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Libri

Juli Zeh e il suo nuovo romanzo distopico: Cuori vuoti

Tra i titoli di gennaio curati da Fazi Editore, Cuori vuoti è un romanzo distopico di Juli Zeh, pubblicato per la collana Le strade e tradotto da Madeira Giacci. «“Rifletti un attimo”, aveva ripreso lei poggiandogli una mano sull’avambraccio, “il suicidio ti dà un potere incredibile. Puoi fare cose per le quali non potrai più essere punito. Per un piccolo intervallo di tempo potrai essere chi vuoi e fare quello che ti pare. Sei il re del mondo. L’arma più pericolosa che esista”.» La scrittrice tedesca Juli Zeh riversa l’impegno profuso negli intensi dibattiti sociali e politici all’interno della sua produzione artistica. Ogni romanzo risente del background dell’autrice, sia esso legato alla microstoria personale o a quella con la s maiuscola. La vita della Zeh è infatti un intreccio costante fra queste due dimensioni: figlia dell’ex direttore del parlamento federato tedesco, il Bundestag, la sua formazione ha seguito i binari paralleli della giurisprudenza e della letteratura, fino a confluire in una fervente attività creativa. Cuori vuoti, romanzo d’apertura dell’annata 2021, non è infatti il primo titolo della scrittrice curato dalla casa editrice Fazi. Tra i suoi più recenti e memorabili lavori figurano il thriller psicologico L’anno nuovo e Turbine, un dramma individuale inasprito dalla lotta socialista e della campagna di collettivizzazione di pieno ‘900. L’atmosfera familiare già respirata nei precedenti romanzi della Zeh apre il suo ultimo lavoro. In una tranquillità sospesa, e per questo apparente, si muovono due coppie: Britta e Richard, chiusi in una routine nata con la loro unica figlia, e Knut e Janina, affiatati e in parte incoscienti, sereni nella loro vita familiare. Britta e Janina si conoscono grazie al loro essere divenute madri, pur nella diversità di approccio alla dimensione genitoriale. In questo mondo apparentemente privo di evidenti caratterizzazioni, fisso e per questo stabile, la vita di una delle due donne prende una svolta inattesa. L’intrigo sottostante all’apparenza è per Britta l’unica ragione per continuare a credere nella lotta quotidiana. La già precaria stabilità familiare corre in parallelo con la sua esperienza lavorativa. Insieme al collega Babak ha fondato un servizio di prevenzione suicidi. Dimostrando in uno scenario distopico la potenza della comunicazione massmediale e del sistema di controllo regolato dagli algoritmi digitali, i due collaboratori riescono a rintracciare gli individui che in modo più o meno evidente esprimono il desiderio di porre fine alla propria vita. Britta, con l’ausilio di tecniche psicologiche, ha il compito di distogliere i possibili suicidi dal loro estremo desiderio. Il risvolto dell’operazione è però un altro. I casi irrecuperabili, gli individui più a rischio, vengono posti di fronte a una scelta: morire in solitudine, inghiottiti dall’oblio, o morire per una “giusta causa”, cedendo il proprio istinto suicida alle grandi organizzazioni. Queste ultime risultano essere i veri clienti della società il Ponte: dai grandi enti di salvaguardia dell’ambiente e degli animali, ai principali organi dell’ISIS. I mezzi di sostegno della società di Britta e Babak nascono da questa fitta rete di collaborazioni, la quale sembra però messa in pericolo da […]

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