Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: jazz contiene 13 articoli

Concerti

Lucio Dalla e Fabrizio De Andrè: Le rondini e la Nina al Festival Mann

Con un evento all’insegna della grande musica d’autore, il Festival Mann 2018 ha ospitato, venerdì 23 marzo, un concerto dal titolo Le rondini e la Nina, una serata in onore di due delle personalità che più hanno segnato il panorama della musica italiana, Lucio Dalla e Fabrizio De Andrè. Da un’idea di Gaetano Curreri (voce e leader degli Stadio) e del trombettista Paolo Fresu, sulle note del sax di Raffaele Casarano e del pianoforte di Fabrizio Foschini, nasce Le rondini e la Nina, un concerto che porta insieme sulla scena due dei più grandi artisti italiani attraverso le loro più famose canzoni, rivisitate e riproposte al pubblico nella suggestiva cornice della sala della Meridiana del Museo Archeologico di Napoli. Due figure apparentemente lontane, eppure così vicine, rivivono attraverso le parole di Gaetano Curreri, il quale, tra una nota e l’altra, ricorda il suo straordinario rapporto con Lucio, «un amico, un maestro, un padre amato e odiato» e la sua ammirazione per Fabrizio, conosciuto soprattutto grazie ai racconti di Vasco. E così, attraverso un viaggio che ripercorre i racconti e le storie messe in musica dai due grandi autori, si passa dai sogni di Anna e Marco alle languide viole de La canzone dell’amore perduto, fino all’amore che scoglie ‘o sang’ dint’ e vene su quella terrazza del golfo di Sorrento descritta nella straordinaria Caruso. Volando con Le rondini e la Nina Segue poi il racconto di Curreri dell’esperienze a Sanremo con Lucio, un genio «intuitivo, brillante e sempre pieno di idee», anche severo ed esigente, ma da sempre un punto di riferimento. Un uomo semplice, attento alle piccole cose e capace di planare sulla vita dall’alto, come racconta ne Le rondini, alla quale fa da contraltare la Nina di De Andrè in Ho visto Nina volare, i due capolavori che hanno dato il titolo a questo evento e che meglio ne racchiudono  l’essenza. Ma la caratteristica che forse più avvicina Dalla e De Andrè è sicuramente la sensibilità unica con la quale i due cantautori hanno dato la parola agli umili e ai perdenti, raccontando storie di emarginazione con la naturalezza e la semplicità di cui solo loro erano capaci. Ed ecco che ci si trova a passeggiare per la Via del Campo di Fabrizio, tra figure di donne che si materializzano davanti ai nostri occhi e descrizioni impressionistiche che accompagnano lungo una strada che arriva fino a La sera dei miracoli di Lucio, per concludere con una delle ultime storie da raccontare, Una storia sbagliata, quella dedicata a Pier Paolo Pasolini, la cui morte segnò profondamente i cantautori del tempo ed in particolare De Andrè, «quasi come fosse mancato un parente stretto». Una serata del Festival Mann all’insegna della rivisitazione in chiave jazz di capolavori senza tempo, in accordo con uno dei desideri che Lucio ebbe nell’ultima parte della sua vita e che confessò a Gaetano Curreri: abbandonare il panorama attuale della musica leggera e ritornare al jazz.

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Richard Galliano, al via il Festival MANN

Il jazz di Richard Galliano al Museo Archeologico Ricomincia il Festival MANN. La manifestazione, giunta alla seconda edizione, si svolgerà anche quest’anno negli spazi insoliti ma affascinanti del Museo Archeologico. Un luogo sicuramente inusuale per un evento del genere. Forse è proprio questa la forza del Festival. È infatti difficile trovare un altro posto dove poter dialogare con Daniel Pennac, o ammirare la musica di Michael Nyman all’ombra delle innumerevoli statue greche e romane. Per dire tra gli ospiti più attesi di questa edizione. L’idea di un museo moderno come spazio da vivere a tutto tondo, che non si limita alla semplice visita scolastica o pomeridiana. Richard Galliano è uno dei più grandi compositori viventi. Nato in Provenza nel 1950, virtuoso della fisarmonica, unico esponente di questo particolare strumento a registrare per la prestigiosa etichetta “Deusche Grammophon”. Considerato l’erede di Astor Piazzola, l’uomo che rivoluzionò per sempre il tango. Proprio l’incontro, nel 1980, con il musicista argentino ha cambiato la vita di Galliano. Il fisarmonicista da quel momento incentrò la ricerca sui propri generi e stili preferiti. Il tango, senza dubbio. Ma anche la tradizione mediterranea e la samba. Richard Galliano ha portato in scena questo insieme tra generi così apparentemente contraddittori sul palco della Sala della Meridiana. D’altronde, pochi luoghi come Napoli sono capaci di unire stili e culture differenti. Atmosfere francesi, tango angertino, ritmi brasiliani Lo stesso Galliano ha infatti elogiato Napoli sotto questo punto di vista. Il musicista francese non è nuovo ad esibirsi all’ombra del Vesuvio. Memorabile fu il suo concerto nel 2014 con Marco Zurzolo sul “Gran Cono” del vulcano più famoso del mondo. Napoli che entra di diritto nel cuore di Galliano, al pari di città multietniche e controverse, come Buenos Aires o Marsiglia. Richard Galliano è stato capace di ricordare quanto la forza della musica può valere più di mille parole. Le sue composizioni trasportano infatti l’ascoltatore nei luoghi d’ispirazione del jazzista. Per un attimo, più che sotto il soffitto settecentesco della Sala della Meridiana, sembra di potersi specchiare nelle acque del Vieux Port o passeggiare sull’Avenida 9 Julio. L’omaggio ad Astor Piazzola Il grande merito di Galliano sta nella sua originalità, nell’essere riuscito a mescolare tutte queste culture in una nuova musica, fatta di jazz e di tradizioni filtrate dalle proprie esperienze. Dalle ballads a echi di valzer, passando per il Tango Nuevo di Piazzola. Proprio il maestro argentino è stato omaggiato a più riprese durante il concerto. In particolare con un arrangiamento di una delle più celebri composizioni, Libertango. Il Festival MANN comincia insomma come meglio non potrebbe. Con una Sala della Meridiana gremita per omaggiare uno dei più grandi jazzisti viventi. La manifestazione avrà luogo fino al 28 marzo. Tanti gli ospiti attesi, oltre ai già citati Nyman e Pennac. Paolo Fresu, Carlo Verdone e Rick Wakeman tra gli altri. Per un’edizione che punta alla conferma e alla crescita di uno dei progetti più interessanti in città.

... continua la lettura
Musica

Black Star, l’epitaffio di David Bowie a pochi giorni dalla sua morte

Si dice che il cigno consegni all’aria il suo ultimo canto prima di accasciarsi sull’erba imperlata di rugiada, si narra che canti per l’ultima volta, accompagnando così il suo respiro fatale. Se dovessimo pensare all’ultimo astro della vita di David Robert Jones, al secolo David Bowie, penseremmo a una gigantesca stella, forse una supernova o una cometa, ma la penseremmo di colore nero accecante. Ed è proprio a una stella nera che il Duca Bianco affida il suo ultimo canto, come un cigno arrivato all’ultimo stadio della sua metamorfosi. Bowie è stato uomo, donna, è stato Ziggy Stardust, Major Tom, è stato sagoma dalle tutine attillate e dai capelli rosso fuoco, è stato creatura stellare ed è stato anche il devoto marito di Angela Barnett.  È stato il feticcio di una sensualità tanto androgina quanto conturbante, ha fatto l’amore col pubblico intero eccitando allo stesso modo donne e uomini, provocando lo stesso stravolgimento del ventre. È stato il camaleonte rivestito della sua stesse pelle, è stato l’apoteosi e la squama di rettile di se stesso. Black Star: la Stella Nera di David Bowie, l’ultimo canto del cigno Ma è stato anche il vecchio di 69 anni che si è coperto gli occhi nel video di Black Star. Nel video del brano che fornisce il titolo all’album, David Robert Jones tappa le sue finestre sul mondo e brancola in una stanza, alternando momenti di delirio progressive ad un lucido eccesso di coscienza. La sperimentazione di questo brano fornisce la chiave di volta di tutto l’album: i nove minuti e cinquantanove secondi del brano creano un universo vero e proprio, un sistema di sonorità mastodontiche che spaziano dai morsi sperimentali alle venature classiche, dagli echi ripetitivi ed ipnotici alle melodie trascendentali. La percezione di toccare con mano un’opera d’arte è spiazzante, lo si percepisce appena la voce di Bowie crea anelli di fumo così potenti e intrisi di spiritualità, quando alla fine il suono puro del bambù traghetta l’ascoltatore verso paradisi scintillanti di oscurità eppure così lucenti. Ma è Lazarus a far sentire il sapore dell’intero disco, a imprimerlo sulla lingua dell’ascoltatore. E non è un sapore voluttuoso e godibile, ma un aroma che lascia segnali di fumo e foglie morte sulle labbra. Una porta si spalanca nel video. Una musica martellante degna di Iggy Pop o dei Joy Division ci accoglie, è intrisa di una malinconia così difficile da digerire, così grande che sembra scivolare via dai cristalli liquidi dello schermo e inumidirci le pupille di pianto. Una sincera nostalgia ci ammanetta appena vediamo David Robert Jones intrappolato nel suo letto, imbalsamato in tanti strati di bende quante furono le sue maschere del passato, lo osserviamo scalpitare nel suo bozzolo, come un sarcofago che non si rassegna a diventare statua di cera. La musica si addolcisce in un modo talmente materno che viene voglia di lasciarsi cullare, Bowie canta nel suo letto e ha ancora gli occhi coperti dalle bende, le rughe che formano solchi di eternità sul campo della sua pelle. Si dimena e continua ad affidarci il […]

... continua la lettura
Attualità

Chick Corea, Homage to heroes all’Arena Flegrea

Dopo la “3union” (Cammariere, Paoli, Rea), un altro imperdibile concerto si è tenuto ieri sera nel nuovo tempio della musica partenopea, L’Arena Flegrea. Il pianista Chick Corea, vincitore di 16 Grammy, e il suo eccezionale quintetto (Kenny Garrett, sassofono – Wallace Roney, tromba – Christian McBride, basso – Marcus Gilmore, percussioni) hanno deliziato la platea a ritmo di jazz per ben due ore no-stop. I cinque musicisti, posizionati l’uno a fianco all’altro, come raramente accade, hanno dimostrato una notevole alchimia che si è tradotta in un’estasi di colorate vibrazioni e suggestioni emozionali. Si è tradotta in un viaggio da affrontare, nota dopo nota, ad occhi chiusi. Da “infinity” a “Sophisticated lady”, molti sono stati gli omaggi ai maestri – Horace Silver, Bud Pwell e Miles Davis su tutti –  che hanno ispirato la carriera del 75enne che, proprio per festeggiare i tre quarti di secolo, come era già successo per i suoi 60 e 70 anni, ha voluto organizzare questa nuova tournee, Homage to Heroes, che prevede una tappa, tra l’altro, anche all’Umbria Jazz. Chick Corea omaggia Pino Daniele «Suonare con Pino è stata una delle esperienza memorabili della mia vita. Ci ha lasciato una straordinaria eredità musicale, credo proprio che all’Arena Flegrea gli renderò omaggio». Uno dei momenti più emozionanti della serata, scandita da improvvisazioni, assoli e fusion, è stato l’omaggio a Pino Daniele. Il jazzista del Massachusetts ha voluto ricordare l’amico scomparso poco più di un anno fa con Sicily, dolce serenata che avevano scritto insieme nel 1993 e che celebra i profumi e le bellezze dell’Isola, mescendo sonorità jazzistiche alla bossa nova sudamericana. Proprio questo sperimentalismo è una delle chiavi del successo della lunghissima carriera del compositore e pianista che vanta ben 52 album pubblicati e collaborazioni con tutte le pietre miliari del jazz. Dagli anni 60′ Corea non ha mai spesso di reinventarsi, di esplorare nuovi territori e imparare nuovi linguaggi, portando la sua musica in giro per il mondo intero. E dopo ieri sera, dato il pubblico in visibilio, siamo certi, egli abbia trovato una nuova casa, in cui sarà sempre il benvenuto: L’Arena Flegrea. Prossimi appuntamenti dell’Arena Flegrea: 19 luglio Concerto Stefano Bollani 22 luglio Concerto Robert Plant 27 luglio Concerto Massive Attack 28 luglio Concerto Rufus Wainwrigh Special guest Emma Marrone 1 agosto Concerto Paolo Fresu, Omar Sosa, Jaques Morelenbaum 5 agosto Concerto Cristina Donà, Fabrizio Bosso, Rita Marcotulli, Javier Girotto, Enzo Pietropaoli, Saverio Lanza e Cristiano Calcagnile. Un progetto tutto dedicato a Fabrizio De Andrè: “Amore che vieni, amore che vai” 30 agosto Concerto Max Richter con “Recomposed by Max Richter” Marcello Affuso

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Diana Krall, concerto all’Arena Flegrea

Siamo al secondo appuntamento della lunga rassegna di eventi musicali estivi presso l’Arena Flegrea. L’attesa è trepidante per l’esibizione di Diana Krall, artista jazz internazionale che ha annunciato solamente due date in Italia, di cui una proprio a Napoli. Diana Krall, emozioni in concerto Ad introdurre lo spettacolo è il trio Emilia Zamuner, Pietro Condorelli e Sebastiano Esposito, che ci regalano emozioni musicali sotto forma di gorgheggi e giochi vocali in perfetto accordo con le note pizzicate sulle corde delle chitarre. Proprio l’intensità della melodia sembra essere la protagonista assoluta della scena, e nonostante la giovane età della cantante, Emilia, astro promettente della musica jazz, è capace di incantare anche gli spettatori più scettici. Chiuso il breve preludio, Diana Krall prende il posto sul palco insieme alla sua band, in abito nero semplicissimo e con la sua chioma bionda che getterà di lato più volte durante il concerto, con un movimento del capo ammaliante e sensuale. Alle spalle ha una carriera ben solida, con successi strabilianti come The look of love e Alone Again (Naturally), cover della canzone di Gilbert O’Sullivan. La musica parte in modo accattivante, con ritmo imprevedibile, prima lento, poi ad un tratto veloce, creando intorno una patina di magia e misticità che cattura il pubblico e lo ipnotizza, rendendolo incapace di contenere l’irrefrenabile voglia di battere il tempo con il piede o con le mani. Le note suadenti tipiche del jazz si diffondono in lungo e in largo, capaci di imporre all’ascoltatore l’inseguimento dei vortici che tracciano, ma anche di farlo chiudere in se stesso, spingendolo a divagare con la mente in luoghi e tempi alieni al contesto, magari facendogli ripescare sensazioni ed emozioni sbiadite ed ora inaspettatamente nitide. Proprio quando ci si è spinti molto in là, quando il suono sembra essersi impossessato anche dell’ultimo pezzetto della nostra carne, la voce di Diana ritorna improvvisa, richiama le menti verso sé, ricorda loro che il presente esiste, lei stessa esiste, noi tutti esistiamo, come se ci prendesse per il lembo della camicia e ci tirasse nuovamente giù dall’Iperuranio delle idee per restituirci al presente. Tra classici del jazz e canzoni prodotte da lei stessa, le suggestioni non si fanno attendere e sono forti. Un’ora e mezza di musica allo stato puro, senza abbellimenti di sorta, solo il timbro roco della sua voce e luci soffuse su una scena essenziale. Let’s fall in love recita uno dei brani da lei cantati. Innamoriamoci dunque del jazz, del suo potere fortemente aggregativo, che riesce a tenerci più vicini e a renderci quasi un unico corpo, che respira al suo ritmo, ma che, tuttavia, nelle varie parti viene stimolato in maniera diversa. Innamoriamoci di un genere che a fine serata è capace ancora di farci gridare “Wonderful“. Facciamoci investire da armonie che sono in grado di donarci l’illusione che, per una volta, il tempo si possa fermare.  

... continua la lettura
Musica

Infanticide: il jazz noir dei Sudoku Killer

Ognuno potrebbe scrivere il suo film immaginario sulle note di Infanticide, il suggestivo album dei Sudoku Killer, quartetto jazz che propone i brani sperimentali della compositrice romana Caterina Palazzi,  al contrabbasso in formazione. La casa discografica Auand mette in circolo una scheggia impazzita, un radicale libero che ingloba tutto ciò che incontra nel suo percorso senza, tuttavia, legarsi ad esso: il sound della band è unico,  magnetico e appare sinceramente difficile attribuirgli una definizione precisa. Quattro gli strumenti a creare un incanto che tesse una sorta di “psichedelia noir” nella mente del fruitore: un sassofono tenore (Antonio Raia), una chitarra elettrica (Giacomo Ancillotto), un contrabbasso e una batteria (Maurizio Chiavaro). Molteplici, invece, le suggestioni che inducono in chi “vive” quella musica: si possono immaginare  flauti o gamelan di metallo venir fuori da questa suite al sapore di grunge e post-rock venato di acid jazz. Ho avuto modo al Jarmush Club di Caserta  di intervistare e conoscere questi meravigliosi musicisti che faranno sicuramente parlare di sé negli anni a venire. Nel panorama musicale contemporaneo italiano ci sono più esecutori che compositori. Come vivete il rapporto con i colleghi e cosa pensate della loro scelta? Ci approcciamo ai colleghi che “fanno il mestiere” con massimo rispetto e ammirazione. È molto difficile essere dei bravi musicisti e i pezzi jazz di repertorio non sono per nulla di facile esecuzione. Ci vogliono anni di studio per raggiungere un livello di preparazione adeguato. I nostri sono solo percorsi diversi. Abbiamo l’esigenza di raccontare qualcosa di nostro, raccontare il nostro tempo prendendo ispirazione da quello che sentiamo nel nostro momento storico piuttosto che imitare. Del resto, quando nacque il jazz si trattava di una forma di avanguardia. Adesso è diventato un “classico”.  Il titolo dell’album, “Infanticide”, è fortemente evocativo. Perché questo titolo? Infanticide vuol dire “infanticidio” ma non vogliamo suggerire con questo nessuna pratica violenta. Vogliamo solamente raccontare il disincanto che caratterizza il passaggio ad una dimensione adulta, che si conclude con la perdita dell’innocenza. È un avvenimento che tocca chiunque quando si realizza, si è pervasi da un sentimento di angoscia, dalla consapevolezza di non essere più dei bambini. Infanticide è inoltre un voluto richiamo ad “Incesticide” dei Nirvana che amiamo molto e mette di comune accordo le nostre differenti radici musicali. Colpisce la struttura dei brani per le geometrie che disegnano. Caterina, quanta importanza ha per te il rapporto con la matematica nell’atto compositivo? Per me la matematica è follia, astrazione, non mera logica. È molto vicina al concetto di “libertà” : vissuta come atto poetico è un mettersi al mondo, essere quello che sei. In ambito di giochi matematici, i contenuti di questo album erano stati già anticipati (nel titolo) dal lavoro precedente, “Sudoku Killer” . Esattamente. Con “Sudoku Killer” (Zone di Musica, 2010) è stato anticipato il contenuto dell’album successivo, “Incesticide”. Il prossimo lavoro sarà sui “villain” Disney. Dietro le cinque le tracce di “Incesticide”, Sudoku  Killer ( 11.08) Hitori (11.01) Nurikabe (4.38) Futoshiki ( 10.26) Masyu (12.13) brulica un mondo affascinante,  di una matericità […]

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Suggestioni all’imbrunire: Quartetto acustico

Il sole cullato dalle rossastre nubi e dalle armoniose note seducenti di un sassofono va a dormire dietro l’orizzonte e si destano nell’anima e nel cuore chimere inimmaginate eppure latenti: ecco le Suggestioni all’imbrunire. Suggestioni all’imbrunire è un progetto nato per il Centro di Studi Interdisciplinari Gaiola Onlus di cui fanno parte spettacoli, allestiti nel teatro del Parco Archeologico di Posillipo, comunemente chiamato Pausilypon, nei quali vi è forte una grande commistione di musica e teatro. Nella serata tenutasi il 6 giugno, inserita in una rassegna di tredici serate che vanno dal 10 maggio al 21 giugno 2015, predominante è il tema musicale con lo spettacolo Quartetto acustico di Giulio Martino al sassofono, Leonardo de Lorenzo alle percussioni, Rocco Zaccagnino alla fisarmonica e all’accordina e Alexander Cerdà al basso tuba, che fanno rispettivamente le veci, questi ultimi strumenti, di pianoforte e contrabbasso e tutti insieme sprigionano tutta la loro potenza in un’acustica jazz. Giulio Martino coi suoi strumenti ed il suo modo di concepire la musica jazz ripropone brani di grandi jazzisti tra cui Thelonious Sphere Monk (1917-1982), Charles Mingus (1922-1979) e Ornette Coleman (1930) le cui note si perdono nell’aria imbrunita. E le note “leggere” del jazz vanno. Vanno animando l’aria, il mare, il silenzio. Vanno avvolgendo le rovine della villa di epoca romana. Quasi ridanno nuova la vita, quasi richiamano il festevole clima che si viveva tipicamente nelle ville d’ozio come quella imperiale che si trova al Pausilypon. Prima lento il sassofono nasce dal silenzio delle onde mai immobili del mare a cui danno eco i gabbiani, poi la tuba sfuma il suo silenzio accompagnando lo strumento suo fratello, si aggiungono il liscio e vibrante battito dei piatti delle percussioni e, in ultimo, il suono complice della fisarmonica. E vanno gli echi della musica levandosi dal teatro e vanno perdendosi all’aria facendosi strada tra le rovine del Parco Archeologico. Così canta l’appassionato e struggente sassofono in un ritmo che trova il suo spazio all’interno di un’armonia di note della fisarmonica e dallo scandire del tempo delle percussioni e delle note gravi della tuba trova armonia in una serie di scale infinite, di lente ascendenti e rapide discendenti e complesse di armoniose suggestioni. La musica del Quartetto acustico è la musica jazz. Non va dimenticato che il jazz è una forma musicale che, nonostante la sua matrice malinconicamente popolare, viene canonizzata come ‘genere’ nel corso del Novecento. Per questo motivo l’avvicinamento di una musica tanto recente ad un contesto paesaggistico, per così dire, classico come il Parco archeologico di Posillipo pare richiamare suoni e musiche di un’epoca, quella romana della fine del I secolo avanti Cristo, che ormai non è dato in alcun modo più di conoscere. Ed è proprio tale accostamento tra il luogo antico e la musica moderna a creare un ponte tra le due epoche, a rompere la barriera del tempo e a far sì che ci si possa lasciar suggestionare da un cielo imbrunito veduto nuovamente a distanza di due millenni. – Suggestioni all’imbrunire –

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

San Carlo a tutto jazz: Keith Jarrett in concerto

“Sono cresciuto assieme al pianoforte, ne ho imparato il linguaggio mentre cominciavo a parlare”. Keith Jarrett, uno dei più grandi interpreti e compositori statunitensi degli ultimi cinquant’anni,  si esibirà con il suo pianoforte lunedì 18 maggio nella splendida cornice del  Teatro San Carlo di Napoli, intorno alle 20,30. L’artista torna ai piedi del Vesuvio per l’unica data italiana del suo tour europeo in piano solo, dopo diciannove anni dalla prima performance nella città partenopea – era il 1996 – a cui seguirono, negli anni successivi, altre tre esibizioni. Come spesso accade nel suo caso, gli aneddoti leggendari anticipano il pianista jazz: nel 2005 all’Arena Flegrea, in trio con il batterista Jack DeJohnette ed il contrabbassista Gary Peacock, pretese la presenza di enormi stufe da esterno sul palco: eppure era il 12 luglio! Nel 2009 raggiunse Napoli due giorni prima dello spettacolo al San Carlo, per meglio “assaporarne” le atmosfere primaverili del mese di maggio, le stesse che ispirarono Gioacchino Rossini e Gaetano Donizzetti, veri e propri habitué del teatro napoletano. Stavolta, Keith Jarrett afferma: “Sono davvero felice di ritornare al Teatro San Carlo di Napoli con un evento in piano solo. Sarà speciale per tante ragioni: innanzitutto perché sarà il primo concerto subito dopo il mio 70° compleanno, poi perché sono entusiasta all’idea di suonare ancora in questo teatro magnifico e per il suo eccezionale pubblico. Nell’ultimo concerto che tenni a Napoli (18 luglio 2011, ndr), la gente fu molto rispettosa e silenziosa, capace di entusiasmarsi ed al tempo stesso restare raccolta. Quell’atmosfera unica credo possa ancora trasformare la mia musica in un miracolo“. Il concerto è organizzato da Angeli Musicanti Festival con la direzione artistica di Paolo Uva, il quale sostiene: “Per me è semplicemente l’Angelo Musicante che adotta l’antica Sirena Partenope (ossia Napoli) e viceversa. Dopo anni di piccoli contatti, la Sirena incanta Jarrett e lui vuole farsi ammaliare, o forse è l’eterno ritorno che richiama il suono ancestrale di Jarrett, come avvenne con Brian Eno nell’edizione del 2007 nella Grotta romana antica di Posillipo, ammaliato dal sommo poeta Virgilio”. In questi anni, tutti gli artisti che hanno suonato a Napoli nella rassegna al Teatro San Carlo hanno offerto per Angeli Musicanti Festival qualcosa di particolare, mettendosi in gioco ed optando per inediti cambi di prospettiva. Ora è Keith Jarrett con il suo progetto da solo, al piano, ad essere il protagonista di questo palcoscenico che, dal 1737, nell’immaginario collettivo è sinonimo di Bellezza e Memoria. “Sono veramente felice che il San Carlo – dice il Commissario del Teatro, Salvatore Nastasi – possa proporre al suo pubblico il concerto di Keith Jarrett. Un evento non solamente per l’unicità dell’appuntamento italiano, ma soprattutto perché il meraviglioso pianista jazz per la prima volta suonerà al San Carlo, oggi rinnovato, con la sua perfetta acustica, in una serata che entrerà, ne sono certo, negli annali del jazz, accanto al mitico concerto a Colonia“. Già, l’immortale Köln Concert di Keith Jarrett, ricordato così dallo scrittore argentino Tomás Eloy Martínez nel suo libro intitolato Purgatorio : “Jarrett […]

... continua la lettura
Attualità

Giovanni Truppi e il segreto per diventare Supereroe

Giovanni Truppi è un incidente d’auto tra la canzone-teatro di Giorgio Gaber e l’anti-politically correct di Gianfranco Marziano raccontato da Federico Salvatore. Partenopeo, ironico, onirico, dissacrante e filosofeggiante, è insomma un genio. Dopo il gran successo de’ “Il mondo è come lo metti in testa“, il 23 Gennaio è uscito per la Woodworm, omonimo, il suo terzo disco: Giovanni Truppi consolida la sua posizione di aspirante salvatore del mondo alla costante ricerca del segreto dell’equilibro della vita. Se pensate di ritrovare la voce accompagnata da una singola chitarra o piano, tornate sui vostri passi: Truppi in questo disco ci mette di tutto, dai chitarroni surf ai pezzi pop strappalacrime. Ma se è già difficile la concezione di lui e della musicalità dello stesso, più arduo è comprendere seriamente ciò che Truppi vuole dire: la chiave comunicativa da lontano sembra -e sottolineo sembra- semplicistica, ma in realtà è di una complessità disarmante. Truppi, da buon aspirante supereroe, si confronta e combatte i vari nemici di questa società che si annichilisce nei rapporti Umani-Mondo, ma soprattutto nei rapporti Uomo-Donna. Il pezzo di apertura è “Stai andando bene Giovanni“, singolo dalle sonorità pazzesche ed orecchiabilissime che descrive il confronto prima della partenza: Truppi sta per iniziare i suoi combattimenti contro ciò che affossa la società, il monito è quello di “Non pensare di poter dare più di quello che puoi dare“, perchè ciò che avvilisce il mondo è proprio la presunzione di poter fare qualcosa oltre i propri limiti. La battaglia ha inizio e “Superman” gioca sulla metafora amorosa di ciò che potrebbe essere un rapporto passionale con un supereroe, “Lettera a Papa Francesco I“, scritta con lo scrittore Antonio Moresco, è uno scontro con i dogmi religiosi, “Alieno!” è una precisazione rivolta alla fantascienza, perchè “Alieno, anche io sono alieno per te“. L’apice del disco è chiaramente in “Conversazioni con Marco sui destini dell’umanità“, un grido in cui Truppi riassume ciò che vuol raccontare nel’intero album: i rapporti stanno scemando, si stanno perdendo, stanno bruciando, e la colpa è solo dello stesso essere umano, smarrito in un mondo “Come Matrix“. Il disco avanza, e i pezzi dal più forte impatto sul finale sono sicuramente “Hai messo incinta una scema” e “Tutto l’universo”. Il primo è un racconto da bar, di quelli che sei seduto al tavolo a giocare a scopa bevendo birra con gli amici di sempre, e racconti storie che forse ti lasciano comprendere meglio cos’è “l’amore” e chi è lo “stupido” in un rapporto di coppia; l’altra invece è un confronto con Dio ed il Cosmo, con la creazione dello stesso e la nascita degli esseri umani: Truppi vuole parlare del senso della vita stessa. Insomma, “Giovanni Truppi” è un disco da visionari, che nuota in uno spazio assoluto in cui tutti devono reimparare a costruire legami in un mondo in cui i legami esistono in funzione dell’egoismo. Il 13 febbraio Truppi presenterà al Lanificio 25 il disco per conto di BulbartWorks & SubcavaSonora. Un mio consiglio: Siateci. Giovanni Truppi […]

... continua la lettura
Culturalmente

The sign of jazz: amare suonando

Musica dell’amore, non dell’odio: questo è il jazz, nasce e cresce quando uno meno se lo aspetta. E anche quando il suono è fatto di odio per le ingiustizie subite, questo dimostra lo stesso amore, sentimento immortale per l’umanità grazie a una tecnica così privilegiata quanto straordinaria: si chiama improvvisazione. La sua linea melodica ti coglie alla sprovvista, aiuta a riscoprire il senso della vita, dei sentimenti. E mentre un gruppo musicale ama producendo suoni, si scopre che tutto questo in Campania, e in particolare in provincia di Caserta, è possibile grazie a un’associazione denominata “The sign of jazz”. Un gruppo di ragazzi, appassionati del genere, decide di costruire un percorso che coinvolga il territorio alla riscoperta di melodie nipoti della comunità afroamericana del sud degli Stati Uniti d’America. Michele Scalera e Giammaria Iorio sono tra i protagonisti di questa associazione: si occupano di scoprire e promuovere gruppi jazz lanciandoli musicalmente attraverso l’organizzazione di rassegne, eventi, jam session. Dal 2011 ad oggi sono stati molti gli appuntamenti organizzati ed elaborati dall’associazione; sono molti i giovani artisti che hanno avuto la possibilità di esibirsi e allo stesso tempo di crescere musicalmente grazie alla collaborazione intrapresa con i maestri del genere: la loro missione è quella di “promuovere e realizzare eventi artistici, con musica raffinata ed elegante, resa possibile dalla professionalità dei nostri artisti.” Tra gli eventi ricordiamo, ad esempio, il Royal Jazz Festival, Makumi Jazz, eventi al Crowne Plaza, al Jarmusch di Caserta e tanti altri di rilevanza artistica. Ricordiamo gli stretti rapporti che la stessa associazione detiene con il Conservatorio di musica di Napoli; è dalla sete di curiosità e dalla voglia di imparare che molto spesso nasce il talento, il quale ha solo bisogno di essere espresso: ci pensa “The sign of jazz”. Tutto ciò è possibile grazie all’immensa passione che si prova per la melodia di questo genere musicale; a proposito di questa, l’associazione afferma che la musica è diventata per loro una vera e propria filosofia di vita. Non si smentisce infatti il filosofo Rousseau nel suo “Saggio sull’origine dei linguaggi in cui si parla della melodia e dell’imitazione musicale”: Che cosa fa sì che anche la musica sia un’arte di imitazione? La melodia. -The sign of jazz: amare suonando-

... continua la lettura