Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Quarto Stato

Quarto Stato, manifesto delle lotte dei lavoratori

Il Quarto Stato, del pittore piemontese Giuseppe Pellizza da Volpedo, è uno dei quadri simbolo del XX secolo, oggi conservato nelle sale del Museo del Novecento di Milano, e divenuto un’allegoria delle battaglie politico-sociali dei lavoratori.

Si tratta di un quadro epocale perché, per la prima volta nella storia dell’arte italiana, un pittore sceglie di rappresentare l’ascesa del movimento operaio nella vita nazionale del Paese. Per Pellizza la questione sociale è un tema imprescindibile dall’arte e, con la sua pittura, afferma il principio di emancipazione del popolo.

Il dipinto è un olio su tela di 293×545 cm e fu realizzato nel 1901.

La protesta sociale de Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo 

Pellizza cominciò a lavorare a un bozzetto degli Ambasciatori della fame già nel 1891, dopo aver assistito a una manifestazione di protesta di un gruppo di operai. Il soggetto iniziale era una rivolta operaia nella piazza Malaspina a Volpedo, in provincia di Alessandria, con tre soggetti posti davanti alla folla in protesta. Numerose furono, poi, le opere intermediarie tra il primo bozzetto degli Ambasciatori della fame e la Fiumana. Quest’ultima, rispetto ai bozzetti precedenti, presentava una massa vastissima di gente, tale da formare (come suggerisce il titolo) una vera e propria fiumana umana. Pellizza pose anche, in posizione subordinata rispetto al resto dei riottosi, una figura femminile con un bimbo in braccio, intesa passivamente come allegoria dell’umanità. L’opera è un primitivo esempio di pittura sociale.

Tuttavia, non pienamente soddisfatto del risultato tecnico-artistico della Fiumana, ma soprattutto alla luce del brutale massacro di Bava-Beccaris a Milano, il pittore decise nel 1898 di riprendere per la terza volta il lavoro sul “più grande manifesto che il proletariato italiano possa vantare fra l’Ottocento e il Novecento“, con l’obiettivo di rendere la fiumana più tumultuosa e irruente e facendola avanzare “a cuneo” verso l’osservatore. Il soggetto dell’opera erano gli “uomini del lavoro”, i braccianti. che fanno della lotta per il diritto universale una lotta di classe: il loro incedere verso l’osservatore non è violento, ma lento, fermo, con una pacatezza che richiama alla mente una sensazione di invincibilità e di vittoria.

In primo piano, davanti alla folla in protesta, sono rappresentati tre soggetti: due uomini e una donna con un bambino in braccio. La donna, che Pellizza plasmò sulle sembianze della moglie Teresa, è a piedi nudi e invita con un eloquente gesto i manifestanti a seguirla. Alla sua destra, procede il protagonista della scena: un uomo sui 35 anni che, con una mano nella cintola dei pantaloni e l’altra che regge la giacca appoggiata sulla spalla, procede con disinvoltura. Alla sua destra ancora, vi è un altro uomo che avanza, pensoso, con la giacca fatta cadere sulla spalla sinistra. La quinta è costituita dal resto dei manifestanti che rivolgono lo sguardo in più direzioni. Alcuni reggono bambini in braccio, altri appoggiano la mano sugli occhi per ripararli dal sole, altri ancora guardano diritti davanti a loro.

Sulla tela si affacciano i volti di numerosi amici di Pellizza, come Giovanni Gatti, il farmacista di Volpedo con cui il pittore discuteva spesso di socialismo, Maria Albina Bidone, sorella minore dell’autore, e il marito Giovanni Ferrari, morto suicida dopo la scomparsa della moglie per tisi.

Il Quarto Stato fu mostrato al pubblico per la prima volta alla Quadriennale di Torino nel 1902, insieme con un’altra importante tela pellizziana, Il tramonto. Non ebbe alcun riconoscimento, nè fu acquistato da parte di un museo, di Casa Savoia o di qualche altro ente pubblico. Il suo successo presso il pubblico iniziò mediante la stampa socialista e le innumerevoli riproduzioni. I comitati espositivi delle mostre, invece, temendo la pericolosità del soggetto, rifiutarono sempre di esporlo.

Dopo l’improvviso decesso del Pellizza, Il Quarto Stato fu esposto, in pieno biennio rosso, in una retrospettiva monografica dedicata all’artista presso la Galleria Pesaro di Milano. Il critico d’arte Guido Marangoni, rimasto impressionato dall’imponenza del quadro, decise di promuovere una sottoscrizione pubblica per acquistare la tela dagli eredi, al prezzo di cinquantamila lire.

Con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, Il Quarto Stato è stato divulgato anche al di fuori degli ambienti artistici e letterari, approdando, ad esempio, nel cinema, con Novecento, film del 1976 diretto da Bernardo Bertolucci. Molte, infine, sono stata le reinterpretazioni contemporanee dell’opera.

 

Fonte immagine: wikipedia.org

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *