Dopo aver intervistato alcune atlete della SIS Roma come Sienna Hearn e Panna Kudella, sempre in ambito pallanuoto andiamo ad intervistare Mariaceleste Basile, in forza da quest’anno al Centro Italia Nuoto. Nata a Cosenza, 25enne laureata in management dello sport all’università del Foro Italico e con un Master in Luiss, Mariaceleste si è raccontata per voi lettori parlando del suo amore con la pallanuoto e dei suoi sogni futuri per questo magnifico sport. Ecco a voi l’intervista completa.
Indice dei contenuti
Scheda atleta: Mariaceleste Basile
| Dettaglio | Informazione |
|---|---|
| Età | 25 anni |
| Squadra attuale | Centro Italia Nuoto |
| Ruolo | Laterale (posizione 4-5) |
| Formazione | Laurea in Management dello Sport (Foro Italico), Master Luiss |
Ciao Mariaceleste, grazie per averci concesso quest’intervista. Come nasce la tua passione per la pallanuoto? A che età hai iniziato a praticare questo sport?
É una passione nata piuttosto in un modo insolito. Ho sempre fatto sport, ma da piccolina ho iniziato con ginnastica e danza, perché il mio sogno era diventare ballerina. Dopo aver concluso questo percorso nel mondo della danza, mi capitava spesso di aspettare mio fratello in piscina, quindi restavo a vedere i suoi allenamenti di pallanuoto. Durante l’attesa osservavo anche le ragazze della squadra femminile: le vedevo uscire stanchissime dagli allenamenti e notavo il bellissimo rapporto che avevano con il loro allenatore. A quel punto mi sono detta che anch’io volevo far parte di quel mondo. In più, tutto è iniziato anche come una sfida: non sapevo minimamente nuotare. Pur essendo calabrese e vivendo il mare soprattutto d’estate, mi sono messa in acqua con mio fratello, che mi ha dato le prime basi. È così che è iniziata la mia storia nel pallanuoto.
Perché hai scelto di giocare al Centro Italia Nuoto?
Quando da Cosenza mi sono trasferita a Roma ho conosciuto diverse realtà pallanuotistiche. In quel periodo ho incontrato Christian, un allenatore con cui ho instaurato fin da subito un ottimo rapporto. Mi allenavo e giocavo nella squadra in cui lui lavorava e si era creato un ambiente molto positivo. Successivamente, pur continuando a giocare in Serie A2, la laurea e i crescenti impegni lavorativi mi rendevano sempre più difficile dedicare alla pallanuoto il tempo e le energie che avrei voluto. In quel periodo Christian non era più nella stessa società, ma il rapporto di stima e fiducia reciproca è sempre rimasto. È stato soprattutto grazie all’insistenza di una mia cara amica, Rebecca, che ha creduto fortemente in questo nuovo progetto e mi ha spinta a valutarlo nonostante la rosa fosse composta da nuove ragazze. Christian mi ha illustrato con chiarezza il progetto della società e quanto il mio ruolo potesse essere importante all’interno del gruppo, anche in termini di esperienza. Sicura del fatto che con lui avremmo potuto fare un grande lavoro e fidandomi anche delle parole di Rebecca, che mi aveva parlato molto bene della squadra che si stava formando, ho deciso di intraprendere questo nuovo percorso e di giocare con il Centro Italia Nuoto.
Che ruolo ricopri? Quali sono le tue caratteristiche principali? E i punti su cui poter invece migliorare?
Gioco principalmente laterale, da posizione 4-5. Sicuramente uno degli aspetti su cui devo migliorare è il nuoto: avendo iniziato “tardi”, avevo 17 anni compiuti, ho ancora alcune difficoltà nello sviluppo dei movimenti muscolari e nella resistenza in acqua. È un punto su cui so di dover lavorare molto. Tra gli aspetti positivi, invece, posso dire di avere una buona esplosività, di essere piuttosto cinica davanti alla porta avversaria e, allo stesso tempo, di amare il gioco difensivo. Mi piace la marcatura, il contrasto e il contatto fisico per disturbare le avversarie.

Che obiettivi personali e di squadra ti dai per questo 2026?
A livello societario l’obiettivo è sicuramente quello far crescere tutto il gruppo e le ragazze più giovani e perché no di provare a vedere fino dove possiamo arrivare. Non è qualcosa di scontato, ma nemmeno irraggiungibile, considerando l’impegno che stiamo mettendo in questi mesi. Ora bisognerà vedere quale sarà il riscontro durante le partite. Dal punto di vista personale, dopo aver messo per anni un po’ in secondo piano la pallanuoto a causa di lavoro e studio, quest’anno mi aspetto di fare bene, segnare diversi gol (spero) e aiutare le mie compagne a raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissate.
Lavori e giochi ad alti livelli: quanto è complicato far coincidere le due cose?
Far coincidere lavoro e sport è complesso perché, a differenza di discipline come il calcio, la pallanuoto non è uno sport professionistico e non consente di vivere esclusivamente dell’attività agonistica. Le atlete non hanno tutele economiche e sono costrette a trovare un equilibrio tra lavoro e allenamenti. Questa conciliazione non è semplice, soprattutto perché gli allenamenti si svolgono spesso in tarda serata e perché negli impianti sportivi lo spazio destinato alla pallanuoto è limitato, rendendo ancora più complicata l’organizzazione quotidiana. Allenarsi e lavorare ad alti livelli richiede quindi molti sacrifici e, in alcuni momenti, anche la necessità di scendere a compromessi. Allo stesso tempo, però, il movimento sta crescendo ed è in continua evoluzione. Anche grazie al lavoro della Federazione, si stanno ponendo le basi per uno sviluppo più strutturato del settore. L’auspicio è che, nel tempo, anche la pallanuoto femminile — come già accaduto in altri sport — possa avvicinarsi a una dimensione sempre più professionale e sostenibile per le atlete.
Il tuo percorso di laurea ti ha dato competenze nel mondo del management: ti vedi in futuro a ricoprire una carica dirigenziale nella pallanuoto o magari in altri settori del mondo dello sport?
Sì, mi vedo in futuro a ricoprire una carica dirigenziale nel mondo dello sport, che sia nella pallanuoto o in altri ambiti. Sarebbe senza dubbio una sfida stimolante e in linea con il mio percorso di studi. Al momento, però, più in generale delle federazioni sportive, è complesso accedere a determinati ruoli, poiché le posizioni dirigenziali vengono spesso assegnate a chi ha alle spalle un passato da atleta di altissimo livello, con esperienze in contesti come Olimpiadi o Campionati Mondiali, oppure a chi proviene da percorsi già consolidati all’interno del sistema. Credo che, nel tempo, sarebbe importante favorire un naturale rinnovamento delle cariche, aprendo maggiormente a figure più giovani e a nuove competenze, in grado di portare idee fresche e una visione moderna anche ai vertici dirigenziali. Tuttavia, qualora in futuro il sistema dovesse evolversi, per me sarebbe un grande onore poter far parte dei quadri dirigenziali del mio sport. Mi piacerebbe che ci fosse maggiore meritocrazia e che venissero valorizzate anche le competenze acquisite attraverso i percorsi di studio: può sembrare un’idea ambiziosa, forse persino utopica, ma credo e spero che non sia impossibile da realizzare.

Che persona è Mariaceleste Basile fuori dalla piscina? Come ti descriveresti?
A bordo vasca e in campo cerco sempre di essere mentalmente forte, sicura di me e di dare il massimo, puntando a essere la migliore versione possibile di me stessa in ogni cosa che faccio. Sono molto determinata, do sempre il 100% e sono anche estremamente organizzata, forse fin troppo: se qualcosa va storto rischio di andare in tilt, ma è un aspetto su cui sto lavorando. Nella vita quotidiana cerco comunque di mostrarmi forte, anche se ho molte fragilità che preferisco non mostrare. Ho un grande sogno: provare a cambiare il mondo dello sport. Sono consapevole dei miei mezzi, di ciò che ho studiato e imparato; devo solo riuscire a trasformare tutto questo in qualcosa di concreto.
Ancora un grandissimo grazie a Mariaceleste Basile per averci concesso quest’intervista. Noi di Eroica Fenice ti auguriamo il meglio per la stagione agonistica e per il futuro magari in vesti dirigenziali.
Fonte immagine in evidenza: fornita dall’intervistata.
Articolo aggiornato il: 17 Gennaio 2026

