Poesie di Nizār Qabbānī: 3 da leggere

Poesie di Nizār Qabbānī: 3 da leggere

Nizār Qabbānī, (1923-1998) nato il 21 marzo a Damasco,  è stato una delle voci più importanti della poesia araba contemporanea. Le poesie di Nizār Qabbānī rappresentano in modo autentico la realtà del mondo arabo del Novecento. In questo periodo, la poesia araba subì profondi cambiamenti sia nella forma che nel contenuto. La tradizionale qaṣīda, troppo rigida per l’epoca, lasciò il posto al verso libero. Del resto, il poeta non era più il rappresentante di una comunità tribale con i suoi valori fissi, ma era vicino al quotidiano e sentiva il bisogno di riflettere sulla società.

Poesie di Nizār Qabbānī: 3 da leggere
Fotografia del giovane Nizār Qabbānī all’età di 15 anni; da Wikimedia Commons

Poesie di Nizār Qabbānī: dall’amore all’impegno politico

Le poesie di Nizār Qabbānī celebrano l’amore per le donne,  spesso emarginate e che difficilmente trovavano spazio nella società araba.  Il poeta visse l’infanzia e l’adolescenza in un ambiente femminile, con la madre e le sorelle, e comprese quanto quel mondo fosse caratterizzato da rigidi schemi sociali che prevedevano una netta separazione tra uomini e donne. Queste ultime erano costrette a vivere tra le mura domestiche e private dell’opportunità di decidere della loro vita.  Qabbānī  fu tra i primi a dar loro voce nelle sue poesie, facendole parlare in prima persona nei suoi versi, riportando le loro sofferenze, le discriminazioni subite, le loro passioni e i loro desideri
Oltre a questi temi, nelle poesie di Nizār Qabbānī emerge anche una voce profondamente politica, capace di denunciare le contraddizioni del mondo arabo. A seguito dei tristissimi eventi del 1967, con la Guerra dei sei giorni, Nizār Qabbānī si rinchiuse in sé stesso a meditare sul tragico destino della patria araba ed è proprio in quest’atmosfera che le poesie di Nizār Qabbānī divennero una voce dell’insoddisfazione del mondo arabo.

Tre poesie significative

1. Lettera da sotto il mare

Se sei mio amico, aiutami
a lasciarti. 

Se sei il mio amante, aiutami
a guarire da te.
Se avessi saputo che il mare era così profondo 
non avrei navigato.
Se avessi saputo quale sarebbe stata la mia fine,
non avrei cominciato.
Ti desidero… Insegnami 
a non desiderarti
Insegnami 
come sradicare le radici del tuo amore
dalle profondità…
Insegnami
come muoiono le lacrime negli occhi.
Insegnami
come muore il cuore e come si suicidano le passioni.
Se sei profeta, liberami
da questo incantesimo…
Da questa blasfemia.
Il tuo amore è blasfemia… quindi
purificami.
Se sei forte, portami
fuori da questo mare in tempesta,
Io non so nuotare.
E le onde azzurre nei tuoi occhi… mi trascinano
verso le profondità.
Io non ho esperienza nell’amore,
e non ho neanche un battello…
Se ti sono cara, allora prendi la mia mano
perché sono innamorata dalla testa ai piedi.
Io respiro sott’acqua…
Annego…
Annego…
Annego…

Questa poesia mostra un amore talmente devastante da trasformarsi in dolore, dipendenza e smarrimento. L’io poetico vive un sentimento da cui vuole liberarsi perché lo sta distruggendo. L’amore è paragonato al mare: profondo, imprevedibile, pericoloso. L’amata non sa nuotare in questo mare emotivo: è travolta dalle onde e annega nei sentimenti troppo forti. Chiede quindi una cura per un amore che è diventato tormento

2. L’amor mio

L’amore mio
mi chiede:
« qual è la differenza
tra me e il cielo?»
La differenza
è che
se tu ridi
amore mio
io dimentico il cielo.                                                                                                                                                           

In questi versi brevi ma intensi, il poeta mostra quanto l’amore possa superare anche ciò che sembra infinito.  Con poche parole, il poeta rivela la sua idea più semplice e potente: quando la persona amata è felice, il mondo intero scompare.

3. Raffigurazione del tempo grigio

È dall’infanzia che cerco
di raffigurare il mio paese.
Ho disegnato case
ho disegnato tetti
ho disegnato volti
ho disegnato minareti dorati
e strade deserte
dove riposare per lenire la stanchezza.
Ho disegnato una terra chiamata metafora,
la Terra degli Arabi.
È dall’infanzia che cerco di disegnare una terra
che mi tratti con gentilezza
se infrango il vetro della luna
e mi ringrazi se scrivo versi d’amore
e se inseguo l’amore mi lasci fare
come un uccello, sopra gli alberi.
Cerco di disegnare una terra
nella quale gli uomini ridano… e piangano come gli altri uomini.
Cerco di liberarmi dei modi di dire
e della maledizione del soggetto e del complemento oggetto,
di scrollarmi di dosso la polvere
e lavarmi il viso con l’acqua piovana.
Cerco con l’autorità della sabbia di abbandonare il campo…
Addio Quraish
Addio Kulaib
Addio Mudar

Cerco di disegnare una terra
con un parlamento di gelsomini
con un popolo schiavo del gelsomino
le cui colombe si addormentino sul mio capo
i cui minareti piangano nei miei occhi.
Cerco di disegnare una terra
che sia amica della mia poesia,
che non interferisca tra me e i miei pensieri
e dove i soldati non marcino
sulla mia fronte.
Cerco di disegnare una terra
che mi ricompensi se brucio i miei abiti
e mi perdoni
se il fiume della mia follia straripa

Cerco di disegnare una città dell’amore
dove non massacrano la femminilità
dove il corpo non viene oppresso
Ho viaggiato a sud
Ho viaggiato a nord
Ma inutilmente.
Il caffè di tutti i locali ha lo stesso aroma
e tutte le donne quando si spogliano
hanno lo stesso profumo
Tutti gli uomini della tribù non masticano il cibo
ma inghiottono le donne
in un solo secondo.

Ho cercato sin dall’infanzia
di non somigliare ad alcuno.
Mi sono rifiutato di adorare qualsiasi idolo.
Ho cercato di bruciare tutte le parole di cui mi sono rivestito
perché alcune poesie sono una tomba
e alcune lingue sono un sudario.
Ho disegnato l’emorragia dei bar
Ho disegnato la tosse della città
e ho preso appuntamento con l’ultima donna.
e tuttavia… sono arrivato dopo che il tempo era passato.

Cerco di disegnare una terra
dove il mio letto sia solido
e solida la mia testa
perché possa dalle navi avvistare la costa.
Ma loro… mi hanno requisito la scatola dei colori
e non mi permettono
di raffigurare il volto della mia patria.

In questa poesia, il poeta sogna una patria ideale: un luogo libero e capace di accogliere amore e poesia. Egli contrappone questo sogno alla realtà fatta di tradizioni rigide, ingiustizie e contraddizioni e conclude con la delusione di chi non può più disegnare il suo paese ideale perché gli hanno tolto i colori, impedendogli di raffigurare la propria patria.

Fonte dell’immagine in evidenza: Wikimedia Commons 

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