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Eroica Fenice

La Tag: Marsilio Editori contiene 10 articoli

Libri

Amori e altri soprusi: Domenico Cacopardo stupisce ancora

Il prolifico scrittore siciliano ottantunenne Domenico Cacopardo torna nelle librerie italiane con il suo ultimo romanzo – il sedicesimo – Amori e altri soprusi pubblicato da Marsilio Editori nella collana Farfalle il 14 settembre scorso. La storia è ambientata tra il paesino di Letojanni in provincia di Messina, Roma e, in conclusione, Milano. Al centro dei fatti narrati, vi sono le figure dell’avvocato Sebastiano Bellopede, detto Jano, e la dipendente statale Gloria Laguidara. I due si sono conosciuti da giovani, lei bellissima diciottenne e lui ventiduenne innamorato. Dopo un periodo di corteggiamento, Jano e Gloria si sposano nella capitale dove iniziano la loro vita coniugale. Il loro rapporto si delinea sin da subito e ciò che ne esce fuori è la relazione tra una sadica e un maschilista. Difatti, la fascinosa e disinibita moglie del protagonista non disdegna, anzi, va alla continua ricerca, di amanti più giovani e anche più vecchi di lei e – ecco cosa ne mostra la tendenza al sadismo – non ne fa assolutamente mistero al marito. Quest’ultimo, proprio perché ne è follemente innamorato, arrivando al punto di soffrire a causa dei suoi continui tradimenti, non riesce a lasciarla se non dopo molti anni trascorsi nel dolore. Jano e Gloria sono ormai separati quando lui riceve una telefonata che lo informa della morte violenta della donna. È da qui che, tra il susseguirsi e il concatenarsi di ricordi del passato ed eventi presenti, si sviluppa la trama nella quale verranno smascherate le tante menzogne di una vita intera  e sarà svelata una sorprendente verità. Amori e altri soprusi , l’amore malato Se non fosse per la forma romanzata, l’opera di Cacopardo sembrerebbe un vero e proprio saggio volto a proporre due esempi personificati di sadismo e masochismo. In quest’ottica, i personaggi di Gloria e, in particolar modo, quello di Jano ne risulterebbero essere l’esatta riproduzione. Lei fascinosa, ammaliatrice, spregiudicata tanto con i suoi amanti quanto- e anche di più- con il marito; lui mite, corretto e tanto, troppo innamorato da risultare passivo a ogni sopruso ricevuto. “Non avendo carattere né spina dorsale, mi sono dato un metodo, sbagliato, eppure efficace… Il mio metodo è stato quello di subire, di accettare tutto da Gloria, non senza battere ciglio, ma rilevando, inutilmente, di tanto in tanto, ciò che non mi piaceva e non andava nel suo modo di comportarsi nei confronti miei e degli altri.” Le parole di Jano, caratterizzate da una lucida e fredda ironia, ribadiscono il suo inutile reagire a ciò che la moglie gli fa ed evidenziano  un’impotenza della quale lui stesso è responsabile perché “affetto da amore malato”. Grazie a un’approfondita descrizione dei caratteri, l’autore offre al pubblico dei personaggi dalla psicologia contorta ma nonostante tutto uniforme. Amori e altri soprusi, difatti, è un romanzo vero e prepotentemente accattivante che incuriosisce e fa in modo che il lettore necessiti di risposte che non tardano ad arrivare in un finale esplicativo tutto umano e comprensibile.

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Libri

Baby Blues, un romanzo di Elisa Albert

Edito di recente da Marsilio Editori, Baby Blues è il terzo romanzo della scrittrice statunitense Elisa Albert. Ari è ormai madre da un anno del piccolo Walker avuto dal marito Paul, professore universitario più grande di lei. Trasferitisi dalla caotica New York nella tranquilla ma noiosa provincia americana, lui è sempre più immerso nel proprio lavoro e a fare carriera mentre lei arranca dietro una tesi di dottorato, che sembra essere destinata a non avere una conclusione, e i suoi doveri di mamma. Il vero problema di Ari, tuttavia, non è il suo essere indietro con i suoi progetti personali a causa della maternità, quanto, e anche le persone intorno a lei se ne rendono conto chiedendole continuamente come sta e dandole consigli non richiesti, ciò che prova dal parto – un cesareo che l’ha traumatizzata a tal punto da farle ricordare l’esperienza come se avesse subito una vera e propria violenza – la malinconia che non l’ha abbandonata dalla nascita del figlio. Questa malinconia, baby blues appunto, la perseguita senza abbandonarla mai, lasciandola sempre in bilico tra l’amore incondizionato per il suo bambino e un’intolleranza nei suoi confronti che la porta a desiderare di non averlo messo al mondo. “A volte sono con il bambino e penso: sei il mio cuore e la mia anima, morirei per te. Altre volte penso: piccolo stronzo, lasciami in pace, così posso tagliarmi le vene nella vasca da bagno e morire serena.” Questo suo sentire non è riservato soltanto alla sua condizione poiché, in effetti, rivolge la stessa commiserazione, che sfocia più spesso in ferocia che in comprensione, anche verso le coetanee che, come lei, hanno avuto o stanno per avere un figlio. Una pausa, o meglio, un diversivo nella vita di Ari da questo malessere che ha radici e motivazioni altre e più profonde oltre alla gravidanza e al parto, è rappresentato dall’arrivo di una nuova vicina nel quartiere in cui abita. Si tratta di Mina Morris ex bassista delle Mysoginists, una rock band al femminile divenuta famosa negli anni ’80, adesso incinta e in procinto di partorire. Il loro incontro e il modo in cui Ari la considera, quasi idealizzandola come il prototipo di futura madre e amica perfetta, servirà alla protagonista per un cambiamento nella sua vita. Baby Blues e la malinconia post-parto Elisa Albert nel suo ultimo romanzo – valutato come uno dei migliori di quest’anno da diverse riviste americane – tratta con un’energia rabbiosa al limite dell’eccesso descrittivo e narrativo quello che diventa un vero e proprio problema per molte donne dopo il parto. Numerosi sono infatti i dialoghi con gli altri personaggi ma, in particolar modo, i pensieri interiori della protagonista in cui l’argomento viene sviscerato più volte e in una maniera talmente cruda da rasentare l’eccesso. Ari è una giovane donna divisa tra ciò che deve, vuole e sente di essere. Il risultato è un’esistenza problematica nella quale non si ritrova più proprio perché incapace di scegliere un ruolo e rivestirlo totalmente senza alcun ripensamento o tentennamento […]

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Libri

La farfalla nell’uragano: primo libro della Heartland Trilogy

Il romanzo La farfalla nell’uragano di Walter Lucius, edito da Marsilio Editore (Venezia, 2017), rappresenta il primo episodio di una trilogia (Heartland Trilogy – in Olanda è già stato pubblicato il secondo volume, Schaduwvechters) ambientata tra Amsterdam, Johannesburg e Mosca: ha vinto lo Schaduwprijs, attribuito nei Paesi Bassi al miglior romanzo poliziesco, ma ben presto ci si rende conto che è molto più di questo. Commento “a caldo”  Complicato. Intricato. Bellissimo. Circolare, ma non chiuso. Autentico. Vero, come la Storia che dal fondo viene alla ribalta e le stesse persone, più che personaggi, presenti nel romanzo. Storia purtroppo familiare, tra loschi affari e ancor più loschi figuri, istituzioni corrotte, degenerazioni xenofobe e manipolazioni populiste. Appena letto l’ultimo rigo, sono queste le prime parole che mi sono venute in mente: complicato e bellissimo. Affiorata dalla lettura ininterrotta come da una lunga apnea, è stato come essere appena ritornata da un ultraveloce giro intorno al mondo, la cui colonna sonora è un infinito telegiornale internazionale. La trama de La farfalla nell’uragano Come si può leggere dalla quarta di copertina: “Nella vita irrequieta di Farah Hafez, brillante reporter dell’Algemeen Nederlands Dagblad, ci sono due punti fermi: il primo è il giornalismo, il secondo è il pencak silat, arte marziale di origine indonesiana che Farah ha appreso dal padre quando viveva a Kabul, prima che arrivasse la guerra e prima di trovare rifugio, ancora bambina, ad Amsterdam. Ormai cittadina dei Paesi Bassi, Farah non ha mai smesso di praticare la nobile arte dei guerrieri di Sumatra, ed è proprio l’esito di un combattimento a far sì che lei si trovi all’ospedale nel momento in cui un bambino dai tratti mediorientali, vittima di un pirata della strada, viene trasportato d’urgenza in sala operatoria. Porta gioielli e campanellini e indossa un abito tradizionale che subito attira l’attenzione della giornalista. Quando le sue labbra formano una parola che nessuno intorno è in grado di capire, Farah riconosce la lingua della propria infanzia, e si rende conto che quell’abbigliamento appartiene a uno dei rituali più detestabili praticati in Afghanistan. Cosa può aver spinto quel bambino tra i boschi intorno alla capitale olandese? È l’inizio di un’indagine ad alto rischio verso il cuore di una potente organizzazione criminale che da Mosca attraversa l’Europa e si estende fino a Johannesburg, alimentata dalla smisurata corruzione che dilaga negli ambienti politici e finanziari. L’ostinata volontà di fare luce sulla drammatica vicenda del piccolo afghano porterà Farah a un duro confronto con un passato che credeva di essersi lasciata alle spalle, e che l’aveva quasi uccisa.” La parola che il bambino pronuncia è Padar. Padre. E la pronuncia in lingua dari, nome ufficiale dato in Afghanistan alla lingua persiana. E il rituale a cui è stato sottoposto il bambino è il bacha bazi: «tradotto letteralmente, giocare con i maschietti» spiega Farah stessa. È l’inizio non solo di un’indagine volta a trovare i pirati della strada, ma anche di un percorso identitario che porterà la protagonista, dalla riesumazione dei fantasmi del passato, a una nuova coscienza e affermazione di […]

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Libri

Ferro e sangue, il ritorno della First Lady del giallo svedese

Edito Marsilio Editori nella collana Farfalle, Ferro e sangue è l’ultimo capitolo della fortunata e acclamata serie poliziesca ideata dalla scrittrice e giornalista svedese Liza Marklund. Quest’ultima, non per niente soprannominata la First Lady del giallo svedese, grazie ai suoi romanzi, ha raggiunto il successo in ambito letterario a livello internazionale con la pubblicazione delle sue opere in ben 30 Paesi. In questo volume ritroviamo la reporter-investigatrice del quotidiano La Stampa della sera, Annika Bengtzon alle prese con diversi problemi da risolvere. Innanzitutto, rendere giustizia a Josefin Liljeberg, una giovane assassinata quindici anni prima e della cui morte non è stato ancora stato trovato il responsabile. A questo caso irrisolto, si aggiungono le preoccupazioni per la possibile perdita del posto di lavoro, vista l’intenzione del giornale di investire sulla pubblicazione digitale; in più la misteriosa scomparsa della sorella minore Birgitta dopo aver ricevuto alcuni suoi messaggi alquanto allarmanti. Un’altra indagine, inoltre, la vede coinvolta insieme all’amica e poliziotta Nina Hoffman, intenzionata come lei, a venire a capo di una storia complicata nella quale nessun elemento può essere tralasciato perché un pericoloso e spietato assassino deve essere assicurato alla polizia. Ferro e sangue : donne che difendono e lottano per altre donne Liza Marklund, reporter di cronaca nera ed editrice, è da sempre interessata e impegnata attivamente nel sociale, in particolare nella difesa dei diritti dei bambini e delle donne. Non è dunque un caso se, anche nelle veste di scrittrice, abbia deciso di mettere al centro dei suoi gialli, dei casi che avessero come soggetto la violenza sulle donne. Il personaggio di Annika, infatti, è animato da un forte senso della giustizia che la porta a buttarsi senza risparmiarsi anche in indagini che mettono a repentaglio la sua stessa incolumità pur di scoprire la verità e far sì che i colpevoli paghino per i loro crimini. La Marklund segue e fa seguire ad Annika questa linea di condotta sin dal primo libro della serie – Delitto a Stoccolma, Mondadori (1998) – e, via via che si è andati avanti, i lettori hanno iniziato a conoscere e a comprendere meglio la protagonista. Quest’ultima, in Ferro e sangue, non deve solo affrontare i demoni del presente, ma anche quelli del suo passato che tornano a perseguitarla costringendola a farci i conti. Tra questi, emergono i sensi di colpa per un gesto drammatico compiuto molti anni addietro, i problemi familiari derivati dal difficile rapporto con la madre e il distacco dalla sorella Birgitta portano Annika a una condizione di disagio della quale risente adesso che la sua vita sembra aver preso la giusta direzione. Indovinata, inoltre, la scelta di alternare le voci narranti così da offrire diversi punti di vista che aiutano a non perdersi nel dedalo di nomi, informazioni, luoghi e situazioni dei quali, spesso, abbondano – a volte esageratamente – altri lavori letterari di questi filone. Ferro e sangue non è soltanto un libro giallo, ma è un’opera nella quale diversi elementi ben più profondi si fondono tra di loro dando vita a una storia ammaliante capace di tenere il lettore con il fiato sospeso fino alla fine, regalandogli colpi di scena […]

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Libri

Nudi come siamo stati, l’ultimo romanzo di Ivano Porpora

Edito di recente da Marsilio Editori nella collana Romanzi e Racconti, Nudi come siamo stati è l’ultimo libro dello scrittore lombardo Ivano Porpora che torna in libreria dopo cinque anni dal suo esordio letterario con La conservazione metodica del dolore (Einaudi, 2012). Come e, forse, quanto più del suo precedente lavoro, Nudi come siamo stati è un testo corposo, ricco soprattutto di intensità tematica e profondità narrativa. L’autore – che nel romanzo si definisce un “amanuense” il cui compito è stato quello di vergare su carta i fatti in esso raccontati – divide la sua opera in tre parti. Nella prima, Severo, uno dei personaggi, si presenta al lettore comunicandogli le proprie intenzioni e che quanto dirà è una storia vera. Torniamo indietro nel tempo, a un giorno imprecisato della fine del 2005. Severo è un giovane pittore originario di Viadana, un piccolo paese della provincia mantovana, che vive con Anita. Nel loro stesso palazzo, qualche piano più sotto, abita il padre di lui, Armando, costretto su una sedia a rotelle e con il quale il figlio non comunica se non attraverso dei messaggi scritti perché non lo vede da anni. Severo ha perso la madre da piccolo e il rapporto con l’altro genitore non è stato semplice a causa di un’incapacità a comunicare, a instaurare un rapporto padre-figlio che consentisse a entrambi di rivestire ognuno il proprio ruolo naturalmente e non per obbligo. L’altra figura simbolo per Severo è quella dell’uomo che diventerà il suo maestro, l’artista di fama mondiale Arsène Jamet, il quale non gli impartirà soltanto lezioni di pittura ma anche di vita. Arsène, infatti, con i suoi metodi anticonvenzionali, mette l’allievo a nudo e, compiendo questo procedimento su di lui, attua la medesima azione anche su sé stesso. È da qui che prende avvio la seconda parte del romanzo nella quale, con un altro salto indietro nel tempo, è presentato un Arsène bambino a Collobrières, un paese del sud della Francia. In queste pagine prende forma la sua infanzia segnata da un evento doloroso del quale il piccolo, e in seguito l’adulto, si incolpa arrivando a perdere la propria felicità che egli sostituisce con un cinismo esasperato ed esasperante. L’ultima parte torna al presente narrativo per poi concludersi in un finale compiuto, ma aperto a diverse riflessioni. Nudi come siamo stati  di Ivano Porpora: un romanzo credibile e, per questo, potente Ivano Porpora affronta in maniera approfondita, intensa e nient’affatto banale temi importanti. Quelli che colpiscono maggiormente producendo una duratura eco emotiva sono, senza alcun dubbio, quelli che sono alla base dello scandagliare l’animo umano che -come l’autore stesso richiama nel titolo- vengono e devono essere esternati nudi e crudi come sono stati e sono sentiti da ciascun personaggio per poter essere accettati, compresi e affrontati. Esponendo dolori, ricordi, rimpianti essi divengono reali agli occhi dei lettori che si trovano come catapultati a una mostra d’arte dove i quadri rappresentano ciascuno qualcosa. Un qualcosa facilmente riconoscibile perché non estraneo a ognuno di noi. Tutto ciò fa di Nudi come siamo stati un romanzo evocativo e tangibile al tempo stesso da gustare senza fretta lasciandosi […]

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Recensioni

L’arte di morire di Anna Grue: quando la vita e la morte diventano un reality

L’arte di morire dell’autrice danese Anna Grue è il terzo volume della saga del detective Calvo, pubblicato in Italia dalla Marsilio Editore. Come nei due episodi precedenti, Nessuno conosce il mio nome e Il bacio del traditore, ritroviamo come protagonisti il detective Flemming Torp e l’amico-nemico Dan Sommerdhale, impegnati in un nuovo, intrigante caso, che terrà il lettore letteralmente incollato alle pagine. Con questo nuovo volume la Grue crea un prodotto innovativo sia rispetto al genere letterario cui afferisce, sia rispetto alla sua produzione precedente. Ciò che caratterizza L’arte di morire è, infatti, non solo l’estrema originalità della trama ma soprattutto l’attenta costruzione di personaggi e di scene “secondarie” di grande impatto emotivo nel corso della narrazione principale. Tutti i personaggi, infatti, da quelli centrali come Dan e Flemming, a quelli apparentemente seondari sono analizzati nei loro comportamenti e nella loro psicologia. Di tutti loro, Anna Grue porta a galla sentimenti, emozioni, pensieri nascosti. Di tutti racconta la storia, rendendo il lettore in grado di comprenderne il modo di essere anche dietro la maschera che portano. La complessità psicologica dei personaggi è  accentuata dalla particolare situazione in cui l’Autrice decide di inserirli: gran parte del romanzo è infatti ambientato in un particolare  – quanto a suo modo macabro – reality show. Il microcosmo creato dalla moderna macchina dello show-biz funziona nel mondo reale come nel romanzo della Grue come cassa di risonanza per sentimenti ed emozioni, che vengono percepite in maniera estremamente ampliata rispetto alla  vita “fuori”. Ne L’arte di morire la vita sull’Isola dei sospiri diventa teatro di odii, amori, paranoie e morte. La spettacolarizzazione estrema dell’esistenza raggiunge il suo apice non tanto nell’omicidio ma piuttosto nello svolgimento delle indagini alla ricerca del colpevole. Nel loro svolgimento, la realtà assume i contorni della finzione e le due sfere, quella della vita e quella dello show televisivo, si compenetrano fino a disperdersi l’una nell’altra. È in questo frangente che le storie dei tanti personaggi coinvolti si intrecciano in modi imprevedibili, portando alla luce degli scheletri nell’armadio che inducono il Lettore a sospettare di tutti. I numerosi colpi di scena contribuiscono a tenere alta la tensione fino all’epilogo dell’intricata vicenda. Anche lo stile fluido e scorrevole, mai sopra le righe eppure mai noioso, contribuisce a fare de L’arte di morire un’ottima prova letteraria: Anna Grue riesce a tenere avvinto il lettore senza dover necessariamente indugiare su particolari macabri e scene violente, risultando al contempo equilibrata e appassionante. Per questo modo ”leggero” di raccontare e per l’impianto della narrazione emergono numerose le analogie con Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie, a cui la stessa autrice lascia intendere di essersi ispirata. L’arte di morire: la trama Il romanzo ruota intorno alle vicende che vedono protagonista la scultrice danese Kamille Schwerin, donna molto potente e moglie di uno degli uomini più ricchi e potenti del Paese. Contro di lei sembra rivolgersi l’odio di un misterioso personaggio che, dopo essersi introdotto in casa sua e aver distrutto decine e decine di opere che Kamille avrebbe dovuto esporre di lì a poco, uccide l’anziana […]

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Libri

Daisy Miller, uno studio di Henry James a cura di Donatella Izzo

Recensione di Daisy Miller – Uno studio, a cura di Donatella Izzo. Henry James è stato uno dei più importanti scrittori statunitesi dell’Ottocento, noto per aver trattato nelle sue opere le tematiche della coscienza e della moralità senza voler, tuttavia, vestire i panni del moralizzatore ma soltanto quelli dell’osservatore e del descrittore di queste ultime. Daisy Miller – Uno studio è uno dei suoi racconti più letti. Apparso per la prima volta nel Cornhill Magazine – una rivista letteraria dell’epoca vittoriana – tra il giugno e il luglio del 1878, l’anno seguente venne dato alle stampe in forma di libro. In Italia è stato ripubblicato di recente da Marsilio Editori con testo a fronte e un’approfondita e dettagliata introduzione a cura di Donatella Izzo. Frederick Winterbourne è un giovane americano europeizzato di buona famiglia che, durante un breve soggiorno a Vevey in Svizzera, incontra nell’albergo dove alloggia, Randolph Miller un bimbetto di 9 anni molto loquace e poco educato. Grazie a lui, Frederick farà la conoscenza della sorella maggiore, Annie P. “Daisy” Miller accompagnata da una madre fin troppo permissiva e una guida, Eugenio, trattata con eccessiva familiarità. Winterbourne rimane sin da subito colpito dalla bellezza di Daisy; ciononostante non può fare a meno di notare il suo essere una fanciulla civettuola dai modi alquanto disinibiti, confidenziali e, perciò, inappropriati per una signorina nubile della buona società. Daisy, infatti, non disdegna la compagnia dei gentiluomini che le ronzano attorno ed è a Roma, dove Frederick si reca per far visita alla zia, che il ragazzo ne avrà la riprova quando la vedrà più di una volta sola insieme all’avvenente cacciatore di dote Luciano Giovanelli. Malgrado lo stesso Winterbourne cerchi in più occasioni di convincere Daisy a interrompere quella disdicevole frequentazione, lei continuerà a fare di testa sua. Purtroppo, sarà proprio questo suo forte senso di indipendenza e di libertà a costarle caro portandola a un punto di non ritorno. Daisy Miller – Uno studio: uno scandaloso successo Inizialmente, il racconto suscitò grande scalpore nella buona società dell’epoca perché considerato lesivo e offensivo per la maniera frivola con cui dipingeva le signorine americane. Il personaggio di Daisy, con il suo atteggiamento apertamente anticonformista – considerata la visione pudica che a quel tempo si aveva del gentil sesso – sconvolge il ruolo affidato alle donne di “angelo del focolare”. Eppure, a dispetto delle critiche, l’opera è diventata una tra le più famose e acclamate dal pubblico americano prima e mondiale poi. Il perché di questo successo è facilmente individuabile. La storia è soltanto all’apparenza leggera, così come la sua protagonista la cui unica, ma imperdonabile, colpa è quella di essere disinibita al punto tale da essere definita “orribile”. Il racconto offre un vero e proprio studio – come riportato nel sottotitolo – di quella che era una realtà, seppure non ancora così palese e palesata, dei cambiamenti che avrebbero preso piede in seguito all’interno della società occidentale. Henry James ha fatto della sua Daisy una vittima e, al tempo stesso, un monito rivolto a tutte le fanciulle affinché sapessero che vi era un caro prezzo da pagare […]

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Libri

Intoccabili. L’ebola in Italia raccontata da Valerio La Martire

Intoccabili, l’epidemia di Ebola in Africa. Il 9 marzo scorso l’editore Marsilio pubblica Intoccabili. Un medico italiano nella più grande epidemia della storia di Valerio La Martire. Si tratta di un racconto dell’epidemia che nel 2014 ha colpito i paesi occidentali dell’Africa, e contiene la testimonianza diretta di un medico in missione. Il 14 marzo dell’anno 2014 un’epidemia di Ebola penetra nel continente africano, in particolare in Guinea, e nel giro di pochissimo tempo uccide centinaia di persone. L’associazione Medici senza frontiere (abbreviato in MSF) parla di un’ epidemia senza precedenti. Roberto è uno degli operatori sanitari che lavora per MSF e quando gli viene proposta la missione accetta, perché è anche questo che fa un medico: mettere la vita degli altri al di sopra della propria. Così parte per Monrovia, la capitale della Liberia, per portare il suo supporto medico e il suo sostegno umano, in un continente da troppo tempo bistrattato. “Non ci si può toccare”, questa è la prima cosa che dicono a Roberto quando mette piede sul suolo africano, questa la frase che continuano a ripetergli. Sin dai primi momenti si rende conto che quella malattia ha reso l’Africa occidentale il paese degli Intoccabili, perché «L’Ebola è così. Ti insegna a creare trincee sul tuo corpo. A non fidarti nemmeno delle tue mani, che diventano nemiche, a volerti un po’ meno bene di prima». Intoccabili di Valerio La Martire racconta la missione di un operatore sanitario Un mese è durata la missione di Roberto, la prima. Perché lui decide di ritornarci ancora per una seconda missione, poi per una terza. Nonostante la consapevolezza del rischio di contagio, nonostante la famiglia che lo aspetta in Italia, ci ritorna perché lui non fa il medico per lavoro, lui è un medico per vocazione. E quando si è tali, allora sì, si sceglie anche di salutare una figlia per un po’, per andare a salvare i figli di qualcun altro, i figli di un mondo calpestato dalla povertà, dalle malattie, dalla fame. I figli di un continente che, nonostante tutto, trovano ancora la forza e il coraggio di dire Grazie e di sorridere. Intoccabili di Valerio La Martire è un unico racconto, senza alcuna divisione in capitoli, dalla trama fluida e scorrevole. È la visione oculare della morte, la testimonianza diretta di un medico che, pur sapendo di trovarsi nel paese degli Intoccabili, deve concentrarsi per frenare l’istinto di un abbraccio. È la missione di Roberto che, pur essendo consapevole di non aver subito il contagio, sa che il suo cuore non ne è uscito illeso. «So che l’Ebola ha cambiato il modo in cui vedo la vita, per quello che mi ha fatto, per come ha distrutto chi ha toccato, per l’impatto che ha avuto su tutti». Intoccabili è in offerta, per acquistarlo clicca qui.

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L’orizzonte della scomparsa: realtà VS virtualità

Dopo un paio di anni dall’uscita di Corpi di gloria, la trentatreenne barese Giuliana Altamura ritorna con il suo secondo romanzo L’orizzonte della scomparsa pubblicato da Marsilio Editori. “Il mondo non cerca di esistere maggiormente né di perseverare nell’esistenza. Cerca al contrario il mezzo più spirituale possibile per sfuggire alla realtà. Cerca, attraverso il pensiero, ciò che può condurlo alla propria perdita.” (Jean Baudrillard) La scelta dell’autrice di far precedere la storia de L’orizzonte della scomparsa dalle parole del famoso filosofo e sociologo francese Jean Baudrillard, non è stata affatto casuale e il lettore e ne accorge durante e, soprattutto, alla fine della lettura. Protagonisti dell’opera sono Christian, un giovane e talentuoso pianista italiano trasferitosi a Montréal e Lana, una ragazza americana di una bellezza disarmante della quale non si rende neanche conto. È con lei che inizia il narrato; con lei che, insieme alla troupe del programma televisivo di Mtv Catfish, si reca a un appuntamento con le speranze e la convinzione di poter finalmente incontrare Blaxon H., il ragazzo con il quale ha chattato per mesi e del quale si è innamorata. Sarà proprio questa enigmatica e sconosciuta figura a essere il punto di congiunzione tra i due, poiché anche il tormentato Christian ha avuto modo di frequentarlo virtualmente. Le vite dei due giovani entrano in contatto soltanto in rete attraverso Chatroulette, Skype e lo scambio di mail dove i sentimenti di inquietudine e di disagio presenti nel web 2.0 riflettono, a tratti alleviandoli e a tratti rendendoli insopportabilmente grevi, quelli che Lana e Christian sentono per davvero. La misteriosa scomparsa di Blaxon H. costringerà i protagonisti a intraprendere un percorso difficile perché di difficile attuazione, che permetterà loro di arrivare alla fine del proprio viaggio personale con nuove consapevolezze e conferme tanto desiderate e, finalmente, ottenute. L’orizzonte della scomparsa, alla ricerca di se stessi nella vastità del parallelo mondo virtuale L’orizzonte della scomparsa è un romanzo all’apparenza semplice ma profondamente complesso. La Altamura, in esso, tratta e unisce argomenti diversi tra loro – arte, religione, psicologia, internet, sesso – con una scrittura ritmata, fluida e naturale grazie alla quale risulta più facile seguire le vicende che coinvolgono, anzi, travolgono i personaggi. Questo fattore risulta determinante perché, vista la complessità dei temi affrontati che sono spunto di varie e approfondite discussioni di viva attualità, è grazie a esso se chi legge riesce a districarsi nelle vicissitudini che vivono Lana e Christian. Le loro emozioni, le sensazioni che li attanagliano in entrambi i mondi nei quali vivono, sono tuttavia sconcertantemente reali; sono il frutto di un’ansia, di un dolore e di un’inadeguatezza che si possono toccare con mano. L’evasione in un universo alternativo, popolato di entità vere e fittizie, non è certo la soluzione a un disagio interiore che ha radici ben più profonde ma, come mostra la scrittrice, può contribuire a rendere quanto di negativo si prova più sopportabile sempre però pagandone il prezzo. L’autrice vuole dimostrare che la sua storia non è poi così astratta e lontana da quella di ognuno di noi; d’altronde, di fronte alla sofferenza e all’emarginazione, di […]

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Nel labirinto, l’ultimo affascinante romanzo di Sigge Eklund

Nel labirinto è il nuovo romanzo di Sigge Eklund, noto scrittore svedese, pubblicato di recente in Italia da Marsilio Editori nella collana Farfalle. A narrare la storia sono quattro personaggi, due coppie per la precisione, che espongono i fatti e le emozioni in modo totalmente diverso l’uno dall’altro perché diverso è il loro punto di vista e il loro coinvolgimento nelle vicende.  Martin Horn e sua moglie Asa, conducono una vita invidiabile, almeno per chi la guarda dall’esterno. Sono due professionisti affermati, editor lui e psicologa lei, vivono in una bella e confortevole casa in un tranquillo ed elegante quartiere di Stoccolma e hanno un’unica figlia, Magda, un’undicenne dal carattere chiuso e solitario. Il loro equilibrio si spezza quando i due, tornati a casa dopo una cena, scoprono che la ragazzina è sparita. Trascorrono mesi da quella terribile sera di maggio che ha mutato le loro vite “da sogno” in un incubo quotidiano e, nonostante le ricerche, Magda non ha ancora fatto ritorno a casa né è stata trovata alcuna traccia che possa condurre a una pista da seguire per capire cosa ne sia stato di lei. A essere coinvolti, indirettamente perché estranei all’accaduto ma direttamente perché vicini alla famiglia Horn, sono Tom Gabrielsson, collaboratore di Martin, nonché fervente sostenitore della sua innocenza, quando l’uomo viene accusato perché sospettato di avere a che fare con la scomparsa della figlia, e la sua compagna Katja, infermiera nella scuola che frequentava la bambina. L’intreccio si costruisce intorno a questo doloroso avvenimento ma, in esso, l’autore inserisce, in un susseguirsi cronologico che spazia dal passato al presente e al contrario, altre componenti delle singole vite dei quattro adulti che raccontano la storia. Sono diverse le dinamiche e i trascorsi che si intersecano e tutti gli elementi forniti aiutano il lettore a venire a capo dell’enigma che impregna le pagine del romanzo fino a condurlo verso una conclusione del tutta inaspettata e alquanto sconcertante. Nel labirinto di Sigge Eklund: un coinvolgente thriller psicologico Nel suo romanzo Sigge Eklund ha dato forma a una trama talmente fitta e densa di sensazioni ed episodi, da ricreare su carta quello che sembra essere proprio un percorso labirintico per chi si avventura nella lettura. Indizi trovati e decifrati, rivelazioni sorprendenti e inaspettate, terribili segreti che riemergono dal passato: tutto contribuisce a innalzare muri invisibili lungo i quali ci si accosta procedendo a tentoni perdendo, a volte, il senso dell’orientamento tra le tante parole, frasi e rivelazioni del romanzo. Questo thriller psicologico, sin dalle prime battute, fa nascere, alimentandolo pagina dopo pagina, il desiderio di chi legge a risolvere il mistero celato, non soltanto dietro la scomparsa della piccola Magda, quanto e soprattutto dietro gli altri protagonisti di Nel labirinto. Significativo in questo senso è proprio il termine “labirinto“, ripetuto spesso all’interno del testo non soltanto in riferimento a un luogo fisico, ma anche per indicare il linguaggio e le personalità che identificano e descrivono la storia, personaggi e, di conseguenza, tutto il romanzo. L’idea sottesa a questa immagine così misteriosa è collegata, in modi e per ragioni diversi, […]

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