Il vibratore è un dispositivo dedicato alla stimolazione erotica, che molto spesso presenta caratteristiche tipiche dell’anatomia fallica. Esso non garantisce necessariamente sensazioni più intense rispetto alla stimolazione manuale, ma l’orgasmo è raggiunto in maniera più rapida e con uno sforzo minore. Oggi questo strumento è conosciuto come un oggetto legato al piacere erotico, ma il primo vibratore nacque nel 1869 per scopi ben diversi. Infatti, la sua storia affonda le radici nella medicina dell’Ottocento, quando il vibratore veniva utilizzato a scopi terapeutici.
Indice dei contenuti
Quando e perché è nato il vibratore?
| Dettaglio storico | Informazioni |
|---|---|
| Anno di invenzione | 1869 |
| Inventore | George Taylor |
| Scopo originale | Cura dell’isteria femminile |
| Primo modello elettrico | 1880 (Joseph Mortimer Granville) |
La nascita del vibratore e la cura dell’isteria
Verso la metà dell’Ottocento, si diffuse nel Regno Unito l’isteria, considerata come una vera e propria epidemia femminile. Il termine isteria rappresenta una psiconevrosi in cui degli stati emozionali molti intensi si manifestano attraverso delle “crisi” particolarmente teatrali. I sintomi, di solito, sono: forti cefalee, sbalzi d’umore, depressione, ansia e difficoltà respiratorie. Il termine deriva dal greco hystera che significherebbe utero, anche se questa traduzione risulterebbe sbagliata. Ad ogni modo, si sostiene che lo scienziato greco Ippocrate pensava che l’utero si spostasse all’interno del corpo femminile causando sintomi strani e introdusse il termine Hysterikòs. Infatti, è proprio a partire da questa traduzione che l’isteria è stata considerata una malattia del tutto femminile. Nel Medioevo, l’isteria veniva percepita come un fenomeno sovrannaturale che andava sconfitto attraverso l’esorcismo. Nell’Ottocento, invece, il trattamento dell’isteria prevedeva la tecnica della stimolazione manuale del clitoride, la quale avrebbe liberato la donna da quel brutto male.

Tuttavia, con il passare del tempo, l’isteria diventava sempre più diffusa, e sempre più donne necessitavano del trattamento. Questa larga diffusione, però, rendeva il lavoro dei medici sempre più difficile, in quanto il “massaggio” che effettuavano durava quasi un’ora a paziente e prevedeva un movimento continuo della mano. Si stimava che quasi un terzo delle donne londinesi soffrisse di isteria, quindi le sessioni diventavano sempre più numerose e i medici non riuscivano più a sostenerle. Si pensò, quindi, di progettare un macchinario che svolgesse il compito al loro posto. Il primo vibratore nacque, quindi, nel 1869 come strumento medico e fu inventato dal medico George Taylor. Si trattava di un dispositivo a vapore chiamato The Manipulator. Tuttavia, questo strumento risultò essere troppo ingombrante e tra l’altro non risolveva del tutto il problema dell’isteria. La vera svolta arrivò nel 1880, quando il britannico Joseph Mortimer Granville realizzò il primo vibratore elettromeccanico, il quale non solo era efficace nel raggiungimento di quello che chiamavano “parossismo nervoso” (orgasmo), ma riduceva notevolmente il tempo della sessione: da un’ora a soli cinque minuti.
Da strumento medico a oggetto erotico
Con il passare del tempo, i vibratori elettrici entrarono nei primi cataloghi di elettrodomestici e venivano presentati come dei massaggiatori e stimolatori muscolari. Tuttavia, l’uso casalingo e personale del dispositivo rese evidente il suo potenziale sessuale. Nel frattempo, negli anni ’20-’30 del Novecento, i medici abbandonarono il trattamento dell’isteria attraverso l’utilizzo del vibratore e riconobbero non solo la necessità di altre strategie per curare i disturbi mentali, ma anche il carattere prettamente sessuale dei vibratori. Infatti, da quel momento in poi, furono censurate le pubblicità sui vibratori, i quali, gradualmente, passarono dall’essere collocati nell’ambito medico a spostarsi nel campo dei prodotti per il piacere personale. Nella seconda metà del Novecento, con la rivoluzione sessuale e il movimento femminista, il vibratore tornò ad essere utilizzato come strumento dell’autonomia sessuale e da quel momento sarà apertamente riconosciuto come oggetto erotico.
Fonte immagine: Wikipedia, Di Pava

