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Eroica Fenice

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WWE a Roma: “Let’s go Cena, Cena sucks!”

Dopo circa un anno di assenza giovedì 15 e venerdì 16 maggio la WWE è tornata in Italia. A presenziare, questa volta, è il roster di Raw, spogliato, causa infortuni, dal campione del mondo Daniel Bryan, dallo Shield e, ovviamente, della sin ora poco convincente reunion della Evolution. Il “Wrestlemania Revenge tour” ha visto, così, come membro più illustre del roster il solito amatissimo – odiatissimo John Cena che è stato fisso nel main event con Bray Wyatt.

L’atmosfera che ho percepito in quel di Roma è stata, come sempre accade agli eventi live, molto emozionante. L’età media degli spettatori, rispetto all’ultimo tour a cui avevo partecipato, quello del 2007, si è abbassata ulteriormente. Davanti a me, ad esempio, c’erano una giovane coppia con due figli la cui età, in totale, non superava i 12 anni. Questo dato non va affatto sottovalutato poiché rende l’idea della percezione distorta di come, da un lato, il prodotto wrestling venga percepito in Italia, dove è messo sullo stesso piano dei cartoni animati e, dall’altro, come la WWE abbia lavorato efficacemente per assicurarsi proprio quella fetta di pubblico, questo, molte volte, a discapito della qualità. Sono ben lontani i tempi dell’”Attitude”, del sangue a fiotti e delle storyline dure, violente… credibili! Ad ogni modo, i fan di wrestling rimangono e ne ho avuto ulteriore riprova giovedì, una platea interessante e bizzarra da osservare.

Un chiaro esempio si è visto nel match tra Alberto Del Rio e Sheamus, uno dei migliori della serata. Il pubblico ha, infatti, accolto l’atleta messicano, con una ovazione enorme per poi fischiarlo durante tutto l’incontro. Discorso simile ma molto più complesso è quello che riguarda John Cena. Idolo dei bambini fino ai 14 anni, John il più detestato wrestler degli ultimi 10 anni. Questo non certo per colpa sua, ma per una gestione ridicola del suo personaggio, un superman buonista, senza macchia e senza paura. Ecco, in quel di Roma, nonostante il pubblico giovanissimo, il bostoniano non ha avuto una accoglienza così clamorosa ed è stato rumorosissimo il sottofondo di fischi. Che sia questo un segnale di presa di consapevolezza anche dai parte dei bambini stessi? Probabilmente no, dato che erano tutti con la sua maglietta. Più che altro è sicuramente un segnale dell’ottimo lavoro del suo antagonista Bray Wyatt che perde sì il match ma convince nella performance e nell’appeal.

Riguardo la qualità degli incontri della serata c’è da dire che sono stati senza infamia e senza lode, con qualche buona prestazione come nell’opener Cesaro vs Ziggler e nel Triple Threat Tag Team match per i titoli di coppia, e di mediocrità assoluta come in quello delle divas, belle ma imbarazzanti sul ring, e Heath Slater vs Brodus Clay, tipico match da “pausa panino”. Si deve tener presente, però, che il Wrestlemania Revenge tour è stato per gli atleti estenuante. Tantissime sono state le date in pochi giorni e la stanchezza non poteva che farsi sentire.  

In conclusione, non posso che confermare ciò che pensai già nel lontano 2007. La WWE live difficilmente delude e non solo per le 2 ore e 15 minuti di show ma per tutto ciò che il wrestling è in grado di creare. L’entusiasmo dei fan, i cori, i fischi, i salti dal sediolino rendono dei buoni eventi, un’esperienza da vivere e rivivere.

– WWE a Roma –

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