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Eroica Fenice

La Tag: eutanasia contiene 7 articoli

Attualità

Biotestamento. Approvato il disegno di legge

La giornata del 14 dicembre 2017 avrà un valore simbolico per il nostro paese. Con 180 voti favorevoli e 71 contrari, il senato ha approvato il disegno di legge per il Biotestamento. Alla votazione erano presenti anche l’ex ministro degli affari esteri Emma Bonino, Mina Welby ed esponenti dell’associazione intitolata a Luca Coscioni. Cosa prevede il disegno di legge sul Biotestamento Punto cardine del testo è l’articolo 3, quello riguardante le disposizioni anticipate di trattamento (DAT). Nessun trattamento potrà essere iniziato o proseguito senza il consenso della persona interessata e viene “promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico il cui atto fondante è il consenso informato” e “nella relazione di cura sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari”. Le persone maggiorenni, inoltre, potranno esprimere le proprie preferenze in materia di scelte diagnostiche e trattamenti terapeutici. Questo significa che il medico dovrà rispettare la volontà del paziente di non procedere con le cure sanitarie. Per quanto riguarda i minori la scelta è affidata ai genitori o a chi esegue la responsabilità genitoriale. Una pagina rivoluzionaria per la nostra civiltà Il disegno di legge sul biotestamento è stato approvato grazie all’intesa tra PD e M5S. Roberto Fico ha sottolineato come tale proposta fosse un’idea del movimento di Beppe Grillo. Il radicale Mario Cappato ha definito quella odierna una «bella giornata parlamentare», mentre il premier Paolo Gentiloni ha parlato di una «scelta di civiltà». I voti contrari provengono dal centrodestra. Francesco Storace del Movimento Nazionale per la Sovranità, twitta: “Una legge per morire. Già c’era una legge per abortire. Attendiamo ora una legge per vivere e una per convincere a nascere“. Gaetano Quagliariello, capogruppo di Idea, vede nella legge la “via italiana all’eutanasia”, mentre Forza Italia si limita a lasciare la “libertà di coscienza”. La legge sul Biotestamento, oramai prossima all’approvazione da parte del presidente della repubblica Sergio Matarella, segna un punto di svolta. Dopo anni di lotte viene riconosciuto, all’essere umano, il diritto di scegliere di terminare la propria vita in modo dignitoso, senza dover sottostare ad inutili sofferenze volute (e ordinate) da poteri e dogmi intoccabili.  

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Attualità

Eutanasia: Dj Fabo ha scelto di scegliere

Lunedi 27 febbraio, ore 11.47, dalla clinica svizzera custode dell’ultimo respiro di Fabiano Antoniani (in arte Dj Fabo), Marco Cappato, promotore di EutanaSia legale, scrive: “Fabo è morto alle 11.40. Ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo”. La storia di dj Fabo: dall’appello a Mattarella al sostegno di Marco Cappato Negli istanti successivi, il mondo tace. La vicenda di dj Fabo, 39 anni di vita, cieco e tetraplegico dall’incidente stradale nel giugno del 2014 che lo ha costretto al buio totale, ha percorso lo stivale dal video-appello che l’ancora troppo giovane uomo ha rivolto al presidente Mattarella: “Da più di due anni sono bloccato a letto, immerso in una notte senza fine. Vorrei poter scegliere di morire, senza soffrire”, dice attraverso la voce della fidanzata Valeria. Più di tre anni fa, l’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, di cui Marco Cappato è attualmente tesoriere, ha depositato in Parlamento (come ricorda Fabo nel suo video-messaggio) una proposta di legge, ancora senza una risposta che possa dirsi definitiva, per legalizzare l’eutanasia anche in Italia. I precedenti tracciati dal caso Welby e dal caso Englaro hanno aperto una lotta etica e istituzionale sulle decisioni relative alla fine della vita, una partentesi mai chiusa in cui la storia di Fabo si è perfettamente incastrata. “Sono finalmente arrivato in Svizzera e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato”: questo l’ultimo messaggio lasciato da Fabo, pubblicato in un video sull’account twitter di EutanaSia legale. Il testamento di un miraggio, l’ultimo grazie a chi ci ha messo la faccia e, poi, l’addio. Le prime dichiarazioni rilasciate a poche ore dalla morte di Fabo raccontano un uomo che ha affrontato il suo ultimo giorno con l’ironia che ha contraddistinto tutti gli altri che ha vissuto: scherzava sulla difficoltà di premere il pulsante, in caso non ci fosse riuscito sarebbe dovuto tornare a casa con dello yogurt svizzero come souvenir. In questo modo si è fatto beffa del più piccolo ostacolo. Il sipario si chiude con il suono di una risata: un finale annunciato, una morte che vivrà ancora a lungo. Voci dalla vita sulla vita: Fabo e la “scelta giusta” Non c’è difficoltà ad osservare da lontano la vita degli altri o a guardare allo specchio la propria; impossibile, piuttosto, appare trovarsi a scriverne l’epilogo. Da chi si chiede cosa sia la vita e da che punto osservarla per definirla nei contorni a chi la antepone ad ogni irregolarità e incondizionatamente sostiene un cuore che batte contro la ragione che invoca la fine. Ha commosso l’opinione di Matteo, 19 anni, costretto alla sedia a rotelle a causa di un’asfissia alla nascita che gli impedisce (e per sempre gli impedirà) di trovare serenità in piccoli gesti di autonomia quali camminare o parlare. Eppure un fato meschino (e la negligenza dei medici) non gli hanno tolto l’amore per il pensare. Matteo è una mente che vive, è un’anima che sente, è […]

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Eutanasia anche per chi è sano: proposta shock in Olanda

Il termine Eutanasia, letteralmente “buona morte“, indica la pratica volta a procurare volontariamente e nel suo interesse, la morte di un individuo, le cui condizioni di vita siano irreparabilmente compromesse da una malattia, menomazione o condizione psichica. Quello della morte assistita è un argomento particolarmente complesso che lo stato Olandese già nel 2002 ha ampiamente trattato, divenendo uno dei primi Paesi al mondo a prevedere espressamente il diritto all’eutanasia per coloro che sono malati terminali, oppure afflitti da dolori insopportabili. Ciò che oggi fa discutere è la proposta presentata dai ministri della salute Edith Schippers e della giustizia Ard van de Steur, di estendere il diritto alla dolce morte anche per coloro che considerano semplicemente completa la propria vita e quindi intendono porvi fine. Secondo i promotori della proposta, gli anziani che, in seguito agli opportuni accertamenti medici e psicologici, siano in grado di dimostrare la loro piena e consapevole volontà di porre termine alla propria vita, dovrebbero avere il diritto di assumere farmaci per farlo, indipendentemente dal fatto che siano malati o meno. Il tema dell’eutanasia è sempre stato oggetto di accesi dibattiti, ma le evoluzioni legislative che negli ultimi anni si stanno realizzando in materia, hanno acceso forti polemiche che obbligano la classe politica ed i cittadini, tutti, ad interrogarsi sulla questione. Non è facile prendere una posizione su di un argomento così complesso, ed è per questo che è necessario sforzarsi di conoscere le opinioni contrastanti. Tralasciando le ragioni di natura meramente religiosa che appartengo alla sfera del credo di ciascuno, da un punto di vista oggettivo possiamo affermare che l’eutanasia va considerata come strumento per permettere a chi si trova in condizioni limite, di poter terminare le proprie sofferenze. Vi sono patologie incurabili che sottopongono i malati a sofferenze fisiche e psicologiche inimmaginabili, così come vi sono situazioni, come la morte cerebrale, in cui un essere umano “cessa sostanzialmente di vivere”. In caso si verifichino queste ipotesi, con il consenso del soggetto interessato, o dei familiari che per forza di cose ne fanno le veci, è difficile condannare la scelta di chi decide di farla finita. Più complessa è la situazione se consideriamo l’eutanasia anche per coloro che, non affetti da particolari malattie, decidono di togliersi la vita perché stanchi di vivere. Eutanasia anche per i soggetti sani: suicidio legalizzato? Sorge il legittimo timore che questa possibilità possa portare gli anziani, soprattutto se soli, a scegliere la morte come soluzione a quelle che sono le inevitabili conseguenze dell’invecchiamento. Il pensiero che una persona in difficoltà possa decidere di togliersi la vita, semplicemente facendosi somministrare un farmaco, ovviamente spaventa e non poco. Ciò non significa prendere una posizione contraria alla proposta, né tantomeno appoggiarla. La questione non sembra avere una soluzione univoca, poiché accanto al timore per chi potrebbe fare scelte avventate, vi deve essere anche il rispetto per chi consapevolmente vuole decidere del proprio destino. L’auspicio è che il governo Olandese consideri tutti gli aspetti e i possibili risvolti della proposta, predisponendo, in caso di approvazione, tutte le garanzie necessarie ad evitare l’ abuso di un […]

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L’eutanasia sui minori. Primo caso in Belgio

Se il 17 settembre non era già una giornata da ricordare per qualcosa in particolare, da quest’anno lo sarà. Infatti in Belgio è stata applicata, per la prima volta al mondo, l’eutanasia su un minore. Già nel 2014 la camera belga aveva approvato l’estensione del diritto all’eutanasia ai minori di diciotto anni, ma soltanto dopo due anni si è applicata tale legge e ciò è avvenuto proprio il 17 settembre. L’eutanasia sui minori e l’esplosione delle polemiche Un diciassettenne ha così acconsentito, previa approvazione dei genitori, a farsi iniettare una serie di sedativi che lo porteranno alla “dolce morte”. Il tutto è avvenuto, usando le parole apparse sul quotidiano Het Nieuwsblad, “In silenzio e nella discrezione più assoluta“. Non ci è dato sapere nulla sulle condizioni di salute del ragazzo ma, a detta del direttore del centro di controllo dell’eutanasia Wim Distelmans, questi “soffriva di dolori fisici insopportabili“. La scelta di concedergli una morte serena sembra essere stata la più giusta poiché lo stesso professore afferma che questa non va negata a nessuno, neanche ai minorenni. Ma quando si parla di eutanasia, esplodono le polemiche e nel nostro paese non mancano. Il cardinale Angelo Bagnasco afferma che “Questi segnali di morte che arrivano ci addolorano e ci preoccupano come cristiani, ma anche come persone“. Il presidente dell’associazione cattolica, Alberto Giambino, rinnega il fatto che un minore possa decidere se terminare o meno la propria vita. Il radicale Marco Cappato elogia la decisione del Belgio di applicare l’eutanasia senza ripensamenti e afferma che, al contrario, in Italia “Le leggi condannano alla clandestinità“. Proprio i radicali, da marzo di quest’anno, hanno proposto un disegno di legge sull’eutanasia che vede favorevoli il Movimento 5 stelle e SEL (Sinistra, Ecologia e Libertà). In Belgio l’hanno fatto. Da noi quando? Essendo abituati a casi come quelli di Piergiorgio Welby, Eluana Englaro o Terri Schiavo, si rimane spiazzati e stupiti per la giovane età di chi si è sottoposto all’eutanasia. Ma il diritto ad una morte dignitosa andrebbe concesso a chiunque e a discapito dell’età. Di sicuro l’ingerenza di istituzioni come la chiesa e il rispetto di un certo codice etico che impone di non terminare per nessuna ragione al mondo la vita di un malato (anche di quello più grave), non aiutano. Morire serenamente ed evitare ulteriori sofferenze sia ai malati che ai familiari è un diritto che nessuna religione o moralità alcuna possono negare. Dovremmo metterci nei panni di tutte quelle persone che sono “tenute in vita” (ovvero, in stato vegetativo) grazie a dei macchinari speciali  e che possono comunicare con gli altri solo attraverso sintetizzatori vocali, senza potersi neanche alzare per prendere un bicchiere d’acqua. Davvero vale la pena vivere in questo modo? Ciro Gianluigi Barbato      

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Diritti civili Vs. Conservatorismo: 1-0

Entrata a far parte dell’UE nel 2004, la Slovacchia sembra porre una grossa sfida all’Unione Europea nell’ambito delle riforme in materia di diritti civili, nella fattispecie di diritti  delle coppie omosessuali. L’Alleanza per la Famiglia (AZR), associazione cattolica e conservatrice attiva in Slovacchia, ha proposto tre questioni agli slovacchi, che sono poi confluite in un referendum tenutosi l’8 febbraio. Ciò che si chiedeva ai votanti era di rispondere in maniera alle seguenti questioni, riguardanti i diritti delle coppie omosessuali e l’educazione dei bambini del paese: 1. Considerare come matrimonio solo e soltanto un’unione costituita da un uomo e una donna; 2. Impedire a due persone dello stesso sesso di adottare, quindi crescere, bambini; 3. Impedire alle scuole di far partecipare i bambini a lezioni su educazione sessuale ed eutanasia, se i loro genitori fossero contrari. Se una maggiore percentuale degli aventi diritto al voto avesse risposto sì alle tre proposte, il referendum avrebbe raggiunto il quorum e tali proposte avrebbero rafforzato leggi omofobe già esistenti e volute dal premier socialdemocratico tuttora al governo, Robert Fico. Sfortunatamente per l’Alleanza, i risultati sono stati al di sotto delle aspettative; sebbene le proposte della AZR fossero appoggiate dal 90% dei votanti, soltanto il 21,4% degli aventi diritto di voto si è espresso in maniera favorevole, ragion per cui niente quorum, niente rafforzamento delle leggi omofobe. La proposta di Alleanza per la Famiglia non è il vero motivo di preoccupazione. Ciò che desta maggior timore è che la coalizione conservatrice stia gettando le basi per trasformarsi in un vero e proprio partito politico. Se così fosse si verrebbe a creare un’opposizione in grado di contendere la leadership al premier Fico e ai socialdemocratici, quindi il destino delle comunità LGBT esistenti in Slovacchia sarebbe gravemente minacciato. Inoltre, la terza questione riguardante l’eutanasia e l’educazione sessuale nelle scuole sembra rappresentare un vero e proprio passo indietro, non solo sul piano scientifico, ma anche su quello culturale. Innanzitutto, “buttare lì” l’eutanasia significa spogliarla delle sue implicazioni etiche prima che civili. Ma del resto qualunque coalizione cattolico-conservatrice avrebbe assunto le medesime posizioni e sindacarvi sarebbe una perdita di tempo. In secondo luogo, impedire ai bambini di seguire lezioni di educazione sessuale nelle scuole significa impedir loro di conoscere una parte di se stessi, dell’istintività umana, che se tenuta troppo sotto controllo può provocare non pochi danni a ciascun individuo e alla comunità. Forse è stato il buon senso a permettere ad un’alta percentuale della popolazione di astenersi dal voto, quindi bisogna sperare che tale buon senso guidi anche le scelte future del paese. La Repubblica Slovacca potrebbe avanzare non poche ragioni per avallare il dissenso nel caso in cui l’Unione decida di adottare una linea favorevole riguardo ad unioni omosessuali e all’adozione di bambini da parte di queste coppie. Gli stati membri dell’Unione Europea si configurano come una comunità che per il momento condivide soltanto la valuta e un’area di libero scambio commerciale. Sarebbe invece arrivato il momento di instaurare un’unione anche sul piano dei diritti civili, così […]

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Scegliere la vita o scegliere la morte?

Spesso ci dicono “hai tutta la vita davanti”. E allora speri che i tuoi sogni vengano realizzati, speri che le tue paure vengano vinte, e continui a sperare che tutto quello che vuoi possa un giorno diventare realtà. La vita è un dono e come tale non va sprecato: sembra essere un luogo comune, ma mai come oggi questa frase si dimostra essere corretta! Ci troviamo ogni giorno di fronte a scelte che sembrano essere scontate. Salutiamo i nostri amici dicendoci “a domani”, guardiamo un tramonto non con grande attenzione perchè si ripeterà e si ripeterà ancora, svolgiamo le nostre faccende con più o meno dedizione, tanto è la vita, ci diciamo. E poi un giorno la vita stessa ti volta le spalle: velocemente capisci l’importanza di quell’addio non dato, rimpiangi un giorno non vissuto e sei costretto a scegliere per la tua vita. Britany Maynard, una ventinovenne americana, di una giovinezza tale da mangiare la vita a morsi, è stata chiamata a scegliere e ha deciso di porre fine alla sua vita tramite eutanasia. Perchè come ha detto lei stessa “questo terribile cancro al cervello che mi ha imprigionata,  ma mi avrebbe imprigionata tanto di più” continuando a vivere e non le avrebbe dato l’opportunità di vivere con spensieratezza ed energia come voleva. Ha trascorso i suoi ultimi giorni di vita consumando le ore che la conducevano con lentezza verso quel giorno. Si è recata verso quell’unico posto della terra che sognava da una vita, il Gran Canyon, ha osservato meticolosamente il paesaggio che la circondava, ha respirato profondamente la fresca aria che tirava e ha chiuso gli occhi fotografando quel momento, lo ha custodito come il bene più prezioso e gli ha poi voltato le spalle sussurrando un lieve addio. Britany ha scelto di porre fine alla sua vita nella notte del 3 novembre 2014, delle sostanze tossiche hanno fatto si che il suo corpo si spegnesse piano. Il mondo infatti è  composto da individui forti e meno forti. Da quelli che la vita vogliono viverla anche nel dolore fino all’ultimo, senza smettere mai di sperare. Poi ci sono invece quelli che tutta questa forza non ce l’hanno, ci sono quelli che la vita vogliono sempre viverla energicamente e che quando tutto ciò non è più possibile prendono una scelta. “Le persone che si fermano ad apprezzare la vita e che rendono grazie sono quelle più felici”, ci insegna Britany, una donna che della vita ha voluto cogliere l’essenza migliore, una donna che di fronte a quel tramonto si è soffermata e ha voluto farne la sua ultima immagine. “Una morte inaccettabile, non dignitosa” grida invece la Chiesa, incurante di tutto lo sfondo che si nasconde dietro, incurante delle lacrime, incurante del dolore delle persone che accompagnavano  Britany verso un destino che l’avrebbe strappata anche alle loro di vite. E come biasimare una donna che ha voluto scegliere della sua vita, così come della sua morte? Come non capire una donna che ha voluto lasciare questa terra con ancora un briciolo di felicità? Perchè […]

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Eutanasia in Italia: la vita tra obbligo e diritto

«Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude.» (dalla lettera aperta di Piergiorgio Welby al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, 21 settembre 2006) Vi siete mai chiesti cosa sia davvero la vita? E cosa significhi vivere? La prima volta che mi posi queste domande era il 7 gennaio del 2005. Allora mi risposi che vivere significava sentirsi bene nei propri abiti, nei propri pensieri, nella propria mente tanto da accettare di buon animo dolori e sofferenze. Quando, poco più di un anno dopo, il caso Welby mi costrinse a pormi di nuovo le stesse domande, la risposta che mi diedi fu pressappoco la stessa, con l’aggiunta di una variante: la vita è essere liberi di sentirsi bene in se stessi. Negli ultimi anni la bioetica e, oserei dire, le coscienze umane si trovano ad un impasse che, per essere superato, ha bisogno di essere preso sul serio da chiunque si trovi nella condizione di sentirsi un cittadino con l’iniziale maiuscola. Lo stallo sta nel fatto che molti di noi fanno fatica ad accettare l’idea che la vita sia, per certi versi, sinonimo di libertà, ovvero di quella facoltà, propria del raziocinio, di scegliere la cosa che si ritiene più adeguata per se stessi. Certo, ciò non significa che la scelta compiuta sia la più giusta, ma di sicuro va accettata e rispettata in quanto deliberata e autonoma. Non c’è bisogno di scomodare gli antichi scrittori e filosofi per accorgersi che tra le scelte che un essere umano può compiere, c’è anche quella di morire, di uscire di scena quando lo si ritiene più opportuno. Ora, per una facile equazione, se la vita è uguale alla libertà e la libertà è uguale alla facoltà di scegliere, e se tra le opzioni tra cui scegliere c’è il darsi la morte, allora quest’ultima è uguale alla vita stessa. Non si possono giudicare i casi di eutanasia o suicidio assistito, alla sola luce della fede religiosa perché anche chi crede fermamente in un’entità ultraterrena che regoli il suo destino può vacillare di fronte al fatto che le sue gambe, le sue braccia, le sue mani e i suoi piedi, sfuggono al controllo della mente. Pensate ad una persona che ami passeggiare, magari immerso nella natura; poi pensate di toglierle l’uso delle gambe. Sarà come togliere la coda alla lucertola: la vita continua, solo con un pezzo in meno. Ora, immaginate che quella stessa persona si senta sommergere, a poco a poco, da uno stato di torpore e immobilità progressiva in cui, l’unico organo ancora capace di funzionare sia il cervello. Cosa direste, voi, ad uno che vorrebbe poter scappare via, ma che può solo immaginare di farlo? Cosa direste, voi, ad un bambino costretto da una rara malattia genetica a trasformarsi in una sorta di cyborg metà uomo, metà sedia a rotelle? Cosa direste, voi, ad un malato terminale […]

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