L’uso sempre più diffuso di strumenti di intelligenza artificiale per la scrittura e per la comunicazione in generale sta plasmando il modo di esprimersi e comportarsi di molte persone. Non è l’intelligenza artificiale a imitare l’umano, ma è l’essere umano a tentare di imitare il bot. Questo causa una forte uniformità del linguaggio, soprattutto nello scritto, che tende a eliminare le sfumature e le imperfezioni che rendono unica la comunicazione umana. La scrittura diventa pulita, corretta, ma anche estremamente piatta, priva di vita propria e di emozioni.
La ricerca di una “perfezione” artificiale

Una delle ragioni principali per la quale si cerca di parlare e scrivere come i bot è la presunta perfezione, una comunicazione più efficace che l’intelligenza artificiale sembra garantire. I testi generati dai bot sono immediatamente comprensibili, privi di errori grammaticali, e strutturati in modo logico e sterile. Molti, consapevolmente o meno, cercano di replicare questo tipo di comunicazione nella speranza di ottenere lo stesso grado di accettazione e professionalità. Si preferisce un tono distaccato e universalmente accettabile, piuttosto che rischiare con espressioni troppo personali o, peggio, con qualche errore di battitura. La paura del giudizio spinge a voler diventare sempre di più simili ai bot.
Imitare l’intelligenza artificiale: un vocabolario prevedibile
Un altro aspetto di questo fenomeno è l’impoverimento lessicale e la tendenza a usare un vocabolario estremamente prevedibile. L’atto di imitare l’intelligenza artificiale comporta l’utilizzo di frasi fatte, quelle che l’AI, basandosi su milioni di dati, propone come più “sicure” ed efficaci per ogni contesto. Questa ripetizione costante porta a testi che suonano tutti uguali, che non offrono sorprese e che mancano della ricchezza che nasce dall’uso spontaneo e personale della lingua. Si crea una sorta di nuova linguistica, dove le parole di una persona vengono generate da una macchina priva di sentimenti.
Imitare l’intelligenza artificiale: l’impatto sulla comunicazione orale

La tendenza a imitare l’intelligenza artificiale non si ferma alla scrittura. Sebbene in modo meno evidente, inizia a influenzare anche il modo in cui si parla. Le persone tendono a strutturare il discorso con la stessa rigidità logica e la stessa attenzione maniacale alla coerenza che caratterizzano le risposte di un bot di Chat Gpt e Gemini. Si tende ad eliminare le pause, le esitazioni e tutti quegli elementi che, in realtà, rendono il dialogo umano autentico e coinvolgente. Si privilegia la trasmissione rapida e schematica dell’informazione, sacrificando il piacere della conversazione più istintiva. La comunicazione orale viene influenzata attraverso l’ascolto della voce dei bot. Da quando è stata inserita la possibilità di poter dialogare in contemporanea con l’intelligenza artificiale, anche il sentirne la voce cambia il modo di comunicare con gli altri.
Riscoprire la voce autentica

Se si continua a imitare l’intelligenza artificiale, si finirà per suonare tutti uguali, e la comunicazione perderà gran parte della sua capacità di emozionare e di creare vera connessione. La lingua è uno strumento vivo, fatto di errori, creatività, e improvvisazione. Non è una funzione da ottimizzare, ma è la più pura forma di espressione del linguaggio verbale. È fondamentale, oggi più che mai, ricordare il valore delle imperfezioni linguistiche e dello stile personale per evitare di diventare poco originali.
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