L’inchino in Giappone: origini e curiosità

L'inchino in Giappone: origini e curiosità

Vi è certamente capitato, almeno una volta, di notare come molti giapponesi, durante i saluti tra colleghi o tra un commesso e un cliente, si inchinino verso il loro interlocutore. Non solo, ci sono casi bizzarri in cui i camerieri di hotel si inchinano davanti alla stanza chiusa del loro cliente con riverenza e serietà. Che senso ha fare questa pratica, anche quando non si è davanti al proprio interlocutore?
L’inchino, in Giappone, (in giapponese: お辞儀, ojigi) è molto più di un semplice gesto. Fa parte della vita di tutti i giorni di ogni giapponese ed enuclea elementi importanti della cultura del paese e le sue radici buddhiste.
Quali sono i significati e le origini dietro l’inchino giapponese? Perché, in Giappone, questa usanza è molto più diffusa della nostra ben conosciuta stretta di mano?

Caratteristiche principali dell’Ojigi

Concetto chiave Dettaglio culturale
Termine giapponese Ojigi (お辞儀)
Origine storica Buddhismo e classe dei samurai
Tipologie principali Ritsurei (in piedi) e Zarei (seduti)
Valore simbolico Rispetto, riverenza, gratitudine

Quali sono le origini dell’inchino in Giappone?

Il Giappone è un paese che ha molto da spartire con l’antica dottrina buddhista. Il Buddhismo si diffuse per le prime volte in Giappone tra il V e l’VIII secolo d.C. Proveniva dalla Cina, che a sua volta importò e rielaborò la dottrina dall’odierno subcontinente indiano.
Si crede che le radici dell’inchino siano nel Buddhismo stesso: per esso, infatti, inchinarsi è un’importante pratica di riverenza e rispetto, lo si faceva verso i propri maestri e verso chi si nutriva rispetto. È tuttavia un’ipotesi anche l’esistenza dell’inchino sin dalle origini rurali del Giappone, durante il periodo Yayoi (300 a.C. – 250 d.C.).

Nel periodo Kamakura (1185-1333) in Giappone ci fu l’ascesa di un governo militare che andava sotto il nome di Bakufu, o Shogunato (termine derivante dalla parola giapponese 将軍, Shōgun, cioè “comandante dell’esercito”). In questo periodo i climi sociali cambiarono: i samurai, cioè l’aristocrazia guerriera, acquisì grandi ricchezze e possedimenti territoriali e, nel tempo, essa acquisì lustro fino a toccare le parti più alte della piramide sociale. Con i samurai l’ojigi (お辞儀) divenne ancora più rigoroso e disciplinato. I principi e le gestualità dei samurai, che attinsero molto dal Buddhismo di tipo Zen, divennero molto influenti sulla società giapponese del tempo, fino alla fine del periodo Tokugawa (1603-1868). È in questo modo che i samurai sono stati importanti per la permeazione della pratica dell’inchino nella società giapponese.

Quando e come inchinarsi correttamente?

Esistono numerose forme di inchino in Giappone. Le due principali divisioni che potremmo fare sono: l’inchino in piedi (立礼, ritsurei, dove il primo carattere designa lo stare in piedi) e l’inchino sulle proprie ginocchia (座礼, zarei, dove il primo carattere significa “sedersi”).

In base al grado di inclinazione della schiena si creano diversi livelli di formalità verso il nostro interlocutore. Per effettuare un inchino probo e rispettoso, è importante che si mantenga la schiena dritta, così da evitare goffaggine e destare nell’interlocutore l’effetto opposto a quello che si desidera. Infatti, un inchino troppo esagerato o troppo goffo può far intendere poca sincerità verso chi vogliamo portare rispetto.
Inchinarsi è una pratica che non ha un’unica circostanza in cui dovrebbe essere fatta, abbraccia l’interezza della società giapponese. È una pratica che denota spesso situazioni formali, anche se forme di inchino vengono fatte anche tra amici. Inchinarsi è comune in questi casi:

  • salutare, dire addio a qualcuno;
  • presentarsi;
  • ricevere e dare il benvenuto;
  • ringraziare;
  • esprimere congratulazioni;
  • chiedere un favore;
  • pregare gli dèi.

Il valore del rispetto e della gratitudine

Ora possiamo rispondere al quesito posto all’inizio: perché un cameriere del Tokyo Imperial Hotel dovrebbe inchinarsi davanti a una porta chiusa? Il senso di questa azione sta nel fatto che, con l’inchino, si vuole mostrare totale e trasparente rispetto verso il cliente. Questa pratica, nel contesto alberghiero, vuole mostrare al cliente un’incondizionata gratitudine che nasce da dentro, senza il bisogno che egli veda direttamente l’inchino. È anche curioso sapere che la parola ojigi viene scritta con i seguenti caratteri, お辞儀, ma in origine derivava dall’omofono (diversa serie di caratteri pronunciati nella medesima maniera) お時宜, parola che significava “il momento opportuno per fare qualcosa”.

Come da un antico e semplice gesto, entrato nel tessuto sociale di un popolo, si possa approfondire il suo pensiero e navigare indietro di molti millenni, ci fa capire quanto fine e profonda sia la cultura giapponese e, in generale, la cultura d’Oriente.

Fonte immagine: Wikimedia Commons

Articolo aggiornato il: 27/12/2025

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