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Eroica Fenice

Un frammento del “Vangelo della moglie di Gesù”?

Tre anni fa fu scoperto un frammento papiraceo, afferente a quello che la Professoressa King ha definito come il “Vangelo della moglie di Gesù”.

Perché il frammento papiraceo fece scalpore?

Tale ritrovamento fece scalpore, poiché il frammento papiraceo (di dimensioni assai ridotte: 4 cm di altezza x 8 cm di larghezza), scritto su ambo i lati con inchiostro nero, in lingua copta, farebbe riferimento alla “moglie” di Gesù.

Il frammento contiene, infatti, la parola copta “ta-hime” – equivalente a “donna”, “moglie” -, termine adoperato in riferimento a Gesù.

Il frammento fu presentato nel 2012, nell’àmbito del Convegno Internazionale di Studi Copti, da Karen L. King, studiosa di Vangeli gnostici e docente presso la facoltà di Teologia di Harvard.

La teoria della King

Secondo la King, il frammento – che è stato studiato da ben tre atenei americani (Columbia, Massachussetts ed Harvard) – sarebbe stato scritto nel IV secolo d.C., da un’antica comunità cristiana, per influenza di alcuni (e non ben precisabili) vangeli apocrifi.

Esso è scritto in copto, scrittura nata fra il I ed il II secolo d.C., come adattamento della scrittura greca. L’insieme dei caratteri della scrittura copta è, infatti, basato sull’alfabeto greco, a cui sono stati aggiunti alcuni segni, mutuati dalla scrittura demotica (per trascrivere suoni non esistenti in greco). Tale scrittura subì una sorta di “canonizzazione” nel III sec. d.C., allorquando – in concomitanza con la progressiva affermazione del Cristianesimo – furono progressivamente “dimenticate” ed abbandonate sia la scrittura geroglifica che quella demotica.

Le analisi spettroscopiche e la datazione del frammento

Il frammento è stato sottoposto alla spettroscopia, al fine di stabilirne la datazione. Timothy Swager, chimico del Massachusetts Institute of Technology, ha utilizzato la spettroscopia agli infrarossi (al fine di rilevare eventuali variazioni e/o incongruenze dell’inchiostro), concludendo che “non c’è prova che qualcuno abbia creato un falso. Sarebbe stato estremamente difficile, se non impossibile”.

Secondo James Yardley, ingegnere elettronico della Columbia – che ha fatto ricorso alla tecnica della spettroscopia a micro-Raman – l’inchiostro è “perfettamente in linea con quello usato in altri 35-40 manoscritti datati tra il IV e l’VIII secolo dopo Cristo”.

La posizione del Vaticano

Il Vaticano si è attestato, all’inizio, su una posizione fortemente scettica, giungendo, poi, ad affermare – per il tramite di Gian Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano – che si tratterebbe, senza dubbio, di un falso. Sulla stessa linea si era già posto l’egittologo Leo Dupuydt, il quale si era addirittura rifiutato di analizzare il frammento, “per via di diversi, grossolani errori grammaticali”.

Il test col carbonio-14 e le nuove prospettive

Ad ogni modo, un test effettuato nel 2014 con il carbonio-14 ha rivelato che il frammento papiraceo risalirebbe all’VIII secolo d.C.: esso sarebbe, quindi, più tardo di quanto non pensasse la King, ma, sicuramente, non moderno.

A ciò va aggiunto che la King ha ribadito che il frammento papiraceo in questione non costituisce una prova del fatto che Gesù avesse una moglie; tuttavia, esso rappresenterebbe un (ulteriore) indizio del fatto che i primi cristiani s’interrogassero anche in merito a questioni quali il celibato ed il matrimonio. Il saggio della King è disponibile on line.

Ad ogni modo – come ricorda Roger Bagnall, docente di storia antica presso la New York University – il frammento contribuisce a riaprire la discussione in merito ad alcune tematiche scottanti, quali il ruolo delle donne nella Chiesa ed il matrimonio dei sacerdoti.

Nei prossimi mesi saranno pubblicati nuovi studi, relativi agli inchiostri adoperati. La King continua a difendere l’autenticità del frammento; tuttavia, la questione della falsità resta ancora aperta.

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