Il Neo-dada è un movimento artistico che si è sviluppato negli anni Sessanta, inserendosi nel più ampio contesto delle avanguardie artistiche del Novecento. Esso riprende gli stili del movimento dadaista storico e combina la pittura e la scultura agli oggetti del mondo reale, con il fine di dare vita a un’arte in grado di confrontarsi con la realtà stessa. Per approfondire le origini storiche e critiche di questa corrente, è possibile consultare la voce dedicata sull’enciclopedia Treccani.
Indice dei contenuti
| Artista | Approccio all’oggetto |
|---|---|
| Robert Rauschenberg | Combine painting e uso del colore |
| Jasper Johns | Distacco e lavoro sistematico |
| Piero Manzoni | Provocazione e ironia commerciale |
| Pino Pascali | Dimensione ludica e giocattolo |
Il Neo-dada di Rauschenberg e Johns
Quando parliamo di Neo-dada generalmente facciamo riferimento al lavoro di due artisti americani: Robert Rauschenberg e Jasper Johns. L’intento di questi due artisti era quello di creare opere nelle quali prendessero forma anche oggetti provenienti dalla realtà. I neo-dadaisti infatti ritengono arte anche gli oggetti abbandonati o i rifiuti nelle discariche; quindi il paesaggio naturale che ha da sempre ispirato gli artisti, lascia spazio allo sfondo cittadino e ai suoi oggetti per ridar loro vita attraverso l’arte.
Robert Rauschenberg si differenzia dal dada storico proprio per il rapporto diverso che crea con l’oggetto: mentre i dadaisti — guidati da figure complesse che crearono alter ego come Rrose Sélavy — raccoglievano e univano gli oggetti quasi senza una vera e propria logica, i neo-dadaisti considerano gli oggetti di scarto parte integrante del paesaggio e li uniscono grazie a una logica che deriva dalla conoscenza delle forme e dei movimenti artistici. Rauschenberg presenta anche un forte legame con l’espressionismo astratto, il colore diventa per lui fondamentale ed è ciò che lega gli oggetti dell’opera. Il colore quindi diventa ciò che unisce oggetti tra loro completamente diversi in un’unica opera.
Il Neo-dada di Jasper Johns invece è caratterizzato da un lavoro più sistematico, prendendo le distanze dall’oggetto per cercare di catturare tutti i lati non espressi. Mentre i lavori di Rauschenberg lanciano segnali allo spettatore, quelli di Johns sono rivolti all’interno. Gli oggetti da lui utilizzati sono semplicemente inseriti nell’opera, ciò deriva dal rifiuto dell’artista nei confronti dell’Espressionismo astratto e dalla volontà di intervenire il meno possibile nella realizzazione dell’opera, lasciando quasi che gli oggetti si accostino autonomamente. Un elemento comune tra i due artisti è sicuramente la volontà di dare vita a un linguaggio in grado di offrire agli oggetti scartati una seconda possibilità nelle forme artistiche, uno sperimentalismo che in quegli stessi anni stava rivoluzionando anche il cinema d’avanguardia.
Il movimento artistico in Italia
In Italia dopo la Seconda guerra mondiale emerge una particolare attenzione nei confronti dell’arte dell’oggetto. Gli esponenti più importanti del Neo-dada in Italia sono stati Pino Pascali e Piero Manzoni, i quali si differenziano dagli artisti americani per il loro approccio giocoso all’arte: pensiamo ad esempio ai barattoli di Manzoni intitolati Merda d’artista, cioè la produzione di 90 barattoli di latta sigillati, oggi esposti nei migliori musei a livello internazionale, il cui contenuto non è a conoscenza dello spettatore, il quale può accertarsi di esso solo aprendo i barattoli e quindi distruggendoli. Con quest’opera l’autore ha voluto rappresentare come nella modernità l’arte sia diventata un qualcosa da impacchettare e mettere in vendita, come se fosse un semplice alimento da acquistare in negozio. L’autore del Neo-dada Pino Pascali invece pensa al gioco come un elemento complementare nei confronti dell’arte, di conseguenza tutti gli oggetti che idea e i dipinti che realizza, prendono le sembianze di giocattoli.
Fonte immagine Merda d’artista di Piero Manzoni: Wikipedia.
Articolo aggiornato il: 25/11/2025

