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Eroica Fenice

luisona del Bar Sport

La Luisona del Bar Sport compie 40 anni

“Hanno mangiato la Luisona! Hanno mangiato la Luisona!”

Con questo grido disperato, ben 40 anni fa, Stefano Benni nel suo celebre Bar Sport concludeva la storia dell’inanimata pasta ornamentale ribattezzata da clienti e gestori con il nome Luisona. Nel piccolo e immortale mondo inventato dallo scrittore bolognese, che racchiude in sé stereotipi, verità e tradizioni dei piccoli bar di paese, esistono tre grandi categorie di esseri viventi: i clienti abituali, i gestori del bar e le paste.

Al Bar Sport, infatti, non si mangia mai e i clienti abituali lo sanno.

Sanno che le paste custodite nella teca sono puramente ornamentali e che al pari di un vaso antico vanno spolverate, curate e accudite. Dare un morso a un krapfen o una meringa equivarrebbe a dare un morso ad un pezzo del bar stesso. Eppure un giorno, ad irrompere nell’assurdità scenica immaginata da Benni, capitò un cliente occasionale che compì l’atto sacrilego più infame di tutti: addentò la Luisona. Essa non era solo una pasta bianca e nera con un’invitante granella, essa era la decana delle paste, la regina di tutte le ciambelle e l’affezionata abitante della folkloristica teca ornamentale.

La Luisona de Bar Sport, donna senza età

Ad una signora non si chiede l’età e questo lo sappiamo. Se qualcuno, indicando quell’abnorme pasta nella teca, avesse chiesto da quanto tempo fosse lì, nessuno avrebbe risposto.
Qualcuno avrebbe borbottato una data casuale. “È qui dal 1959” o forse di più.

Non si chiede l’età ad una signora e nemmeno ad una leggenda.

La Luisona, infatti, non è mai stata solo una pasta dalla glassa simil-catrame, né nella storia narrata né nella realtà. Essa rappresenta, insieme ai suoi immortali discepoli, il desueto, l’inutile e il vecchio. Ciò che abbiamo in disparte in un angolo e che osserviamo ogni giorno senza prendere il coraggio di buttarlo via.

Ma non solo: di luisone il mondo è pieno e non parliamo solo di oggetti inanimati che, memori di un passato irrecuperabile, giacciono inermi nei nostri salotti, ma parliamo anche di esseri umani come politici o alcune categorie di lavoratori, che preferiamo tenere in un angolo ad accumular polvere piuttosto che buttare via.

Il concetto di Luisona è, dunque, un concetto ampio e vario che non si piega alle logiche dell’appartenenza dolciaria e che diventa una metafora.

Cos’è il Luisona Day

Beppe Grillo, che di luisone se ne intende, in occasione dei trent’anni del libro Bar Sport propose di destinare il 9 dicembre al Luisona DayUna giornata totalmente dedicata alla regina delle paste e a ciò che essa è diventata nell’immaginario collettivo.
A lanciare il rinnovo della ricorrenza sono stati i suoi fan sulla fan-page ufficiale, forse in preda alla malinconia per uno dei suoi più celebri capolavori.

Attualmente sono molte le ricorrenze inventate dai fan del mondo della letteratura, come il Towel Day, il “giorno dell’asciugamano” ideato dagli affezionati cultori della Guida galattica per autostoppisti, o anche il Bloomsday, giorno dedicato all’Ulisse di Joyce.

Tra tutte, sicuramente, la ricorrenza della leggendaria pasta è quella che spicca di più: quest’anno in particolare si susseguiranno concorsi di pasticceria, concorsi di fotografia e si realizzerà per l’occasione un video speciale.

L’invito più importante è “Fotografa la tua Luisona” perché essa può essere un libro vecchio, un nonno, un vaso o un ricordo.

Insomma il mondo è bello perché è Luisona.

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