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Eroica Fenice

La Tag: app contiene 11 articoli

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Microsoft Office gratis se si è studenti

Microsoft Office gratis? Sí, se sei studente o insegnante Microsoft Office 365 Education comprende una varietà di servizi che consentono di collaborare e condividere i progetti scolastici ed include Office Online (Word, PowerPoint, Excel e OneNote), 1 TB di spazio di archiviazione di OneDrive, Yammer e siti di SharePoint. In tal modo le applicazioni principalmente utilizzate, come ad esempio Word o PowerPoint, possono essere reperite gratuitamente online, ed è possibile quindi scaricare direttamente dal proprio computer, documenti vari, oppure salvarli nello spazio di memoria virtuale del sito web Office. Anche se si decide di scaricare l’abbonamento direttamente sul proprio pc, la versione utilizzabile online è identica e facile da utilizzare. Tuttavia alcuni istituti consentono agli studenti di installare gratuitamente le versioni complete delle applicazioni di Office in un totale di 5 PC o Mac. Se il proprio istituto offre questo vantaggio aggiuntivo, apparirà il pulsante “Installa Office” nella home page di Office 365 dopo aver completato l’iscrizione. Come si fa ad avere Microsoft Office gratis? Naturalmente, per utilizzare Microsoft Office gratis è necessario che l’università o l’istituto scolastico che si frequentano abbiano aderito al programma di Microsoft Student Advantage (ma la maggior parte lo ha già fatto) e  occorrerà dare prova di essere effettivamente degli studenti. Farlo è facile, è possibile autenticarsi e quindi dimostrare di essere uno studente regolarmente iscritto, anche con l’e-mail personale fornita dall’università. E se non siamo più studenti da un pezzo, ma vogliamo comunque Office 365 gratis (o quasi)? Nessun problema, perché grazie a Together Price è possibile, spendendo solo € 1,67 al mese. Come? Semplicemente condividendo l’abbonamento Office con altre persone. Il tutto assolutamente in maniera legale e sicura. Basterà registrarsi gratuitamente sul sito e condividere il proprio abbonamento acquistato, creando un  gruppo di massimo sei persone, oppure partecipare come joiner a un gruppo di  condivisione già formato, pagando mensilmente la propria quota €2.66 al mese. Curiosi di saperne di più? Non vi resta che cliccare QUI! Per usufruire di Office 365 basterà seguire le seguenti indicazioni: Innanzitutto bisognerà accedere alla Webmail studenti dal portale della propria università. Sarà poi necessario autenticarsi con codice fiscale e PIN (lo stesso PIN che si utilizza per l’accesso al Portale Studenti). All’interno della pagina web della posta elettronica, cliccare sull’ingranaggio in alto a destra per entrare nelle impostazioni del profilo. Cercare e cliccare la voce “Impostazioni delle app personali – Office 365”. Cliccare sulla voce “Software”. Selezionare Lingua e Versione. Verificare i requisiti di sistema e avvia l’installazione della versione più recente di Office cliccando su “Installa”. Infine, salvare l’eseguibile di Office 365 e installarlo. Microsoft Office 365 è già utilizzato da tanti studenti e sono numerosi gli atenei italiani, ma anche le scuole, che aderiscono. Una possibilità in più per gli studenti, nativi digitali, e anche per gli insegnanti, i quali potranno lavorare utilizzando il proprio computer e i servizi garantiti da Microsoft Office, innovativi e intuitivi. – Foto di: Webgeneration

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Applicazioni per modificare le foto, 4 consigli

Le 4 applicazioni per modificare le foto più efficienti e facili da utilizzare Scattare fotografie è una passione che accomuna sempre più persone, soprattutto da quando esistono dei dispositivi, come gli smartphone, che permettono di immortalare momenti, frammenti di vita, scenari fantastici, in un solo gesto e con semplicità. Sono sempre più numerosi coloro che ogni giorno cercano applicazioni per modificare i propri scatti, che sia il colore, o semplicemente il formato. A tal proposito le applicazioni per modificare le foto sono innumerevoli, sempre più facili da utilizzare e spesso gratuite. Le migliori 4 applicazioni per modificare foto 1. Snapseed Al primo posto si posiziona Snapseed, un’applicazione particolarmente intuitiva e soprattutto molto utile a chi possiede un profilo Instagram. Grazie a questa applicazione, infatti, è possibile non solo ritoccare le fotografie, dalla luminosità, al formato, ma anche ritoccare esteticamente la foto stessa. Dunque, una serie di effetti che renderanno lo scatto ancor più bello e più appetibile per il web. Facile da utilizzare, efficiente e scaricabile gratuitamente. 2. VSCO Al secondo posto, troviamo VSCO, molto conosciuta, soprattutto dai possessori di iPhone. Questa applicazione si avvale di molti filtri, diversi tra loro, che permettono di utilizzare cromie ed effetti eleganti e simpatici al tempo stesso. Funziona come una sorta di social network sulla cui piattaforma è possibile cercare e seguire le persone che realizzano gli scatti più belli, ma senza la possibilità di scrivere o commentare. Leggermente più difficile da utilizzare rispetto alla precedente, è scaricabile gratuitamente. 3. Photolab Un’altra applicazione degna di nota, che offre agli utenti anche la possibilità di inserire cornici alle proprie foto, è Photolab, che si posiziona al terzo posto. Consente di editare le fotografie in modo abbastanza intuitivo, con numerose possibilità di scelta, dalle cornici, agli adesivi. Elaborare degli scatti fotografici con questa applicazione è semplice e soprattutto divertente, con effetti di ritocco basici o più elaborati. L’applicazione è scaricabile in modo gratuito. 4. Aviary Per chi invece desidera un’applicazione che offra più possibilità, al quarto posto c’è Aviary. Risulta essere più impegnativa da utilizzare rispetto alle precedenti, poiché consente di agire modificando in modo avanzato lo scatto. Aviary è una applicazione molto scaricata, che permette non solo di applicare gli effetti base, ossia quelli per modificare luminosità, contrasto, ed esposizione della foto, ma anche di ritoccare l’immagine. Inoltre, si possono aggiungere degli effetti grafici molto interessanti, cancellare determinati elementi della foto che non piacciono e al contempo regolare l’immagine. Applicazione gratuita su dispositivi iOS, ma alcuni effetti in essa contenuti sono a pagamento. Ben quattro applicazioni degne di nota, conosciute e annoverate tra le più scaricate sia su dispositivi iOS che Android. La scelta è vasta, l’applicazione scelta dipenderà dal modo in cui l’operatore intenderà agire sulla fotografia.

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Google Arts&Culture: l’arte che ti somiglia

Google inventa il modo per farci diventare letteralmente un’opera d’arte! La nuova applicazione di Google Arts&Culture permette di trovare il nostro sosia nelle opere d’arte: basta scattarsi un selfie e un algoritmo cerca il nostro volto nelle opere di oltre 1200 musei, gallerie e istituzioni italiane. La funzione selfie di Google Arts&Culture L’applicazione, nata in realtà nel 2016, è stata rilanciata nelle ultime settimane negli Stati Uniti, dove ha riscosso subito enorme successo. Il motivo per cui si trova in testa negli app store è la sua nuova funzione chiamata “C’è un tuo ritratto in un museo?”. Prima di questo apporto, l’applicazione offriva una possibilità di avvicinamento all’arte attraverso foto, informazioni, storie e tour virtuali dei principali musei di tutto il mondo. Eppure la nuova funzione sembra essere molto più apprezzata. «Il software – commentano da Google – è un archivio di milioni di manufatti e opere d’arte, dalla preistoria a oggi, da musei di tutto il mondo. Esplorare tutta quell’arte è un’impresa impossibile, così abbiamo inventato una soluzione divertente: collegare le persone all’arte attraverso la ricerca di se stessi… in questo caso, dei selfie. Abbiamo avviato un esperimento che, negli ultimi giorni, ha prodotto qualcosa come 30 milioni di selfie». Come funziona l’applicazione? È necessario che la foto caricata sia un selfie scattato al momento e non un’immagine in galleria. Non possiamo applicare filtri o modifiche al nostro ritratto. L’unico modo per barare è fotografare una foto da un altro dispositivo. Ad ogni modo, dopo il click, passeranno pochi secondi prima che Google Arts&Culture ci mostri il nostro sosia scovato in un ampio database di immagini. I criteri non sono chiarissimi e il sistema non è immune a errori: donne vengono accostate a uomini barbuti o viceversa. Insomma l’intelligenza artificiale in questo caso non è infallibile ma funziona nella maggior parte dei casi. A testimoniarlo sono le migliaia di utenti che condividono i risultati ottenuti e che rendono l’applicazione virale, tanto che da tutti i paesi sta arrivando la richiesta di rendere l’app disponibile su tutti gli store. Al momento la funzione non è disponibile in Italia ma, dato il successo riscosso, sembra che ci siano già progetti per estenderla. Un’applicazione simpatica che, sfruttando le tecnologie per il riconoscimento facciale, permette anche ai più giovani di avvicinarsi al mondo dell’arte. La Gioconda, la ragazza con l’orecchino di perla, Van Gogh e così via… I risultati possono essere sorprendenti. Google Arts&Culture – che può essere scaricato dal sito  di Google Play– è il modo per diventare vere e proprie opere d’arte!

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ReplyASAP, l’app che ti costringe a rispondere

Il suo nome è ReplyASAP ed è l’applicazione destinata a diventare l’incubo di ogni adolescente. Si tratta del parto della mente di un padre ansioso, stanco che il figlio tredicenne non rispondesse mai a telefono. Si presenta come una normalissima app di messaggistica scaricabile gratuitamente (anche se soggetta ad abbonamento). In realtà ReplyASAP è molto di più: l’app è strutturata in modo che i messaggi giungano al destinatario anche se il telefono è impostato su “silenzioso”, bloccandone ogni funzionalità – oltre a fare un gran rumore – fino a che il ricevente non risponde. In questo modo si potrà dire addio alla scusa “non ho sentito il telefono”, ed i genitori saranno in grado di rintracciare i figli in ogni momento. Ma non solo. Per quanto l’idea sia sicuramente geniale o molto utile per tenere d’occhio gli adolescenti, presenta comunque delle possibilità di degenerazione. Dando un’occhiata alla pagina ufficiale, si nota che ci sono diversi abbonamenti possibili. Se l’abbonamento “bronze” e quello “silver” vengono descritti come strumenti per tenere d’occhio la propria famiglia, non è lo stesso per gli altri. Gli abbonamenti “gold” e “platinum” destano infatti qualche preoccupazione. Sono segnalati come molto utili per poter mandare messaggi “inignorabili” a famiglia, amici, e addirittura dipendenti lavorativi. Che sia la fine della privacy per chiunque? ReplyASAP, strumento di protezione o di controllo eccessivo? Si immagini la situazione di partner maniaci del controllo, dirigenti tiranni e quant’altro: se l’abbonamento è sì a pagamento, una volta pagato questo mandare messaggi è totalmente gratuito. Chi garantisce allora che gli acquirenti non abusino di questo strumento? Cancellare ReplyASAP, qualora diventasse estremamente fastidiosa, è sicuramente un’opzione, ma anche in quel caso coloro che possono mandarti messaggi saranno avvisati con una notifica. Sembra che da questa forma di controllo non si possa scappare e, se questo è in parte giusto nei confronti di adolescenti alle prime prese con il mondo (ma non hanno anche loro bisogno della loro privacy, in fondo?), diventa però totalmente assurdo quando si parla di persone ormai adulte. Che l’essere reperibili in ogni momento, qualunque cosa si stia facendo, rischi di diventare un requisito essenziale nei colloqui per le assunzioni? Con il costo di soli £12.99 un datore di lavoro potrà mandare messaggi a ben 20 dipendenti, ed essi saranno costretti a rispondere a qualunque ora del giorno e della notte. Pena: l’impossibilità di silenziare la notifica e di utilizzare il proprio smartphone. Resta sempre l’ultima opzione, quella più semplice e più antica: spegnere il cellulare. Ma anche in quel caso, i maniaci del controllo che scaricheranno quest’app accetteranno la sconfitta?

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WiFi Italia: rete nazionale gratuita

Questo mese è stato lanciato in pompa magna il progetto WiFi Italia, finanziato da Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dei Beni Culturali, Agenzia Digitale e Infratel Italia. L’obiettivo è la creazione di una “federazione” di reti WiFi tramite la quale turisti e cittadini si possano connettere gratuitamente ad Internet e ad una serie di servizi utili. Secondo gli ideatori Wi-Fi Italia servirà da incentivo al turismo e diffonderà tra i cittadini la possibilità di connettersi ad Internet. Per il ministro dei Beni e Attività Culturali e Turismo, Dario Franceschini, “La nuova app Wifi°Italia°It è uno strumento indispensabile per il turismo, settore in crescita esponenziale che può e deve essere governato tramite il digitale. Il Wifi può essere uno straordinario strumento per aiutare a promuovere un turismo diffuso, segnalando i siti sovraffollati e suggerendone altri in prossimità, e per fare sempre più dell’Italia una meta di un turismo colto, sostenibile e intelligente”. WiFi Italia: i dubbi Questa è la teoria, con WiFi Italia che è uno strumento fondamentale per il turismo ed i servizi al cittadino. Il problema è nella pratica: innanzitutto i tanto decantati servizi al momento non esistono, né per i turisti né per i cittadini. In molti casi è la stessa rete a non essere diponibile: basta controllare la mappa delle reti federate. I punti di accesso sono pochissimi anche nelle grandi città, al Sud sono praticamente inesistenti, con un solo punto d’accesso a Bari. Quindi è stato fatto un lancio in grande stile per un progetto che è quantomeno in piena fase di sviluppo. Altra problematica è nella modalità di connessione: al momento occorre installare sul proprio cellulare una app che in teoria, dopo una registrazione, ricerca gli hotspot più vicini e permette di passare da un access point all’altro senza perdere la connessione ogni volta. Significa che solo gli smartphone possono connettersi a WiFi Italia, mentre il sito dell’iniziativa recita che “Nelle versioni future della APP, renderemo possibile la registrazione con SPID e l’accesso per i PC portatili e pad”, ma al momento questa possibilità esiste solo sulla carta, come i servizi. Ci sono anche dubbi di tipo “teorico”, a partire da preoccupazioni sulla privacy. Di fatto WiFi Italia costituisce un enorme sistema centralizzato di dati sensibili poiché chi gestisce il sistema ha a disposizione i dati anagrafici dell’utente, la sua posizione e ovviamente i dati di navigazione. Il sito ufficiale rassicura che sarà effettuata solo una “analisi statistica dei dati, opportunamente anonimizzati, per studiare comportamenti e preferenze degli utenti e conseguentemente migliorare i servizi” ma non è possibile reperire in alcun modo le condizioni alle quali è offerto il servizio (i cosidetti TOS, Terms of Service). Altro punto oscuro è la partecipazione dei privati: mantenere una rete WiFi ha un costo. Non si capisce quindi perché dovrebbero partecipare e non è chiara nemmeno la modalità poiché sul sito è presente solo un invito a scrivere una mail per ottenere dei chiarimenti. Per ultimo il dubbio più importante: come può una connessione WiFi invogliare i turisti […]

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Le app della salute: in forma con lo smartphone

Che bello sarebbe avere il medico a portata di smartphone, sempre nella tasca della giacca o sulla scrivania, pronto a controllare glicemia e pressione o snocciolare consigli su come mantenerci in salute con dieta e attività fisica. Devono averlo pensato in molti, anche tra aziende tecnologiche, investitori e società scientifiche, tanto che quello della salute “mobile” è un mercato in rapida ascesa che oggi raggiunge un valore mondiale di quasi 7 miliardi di dollari. Una vera e propria “appidemia”, una diffusione epidemica di app per il benessere e medicali che, in pochi anni, ha imbottito le vetrine dei negozi virtuali. Nel nostro paese un italiano su tre possiede uno smartphone, uno strumento in grado di intrattenerlo, informarlo, divertirlo e anche… aiutarlo a prendersi cura della propria salute! Come? Monitorando quello che mangia, quanto si muove, come dorme, ma anche esaminando parametri clinici come i battiti del cuore e il glucosio nel sangue, e suggerendo come curarsi in base ai propri disturbi. Abbiamo selezionato per voi alcune applicazioni per la salute e il fitness Automedicazione è un’app creata dall’Unione Nazionale Consumatori (www.consumatori.it), in collaborazione con Anifa (Associazione nazionale dell’industria farmaceutica dell’automedicazione – www.anifa.it), per aiutare l’utente ad orientarsi nel mondo delle patologie più comuni ed essere informato su cosa siano i farmaci senza obbligo di ricetta. Gli autori consigliano di utilizzarla con la giusta attenzione. Infatti i farmaci non sono prodotti come gli altri: anche per quelli senza obbligo di ricetta è necessario seguire alcune semplici regole per un trattamento consapevole della propria salute, leggendo sempre il foglietto illustrativo e rivolgendosi al medico o al farmacista in caso di dubbi. Per comprare la medicina che serve può dare una mano FarmaCity, un’applicazione che sfrutta il Gps del telefono per visualizzare su una mappa o in forma di elenco le farmacie di turno più vicine al punto in cui ci si trova. Per coloro che hanno a che fare con la celiachia, e devono evitare alimenti che contengano glutine, un ottimo alleato è il prontuario messo a punto dall’Associazione Italiana Celiachia, con la relativa app gratuita, Aic mobile, sempre aggiornata e consultabile per tipologia di prodotti, nome e marca. Interessanti, per mangiare fuori casa, anche Senza glutine e Mangiare senza glutine: due applicazioni che sfruttano il Gps e le segnalazioni degli utenti per fornire nomi e indirizzi di bar, ristoranti e alberghi dove i celiaci sono benvenuti. Calendario mestruale è un’agenda personale per monitorare il ciclo mestruale: è possibile salvare il calendario, monitorare i sintomi e gli umori, prevedere i 12 cicli futuri ed i periodi di ovulazione e fertilità. Inoltre esiste anche la modalità gravidanza per seguire i nove mesi prima del parto. L’acqua è indispensabile per il nostro organismo, e molto spesso dimentichiamo di idratare la nostra pelle ed il nostro corpo. Grazie a Tempo dell’acqua possiamo attivare un alert che ci avvisa e ricorda di bere acqua. Durante la giornata possiamo aggiornare i valori, e, grazie alla funzionalità “memo”, possiamo monitorare la quantità d’acqua bevuta. Melodie rilassanti è un’app per addormentarsi in totale relax, una raccolta di più di 50 suoni ambientali in alta qualità. Melodie e rumori della natura che ci permettono di prendere […]

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Dove ho parcheggiato? Google Maps in nostro aiuto

A chi non è capitato di perdersi alla ricerca della propria auto?  Ci si chiede con rabbia “ma dove ho parcheggiato?!. La nuova versione di Google Maps giunge in nostro aiuto, ricordandoci il posto in cui ci siamo fermati prima di scendere. Dove ho parcheggiato? Te lo dice la app! Innanzitutto non si tratta di una nuova applicazione bensì di una funzione aggiuntiva. È infatti possibile scaricare una versione beta – ossia non ancora definitiva – dell’app Google Maps per chiunque abbia la curiosità di testare le novità. Tra queste la funzione memo del parcheggio. Una volta scaricato l’aggiornamento, la nuova opzione “save your parking” permetterà di salvare il posto auto in cui abbiamo parcheggiato. Tuttavia si tratta di una funzione attivabile solo manualmente. Con un click sul bollino blu che indica la nostra posizione abbiamo la possibilità di salvare il punto del parcheggio dove ci siamo fermati e dove abbiamo lasciato l’automobile. Una P bianca ci indicherà la destinazione da raggiungere al ritorno e, per chi vuole essere più sicuro, sarà possibile aggiungere note e fotografie alla localizzazione. Un’altra utile funzione permette di impostare un timer dal momento in cui abbiamo parcheggiato: conoscere il tempo di permanenza può servire per regolarci in caso di scadenze da rispettare. Apple Maps vs Google Maps: apprezzabile passo in avanti Apple Maps aveva offerto questo servizio già l’anno scorso e, per di più, si tratta di un servizio migliore. Infatti Apple Maps consente il salvataggio automatico della posizione dell’automobile mentre con Google Maps la funzione può essere attivata soltanto manualmente. Si tratta comunque di un passo in avanti: dopo l’addio ai CAPTCHA  – per cui non dovremo più dimostrare di essere esseri umani – Google ci presenta questa utile novità e ci risparmia il tempo che avremmo impiegato per rispondere alla domanda “dove ho parcheggiato!!?”, e soprattutto un’inevitabile crisi di nervi!

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Videochat di gruppo? La soluzione è Houseparty App

Houseparty App è una recente applicazione, disponibile su App Store e Google Play Store, che mette in contatto in modo rapido e semplice gli utenti, anche molto distanti, mediante videochat (o videochats in inglese) di gruppo che non comportano alcun costo. Sbarcata sui vari store digitali tra fine settembre e inizio ottobre 2016, in concomitanza con il ritiro dell’App per lo streaming in diretta Meerkat, come annunciato da Ben Rubin, co-fondatore della start-up Life On Air, ne ha mutuato il funzionamento e l’infrastruttura tecnica. Realizzata, sviluppata e distribuita sotto pseudonimo e segretamente ai soli studenti universitari di Alabama, Ohio e Arkansas per oltre 10 mesi, questa app è una sorta di “social network sincrono”, capace di conquistare i favori di centinaia di migliaia di utenti nei soli Stati Uniti, dove, secondo The Verge, la somma dei download dei due store avrebbe già superato quota 1 milione. Sviluppata da Alexander Herzick, tra i Chief Operating Officer dell’azienda, l’applicazione va ulteriormente ad arricchire il settore dei servizi per videochiamate e le videochat , già piuttosto affollato, (si pensi a Skype, Apple FaceTime e Google Duo) presenti a contendersi milioni e milioni di utenti.  Videochat: Houseparty raccoglie l’eredità di Meerkat All’inizio del 2015 i creatori di Meerkat, che per primi avevano intuito le potenzialità delle dirette streaming “autoprodotte”, sembravano presagire un futuro brillante per l’applicazione, diventata immediatamente un fenomeno virale. Nello stesso tempo, però, mostrando a tutti le potenzialità del settore e spingendo Twitter, tramite Periscope, e Facebook, tramite Facebook Live, a lanciarsi nel format dello streaming da smartphone, dopo qualche tentativo vano di ripresa dalla concorrenza, sono stati costretti a chiudere definitivamente i battenti e cedere il passo ad avversari meglio “equipaggiati”. Ai creatori di Meerkat va, tuttavia, il merito di non essersi fermati: senza abbandonare la nave, il team, piuttosto che aggiungere nuove funzionalità a Meerkat, ha condotto per svariati mesi lo sviluppo della nuova app, che sembra esser riuscita a far breccia nel cuore dei più giovani e dei Millennials. Houseparty cambia l’approccio della diretta, consentendo di interagire in privato tra amici: dal flusso di uno a tanti, passa al concetto di tanti, insieme, come in una sorta di festa in casa tra amici, da cui trae il nome. Alla base del successo inatteso dell’app concorrono, senza dubbio, la modalità di utilizzo immediata e intuitiva, l’interfaccia utente – che a molti ricorda quella di Snapchat – estremamente intuitiva e la possibilità di utilizzare emoji nel corso delle videochiamate: una combinazione che, oltre a presentarsi molto semplice anche per chi abbia poca dimestichezza con le tecnologie informatiche, ha permesso ad Houseparty di conquistare gradualmente una discreta base di utenti e persuadere diversi investitori a puntare sullo sviluppo futuro della piattaforma. Come funziona Houseparty per le videochats  Dopo aver scaricato e installato Houseparty sul proprio iPhone o smartphone a sistema Android, sarà necessario procedere con la creazione di un profilo e il successivo inserimento del numero di telefono: per avviare la videochiamata, occorrerà creare una room e invitare i propri amici tramite nome utente o numero di telefono, […]

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Arriva InstaBook, lo Shazam della letteratura

Il suo nome è InstaBook, ed è già stata definita “lo Shazam della letteratura“. Si tratta di un’applicazione, scaricabile dal Play Store dei dispositivi Android, sviluppata da tre giovani ingegneri e sviluppatori italiani – Andrea Spostato, Angelo Ragusa e Ronny Meringolo – che si sono lanciati nella realizzazione di un’app che trova riscontro in una buona fetta di pubblico. InstaBook, infatti, permette di trovare il nome di un libro partendo semplicemente da una sua citazione e – qualora si conoscesse – dall’autore. L’interfaccia dell’applicazione è pulita e di facile intuizione, seppure con numerosissime pubblicità che, tuttavia, non interferiscono con il normale utilizzo della stessa. Basta inserire la citazione nell’apposito spazio, premere il tasto giallo con il fulmine in basso a destra, e il sistema caricherà titolo e autore di diversi libri da cui la frase potrebbe essere tratta. InstaBook, per trovare il libro che cerchiamo Proprio questo “potrebbe” costituire un punto debole di InstaBook: se la citazione non è precisa, infatti – cosa che potrebbe accadere, specie nel caso in cui si cercasse il nome di un libro di cui ricordiamo solo alcuni frammenti -, l’applicazione fornisce una serie di titoli di cui non sempre il primo è quello che stiamo cercando. Allo stesso tempo, se anche la frase viene riportata in modo esatto, InstaBook aggiunge al libro che stiamo cercando altri che contengono frasi simili, e ciò accade anche se l’opera da ricercare non è inserita nel database dell’applicazione. Nella visualizzazione dei possibili titoli, inoltre, non c’è la possibilità di leggere un estratto. Dunque chi, colpito da una citazione trovata casualmente sul web, utilizza InstaBook allo scopo di trovare il libro da cui proviene per poterlo leggere, non è in grado di sapere quale sia realmente l’opera che desidera acquistare. Al di là di queste piccole pecche, InstaBook è un’applicazione nuova, che quindi dovrà ancora essere modernizzata e migliorata, a partire da un’idea di base che si presenta innovativa e quasi da sogno per coloro che i libri ancora li leggono, ma anche utile e stimolante per coloro che hanno smesso di leggere, o che forse non hanno mai iniziato.

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Ludus latino, l’app per imparare il latino

Est modus in rebus. Orazio ci ricorda che c’è un metodo corretto di rapportarsi alla vita e alla sua traversie. Tra queste potremmo annoverare anche la scuola, coi suoi obblighi e le sue opportunità. Gianluca Sinibaldi, che con Orazio litigava sui banchi del liceo, ha pensato che un modo per svecchiare la scuola fosse portare nelle aule impolverate un tocco di modernità. Ha così creato Ludus. Imparare il latino giocando con ludus app Rosă, rosae, rosae, rosam, rosā, rosā. Una litania che in molti di sicuro ricorderanno, chi con un guizzo di piacere, chi con terrore e ribrezzo. Stiamo parlando del latino, la lingua del grande impero di Roma, gioia e dolore per gli studenti, molti dei quali la considerano una lingua morta, un inutile spreco di tempo. Gianluca Sinibaldi, un ingegnere e programmatore italiano che durante gli anni del liceo non riusciva proprio a studiare questa materia (“Prendevo solo 3 o 4”), ha creato più di un anno fa un’applicazione per tablet e smartphone che viene in aiuto a tutti coloro che fanno fatica a raggiungere il “tiratissimo” 6 nei compiti in classe di latino. Si chiama Lvdvs (si legge “ludus”) e il suo scopo è quello di insegnare il latino attraverso prove e giochi che siano divertenti, o quanto mento piacevoli. “Gli studenti portano comunque lo smartphone in classe: se non puoi batterli sul loro terreno, tanto vale allearti con loro”, racconta l’ingegnere romano pensando alle lamentele dell’amica insegnante che gli ha dato involontariamente lo spunto per il progetto. Lvdvs porta una ventata di novità in un panorama didattico spesso stantio, tuttavia non con lo scopo di sostituire il docente bensì di integrarne lezione e spiegazioni: “Il gioco è solo il mezzo, il fine è didattico”. Non aspettatevi un Google Traduttore o uno Splash Latino. Lvdvs non è un traduttore, è un allenatore. Come usare Ludus latino L’utilizzo di quest’app (qui) è molto semplice, infatti basta scaricarla e creare un proprio account. Eseguite queste veloci operazioni si può iniziare a lūdĕre, pardon, a giocare. Il software propone 12 differenti livelli, con gradi di difficoltà crescenti, in ognuno dei quali si trovano degli esercizi a tempo che chiedono il riconoscimento di determinate parti di frase: bisogna riconoscere quale parola è il verbo, quale il soggetto e via così. In caso di errore, il programma si comporta proprio come farebbe un insegnante: sottolinea lo sbaglio e suggerisce l’eventuale correzione. Il tutto viene, quindi, concepito e riadattato secondo le logiche dei giochi virali da smartphone: interfaccia grafica semplice e gradevole, prove a tempo con i punteggi assegnati in base ai secondi impiegati per risolvere i quesiti, livelli di difficoltà crescenti, classifiche, possibilità di sfidare i propri amici. I primi 3 livelli prevedono il ripasso della prima declinazione, del verbo essere, degli aggettivi di prima classe e dei complementi di unione e compagnia. L’ultimo livello, per chi sarà in grado di raggiungerlo, richiederà la conoscenza della quinta declinazione e del verbo “eo”. Insomma, lo scopo principale è quello di imparare il latino divertendosi e magari smetterla di copiare […]

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