Ritratti famosi: un’arte intramontabile

Ritratti famosi: un'arte intramontabile

Un po’ di storia dei ritratti

La storia dell’arte è piena di ritratti famosi, un genere che si è da sempre posto al centro dell’interesse degli artisti di tutte le epoche fino ad oggi quando, soprattutto attraverso la fotografia, si è soliti immortalare le persone nelle loro mansioni quotidiane. Anticamente, si soleva ritrarre gli imperatori o, più in generale, esponenti importanti dell’impero, mentre nel Medioevo le figure predilette erano quelle sacre, rappresentate con un certo sproporzionato astrattismo. Ma il ritratto in senso moderno nacque nel Quattrocento, nello specifico con Giotto grazie al quale si affermò il ritratto di corte, e non poteva essere altrimenti dal momento che è con il pensiero umanistico che l’uomo è considerato centro e fulcro del mondo: proliferano, dunque, numerosi ritratti nei quali i vari personaggi sono raffigurati con un’attenzione al realismo sempre più crescente, rivestiti di simboli e caratteri a seconda del significato che veniva commissionato all’artista. Lo sguardo era rivolto non soltanto alla fisionomia dei soggetti dipinti, ma anche agli abiti, alle pose ed anche agli sfondi, che fossero spazi aperti o interni, giocando con la prospettiva con risultati a mano a mano più convincenti.

I ritratti famosi della pittura fiamminga

Di fondamentale importanza nell’evoluzione del ritratto fu l’arte delle Fiandre, il cui maggiore esponente fu Jan Van Eyck che spianò la strada al ritratto realistico. Nella pittura fiamminga fu introdotta una novità importante che ebbe ripercussioni sull’arte rinascimentale: i personaggi venivano raffigurati non più di profilo, ma a tre quarti in modo tale da rendere una descrizione più precisa dei tratti fisici e, soprattutto, dei rispettivi stati d’animo. Inoltre, saltano all’occhio i colori intensi tipici della pittura fiamminga e la peculiarità con cui sono raffigurati i dettagli, dalle acconciature ai drappeggi degli abiti, agli accessori di moda a quei tempi, come se ci si ritrovasse quasi davanti ad una moderna foto che testimonia un’epoca ormai lontana. Uomini e anche donne erano ritratti nei loro spazi quotidiani, con una precisione nella resa che ostentava il loro rango sociale, ergendoli a canoni di bellezza e regalità, nonché di virtù.

Ritratto dei Coniugi Arnolfini

Tra i ritratti famosi dell’arte fiamminga, esemplare è il ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan Van Eyck. I due coniugi sono posizionati a tre quarti e questo permette di aprire uno squarcio realistico su entrambi i soggetti e sullo spazio che li circonda. Il marito ha una mano alzata in una posa molto solenne, mentre la moglie ha la mano destra porta verso il marito e quella sinistra sul ventre gravido. Si nota che sono due ricchi borghesi dalle ampie vesti particolareggiate e ben rifinite dai dettagli e dagli abiti, per non parlare delle acconciature ben composte e degli accessori evidentemente in voga. Ma ciò che più colpisce nel dipinto è la resa dello spazio: entrambi i coniugi sono ritratti nella loro stanza matrimoniale, descritta con una cura nei particolari sorprendente; si notino, infatti, i realistici giochi di luce e ombra creati dalla luce proveniente dalla finestra aperta, l’accurata simmetria degli elementi interni e, soprattutto, l’accortezza nel dipingere il riflesso nello specchio alle spalle dei personaggi. Insomma, una riproduzione che non manca di essere precisa e puntuale ma che non è neanche priva di elementi simbolici che rendono il senso dell’opera: evidentemente, il cane al centro simboleggia la fedeltà e le arance sul davanzale la fertilità, volendo simboleggiare l’unione ben salda dei coniugi e la ventura nascita del proprio figlio.

Tra i ritratti famosi, un ritratto che fece discutere

Ritratto di Olympia di Manet

Esposto al Salon di Parigi nel 1865 da Manet, colui che è considerato il precursore della corrente dell’Impressionismo, il quadro Olympia fece molto scalpore.

Rispetto agli anni della pittura fiamminga, il contesto è ormai cambiato: si è affermata sempre più un’idea del ritratto realistico ma rappresentativo anche di quanto c’è oltre la semplice raffigurazione dei soggetti. Come non pensare, per esempio, al ritorno al mito di gusto neoclassico o all’attenzione sulla descrizione psicologica ed emotiva dei soggetti, posta in primo piano rispetto alla loro fisionomia. Ma nella seconda metà dell’Ottocento, Manet compì un atto totalmente rivoluzionario che rese discutibile il suo dipinto: abbandonando ogni tipo di convenzione classica e di morale borghese, egli ritrasse una cortigiana. Olympia è raffigurata in una posa da Venere, semi-stesa sul letto e con una mano a coprire il pube, secondo un atteggiamento pudico tipico della rappresentazione della dea nella tradizione mitologica. Qui, però, di pudicizia ce n’è ben poca, poiché Olympia è dipinta col volto frontale in una posa atteggiata e quasi sfrontata e, soprattutto, non presenta alcun elemento idealizzato nella fisionomia, anzi, risulta ben chiaro che si tratta di una cortigiana in barba a qualsiasi rango sociale superiore e alla morale borghese imposta. Con Manet, dunque, si apre una stagione del ritratto sicuramente diversa da quelle precedenti e, volendo, più vicina al sentire odierno: ritratti veri, non soltanto nella resa realistica degli spazi e dei fisici, ma anche e soprattutto nella loro emotività e nella tipologia dei soggetti scelti, non più necessariamente intrisi di quella simbologia morale di corte.  

Fonte immagini

Olympia di Manet analisi dell’opera

I Coniugi Arnolfini di Jan Van Eyck analisi dell’opera

Immagine di copertina pixabay

   

 

A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson nasce il 26 Marzo 1998 a Napoli. Nel 2017 consegue il diploma di maturità presso il liceo classico statale Adolfo Pansini (NA) e nel 2021 si laurea alla facoltà di Lettere Moderne presso la Federico II (NA). Specializzanda alla facoltà di "Discipline della musica e dello spettacolo. Storia e teoria" sempre presso l'università Federico II a Napoli, nutre una forte passione per l'arte in ogni sua forma, soprattutto per il teatro ed il cinema. Infatti, studia per otto anni alla "Palestra dell'attore" del Teatro Diana e successivamente si diletta in varie esperienze teatrali e comparse su alcuni set importanti. Fin da piccola carta e penna sono i suoi strumenti preferiti per potere parlare al mondo ed osservarlo. L'importanza della cultura è da sempre il suo focus principale: sostiene che la cultura sia ciò che ci salva e che soprattutto l'arte ci ricorda che siamo essere umani.

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