Walt Whitman (1819-1892) è stato un poeta, scrittore e giornalista statunitense, considerato il padre della poesia moderna americana. Fu il primo a utilizzare in modo estensivo e consapevole il verso libero, rompendo con le convenzioni metriche tradizionali. Cantore dell’essenza del “sogno americano“, le sue liriche celebrano la democrazia, la libertà, l’individuo e la sua fusione con la natura e il cosmo. Analizziamo cinque delle sue poesie più rappresentative.
In questo approfondimento:
Le 5 poesie in sintesi: un percorso tematico
Poesia | Tema Whitmaniano Chiave |
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O Capitano! Mio Capitano! | La celebrazione della democrazia e il lutto per la morte di Lincoln. |
Canto di me stesso | L’io democratico e cosmico: l’individuo come sintesi dell’universo. |
Noi due ragazzi che stretti ci avvinghiamo | L’amore omoerotico come legame potente e ribelle contro le convenzioni. |
La poesia salverà il mondo | Il potere visionario della poesia di unire i diversi mondi dell’esistenza. |
Quando lessi il libro | L’inafferrabilità dell’io: la critica alla pretesa di definire una vita. |
Testo e analisi delle poesie più belle
1. O Capitano! Mio Capitano!
O Capitano! mio Capitano! il nostro viaggio tremendo è finito,
la nave ha superato ogni tempesta, l’ambito premio è vinto,
il porto è vicino, odo le campane, il popolo è esultante,
gli occhi seguono la solida chiglia, l’audace e altero vascello;
ma o cuore! cuore! cuore!
o rosse gocce sanguinanti sul ponte
dove è disteso il mio Capitano,
caduto morto, freddato.
O Capitano! mio Capitano! alzati e ascolta le campane; alzati,
svetta per te la bandiera, trilla per te la tromba, per te
i mazzi di fiori, le ghirlande coi nastri, le rive nere di folla,
chiamano te, le masse ondeggianti, i volti fissi impazienti,
qua Capitano! padre amato!
Questo braccio sotto il tuo capo!
È un puro sogno che sul ponte
cadesti morto, freddato.
Ma non risponde il mio Capitano, immobili e bianche le sue labbra,
mio padre non sente il mio braccio, non ha più polso e volere;
la nave è ancorata sana e salva, il viaggio è finito,
torna dal viaggio tremendo col premio vinto la nave;
rive esultate, e voi squillate, campane!
Io con passo angosciato cammino sul ponte
dove è disteso il mio Capitano,
caduto morto, freddato.
Analisi: questa è una delle poesie più celebri di Whitman, un’elegia per la morte del presidente Abraham Lincoln, assassinato nel 1865 alla fine della Guerra Civile Americana. La poesia usa la metafora della nave (gli Stati Uniti) che torna in porto dopo un “viaggio tremendo” (la guerra). Il “premio vinto” è la salvezza dell’Unione e l’abolizione della schiavitù. Ma la gioia della vittoria è spezzata dal dolore per la morte del “Capitano”. La lirica, con il suo ritmo quasi da ballata e le sue rime, è insolitamente tradizionale per Whitman, ma proprio questa struttura ne ha garantito l’enorme popolarità.
2. Canto di me stesso (frammento)
Che cos’è l’erba?
mi chiese un bambino portandomene a piene mani;
come potevo rispondergli?
Non so meglio di lui che cosa sia.
Suppongo che sia lo stendardo della mia vocazione,
fatto col verde tessuto della speranza.
O forse è il fazzoletto del Signore,
un ricordo profumato lasciato cadere di proposito,
con la cifra del proprietario in un angolo
sicchè possiamo vederla e domandarci di chi può essere?
O forse l’erba stessa è un bambino,
il bimbo generato dalla vegetazione.
O un geroglifico uniforme che voglia dire,
crescendo tanto in ampi spazi che in strette fasce di terra,
fra bianchi e gente di colore, Canachi, Virginiani,
Membri del Congresso, gente comune,
io do loro la stessa cosa e li accolgo nello stesso modo.
Analisi: questo frammento è tratto dal poema centrale della raccolta “Foglie d’erba”. L’erba, elemento umile e onnipresente, diventa il simbolo della vita, della democrazia e della natura stessa. L’io poetico non offre una sola risposta, ma una serie di ipotesi che ne esplorano il significato. L’erba è “lo stendardo della mia vocazione”, “il fazzoletto del Signore”, “un bambino”. Soprattutto, è un “geroglifico uniforme” che cresce ovunque, senza distinzioni, simboleggiando l’uguaglianza di tutti gli esseri umani.
3. Noi due ragazzi che stretti ci avvinghiamo
Noi due ragazzi che stretti ci avvinghiamo,
mai che l’uno lasci l’altro,
sempre su e giù lungo le strade, compiendo escursioni a Nord e a Sud,
godiamo della nostra forza, gomiti in fuori, pugni serrati,
armati e senza paura, mangiamo, beviamo, dormiamo, amiamo,
non riconoscendo altra legge all’infuori di noi,
marinai, soldati, ladri, pronti alle minacce,
impauriamo avari, servi e preti, respirando aria,
bevendo acqua, danzando sui prati o sulle spiagge,
depredando città, disprezzando ogni agio, ci beffiamo delle leggi,
cacciando ogni debolezza, compiendo le nostre scorrerie.
Analisi: tratta dalla sezione “Calamus”, questa poesia è una celebrazione potente e coraggiosa dell’amore omoerotico. Il legame tra i “due ragazzi” è descritto come una fusione totale, fisica e spirituale. Il loro amore è una forza ribelle che li pone al di fuori e al di sopra delle convenzioni sociali (“non riconoscendo altra legge all’infuori di noi”). È un amore vissuto con vitalità, senza paura, in totale armonia con la natura e in opposizione alle istituzioni repressive.
4. La poesia salverà il mondo
Il mondo sottomarino,
foreste al fondo del mare, i rami, le foglie,
ulve, ampi licheni, strani fiori e sementi,
folte macchie, radure, prati rosa,
variegati colori, pallido grigio verde,
porpora, bianco e oro, la luce vi scherza
fendendo le acque
Esseri muti nuotan laggiù tra le rocce,
il corallo, il glutine, l’erba, i giunchi,
e l’alimento dei nuotatori
Esseri torpidi brucan fluttuando laggiù,
o arrancano lenti sul fondo,
il capodoglio affiora a emetter lo sbuffo
d’aria e vapore, o scherza con la
sua coda,
lo squalo dall’occhio di piombo,
il tricheco, la testuggine, il peloso
leopardo marino, la razza,
e passioni, guerre, inseguimenti, tribù,
affondare lo sguardo in quei fondi
marini, respirando quell’aria così
densa che tanti respirano,
il cambiamento, volgendo lo sguardo qui
o all’aria sottile respirata da esseri che
al pari di noi su questa sfera
camminano,
il cambiamento più oltre, dal nostro
mondo passando a quello di esseri
che in altre sfere camminano.
Analisi: in questa lirica, Whitman celebra il potere visionario della poesia. Il poeta è colui che può “affondare lo sguardo” nei mondi più nascosti, come le profondità marine, e percepire l’unità di tutta l’esistenza. La poesia permette di passare dal mondo sottomarino a quello terrestre e persino a “quello di esseri che in altre sfere camminano”. È un inno alla capacità della poesia di connettere tutte le forme di vita e di rivelare l’infinita interconnessione del cosmo.
5. Quando lessi il libro
Quando lessi il libro, la famosa biografia,
è questa (mi dissi) che l’autore chiama vita di un uomo.
Così qualcuno scriverà la mia vita, quando io sarò morto.
(Come se un altro potesse veramente conoscerne qualcosa,
se perfino io penso spesso che ne so poco o niente,
qualche cenno, qualche sparso debole inizio, segnali indiretti
che per mio uso esclusivo cerco qui di tracciare).
Analisi: in questo breve ma intenso componimento, Whitman riflette sull’inafferrabilità dell’identità umana. Nessuna biografia può pretendere di catturare la vera essenza di una persona, perché nemmeno l’individuo stesso riesce a conoscersi fino in fondo. La vita di un uomo è un insieme di “cenni”, “deboli inizi” e “segnali indiretti”. È una critica alla pretesa della scrittura oggettiva e una celebrazione del mistero che ogni singola esistenza racchiude.
Fonte immagine: Britannica
Articolo aggiornato il: 27/08/2025