In breve: le poesie sulla pioggia
- Il fascino letterario: La pioggia crea un’atmosfera di sospensione e malinconia, condizione ideale per l’introspezione e la riflessione poetica.
- I grandi autori: Il tema è stato affrontato dalla musicalità di D’Annunzio, dall’essenzialità di Pavese e Merini, fino al realismo di Bukowski.
- I temi ricorrenti: La pioggia viene vista come rinascita (Rodari), come fusione panica con la natura (D’Annunzio) o come metafora della solitudine umana.
Poesie e pioggia, si sa, sono un connubio micidiale. Specialmente se fuori fa freddo e tutto ciò di cui abbiamo bisogno è un bel libro, un plaid e una tazza di cioccolata calda. Perché se De Andrè – ne “Il bombarolo” – cantava “c’è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo”, qualcun altro, invece, aspetta la pioggia proprio per restare da solo, e godersi un po’ di tristezza invernale.
Ma quali sono le poesie sulla pioggia da leggere in queste ultime settimane, prima che arrivi la primavera e il sole monopolizzi le nostre giornate? Eccone alcune – da Gianni Rodari a Cesare Pavese, passando per D’Annunzio, Merini, Hikmet e Bukowski – che la descrivono sia nella sua essenzialità alla vita (poiché necessaria alla natura), sia nella sua dolce trasmissione di malinconia.
Dopo la pioggia
di Gianni Rodari
brilla in cielo l’arcobaleno:
è come un ponte imbandierato
e il sole vi passa, festeggiato.
E’ bello guardare a naso in su
le sue bandiere rosse e blu.
Però lo si vede – e questo è il male –
soltanto dopo il temporale.
Non sarebbe più conveniente
il temporale non farlo per niente?
Un arcobaleno senza tempesta,
questa sì che sarebbe una festa.
Sarebbe una festa per tutta la terra
fare la pace prima della guerra.
La pioggia nel pineto
di Gabriele D’Annunzio
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.
(…)
Ascoltavo la pioggia
di Alda Merini
domandare al silenzio
quale fragile ardore
sillabava e moriva.
L’infinito tendeva
ori e stralci di rosso
profumando le pietre
di strade lontane.
Mi abitavano i sogni
odorosi di muschio
quando il fiume impetuoso
scompigliava l’oceano.
Ascoltavo la pioggia
domandare al silenzio
quanti nastri di strade
annodavano il cuore.
E la pioggia piangeva
asciugandosi al vento
sopra tetti spioventi
di desolati paesi.
Pioggia d’estate
di Nazim Hikmet
acini d’uva si schiacciano contro i miei vetri
gli occhi delle mie foglie sono abbagliati.
Pioggia d’estate cade dentro di me
piccioni d’argento volano dai miei tetti
la mia terra corre coi piedi nudi.
Pioggia d’estate cade dentro di me
una donna è scesa dal tram
i polpacci bianchi bagnati
Pioggia d’estate cade dentro di me
senza rinfrescare la mia tristezza
Pioggia d’estate cade dentro di me
all’improvviso e all’improvviso s’arresta
il peso dell’afa è rimasto dov’era
al termine delle grosse rotaie arrugginite.
Pioggia
di Charles Bukowski
Scoppia un temporale,
stanno suonando un’ouverture di Wagner
la gente lascia i posti sotto gli alberi
e si precipita nel padiglione
le donne ridendo, gli uomini ostentatamente calmi,
sigarette bagnate che si buttano via,
Wagner continua a suonare, e poi sono tutti
al coperto. Vengono persino gli uccelli dagli alberi
ed entrano nel padiglione e poi c’è la Rapsodia
Ungherese n. 2 di Lizst, e piove ancora, ma guarda,
un uomo seduto sotto la pioggia
in ascolto. Il pubblico lo nota. Si voltano
a guardare. L’orchestra bada agli affari
suoi. L’uomo siede nella notte nella pioggia,
in ascolto. Deve avere qualcosa che non va,
no?
È venuto a sentire
la musica.
I gatti lo sapranno
di Cesare Pavese
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.
Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.
Farai gesti anche tu.
Risponderai parole −
viso di primavera,
farai gesti anche tu.
I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l’alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi piú non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.
Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell’alba,
viso di primavera.
Se ti sono piaciuti questi versi malinconici, ti consigliamo di esplorare anche il nostro approfondimento dedicato alle più belle poesie famose e al loro significato nascosto.
Fonte immagine: Pixabay | Articolo aggiornato il: 30/04/2026

