L’affascinante storia della Cona dei Lani

Cona dei Lani

La storia della Cona dei Lani della Chiesa di Sant’Eligio a Napoli è una storia così affascinante, ma così ancora poco conosciuta agli stessi napoletani, che vale quindi la pena far conoscere, non solo per il valore artistico che essa vanta, ma anche per salvaguardare la memoria collettiva di un’intera comunità.

Innanzitutto cos’è una cona?

Il termine deriva dal greco bizantino  “εἰκόνα” e  vuol dire «immagine» e infatti nell’Italia meridionale per cona si intende un’immagine sacra o talvolta solo la sua cornice che sovrasta un altare.

Che cos’è la Cona dei Lani

La Cona dei Lani, di cui ci sono purtroppo pervenuti solo i frammenti, è un imponente polittico rinascimentale in terracotta policromo, riportato alla luce tra gli anni ‘60 e ‘70 durante i lavori di restauro  della Chiesa di Sant’Eligio Maggiore (nei pressi di Piazza Mercato a Napoli) danneggiata dai bombardamenti del 1943. 

Proveniente dalla Cappella dei Lani ( o dei macellai), la pala fu dedicata a San Ciriaco, protettore della ricca e potente Corporazione dei macellai, che l’avrebbe commissionata al maestro Domenico Napoletano, secondo quanto riportato da Pietro Summonte (famoso membro dell’Accademia Pontaniana)  in una lettera in volgare del 1524, indirizzata all’aristocratico veneziano Marcantonio Michiel, in cui  scrive «In la Ecclesia di Santo Eligio, un gran lavoro, pure di plastice nella cappella delli Lanii, di mano di mastro Dominico Napolitano, persona ingegnosissima».

Una difficile impresa

Il recupero, avviato dall’ex soprintendente, Nicola Spinosa, è stato lento sia per la complessità del lavoro di ricostruzione dei singoli elementi scultorei e architettonici, che per il ritardo nell’erogazione dei fondi necessari, ma alla fine il progetto è stato portato a termine  grazie al contributo della Direzione Generale dei Musei Campania e ai finanziamenti del Segretariato regionale del Ministro della Cultura.

La sala espositiva

Oggi l’opera è esposta in una sala della Certosa e Museo di San Martino, con i suoi busti, teste e figure intere, da cui possiamo riconoscere: Sibille, Profeti, il Coro degli Angeli musicanti, il Redentore, la Scena dell’Adorazione del Bambino, la Vergine nonché frammenti della predella con le Storie e il martirio di San Ciriaco.

La visita della Cona dei Lani, per la raffinata  fattura e i minuziosi dettagli delle sculture,  la delicata ed elegante  posa di alcune figure come quelle delle Sibille nonché  per il forte impatto emotivo che essa genera lungo il percorso, è pertanto vivamente consigliabile.

La storia della Cona dei Lani porta con sé una riflessione importante: chissà quanti tesori, quante opere come questa giacciono tuttora sepolte, depositate nei nostri musei, nascoste da qualche parte del nostro territorio e alle tante storie che si potrebbero ancora raccontare. «In questo momento di emergenza, le nostre antiche radici sono qui con noi. È come se tutte le generazioni passate fossero assieme a noi a combattere» A. Angela.

Fonte foto per l’articolo sulla Cona dei Lani:  archivio personale

 

A proposito di Martina Coppola

Appassionata fin da piccola di arte e cultura; le ritiene tuttora essenziali per la sua formazione personale e professionale, oltre che l'unica strada percorribile per salvare la società dall'individualismo e dall'omologazione.

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