Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Repair Café

Repair Café: riparare per vivere meglio insieme

Ogni giorno gettiamo nell’immondizia montagne di oggetti, che il più delle volte potrebbero iniziare una seconda vita con qualche semplice riparazione. Forse il problema è che le persone hanno dimenticato come si fa, o credono di non esserne in grado da sole. Senza tralasciare quanto sia vantaggiosa la “moda del disfarsi” per le aziende produttrici, che puntano sulla cosiddetta “obsolescenza programmata”, ovvero la progettazione di oggetti destinati a durare il meno possibile per diventare rifiuto e fornire un perenne motore al mercato, che necessita di un continuo movimento.

I “Repair Café” nascono proprio per rispondere a questo: promuovere la sostenibilità, evitando di disfarsi di oggetti che potrebbero ancora funzionare e recuperare la capacità di aggiustare le cose, che si sta perdendo.

I “Caffè delle riparazioni” sono luoghi utilissimi dove si esercita l’antica arte del saper vivere insieme, provvisti di attrezzi e materiali con cui riparare vestiti, mobili, biciclette, giocattoli, stoviglie, elettrodomestici e in cui incontrare elettricisti, sarte, carpentieri e meccanici. Nei giorni di apertura, i visitatori possono portare i loro oggetti rotti e ripararli insieme agli “specialisti”, imparando come si fa. E chi non ha niente da riparare può fermarsi per bere una tazza di tè o un caffè, per aiutare gli altri o per leggere un libro sul fai-da-te.

La mente del “Repair Café”.

L’idea di aprire un “Repair Café” è venuta a Martine Postma, giornalista olandese che fin dal 2007 promuoveva la sostenibilità a livello locale nella sua città, Amsterdam, fino a quando ha deciso di realizzare un luogo dove riportare a nuova vita gli oggetti rotti. Un desiderio banale e pragmatico, ma decisamente in controtendenza rispetto alla prassi comune, che tende a sostituire il vecchio o il rotto con un nuovo acquisto. Il primo Caffè è stato inaugurato il 18 ottobre 2009 ed è stato un successo, divenendo in poco tempo un vero e proprio fenomeno culturale, tanto che Martine ha deciso di creare la Repair Cafè foundation, un’organizzazione no profit che dà supporto ai gruppi locali sia in Olanda che negli altri Paesi in cui vi sono persone che vogliono aprire un Repair Café. Come tutte le idee efficaci, questa straordinaria iniziativa da Amsterdam si è rapidamente diffusa nel resto dei Paesi Bassi, oltrepassando i confini nazionali, affermandosi nel resto d’Europa, negli Stati Uniti e fino in Australia. Oggi i Caffè dove si aggiusta sono 750, distribuiti in 18 Paesi del mondo, con volontari che riparano più di 13 mila oggetti ogni mese. E il loro numero è in crescita. Tra gli ultimi ad aprirli ci sono Cile, Giappone e, a breve, l’Egitto.

Il primo passo è stabilire un contatto con l’organizzazione per ricevere lo starter kit. Poi scegliere il luogo del Café, che può andare dal garage di un amico, alla palestra di una scuola, ai locali di una chiesa. L’importante è che sia un luogo dove le persone possano raccogliersi e trascorrere del tempo insieme. La fondazione, poi, fornisce una serie di strumenti per la comunicazione e l’immagine coordinata, e garantisce ai nuovi Café visibilità internazionale sul proprio sito www.repaircafe.org. Il progetto è su base volontaria: fatta eccezione per una prima donazione richiesta per acquistare il kit, tutte le attività della Fondazione e dei singoli Café non sono a scopo di lucro. Perché l’intento è quello di creare da un lato una rete di servizio al cittadino e dall’altro una pratica comune a tutela dell’ambiente. In Italia il terreno è ancora tutto da esplorare: basterebbe prendere l’iniziativa.

Se l’obsolescenza programmata è una realtà che costringe a seguire il circolo vizioso di un consumo forzato, l’idea di Martine si pone dunque come un’alternativa economica, sostenibile e fattibile. Una piccola rivoluzione del pensiero che valorizza il recupero dell’artigianalità, crede nella riduzione degli sprechi, restituisce valore e dignità agli oggetti. Mi viene in mente una scena dello splendido lungometraggio d’animazione “L’arte della felicità” del fumettista napoletano Alessandro Rak, il cui protagonista, in una Napoli che trabocca mestizia e immondizia, ascolta le variegate storie dei personaggi che salgono a bordo del suo taxi bianco. Tra di essi, un riciclatore di frammenti di vita insegna ad assemblare vecchi rottami e ridisporli in una forma nuova, valorizzando la ricchezza nascosta nelle cose di tutti i giorni, come l’araba fenice: il bello che risorge dalle ceneri del mondo.

«Il punto è questo: la gente cerca sempre cose nuove e butta via quelle vecchie, ma se la felicità fosse questa ci troveremmo presto senza più un soldo e seppelliti dalla ‘monnezza’! Allora io resto qui e rivendo alla gente quello che butta. Questa è la mia piccola arte, la mia felicità: ridare forma nuova alle cose vecchie».

Repair Café: riparare per vivere meglio insieme