L’Italia cade ancora: addio al Mondiale

L’Italia cade ancora: è fuori dal Mondiale. Gli uomini di Gattuso perdono ai rigori la finale play-off contro la Bosnia dopo 120 minuti di battaglia e mancano per la terza volta consecutiva la qualificazione al Mondiale di calcio.

Partita e Risultato Dettagli salienti
Bosnia – Italia (Finale Play-off) 1-1 d.t.s. (4-1 ai calci di rigore)
Marcatori tempi regolamentari Kean (Italia, 15′), Tabakovic (Bosnia, 2° tempo)
Eventi chiave Espulsione di Bastoni a fine primo tempo; errori dal dischetto di Esposito e Cristante
Precedenti mancate qualificazioni Mondiale 2018 (contro Svezia), Mondiale 2022 (contro Macedonia del Nord)

L’Italia cade ancora: la cronaca della partita

Gli azzurri arrivano alla finale play-off con grande fame e voglia di vincere, spinti dal forte desiderio di tornare a disputare un Mondiale. Si gioca in Bosnia, nella bolgia di Zenica dove l’intero stadio prova a spingere senza tregua la propria nazionale.

Gattuso conferma il 3-5-2 che aveva ben figurato nella semifinale contro l’Irlanda del Nord, Kean-Retegui è il tandem offensivo scelto. Ed è proprio Moise Kean il grande protagonista in apertura di match: il suo tiro piazzato all’incrocio si insacca in rete e vale il vantaggio azzurro dopo soli 15 minuti di gioco. Da qui in poi, però, inizia l’assedio della Bosnia, brava ad approfittare della scarsa tenuta difensiva di Politano sulla fascia destra con numerosi cross pericolosi che fortunatamente non trovano la spizzata vincente. L’episodio chiave, che cambia definitivamente la partita, avviene al tramonto del primo tempo quando Bastoni commette ingenuamente un fallo da ultimo uomo e si becca un meritato cartellino rosso, Italia in dieci uomini. L’assedio della Bosnia nella ripresa diventa dunque inevitabile, i padroni di casa cercano più volte la via del gol ma Donnarumma risponde presente e, nel frattempo, c’è anche spazio per qualche chance per gli azzurri che sfiorano il gol con Kean e Pio Esposito, subentrato al bomber della Fiorentina. Alla fine, però, il castello difensivo crolla e la Bosnia trova il meritato pareggio grazie ad un semplice tap-in di Tabakovic, bravo a farsi trovare pronto dopo l’ennesimo salvataggio di Donnarumma.

Fischia tre volte l’arbitro e si va ai supplementari: l’Italia, sotto assedio, sogna ancora la qualificazione ma la missione è più complicata che mai. Eppure i trenta minuti supplementari vedono una partita più equilibrata con la Bosnia che non riesce a rendersi pericolosa e, soprattutto, con l’Italia che reclama un cartellino rosso per Muharemovic per fallo da ultimo uomo, ma per l’arbitro Turpin è solo giallo.

Alla fine si concludono i 120 minuti di gioco e sono i rigori a decidere l’esito finale del match, ma la fortuna non è dalla parte degli azzurri: Esposito calcia alle stelle, Cristante prende la traversa e Donnarumma non riesce a salvare nessuno dei quattro tiri bosniaci. Finisce 4-1 la lotteria dei rigori e l’Italia, con le lacrime agli occhi, cade ancora e dice addio al Mondiale.

Addio al Mondiale: corsi e ricorsi storici

La delusione è tangibile e le parole di Gattuso e Spinazzola a fine partita descrivono perfettamente lo stato d’animo di un gruppo che ha dato tutto sé stesso per raggiungere il sogno mondiale, fallendo clamorosamente. Per l’ennesima volta, l’Italia cade e dice addio al Mondiale di fronte all’ostacolo play-off, ormai diventato un tabù storico che non siamo in grado di sormontare.

Era successo quattro anni fa, al Renzo Barbera di Palermo, quando l’Italia di Mancini perse clamorosamente la semifinale play-off contro l’umile Macedonia del Nord. La situazione era diversa, arrivavamo a quel match con la consapevolezza di essere forti, da campioni d’Europa in carica e soprattutto con un gruppo che non aveva paura. Ma proprio la mancanza di paura si rivelò fatale. Il gol di Trajkovski, nel finale di quella maledetta partita, sancì la fine dell’era Mancini e impedì ad un gruppo di grande spessore, sia umano che calcistico, di coronare il sogno Mondiale.

Andando a ritroso si arriva al 2017 quando fu la Svezia ad eliminare l’Italia di Ventura, impedendo agli azzurri l’accesso al Mondiale del 2018 in Russia. La partita di San Siro, conclusasi sul risultato di 0-0, premiò la squadra svedese in virtù del risultato dell’andata, 1-0 per loro in casa. Era tutta un’altra storia: sessanta milioni di italiani provarono una sensazione nuova, mai vissuta precedentemente, una doccia gelata tanto improvvisa quanto impossibile da pronosticare. Il rumore mediatico di quella eliminazione fece eco, ma si pensò ad un caso isolato: mai avremmo potuto immaginare che nove anni dopo ci saremmo trovati in quella stessa esatta situazione, eppure eccoci qui, a commentare un’altra clamorosa disfatta.

L’Italia cade ancora e dice addio al Mondiale: un sistema da rivoluzionare

Dopo ogni evento sportivo di grande spessore i vincitori esultano mentre gli sconfitti si leccano le ferite e cercano di capire cosa non è andato, o almeno così dovrebbe essere.

L’Italia che cade ancora e dice addio al Mondiale è solo la punta dell’iceberg rispetto ad un intero sistema calcio che non va avanti, ma addirittura regredisce, anno dopo anno. La nazionale azzurra aveva bisogno di un importante scossone già nel 2022, quando non arrivò la qualificazione contro la Macedonia del Nord, eppure il presidente Gabriele Gravina decise di rimanere, sperando di risollevare una situazione già drammatica in quel momento. Il problema si pone nel momento in cui, nel post partita di Bosnia-Italia, il presidente della FIGC, invece di chiedere scusa e rassegnare immediatamente le dimissioni, continua a tergiversare sull’argomento, mancando di rispetto ai milioni di italiani delusi oltre che all’intero sistema calcio, ferito nell’orgoglio.

Carlo Tavecchio, presidente della FIGC in carica dal 2014 al 2018, fece molti errori, ma per lo meno ebbe la decenza di dimettersi in occasione del fallimento mondiale. Qui invece sembra che nessuno voglia assumersi le proprie responsabilità, il sistema è marcio all’interno e non si sta facendo niente per cambiare la situazione.

Anche a livello tecnico e dirigenziale sono molti i dubbi che andrebbero risolti, a partire dalla situazione allenatore. Gravina ieri ha dichiarato di aver chiesto a Gattuso di rimanere, eppure sono molto basse le possibilità di rivedere l’ex tecnico di Milan e Napoli sulla panchina azzurra. Il CT deve portare alla Nazionale determinate caratteristiche, sia dal punto di vista caratteriale che dal punto di vista tecnico e tattico e, per quanto Gattuso ci abbia provato, è evidente che avesse dei limiti, come testimonia la sua carriera da allenatore, in totale declino nelle ultime annate.

Anche le figure dirigenziali potrebbero essere rinnovate, si pensi a Gigi Buffon, Capo Delegazione della Nazionale dal 2023. Indubbiamente non è lui il colpevole della disfatta, ma la domanda che bisogna porsi è perché queste figure dirigenziali sono scelte in base all’importanza e la notorietà calcistica avuta nel passato e non in base alle capacità e alle competenze tecniche che dovrebbero avere dei dirigenti sportivi.

Nel calcio, come in molti altri settori nel nostro Paese, non comanda la meritocrazia, ma le conoscenze e questi sono i risultati. Non sono parole al vento, ma effettive realtà di fatto: l’ha ammesso lo stesso Gattuso in conferenza stampa in occasione del raduno della Nazionale, quando ha commentato le sue convocazioni sottolineando che non ha scelto i giocatori più in forma, bensì il gruppo squadra già consolidato. Eppure, quando è subentrato in campo contro la Bosnia, Frattesi ha dimostrato perché nell’Inter non gioca mai, mentre Fagioli, in grande forma, ha guardato dal divano la disfatta azzurra.

Facile parlare col senno di poi, ma se non si riparte dalle basi e si inizia a dare spazio a chi davvero merita, i risultati poi sono questi. A pagarne le conseguenze non è Gravina, che rimane seduto sulla sua comoda poltrona, ma tutti noi italiani che, ancora una volta, non potremo cantare “Notti magiche” davanti ad un maxi schermo nelle nostre piazze, ma dovremo accontentarci dei ricordi, per chi i ricordi li ha, di quando eravamo una delle più temute nazionali al mondo.

Fonte immagine: AI generated

 

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