Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Sostenibilità e necessità bioetica nell’era globale

Sostenibilità e necessità bioetica nell’era globale

Dalla fine degli anni Ottanta matura progressivamente in ambito internazionale un nuovo concetto di benessere basato sul criterio della sostenibilità, definito appunto “sviluppo sostenibile, mirante a salvaguardare le esigenze della brulicante vita del Pianeta, senza porre a rischio le necessità delle future generazioni. L’homo sapiens, infatti, ha interagito con il mondo naturale sin dalla sua comparsa sulla Terra, via via perfezionando – parallelamente all’evolversi delle proprie facoltà cognitive – le varie possibilità di adattamento agli ambienti naturali, ma alterando al contempo gli equilibri del Pianeta consolidatisi in milioni di anni di evoluzione. Agendo in tal modo, egli ha innescato una costante diminuzione della capacità naturale del globo di sostenere l’impatto quantitativo e qualitativo della specie umana: i problemi della sovrappopolazione, dell’inquinamento, il progresso tecnologico, l’accumulo dei rifiuti, l’impoverimento delle materie prime, la ricerca di fonti alternative di energia, la scomparsa di habitat e specie naturali rendono l’ambiente naturale sempre meno adatto, per caratteristiche ecologiche, all’instaurarsi di condizioni di vita ottimali per gli organismi viventi. «Questa improvvisa scomparsa del cinguettio degli uccelli, questa perdita di colore, di bellezza e di attrattiva che ha colpito il nostro mondo è giunta con passo leggero e subdolo»: così rilevava nel 1962 la zoologa statunitense Rachel Carson nella sua Silent Spring, una rilevante critica del mondo industrializzato che, per la prima volta, pone il problema ambientale. Un fondamentale principio etico di responsabilità, degno di menzione, si data nel 1979, formulato dal filosofo tedesco Hanz Jonas, in risposta all’emergenza ecologica scaturita dall’opulenta civiltà tecnologica: «Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la sopravvivenza della vita umana sulla terra». Punto di partenza del pensatore è che il fare dell’uomo al giorno d’oggi è in grado di distruggere l’esistenza stessa della vita.

Il dibattito sulla sostenibilità: l’Agenda 21

Gran parte delle politiche di sostenibilità e delle attività legislative in materia sfociano nel 1992 nella Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente e lo Sviluppo di Rio; 178 paesi, 120 Capi di Stato, 8000 giornalisti e più di 30.000 persone parteciparono al summit governativo ufficiale e al parallelo Forum globale delle organizzazioni non governative. L’atto stilato nel corso dell’evento è definito Agenda 21, un documento d’intenti e obiettivi programmatici riguardo ad aree economiche, sociali e soprattutto ambientali: lotta alla povertà, cambiamento dei modelli di produzione e consumo, dinamiche demografiche, conservazione e gestione delle risorse naturali, protezione dell’atmosfera, degli oceani e della biodiversità, prevenzione della deforestazione, promozione di un’agricoltura sostenibile. L’Agenda 21 può, in questo modo, essere definita come un processo, condiviso da tutti gli attori presenti sul territorio, per definire un piano di azione locale che guardi al XXI secolo. In tale documento si stabilisce l’articolazione del concetto di sostenibilità su tre giudizi di valore: uguaglianza di diritti per le future generazioni, giustizia internazionale e trasmissione fiduciaria di una natura intatta. L’ottica dello sviluppo sostenibile richiede, quindi, un approccio globale alla pianificazione e un’attenzione particolare al benessere sociale, ecologico ed economico, implicando che la produzione di ricchezza non avvenga a danno del sistema che supporta la varietà della vita, ma che s’introducano dei vincoli alle trasformazioni e che venga rispettata la capacità di carico dei sistemi ambientali.

Misure sostenibili a salvaguardia della biosfera

Di fronte a una globalizzazione che rappresenta il trionfo planetario del “tutto è mercato”, bisogna concepire e promuovere una società nella quale i valori economici cessino di porsi come centrali o unici. Le variazioni apportate alla natura dalle attività umane devono mantenersi entro limiti tali da non danneggiare irrimediabilmente il contesto biofisico globale e permettere alla vita umana di continuare a svilupparsi. Ciò significa fare in modo che il tasso d’inquinamento e di sfruttamento delle risorse ambientali rimanga nei limiti della capacità di assorbimento dell’ambiente e delle possibilità di rigenerazione delle risorse, secondo quanto consentito dai cicli della natura, per evitare la crescita dello stock d’inquinamento nel tempo. La risposta sta principalmente nell’adozione di appropriate politiche pubbliche, nella diffusione al livello propriamente culturale delle misure da intraprendersi e nell’impiego di tecnologie più pulite che, applicate a monte dei processi produttivi, riducano l’intensità d’inquinamento, aumentino le attività di recupero dei rifiuti e dei residui, limitino i consumi di energia e ottimizzino l’utilizzo delle risorse.

Pertanto, la sostenibilità rappresenta una sfida e un obiettivo indispensabile: perché possa rappresentare una soluzione realistica, di fronte al notevole aggravarsi dei problemi ambientali e all’evidenza della crisi del rapporto tra sviluppo e limitatezza delle risorse, occorre imparare a rileggere il territorio e il modo di gestirlo, per poi tradurre in misure valide le decisioni sostenibili.

[Immagine di copertina tratta da wikipedia]

Print Friendly, PDF & Email

Leave a Reply