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Eroica Fenice

Luca Sorbo

Luca Sorbo, conoscere per amare la fotografia

Luca Sorbo insegnante alla scuola di fotografia Pigrecoemme, docente del corso di Archiviazione e Conservazione della Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli ha concesso una piacevole intervista ad Eroica Fenice durante la quale ha definito il suo punto di vista nei confronti dei fotoamatori.

Fotografia come cultura da riconquistare, partendo proprio da chi non la pratica come professione, spiegando come necessariamente il fotografo amatoriale è l’unico che può intraprendere la strada per far tornare ad amare il racconto visivo, perché amatore della fotografia.

Spiega Luca Sorbo che esiste una grande città che non viene raccontata ma che è compresa da quella sempre ritratta.

È importante coinvolgere i fotoamatori per raccontare la città, perché è necessario documentare i luoghi di appartenenza per un racconto che sia, oltre che visivo, anche emotivo. Il progetto che sto portando avanti prevede per queste ragioni la disponibilità di un fotografo che appartiene al luogo da ritrarre in quanto riesce a documentare al meglio i caratteri che lo identificano, anche per ragioni di appartenenza.

Luca Sorbo che ha conosciuto Antonio Biasucci in un’indimenticabile momento trascorso con lui in camera oscura ed ha vissuto il nero della materia ha parlato della troppa passione che si dedica alla tecnica, ai tecnicismi ed alla tecnologia che ruota e che è presente nel mondo della fotografia.

Bisogna essere padrone della tecnica per non farla risultare importante. Mi viene chiesto sempre un consiglio su quale macchina comprare, su che modalità di scatto adoperare per catturare una scena e sento sempre parlare gli amatori di tecnologia della fotografia. La tecnica serve purtroppo a coprire una mancanza importante, quella che un tempo era propria di chi praticava la fotografia, vedo troppa poca creatività.

Penso che le pubblicazioni del settore, le riviste che si rivolgono ai professionisti e non, celino dietro gli articoli che presentano la volontà dei marchi di spingere i loro prodotti che in quanto tecnologia riescono a distrarre i lettori da quello che manca, ovvero una cultura fotografica. Sarebbe bello poter sentir parlare due amatori non delle aperture, dei tempi o dei modelli di obiettivi usati per uno scatto, bensì vorrei poter sentir discutere di autori importanti, dei loro modi di raccontare, che hanno davvero prodotto cultura.

L’altro fotografo non è un buon pubblico

Vedo estremamente importante riuscire a rendere partecipe chi non è fotografo professionista soprattutto per invertire la tendenza delle mostre dedicate e partecipate sempre troppo dagli “addetti ai lavori”.  

Non riesco a vedere il lavoro di fotografia frutto di singoli scatti, preferisco poter osservare un racconto fotografico, fatto di almeno tre fotografie, sono stanco dei premi ai gattini e della banalità e di questa pratica di condivisione dell’immagine, che crea e fomenta la creazione dei miti, persone che con singoli episodi vengono esaltati e fomentati dalla popolarità, che genera un solo risultato ovvero l’auto-proclamazione a fotografo.

Non ho mai visto Napoli come una metropoli anonima ed un fotografo deve raccontarne le emozioni, non solo subirne il suo fascino, la sua estetica.

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