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Eroica Fenice

Pierre Dulaine

Pierre Dulaine, fermare l’odio attraverso il ballo

Pierre Dulaine, storia di una fantastica vita –

 

Nel film del 2006 Ti va di ballare? , diretto da Liz Friedlander, Antonio Banderas interpretava il ballerino di sala palestinese Pierre Dulaine, oggi settantunenne, istruttore di danza in una scuola privata statunitense, che decide di insegnare ballo agli studenti di una scuola disagiata.

I ragazzi, abituati a ballare in strada inventando passi acrobatici e dal sapore hip hop, inizialmente non sono attirati dalla sua disciplina così precisa e rigorosa. Ma il maestro Dulaine, alla cui storia vera è ispirato il film, riesce a far amare a questi ragazzi così problematici il ballo, mescolando lo stile elegante di balli come tango e quick step, quello sensuale dei balli da strada. Un mix esplosivo che oltrepassa le diffidenze iniziali legate alla cultura diversa, alla storia più o meno tormentata di ciascun protagonista, alle differenze sociali.

Ideatore nel 1994 delle Dancing classroom, ovvero delle “classi danzanti”, in cui i maestri si ripropongono di insegnare il ballo ai ragazzi più indigenti di New York (per il New York City Department of Education), progetto che attualmente Dulaine ha allargato a più di 100 scuole americane, il ballerino palestinese ha cercato, con una serie di progetti, di coinvolgere ragazzi di ogni età e condizione sociale al fine di far crescere in essi la passione innata per il ballo.

Il Metodo di Pierre Dulaine dalle scuole internazionali alla città palestinese di Jaffa

Egli, infatti, ha ideato anche il “Metodo Dulaine” (Dulaine Method) con il quale cerca di incoraggiare bambini e ragazzi a ballare insieme. Dopo una lunga carriera e molti viaggi, che lo hanno portato da Londra (dove lavorò al London Hippodrome, per poi formarsi, in coppia con Yvonne Marceau, con  John DelRoy ), a Nairobi (al Nairobi Casino con la parigina Bluebell Troupe), a New York (lavorò all’Arthur Murray Studio e fu co-fondatore con Otto Cappel dell’American Ballroom Theater Company), nel 2011 Pierre Dulaine ha deciso di ritornare nella città di origine di Jaffa, a pochi chilometri da Tel Aviv. E da quell’anno porta avanti il proprio metodo didattico, proprio lì dove è iniziata la sua passione per il ballo all’età di 14 anni e dove, all’età di 21 anni, divenne membro dell’Imperial Society of Teachers of Dancing.

Dancing in Jaffa: Dulaine in prima linea per l’eguaglianza e il rispetto

Nel 2013 fu realizzato il documentario Dancing in Jaffa, messo in scena il 21 ottobre scorso in anteprima italiana durante la rassegna CinemaèDanza di Arezzo incentrata sulle espressioni del corpo umano. Il docu-film porta in scena un corso di dieci settimane rivolto a ragazzi palestinesi e israeliani, invitati a danzare insieme perché, come ha detto Dulaine, a proposito della sua geniale idea di avvicinare ragazzi di due popoli così diversi e in continuo disaccordo tra loro, «quando tocchi qualcuno mostrandoti rispettoso, qualcosa cambia». Quando tocchi il “nemico”, riesci a superare ogni barriera culturale e sociale.

Ambientato nella città di Jaffa, dove per anni le comunità palestinese e israeliana continuano a vivere e a crescere separatamente, il film narra di un uomo che, pur avendo fama internazionale, è tornato nel proprio paese per realizzare il sogno di un’integrazione pacifica e per fermare l’odio tra queste due comunità conviventi, eppure così lontane.

Fermare l’odio attraverso il ballo, attraverso la conoscenza dell’altro, la fiducia nel prossimo e l’apertura al diverso, attraverso la condivisione del percorso di preparazione e dei risultati ottenuti. Fin dall’infanzia, fin dal periodo di formazione delle coscienze. In particolare, il film esplora le storie di tre bambini che si confrontano con i pregiudizi e le istanze di segregazione e di rispetto delle identità razziali -anche degli adulti- per ballare con bambini appartenenti all’altra comunità. Nelle prime lezioni è impensabile avvicinarsi, chiedere all’altro di ballare, condividere un momento, anche solo pensare di dover “being together (?!)”: seduti separatamente agli angoli della sala, si scrutano, ridono, si osservano timorosi e diffidenti.

È Pierre Dulaine ad aprire le loro menti, a mostrare loro il vero volto dell’integrazione, del “costruire insieme” al di là dell’influenza dei genitori sul comportamento e sul pensiero, del superamento di quelle barriere che rischiano di lasciar fuori il divertimento e l’esperienza personale.

Perché è il primo passo a realizzare il cambiamento. E il potere dell’arte, e soprattutto del ballo, travalica ogni pregiudizio e sospetto che ciascun bambino possiede in quanto cresciuto in una delle due comunità in guerra. Il potere del ballo, secondo Dulaine, riesce a superare ogni ostacolo sociale e culturale, così a New York nelle Dancing Rooms, così a Jaffa nel cuore del conflitto arabo- israeliano.

Pierre Dulaine: la passione per il ballo, il potere dell’arte, il sogno di una necessaria coesistenza pacifica.

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