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Eroica Fenice

La Tag: Luigi Pirandello contiene 2 articoli

Culturalmente

Lanterninosofia. Il tentativo disperato di ascoltare le voci dell’oltre

Lanterninosofia: che cos’è e come possiamo comprenderla appieno attraverso la scrittura e i personaggi di Luigi Pirandello. Per dare un titolo a questo articolo di approfondimento sulla Lanterninosofia abbiamo preso in prestito le parole di Sergio Campailla, che nell’introduzione al romanzo Il Fu Mattia Pascal (edizione Grandi Tascabili della Newton Compton Editori), fa un’analisi critica complessa del romanzo e sintetizza poeticamente – e in maniera affascinante – il concetto filosofico della Lanterninosofia come «il tentativo disperato di ascoltare le voci dell’oltre». La parola “tentativo”, in questo caso indistricabile dalla parola “ascoltare”, è parola chiave della ricerca antropologica nell’abisso dell’animo umano, onnipresente nella poetica pirandelliana e mai abbandonata dallo scrittore siciliano; ricerca che, al contrario, tradisce, o meglio rispecchia, il senso che Pirandello dà agli uomini e alla loro esistenza: il tentativo ripetuto, che dura una vita, di spalancare le porte chiuse dell’incomunicabilità (ben oltre il semplice concetto di maschera) per dare voce all’infinito “io” che ci portiamo dentro e che bussa per essere ascoltato. Lanterninosofia: la teoria delle illusioni ne Il Fu Mattia Pascal Prova di vocazione al romanzo, a colmare la mediocrità di Pirandello nel comporre versi, Il Fu Mattia Pascal, apparso dapprima a puntate sulla rivista Nuova Antologia, viene pubblicato nel 1904. Capolavoro dell’umorismo, il romanzo finalmente abbandona lo schermo della terza persona e insieme ad esso il femminile de La Capinera (Romanzo d’esordio di Pirandello, costruito per intero al femminile) invertendo la declinazione de L’esclusa. L’escluso è in questo caso un uomo, la voce che dice «Io» è quella di Mattia Pascal, escluso dalla vita. Come e perché? Accadono a Mattia Pascal due casi straordinari: vince al casinò di Montecarlo un’ingente somma di denaro e nel mentre viene ritrovato al suo paese il corpo di un suicida che la moglie e la suocera si affrettano a riconoscere come il suo cadavere. Allora questo personaggio tragicomico ne approfitta per fare qualcosa che forse tutti nella vita, almeno una volta, abbiamo sognato di fare: si crea una nuova identità, continua a vivere oltre la morte anagrafica, reincarnandosi in Adriano Meis. Ma la nuova vita si palesa presto come una impietosa esclusione: la morte anagrafica diventa morte effettiva, poiché un uomo senza identità, alienato dal mondo, che non possiede che un nuovo nome, non ha diritto ad alcun legame, nemmeno possedere un cane da compagnia. Alla condizione di esiliato, sentimento comune a tutti i personaggi pirandelliani condannati all’alienazione, si affianca ne Il Fu Mattia Pascal quella dell’illuso. L’illusione che erode Adriano Meis, quella della sopravvivenza – la sua invenzione aleatoria di essere diventato un altro – si estende all’intera umanità. Ecco che allora l’espediente dell’illusione, nel capitolo tredicesimo, viene delineato da Anselmo Pelari che introduce la disciplina da lui definita, neologisticamente, come lanterninosofia. Il Signor Pelari, cultore di fenomeni spiritici e appassionato speculatore filosofico, accoglie provvisoriamente in casa sua Adriano Meis il quale, per coronare la sua strategia di fuga, ha subito un’operazione all’occhio strabico che lo ha costretto a un isolamento di quaranta giorni al buio. Per consolare il […]

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Recensioni

Al Caos Teatro, Paolo Cresta in “Uno, nessuno e centomila”

Sabato 14 e domenica 15 dicembre è andato in scena presso il Caos Teatro di Villaricca (NA), lo spettacolo “Uno, nessuno e centomila”, un adattamento della famosa opera di Luigi Pirandello curato, diretto ed interpretato magistralmente dall’attore Paolo Cresta. È il secondo appuntamento di “Frammenti”, quarta stagione teatrale del Caos Teatro. Siamo tutti Uno, Nessuno e centomila Protagonista della famosa opera pirandelliana è Vitangelo Moscarda, chiamato Gengè dalla moglie Dida, un uomo qualunque, come si definisce lui stesso, una persona ordinaria. Vitangelo è un trentenne che ha ereditato la banca del padre e vive di rendita. Un giorno come un altro, riceve un’osservazione da parte della moglie: “Guardatelo bene il naso, ti pende verso destra”. Una frase apparentemente innocua che tuttavia scatena in lui una forte crisi di identità, trascinandolo in abissi  di riflessioni e considerazioni che lo portano a rendersi conto che lui non è unico. Il suo viaggio interiore lo induce a cambiare vita. Vitangelo rinuncia al suo lavoro di usuraio – così lo definisce la gente – anche a costo della propria rovina economica e contro il volere della moglie che nel frattempo è andata via di casa. Una scelta, quella di Gengè, pensata per fare un’opera di carità, ma anche per non apparire più agli occhi della moglie come una marionetta. In questo gli viene in aiuto Anna Rosa, un’amica della moglie, che lui conosce poco, la quale gli racconta di aver fatto di tutto per far intendere a sua moglie che Vitangelo non era lo sciocco che lei immaginava e che non c’era in lui il male. Tuttavia, alla fine, il protagonista arriverà alla follia e verrà internato in un ospizio, dove però si sentirà finalmente libero da ogni regola e inizierà a vedere il mondo da un’altra prospettiva. Inoltre, arriva ad affermare che non ha più bisogno di un nome, perché i nomi convengono ai morti, a chi ha concluso. Lui è vivo, e non conclude. Per uscire dalla prigione in cui la vita rinchiude – dice Vitangelo – non basta cambiare nome, perché la vita è una continua evoluzione, il nome rappresenta la morte. Bisogna vivere attimo per attimo la vita, rinascendo continuamente in modo diverso. “La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest’albero, respiro tremulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola, domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo”. La storia di Vitangelo Moscarda è la storia di una presa di coscienza: l’uomo non è Uno e la realtà non è oggettiva. Il protagonista passa dal considerarsi unico per tutti (Uno, appunto) a concepire che egli è un nulla (Nessuno), tramite la consapevolezza dei diversi se stesso che via via diventa nel suo rapporto con gli altri (Centomila). In questo modo la realtà perde la sua oggettività, tutto diventa relativo. Nel suo tentativo di distruggere le centomila concezioni che gli altri hanno di lui, il protagonista viene preso per pazzo dalla gente, che non vuole accettare che il mondo sia diverso da […]

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