La maiolica torinese vanta una lunga tradizione. A Torino, a partire dalla seconda metà del XVI secolo e per tutto il XVIII secolo, si ha notizia dell’esistenza di almeno quattro fabbriche ceramiche, tutte di notevole importanza. A queste se ne aggiungono altre di minore rilievo storico ed artistico.
Degli albori di questa produzione si conserva un unica testimonianza certa, si tratta di una crespina, una preziosa ciotola ora esposta a Palazzo Madama, il Museo civico della città di Torino. Questa ceramica è decorata in stile compendiario e reca all’interno della base la scritta: Fatta in Torino adi 12 de settembre 1577. Si tratta di un cestino dalla forma ampiamente svasata, traforata e con bordo festonato che presenta un bello smalto spesso, levigato e lucente.
La decorazione raffigura una figura maschile, quasi priva di vesti e con un bastone sulla spalla, dal quale pendono dei volatili. È dipinta nei colori del: rosso, verde, giallo, blu e arancio.
In origine questa maiolica apparteneva alla collezione Reynold e lì fu acquistata dal conte Emanuele Taparelli di Lagnasco, marchese d’Azeglio, per poi donarla, assieme ad altre ceramiche, alla comunità torinese. Questa assegnazione avviene con il lascito datato 19 febbraio 1872.
Sempre al Museo civico della città di Torino si trovano altri tre cestelli, tutti presentano delle caratteristiche molto simili a quello datato ma, sono privi di iscrizioni. Per le comuni affintà, a tutte e quattro le ceramiche si attribuisce la stessa appartenenza.
Lo spoglio dei documenti presenti nell’archivio di stato di Torino, documenta la presenza in città, nel 1577, di due celebri maiolicari urbinati: Mastro Antonio Nani da Urbino e Mastro Antonio Fontana. Il primo aveva dimora a Palazzo Ducale. La terra per la realizzazione della maiolica proveniva da Cumiana e Piossasco. Presubilmente la durata di questa manifattura è stata breve.
La storia della ceramica a Torino prosegue con il genovese Giacomo Bianchi che attorno al 1646 da vita nel Regio Parco a una fabbrica di maiolica. Nel 1649, il Bianchi riceve da Carlo Emanuele II sia la Regia Patente sia i privililegi di stretto monopolio che l’autorizzazione comportava. Il capo operaio della fabbrica era Nicola Corrado de Arbessola. Questa fabbrica marcata i suoi pezzi ceramici apponendo lo scudo crociato sormontato dalla corona ducale dei Savoia. Molte di queste ceramiche presentano una decorazione composta da: cavalli, lepri ed uccelli posti in una fitta vegetazione di alberi, felci e fiori. Questa fabbrica con buona probabilità fu in attività sino alla fine del XVII secolo o gli inizi del successivo.
A queste segue la fabbrica della famiglia Rossetti, fra tutte la più nota e longeva. Creata da Giorgio Giacinto e dallo zio paterno Giovanni Battista. È fondata nel 1725, nella città di Torino, al di là del ponte di Po. Fra i privilegi reali ottenuti compare anche quello: di potersi servire della terra che riconoscerà propria per la fabbricazione ovunque si trovi. La produzione torinese dei Rossetti è contrassegnata sul retro dalle lettere TR, mentre quella lodigiana e parte di quella torinese dalle iniziali intrecciate GR.
Sarà in questa manifattura che grazie a Giorgio Giacinto Rossetti si affiancherà alla produzione della maiolica anche quella della porcellana fina. Di quest’ultima produzione si conoscono ben pochi pezzi. Fra questi sono certi solo due piccoli busti, prodotti in porcellana bianca, di fattura e qualità non elevata ma, recanti la scritta Torino e il monogramma GR. Gli ingredienti per la produzione della porcellana furono reperiti a: Barge, Castellamonte, Baldissero, Valduggia e Mondovì. Quelli per la fabbricazione della maiolica provenivano inizialmente da Pecetto e successivamente da Mondovì.
La manifattura continuò la sua operosa attività, alternando momenti di crisi, sino al primo quarto dell’Ottocento.
Giovanni Antonio Ardizzone da Bra fonda a Torino, nel 1765, un’altra manifattura ceramica. Questo grazie alla venir meno del monopolio concesso ai Rossetti con Regia patente.
L’attività dell’Ardizzone è situata nel borgo del Rubatto, sulla riva destra del Po, tra il Monte dei Capuccini e San Vito. Anch’essa ottiene, come i Rossetti, i privilegi e le esenzioni sui diritti di dogana. I suoi pezzi recano il marchio GAA., sigla composta dalle iniziali dei nomi e del cognome del proprietario. La sua produzione nella decorazione, a meno di mimine differenze, non differisce da quella dei Rossetti. E, sempre rispetto a quella dei Rossetti, appare nella pasta e nello smalto più pesante.
Nel 1771, alla morte dell’Ardizzione, la fabbrica è acquistata da Lorenzo Longarini e Giovanni Battista Ravotti.In seguito al fallito tentativo di rivenderla ai lavoranti Giacomo Barberis e Antonio Grossi la fabbrica cessa l’attività e riconsegna ai Rossetti il monopolio torinese della maiolica.
di Luca Piatti

