scena sia in proiezione sullo schermo, come se ci si ritrovasse in una dimensione favolistica e, al contempo, restituendo al pubblico una visione consapevole.

Giorgia Cerruti e Davide Giglio in una scena dello spettacolo Favola
G. (Giulia Cerruti) e D. (Davide Giglio)

Favola di Fabrizio Sinisi: dagli esordi agli effetti post-pandemia

«Chiesi ormai quattro anni fa a Fabrizio di scrivere un testo per attraversare il tema dell’eresia e dell’utopia attraverso la condizione ciclica del sonno e del risveglio, inseguendo un po’ le suggestioni del Calderòn di Pasolini e dell’Orlando della Woolf. Poi il tempo di noi tutti si è bloccato a lungo, trasformando i muri di casa propria in un recinto collettivo», spiega la regista e attrice Giorgia Cerruti. Favola di Fabrizio Sinisi si formula agli esordi della pandemia, per poi fermarsi mentre tutto il mondo chiudeva gli occhi. Oggi, viene ripreso dalla compagnia e proposto proprio in quella dimensione di recinto collettivo: le mura della casa che cingono i due attori, così come hanno rinchiuso tutti noi, sono le pareti di una memoria sfumata, il perimetro di un vuoto in cui G. e D. rivivono come in un loop nell’impossibilità di uscirne. Almeno, non senza un dolore più grande di sé stessi.

G. ha perso tutto, ogni singolo brandello di ricordo, dopo un incidente che evidentemente ha sovrastato la sua capacità di intendere e di volere. Ogni sera, D. la aiuta a colmare quella voragine costringendola a dormire, in modo che lei possa sognare e rivivere di volta in volta tante piccole morti che presuppongono tante piccole vite. Favola di Fabrizio Sinisi è un percorso di rielaborazione intima e irrisolvibile che procede su tre sogni: G. diventa Pocahontas il cui popolo viene sterminato; diventa una popolana a corte che vuole sgozzare il re; diventa una schiava che sacrifica sua figlia per risparmiarle la stessa terribile sorte. È questa dimensione onirica che quel viaggio necessario per la coscienza, per il recupero della memoria, davanti alla sopraffazione politica e reale del dolore.

Un momento della recitazione di Giorgia Cerruti e Davide Giglio
G. (Giulia Cerruti) e D. (Davide Giglio)

Il metateatro e la politica del potente sull’impotente

Favola di Fabrizio Sinisi ragiona su due direttrici linguistiche: la proiezione sullo schermo di video e immagini, sullo sfondo, e la realtà umanamente concreta sul palcoscenico. Il primo, il cinema, è la sede dell’illusione, l’inabissarsi nei meandri labirintici del sogno; il secondo, invece, è il teatro, luogo del reale, del ripetitivo scontro con una tangibilità tremendamente vera. Perciò, la rappresentazione si traduce in un contesto che fuoriesce da sé stesso, in quello scontro metateatrale tra artificio e autenticità. Ed è qui, nel conflitto, che si verifica lo sguardo politico su un’effettività sociale basata sulla prevaricazione del potente sull’impotente.

Insomma, Favola di Fabrizio Sinisi è la narrazione del mondo tramite un continuo gioco tra interno ed esterno, intimità e sguardo crudo sul circostante, tra illusione onirica e disillusione. Al centro, gravita permanente il punto di vulnerabilità dell’esistenza: non a caso, la pièce fa parte del Progetto Vulnerabilità con I Cenci (da Artaud a Shelley) ed Enrico IV (di Pirandello). La fragilità viene attraversata come un valore da accogliere, come un residuo di ciò che rende l’essere umano tale al cospetto dell’illusione imposta.

Crediti e informazioni spettacolo:

FAVOLA
testo di Fabrizio Sinisi

regia, scena, costumi Giorgia Cerruti

in scena e in video Giorgia Cerruti e Davide Giglio
con la partecipazione video di Elvis Flanella e di Ulla Alasjarvi

assistente alla regia Raffaella Tomellini
elaborazione scenotecnica, disegno luci Lucio Diana
aiuto regia video, fotografia, montaggio Giulio Cavallini
musiche originali, sound design Guglielmo Diana
operatore video Marco Rossini
fonica Luca Martone
tecnico di Compagnia Francesco Venturino
responsabile organizzativo Emanuela Faiazza
consulente generale Angelo Pastore

Progetto Vulnerabili. Uno spettacolo di Piccola Compagnia della Magnolia, realizzato in coproduzione con TPE/Teatro Piemonte Europa, CTB/Centro Teatrale Bresciano, Teatro della Città/Catania, Gli Scarti/La Spezia; con il sostegno di TAP/Torino Arti Performative; con il supporto in residenza di Sardegna Teatro, Dracma Centro Residenze (RC), Claps Circuito Lombardo (BS), Teatro Eugenio Fassino, Avigliana (TO)

Giorgia Cerruti vince la XVII edizione del “Concorso Europeo per il Teatro e la Drammaturgia Tragos-sezione regia”

Lo spettacolo è idealmente dedicato a Pier Paolo Pasolini

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Fonte immagini: Ufficio Stampa

 

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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