Il piccolo museo del diario di Pieve Santo Stefano, cos’è?

piccolo museo del diario

Che cos’è il piccolo museo del diario?

Il diario segreto è sicuramente qualcosa che accomuna l’infanzia di molti di noi.
È una pratica molto comune per i bambini quella di possedere un diario, di quelli con il lucchetto e la chiave, in cui parlare di tutto ciò che può passare per la mente di un bambino. 


La formula caro diario, con cui esordiva ogni singola pagina che scrivevamo, ci suggerisce quasi un rapporto di attaccamento, di intimità con il diario, in cui raccontavamo non solo di quelli che, al tempo, consideravamo come segreti vergognosi e inconfessabili, ma anche delle nostre primissime impressioni del mondo, tenendo traccia di qualsiasi cosa colpisse la nostra sensibilità.

Rileggendoli oggi ci farebbero sorridere, ci imbarazzerebbero probabilmente, facendoci pensare, quasi automaticamente, a com’era semplice la vita da piccoli, come fossero futili i problemi e le gioie di cui raccontavamo con tanto zelo tra le pagine del nostro diario.

Ebbene, c’è la possibilità che quei diari non siano semplicemente delle reliquie della nostra infanzia, tenere e un po’ imbarazzanti, da chiudere in un cassetto da non aprire mai più.
I nostri diari, di fatto, potrebbero essere dei veri e propri pezzi da collezione in un museo.

Nel dicembre del 2013 è stato inaugurato il Piccolo museo del diario nel Palazzo Pretorio di Pieve Santo Stefano – in provincia di Arezzo – anche detto Città del diario.

La visita organizzata dal museo consente ai visitatori, tramite un percorso multisensoriale attraverso testi digitalizzati, di perdersi tra le pagine dei diari scritti dai bambini di tutte le epoche, raccontando così la storia dell’Italia da un punto di vista inedito e quantomai peculiare.

Questi testi – tra diari, epistolari e testi autobiografici di qualsiasi genere – sono infatti donati dai cittadini e sono tutti interamente consultabili. 
Il museo si compone di quattro stanze:
La prima stanza è zeppa di cassetti in legno che raccolgono tutte le storie, raccontate attraverso dispositivi multimediali. 


La seconda stanza, dedicata allo scrittore Saverio Tutino, a cui si deve l’idea del museo.


La terza stanza è invece dedicata allo scrittore Vincenzo Rabito, autore di un’unica opera autobiografica riscoperta proprio grazie al museo, e poi successivamente pubblicata dalla casa editrice Einaudi. 


La quarta stanza infine è dedicata all’autrice e agricoltrice Clelia Marchi.
All’interno della stanza vi è costudito un lenzuolo sul quale la donna scrisse la propria autobiografia a seguito della morte del marito.

 

Fonte immagine: Wiki

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