Oberon, storia e curiosità sul re delle fate

Oberon, storia e curiosità sul re delle fate

Oberon (variante grafica Auberon) è una figura celeberrima della letteratura europea di epoca medievale e rinascimentale. Conosciuto in tutto il mondo grazie all’opera di William Shakespeare Sogno di una notte di mezza estate, Oberon detiene il trono di re delle fate, affiancato dalla moglie e sovrana Titania.

Etimologia del nome Oberon e genesi del re delle fate

Il nome Oberon trarrebbe le sue origini da Alberico, un mago noto soprattutto nella letteratura leggendaria che narra la nascita della dinastia dei Merovingi. Alberico è formato da due parole: alb-, termine che nell’alto tedesco antico significava “elfo”, e –rîh-, tradotto oggi come “re”, dunque “re degli elfi”. All’interno della storia, Alberico è il fratello dotato di poteri magici e dal sangue non umano di Meroveo, colui che avrebbe dato gli albori all’importante casata franca. Tale personaggio, non è presente, tuttavia, soltanto nei cicli letterari della popolazione dei Franchi. Infatti, egli si ritrova anche nella Nibelungenlied (Canzone dei Nibelunghi), poema epico scritto in alto tedesco medio all’incirca nel XIII secolo. In esso Alberico ha il ruolo di guardiano del tesoro dei Nibelunghi, ma sarà sconfitto dall’eroe protagonista Sigfrido. Un’altra teoria sostiene, invece, che il personaggio del re delle fate possa ricollegarsi direttamente al dio norreno/germanico Freyr (o Ing), a cui venne dato in regalo dagli altri dèi il reame di Álfheimr, appunto il “regno degli elfi”.

Oberon nella chanson de geste francese

Il nome di Oberon compare in Francia per la prima volta in una chanson de geste, dal titolo Les Prouesses et faitz du noble Huon de Bordeaux (Le prodezze e i fatti del nobile Huon di Bordeaux), risalente alla prima metà del XIII secolo. Huon, figlio del conte di Bordeaux, ha ucciso per legittima difesa il figlio dell’imperatore del Sacro Romano Impero e si ritrova a dover affrontare una prova estremamente importante e faticosa, vale a dire riconquistare la fiducia e il perdono dell’emiro di Babilonia. Per ottenere ciò sarà costretto a sostenere numerose prove. Durante il viaggio attraverso la foresta abitata da esseri fantastici dove risiede, Huon è avvertito da un eremita di diffidare di Oberon, un elfo dall’incredibile bellezza, ma piccolo come un nano. Secondo la leggenda, Oberon sarebbe stato maledetto da una fata e reso basso, tuttavia ella si sarebbe pentita del gesto e gli avrebbe restituito solamente il bel viso. Nonostante la raccomandazione, Huon, gentiluomo abituato alle buone maniere, non può esimersi dal rivolgersi ad Oberon con un saluto, e l’essere fatato si fa raccontare il motivo dietro le sue peregrinazioni. Colpito dalla vicenda, Oberon decide di offrirgli il proprio aiuto, che sarà poi fondamentale per la riuscita delle prove. Oberon è descritto come figlio di Giulio Cesare e la fata Morgana e possiede oggetti dalle proprietà magiche, quali una coppa simile al Sacro Graal, in grado di fornire vino e vivande illimitatamente. L’intreccio non è del tutto frutto dell’invenzione di un cantore, ma ha dei riscontri storici reali: il conte di Bordeaux era un personaggio realmente esistito, seppur quattro secoli prima rispetto alla chanson, e anche Carlo III il Bambino, figlio di Carlo il Calvo, morì in circostanze simili a quelle narrate, a seguito di ferite da combattimento.

Sogno di una notte di mezza estate

Lo stesso William Shakespeare venne a conoscenza della chanson de geste con Huon protagonista attraverso una sua traduzione, Huon of Burdeuxe, a cura di Lord Berners. È però con la sua commedia capolavoro, Sogno di una notte di mezza estate, che Oberon viene consacrato al grande pubblico e ai posteri. Nello spettacolo, Oberon è il sovrano delle fate e sposo di Titania, con cui discute perché egli vorrebbe assumere come paggio un bambino orfano, ma Titania gli si oppone, dal momento che lo vorrebbe per sé. Indispettito dalla lunga discussione e dal rifiuto categorico della moglie, Oberon escogita un piano per vendicarsi. Ordina quindi al servitore Puck (o Robin Goodfellow) di spremere sugli occhi di Titania il succo di una viola del pensiero, che la farà innamorare perdutamente della persona che per prima vedrà al risveglio. Lo sfortunato è l’artigiano Bottom, momentaneamente vittima di un sortilegio che gli ha trasformato la testa in quella di un asino. I guai causati da Puck colpiscono anche un gruppo di giovani provenienti dalla vicina Atene, dove si sta per celebrare il matrimonio fra Teseo e Ippolita. I quattro sono Ermia e Lisandro, una coppia di innamorati, Demetrio (che ama Ermia) ed Elena (invaghito di Demetrio). Per aiutare Elena a conquistare l’amato, Oberon manda Puck ad usare il succo magico su Demetrio, ma egli lo versa anche su Lisandro, facendo sì che Elena finisca contesa fra i due giovani. Per fortuna, Puck ammette le proprie colpe e i divertenti fraintendimenti vengono risolti. Le due coppie tornano ad amarsi e anche Oberon si rende conto di voler bene a Titania, così, pentendosi del proprio comportamento maligno, annulla la magia del succo. La commedia si chiude con i due sovrani riuniti e riappacificati. 

Il re delle fate nella cultura popolare

Da secoli Oberon è soggetto per numerose opere appartenenti alle più svariate arti dell’uomo, in primis musica e pittura.

Nel 1610, in occasione del Capodanno dell’anno seguente, alla corte inglese fu tenuto un masque di Ben Jonson, intitolato Oberon, il principe magico ed interpretato da Enrico Federico Stuart, principe di Galles.

Il poeta tedesco Christoph Martin Wieland compose il poema epico Oberon nel 1780, da cui avrebbe tratto ispirazione Sophie Seyler per la propria opera musicale omonima. In seguito avrebbe debuttato a Vienna una versione plagio del singspiel di Seyler, scritta da Karl Ludwig Gesiecke e musicata da Paul Wranitzky. Nel 1826 l’Oberon di Carl Maria von Weber avrebbe superato in popolarità lo spettacolo di Gesiecke.

Il pittore scozzese Joseph Noel Paton, esponente del movimento Preraffaellita, ha celebrato molti personaggi del folklore e dei mondi fantastici della tradizione europea,  fra cui anche Oberon e Titania, in un dipinto del 1846.

Anche Goethe nel Faust I cita la coppia di regnanti, i quali sono intenti a celebrare le nozze d’oro.

Uno dei satelliti più grandi del pianeta Urano è chiamato Oberon in onore del personaggio della commedia di Shakespeare.

Oberon compare come unità giocabile all’interno del RPG (role-playing game) a turni per dispositivi mobili di produzione giapponese Fate/Grand Order nella Lostbelt Avalon le Fae, come primo Servant appartenente alla classe Pretender. Infatti non si tratta realmente di Oberon, bensì del malvagio Vortigern, evocato in Britannia per distruggere il regno delle fate comandato da Morgana e riscrivere la storia dell’umanità.

Immagine di copertina: Wikipedia 

A proposito di Sara Napolitano

Ciao! Sono Sara, studentessa iscritta al terzo anno del corso di laurea Lingue e Culture Comparate presso l'università "L'Orientale" di Napoli. Studio inglese e giapponese (strizzando un po' di più l'occhio all'estremo Est del mondo). Le mie passioni ruotano attorno ad anime, manga, libri, musica, sport, ma anche natura e animali! Da sempre un'irriducibile curiosa.

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