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Profumi femminili: quale scegliere per lasciare il segno

Profumi femminili: la nostra top 5! I profumi femminili non sono soltanto mode passeggere per cui optare con l’obiettivo di stare al passo con gli ultimissimi brand. I profumi femminili sono la traccia che ogni donna imprime alla propria pelle per farsi ricordare. Il profumo è un segno, una dichiarazione: la persona che lo porta sta lasciando indizi su se stesso, su ciò che ama, su ciò che vuole comunicare all’altro. Proprio per questo la scelta dei profumi femminili non è facile e quasi mai viene fatta con leggerezza. Ogni profumo accenna a una storia e a una personalità e trovare quello giusto può risultare un’ardua impresa. In questo articolo consigliamo i 5 profumi femminili divenuti classici per il fatto di essere senza tempo e profusi di suggestione e seduzione. Quale sceglieresti per renderti immediatamente riconoscibile e indimenticabile? Profumi femminili: 5 profumi per raccontare la propria essenza 1. Lancome. La Vie Est Belle, Eau de Parfum Uno dei profumi femminili più in voga al momento è proprio quello che ha per testimonial Julia Roberts: la fragranza che esala è un delicatissimo e impeccabile mix di iris, fiori d’arancio e gelsomino. Vuoi portare addosso, sempre con te, il profumo dei fiori? Basta optare per questo romantico profumo, un bouquet delicatissimo e suggestivo, il cui prezzo si aggira intorno ai settanta euro. 2. Parfums Christian Dior. J’adore Presente sul mercato dall’anno 1999, questo profumo femminile è un classico intramontabile che continua a sedurre donne di tutto il mondo. La madrina è Charlize Theron, indicativo di quanto la fragranza di questo must nell’ambito della profumeria sia audace ma mai eccessiva, non banale e decisamente difficile da dimenticare. La durata del profumo è, secondo il parere di chi lo acquista, generalmente lunga. Definito “spiazzante” da molti la prima volta che lo si indossa, il profumo J’Adore di Dior è prezioso e seducente, sa di fiori ma serba anche la venatura più selvaggia della natura. Floreale e intenso, se si vuole puntare su un classico della profumeria consigliamo di optare per tale profumo femminile. 3. Giorgio Armani. Acqua di Gioia Prodotto dal gruppo Floreale Acquatico, firmato Giorgio Armani, la fragranza lascia largo spazio al limone, alla menta e al gelsomino. Consigliato per chi sta cercando una profumazione fresca, giovanile, che inneggi alla vita e alla voluttà. Molti clienti lo definiscono perfetto per l’estate proprio per il suo risultare quasi frizzante. Tra i profumi femminili, è sicuramente il must have per le ragazze giovani che vogliono lasciare una traccia fresca e gioviale. Il prezzo si aggira intorno ai sessanta euro. 4. Coco Chanel. Chanel N°5 Questo immortale profumo femminile è il più venduto della storia, con 80 milioni di flaconi acquistati dai clienti di tutto il mondo. Commissionato dal chimico Ernest Beaux e realizzato da Coco Chanel, il bouquet offerto da tale profumo è complesso, seducente, elaborato: non una mescolanza floreale lo caratterizza, ma una decisiva predominanza di muschio e gelsomino per un tocco lussuoso e anche lussurioso. Un profumo unico, simile soltanto a se stesso, […]

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Culturalmente

Frasi di filosofi: vademecum per una vita di libero pensiero

Le frasi di filosofi vissuti secoli addietro continuano a suscitare il nostro interesse, la nostra curiosità e il nostro innato bisogno di una guida spirituale cui affidarci per condurre una vita di spessore, gioia e solidità. Si cercano per soddisfare la necessità di dare un senso alle cose, di interpretarle e orientarle con lungimiranza, per sete di una conoscenza antica ma universale, per amore dell’essere umano e di tutto ciò che lo rende appassionato e curioso ricercatore. Passiamo in rassegna le frasi dei filosofi da leggere e imprimere nella propria memoria, come un prezioso ricettacolo da consultare ogni volta che avvertiamo l’esigenza di pensare criticamente, di farci guidare dalla libera riflessione e dalla saggezza classica. Gli antichi filosofi sembrano davvero aver detto tutto: lo dimostra il fatto che il loro pensiero si adatti perfettamente a ogni epoca, rivelandosi sempre attualissimo. Quella dei filosofi è una saggezza ineluttabile inscritta nella civiltà stessa, che ha costituito la radice della nostra cultura e della nostra umanità, e che si esprime attraverso la parola. Ecco le 5 frasi di filosofi da ricordare, piccolo vademecum per vivere con spessore: Frasi di filosofi: da Aristotele a Nietzsche 1. Se c’è una soluzione perché ti preoccupi? Se non c’è una soluzione perché ti preoccupi? (Aristotele) La nostra rassegna di frasi di filosofi famosi non poteva non cominciare da Aristotele. Nel suo pensiero, affannarsi per i problemi senza essere risolutivi è totalmente controproducente. Se esiste un modo, esso va solo trovato, quindi non c’è ragione per turbarsi. Se non esiste un modo, niente potrà migliorare la cosa per cui ci si affligge. Quindi che senso avrebbe angosciarsi per qualcosa che è comunque destinata ad andare per il verso sbagliato? Aristotele metteva in guardia sull’importanza di affrontare i vari tempi della vita, senza violarli e preoccuparsi inutilmente per un futuro che non si potrà comunque controllare. La calma e la leggerezza interiore faranno fronte a qualunque avversità. 2. Ciò che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo facendolo. (Aristotele) Tra le frasi di filosofi di cui ci stiamo occupando, questo pensiero breve ma di spessore è uno di quelli che più inneggia al valore dell’azione. Il pensiero, per essere d’utilità e non mera retorica, ha bisogno dell’agire, della messa in pratica di ciò che si apprende. Aristotele dà valore all’esperienza, all’atto, all’importanza di coniugare sapere e saper fare. Il miglior modo di verificare se si sa fare qualcosa è farla. I filosofi greci, infatti, non devono essere considerati teorici privi di attitudine alla vita. Al contrario, essi avvalorano l’accordo tra pensiero e atto. 3. Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare. (Socrate) Il pensiero di Socrate è impeccabile spia del suo metodo filosofico, che era dialettico e definito maieutico. Socrate crede nel dialogo e nel non insegnare qualcosa, ma nell’insegnare a pensare: la sua era una concezione dell’insegnamento originale e modernissima. Il focus della sua filosofia era l’apprendimento di un senso critico che permettesse di diventare liberi pensatori. Scardinare le proprie certezze e la fede […]

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Culturalmente

Le statue greche raccontano l’eternità dell’arte classica

Le statue greche sono punti luce nella costellazione delle opere d’arte greca: non a caso la scultura greca che si colloca tra il 450 a.C e la morte di Alessandro Magno è definita classica e si pone come modello per tutta l’arte successiva, essendo considerato la vetta più alta mai lambita dalla produzione artistica di ogni secolo. La bellezza, eterea e intramontabile, delle statue greche non ha mai conosciuto oblio. La tecnica sofisticata, l’attenzione al dettaglio, la conoscenza dell’anatomia umana, la ricerca della perfezione sono peculiarità tipiche delle statue greche in età classica. Lo sguardo dello spettatore moderno continua a paralizzarsi e a subire il fascino ipnotico di un’arte sublime, impeccabile, data alla luce per sopravvivere all’uomo nei secoli. Di seguito si elencano le statue greche d’età classica che hanno fatto la storia dell’arte e della bellezza per maestria tecnica e grazia impeccabile.  Statue greche: 5 sculture classiche di intramontabile bellezza Doriforo di Policleto Scultura prodotta dal genio dell’artista greco Policleto e datata verso il II secolo a.C,  doveva essere originariamente bronzea, anche se oggi è possibile visionarne una copia marmorea al MANN di Napoli. Il Doriforo di Policleto è una delle statue greche più riprodotte al mondo: numerosissime versioni, piuttosto simili o molto diverse dal presunto originale, sono venute alla luce negli anni. La scultura raffigura un giovane nudo, dal corpo  muscoloso e di grande perfezione formale, che solleva la mano sinistra, mentre tutto il peso poggia sulla gamba destra. Evidente e impeccabile è l’applicazione del chiasmo, così come puntualissime sono le misurazioni matematiche effettuate da Policleto per portare a termine questo capolavoro dell’arte greca. Discoforo di Policleto Ricondotto spesso al periodo giovanile della produzione artistica di Policleto, il Discoforo è un’altra statua originariamente bronzea della galassia della scultura greca classica, raffigurante un uomo nudo, dall’anatomia tecnicamente impeccabile, che regge nella mano destra un disco e si appresta a compiere un movimento. Tutta la concentrazione dell’atto che il soggetto si accinge a compiere è leggibile dall’espressione. Il realismo dell’espressione e della resa del corpo risulta ancora oggi sorprendente. Amazzone Mattei di Fidia Tra le statue greche di cui ci stiamo occupando, l’Amazzone Mattei è sicuramente tra quelle più affascinanti per il suo dinamismo. La fanciulla raffigurata dall’artistica greco è colta nell’attimo prima di saltare a cavallo: la veste corta che indossa è scucita al livello del seno e il braccio destro è sollevato. Il movimento del soggetto è ritmato dallo schema del chiasmo, e la gamba destra è sostenuta da un tronco d’albero. Notevole è la presenza di oggetti che correda la statua greca: una faretra è posta sotto il braccio sinistra, un elmo è posato per terra, accanto ai piedi. La capigliatura è ondulata e l’espressione esprime la tensione del momento che precede il balzo. Afrodite cnidia di Prassitele Giunta a noi solo attraverso copie romane, come la maggior parte delle intramontabili statue greche, l’Afrodite cnidia è il primo nudo femminile dell’arte greca. La mano destra della dea ritratta copre pudicamente il pube, l’altra è catturata nel gesto […]

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Viaggi e Miraggi

Isolette italiane incantevoli dove trascorrere le vacanze

Isolette italiane da considerare come meta per le vacanze: la nostra top 5! | Opinioni Isolette italiane: luoghi incantati, di dimensioni ristrette, dal turismo selezionato, dall’offerta naturalistica e paesaggistica così vasta da lasciare l’imbarazzo della scelta. Eppure la maggior parte degli italiani non prende abbastanza in considerazione il ventaglio di isolette italiane di cui disponiamo come meta turistica su cui fiondarsi per l’estate. Il settore turistico è una delle risorse economiche più rilevante del nostro paese, destinazione amatissima da turisti di tutto il mondo e spesso data per scontato proprio da noi nella scelta del posto dove passare le ferie. Se sei stanco della routine ma anche di sfuggirle, optando per vacanze tradizionali e conformiste, ti accompagniamo in un breve tour alla scoperta delle isolette italiane incantevoli e naturalistiche, in cui dovresti proprio considerare di trascorrere le vacanze quest’anno! Isolette italiane: la top 5! 1.Procida La nostra rassegna non può che cominciare dalla più piccola isola campana. Procida è un’affascinante, graziosa isoletta italiana caratterizzata da una collina detta Terra Murata, sovrastata da un borgo di origini medievali. Tre i porticcioli presenti e la divisione in nove contrade dette grancìe. Marineria e industria turistica sono i cavalli di battaglia di questo isolotto campano. Ricordata per vari capolavori di cui è stata teatro, tra cui “Il Postino“, interpretato da Massimo Troisi, Procida è una deliziosa gemma mediterranea, profumata degli enormi e succosi limoni che dà alla luce, costellata da sentieri naturalistici, casette colorate, vigneti e insenature a picco sul mare. 2. Pantelleria Delizioso isolotto siciliano, si annovera tra le isolette italiane da visitare che offrono più ricchezze e attrattività. Di origini vulcaniche, è spesso definita “Perla Nera del Mediterraneo” per i suoi paesaggi esclusivamente rocciosi, mai sabbiosi, e per gli scogli di pietra lavica. Soggetta alla dominazione araba per più secoli, oggi ne conserva tracce intrise di fascino in molti aspetti della cultura locale. Destinazione amatissima dai vip per la sua vicinanza all’Oriente, per le prelibatezze culinarie e anche per la discrezione dei suoi abitanti. 3. Ventotene: esili illustri per una delle isolette italiane da scoprire Situata tra Lazio e Campania, il nome di questa isola selvaggia e suggestiva è associata a molti esili “famosi”: proprio a Ventotene, Augusto esiliò la figlia Giulia, Tiberio la nipote Agrippina e Nerone la moglie ripudiata Ottavia. Caratterizzata da una natura piuttosto incontaminata, Ventotene non vanta un gran numero di villaggi turistici o di attrazioni mondane, ma si presenta come il luogo prediletto dagli amanti del mare, della terra, del relax a contatto con Madre Natura. Si circola solo con vetture elettriche, bici, motorini e…a piedi. Grotte affascinanti, calette naturalistiche e poco spazio per il caos e il turismo di massa. 4. Giglio L’isola del Giglio, la seconda più grande isola appartenente all’Arcipelago Toscano, è una vera e propria gemma naturalistica. Calette isolate in una costa molto varia, panorami mozzafiato e percorsi da godersi a piedi rendono questa destinazione perfetta per chi ama addentrarsi nella natura. Giglio Castello offre ai suoi turisti un pittoresco borgo medievale, […]

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Napoli e Dintorni

Serata romantica: idee per trascorrerla a Napoli

Ogni serata romantica che si rispetti può essere paragonata a una ricetta da realizzare tra i fornelli: prima di mettersi all’opera, è necessario disporre degli ingredienti basilari. Nel caso di una serata romantica, affinché sia garantita la sua buona riuscita, è necessario che vi siano la persona giusta e lo scenario giusto. Per la persona giusta non possiamo far niente: l’arduo compito di trovarla spetta ai lettori. Ma per lo scenario, l’attività e l’idea giusta ci pensiamo noi! Ecco alcune idee per trascorrere una serata romantica in dolce compagnia che risulti davvero indimenticabile: Serata romantica: 5 luoghi ideali a Napoli 1. Marechiaro Pittoresco borgo di pescatori a un palmo dal mare, profuso di romantici ristorantini e reti di pescatori, Marechiaro è il setting perfetto per trascorrere una piacevole serata romantica, passeggiando mano nella mano e godendosi tutte le suggestioni del mare. Celebre per la sua “fenestrella”, affacciandosi dalla quale il poeta Salvatore Di Giacomo avrebbe composto la canzone napoletana Marechiare, oggi tale finestra è corredata da una lapide con lo spartito della canzone e il nome del suo autore. Deliziosa cornice napoletana, Marechiaro è una delle alternative più appetenti per una serata romantica di grande effetto,  a causa dell’incantevole panorama sul golfo di Napoli che offre a innamorati e non. 2. Il Belvedere di San Martino A San Martino si vede tutta la città. Si potrebbe cominciare così la descrizione del Belvedere di cui si può godere a San Martino, dopo una visita diurna alla celebre Certosa. Il Belvedere di San Martino offre una vista a perdifiato su Napoli, la possibilità di una passeggiata romantica sorseggiando una birra o sostando su una delle panchine presenti. Per una serata semplice e rilassante nessuna scelta è più appropriata del panorama mozzafiato del Belvedere di San Martino! 3. Caffè letterario Intramoenia a Piazza Bellini Agli albori di ogni storia d’amore, si sa, c’è un invito a prendere un caffè. Se si è all’inizio di una frequentazione e si desidera un setting non banale per chiacchierare, conoscersi meglio e trascorrere una serata in un luogo dal fascino indiscutibile, il Caffè letterario Intramoenia, ubicato a Piazza Bellini, è una valida alternativa. Il Caffè letterario consente un’efficace valorizzazione del centro storico di Napoli, prima abbandonata al degrado e all’incuria, sorgendo sul confine dell’antica città partenopea e facendosi originale vetrina di cultura, storia e bellezza. 4. Terrazza Calabritto Situato a piazza Vittoria, a ridosso del mare, Terrazza Calabritto è il nome di uno dei più romantici e famigerati ristoranti napoletani, che sa coniugare efficacemente l’offerta gastronomica alla bellezza naturalistica del golfo di Napoli su cui affaccia. Un menù interamente a base di pesce, una terrazza panoramica romantica e suggestiva, il wine bar messo a disposizione dei clienti…il ristorante Terra Calabritto è un posto glamour, mondano ma anche profondamente romantico. Uno dei piatti forti apprezzati dai clienti è l’antipasto a base di pesce crudo o la tartare di tonno: gusti leggeri, delicati ma indimenticabili per insaporire una cena romantica. 5. Ristorante Antonio & Antonio Ubicato a via Partenope, […]

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Napoli e Dintorni

Cravatte Marinella: fiore all’occhiello della moda napoletana

Le cravatte Marinella, prestigioso simbolo dell’alta sartoria napoletana, vantano notorietà in tutto il mondo per l’alta qualità della loro manifattura  e per il sottile equilibrio tra tradizione e innovazione. È Maurizio Marinella a tenere le redini della storica boutique situa a Napoli, in via Riviera di Chiaia, resa celebre da prodotti sartoriali artigianali amatissimi dalla clientela partenopea e non solo per un sofisticato ventaglio di fantasie e il pregio di stoffe e sete utilizzate dal laboratorio. Ma la storia di Marinella inizia nel 1914 grazie all’inventiva e all’impegno di nonno Eugenio, che ha superato brillantemente le difficoltà di collocare un’attività sartoriale di tale raffinatezza nella controversa realtà napoletana, garantendo attenzione al prodotto e al servizio da offrire al pubblico. Da allora Marinella si è sempre dimostrata ossequiosa verso le proprie radici e continua ad aprire ogni mattina alle 6.30 offrendo caffè e sfogliatelle ai clienti, per coccolarli con gusto ma discrezione. Al negozio storico fondato 105 anni fa, perla della moda partenopea e vero must della tradizione sartoriale italiana, si sono aggiunti due negozi a Milano e uno a Londra: oggi tutto il mondo sembra subire l’attrazione magnetica dell’eleganza firmata Marinella e invidiare a Napoli di aver funto da culla a un marchio sofisticato ed esclusivo come questo. Il futuro di Marinella è nel giovane Alessandro, che afferma la propria volontà di continuare a muoversi sulla linea perseguita dalle generazioni che lo hanno preceduto: Marinella ha infatti sempre rispettato le evoluzioni del mondo della moda, senza rimanere indietro, ma serbando attenzione all’esclusività della produzione e l’amore per le origini. Cravatte Marinella: l’eleganza napoletana raccontata da una cravatta La storica e celebre sartoria Marinella non nasce come officina sartoriale e creativa per la produzione di cravatte, ma di camicie. Nel 1914 la bottega Marinella inizia la propria “sfida” sartoriale offrendo ai napoletani camicie fatte a mano e di eccezionale qualità. Soltanto più tardi il capostipite Eugenio Marinella intuirà tempestivamente che il pezzo forte di Marinella sarebbe dovuta essere la cravatta, che proprio in quegli anni si stava affermando come oggetto culto della moda napoletana, marchio di riconoscimento dell’eleganza maschile. Le cravatte Marinella si distinguono per il loro essere totalmente artigianali: ogni cravatta è frutto di una lavorazione artigianale lunga, accurata e raffinata. Basta visitare il negozio a via Chiaia, che tra l’altro è divenuta una vera e propria tappa turistica per chi visita la città di Napoli, essendo uno squisito salottino di altri tempi, per rendersi conto dell’assenza di qualunque macchina industriale. Ogni cravatta Marinella è un pezzo unico. Un vastissimo assortimento di fantasie permette al cliente di scegliere quella che aggrada di più, ma anche in questa scelta sussiste un pizzico di rarità, in quanto per ogni fantasia viene realizzato un numero limitato di cravatte. La cravatta sartoriale classica, a tre pieghe, è il fiore all’occhiello della moda napoletana e anche italiana, una delle più apprezzate dai clienti, anche per la quantità di seta con cui è realizzato il prodotto. Ma accanto a questo pezzo tradizionalissimo si annoverano cravatte a […]

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Cucina e Salute

Cucina tunisina: le 5 ricette da sperimentare

La cucina tunisina, uno dei must del momento in ambito gastronomico, è caratterizzata dall’impossibilità di categorizzarla: tripudio di sapori diversissimi tra di loro, la cucina tunisina è il prodotto di tutte le dominazioni e influenze esercitate da altri popoli nella regione della Tunisia. Sapori riconducibili alla cucina turca, a quella araba, a quella andalusa e a quella italiana conoscono nuova vita nelle ricette che la tradizione tunisina mette a tavola. La peculiarità di tale cucina è proprio quella di saper valorizzare e assemblare in maniera originale sapori e pietanze di altre culture. Prodotti tipicamente mediterranei come olio d’oliva e pomodori sono il cuore di questa cucina saporita e fortemente speziata: si propongono le 5 ricette più famose e gustose che chiunque vorrà sperimentare! 1.Brik Quando si dice che la semplicità paga, ci si riferisce propri al Brik tunisino. Cucinato spesso per ottenere un veloce e sfizioso antipasto, il Brik è una frittella costituita da una sfoglia sottile, che dovrà essere fritta fino a diventare dorata, e poi farcita con un composto costituito da tonno, patate, uova, il tutto condito da sale, pepe e prezzemolo. Le patate andranno lessate prima di essere unite agli altri ingredienti che andranno a riempire il composto. Si consiglia di servirlo caldo e croccante, per un colpo di fulmine assicurato! 2.Lablabi Appartenenti a quello che possiamo etichettare come “street food” tunisino, il lablabi è una zuppa che si annovera tra i pezzi forti della cucina popolare della Tunisia. Molto amata da lavoratori, studenti e da chiunque abbia voglia di assaggiare qualcosa di caldo, saporito e familiare senza spendere molto. Si serve direttamente da un pentolone fumante, cui è abitudine avvicinare una scodella già riempita di pane, affinché la zuppa ne ricopra e insaporisca per bene i tocchetti. Composta da ceci, limone e harissa (salsa tipica della Tunisia), è cotta a fuoco lento ed è uno dei piatti tipici più economici e più gustosi della cucina tunisina, da consumare tradizionalmente in piedi e per strada. 3.Keftas Che cucina sarebbe quella tunisina, senza le tradizionali e amatissime polpette? Amate in tutto il mondo, le keftas sono delle saporitissime polpette di carne macinata e patate: le patate vengono sbucciate e fatte bollire, mentre la carne viene cotta a parte e poi unita alle patate opportunamente schiacciate. In seguito, aggiungere sale, aglio, pepe e cipolla e speziare il tutto con il coriandolo. Infine, si aggiungono uova, formaggio e pangrattato prima di destinarle a una prelibata frittura. 4.Cous cous di verdure e agnello Fin qui è risultato chiaro che la cucina tunisina prediligesse le zuppe, i ceci e…la frittura. Tuttavia, la cucina tunisina si caratterizza anche per un amore spassionato verso il cous cous. In particolare, uno dei piatti più popolari in Tunisia è sicuramente il cous cous con l’agnello. Per servire questa prelibatezza locale, si fa rosolare l’agnello con una cipolla fino alla cottura. A questo punto è necessario speziarlo, solitamente con paprika e harissa. Si versa il passato di pomodoro sull’agnello speziato e si aggiungono, nella stessa pentola, le […]

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Libri

Libri romantici di cui innamorarsi: la classifica dei più famosi

I libri romantici sono uno dei rami più amati e popolari della letteratura e della paraletteratura. Incentrati su love stories e intrecci amorosi, i romanzi d’amore sono imbevuti di quel sentimentalismo e di quell’anelito al lieto fine che attraggono un pubblico vasto ed eterogeneo. Ci risulta opportuno smontare l’ormai datato pregiudizio che i libri romantici siano indirizzati all’universo delle lettrici: i libri romantici, al contrario, vertendo sull’innato bisogno umano di amare ed essere amati, piacciono proprio a tutti. Si scrive d’amore dalla notte dei tempi proprio perché il suo richiamo coinvolge tutti, senza eccezioni, e il bisogno di sospirare su trame melense, drammatiche, che mozzano il fiato, è innato. Alcuni dei libri romantici che citeremo hanno profondamente innovato il corso della letteratura italiana e non. Ecco la classifica di quelli da non perdersi, libri sull’amore di cui “innamorarsi” perdutamente: 1. L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Márquez Un classico della letteratura contemporanea, ben lontano dalle inquietudini e dalle malinconie che lo scrittore è solito consegnare alla pagina, questo libro romantico fa sospirare i lettori su una storia di passione paziente e imperitura: Fiorentino Ariza attende per cinquantuno anni, nove mesi e quattro giorni l’amata Fermina Daza, malgrado il disaccordo del padre e il matrimonio di lei con il dottor Urbino. Un amore che sembra preludere a un epilogo tragico e infelice, e che invece, dopo un’odissea che consuma d’amore i due protagonisti, si conclude con l’inatteso ricongiungimento degli innamorati. Mezzo secolo di storia narrato attraverso descrizioni pittoresche, atmosfere fiabesche e vicissitudini sentimentali vissute con devozione e fede. La speranza di un amore che si serba intatta al di là di tempo e spazio, nutrimento dei loro spiriti in attesa di ritrovarsi.  2. Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen La pubblicazione di una delle opere più grandiose della letteratura britannica, uscita dalla penna di una delle poche scrittrici che in quei secoli avevano la temerarietà e la possibilità di emergere per la propria vocazione artistica, risale al 1813. Il libro romantico che continua a far innamorare intere generazioni anche al giorno d’oggi, verte sulla vicenda delle cinque figlie femmine di Mrs Bennet, in attesa di contrarre matrimonio per il fatto di essere giunte in età da marito. A partire da piccoli scorci di vita quotidiana, il lettore può insinuarsi in un sapiente affresco dell’Inghilterra di fine Settecento. Oltre ai due protagonisti, la figlia Elizabeth e il misterioso Mr Darcy, presi da una passione ostacolata da dicerie, luoghi comuni e varie complicazioni, emergono altri personaggi destinati a lasciar traccia, come Jane o Mr Bingley. L’orgoglio e il pregiudizio sono ciò che ammanta la figura di Darcy e inibisce l’amore che Elizabeth sente prorompere nei suoi confronti e che tenta di soffocare. Ma alla fine, dopo un’intrigante complicarsi degli eventi, orgoglio e pregiudizio tramonteranno definitivamente dinanzi all’imperare dell’amore tra i protagonisti.   3. Le pagine della nostra vita di Nicholas Sparks Divenuto un fenomeno quasi virale, vero must della letteratura giovanile, questo libro romantico prende le mosse da un amore senile […]

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Culturalmente

Maghi famosi: i 5 maghi che hanno fatto la storia della magia

Pochi sono a conoscenza del fatto che anche la magia ha la sua cultura. Così come nella storia della letteratura si possono rinvenire autori famosi, anche la storia della magia conta i propri maghi famosi. Dalla superstizione all’occultismo alla stregoneria, le pratiche misteriose hanno sempre generato suggestione e curiosità anche nei più scettici. La magia ha perfino un luogo d’origine, che è l’Egitto, terra di incanti e di riti profusi di fascino e mistero. Tra le branche che caratterizzano il campo della magia spicca quella dell’illusionismo, forma di intrattenimento che si serve di trucchi materiali o immateriali per produrre effetti scenici di grande impatto sugli spettatori. Numerosi gli illusionisti che hanno stregato e strabiliato con i loro numeri di magia, giochi di prestigio e manipolazioni traversate di mistero. Tra i maghi famosi che hanno fatto l’immortalità del fascino dell’illusionismo e della magia stessa, proponiamo quelli dalle storie più…magiche! Maghi famosi: vite, storie, curiosità 1. Jean Eugène Robert-Houdin Illusionista francese del XIX secolo, Houdin è spesso indicato come “il rinnovatore dell’arte magica”. Prestigiatore e illusionista di vasta fama, è accettato dai più in qualità di padre della magia da palcoscenico moderna. La rivoluzione apportata al mondo della magia da Houdin, certamente uno dei maghi famosi più sensazionali di sempre, è quella di aver reso gli spettacoli di magia, per la prima volta, performances eleganti e sofisticate. È lui a spostare il setting delle esibizioni magiche, da mercati e fiere a teatri e feste private di gusto più raffinato. Inoltre, sua e decisamente innovativa è la decisione di indossare abiti eleganti come quelli dei suoi spettatori, inaugurando una tradizione che si è perpetuata nel tempo: ancora oggi molti maghi onorano tale usanza indossando il frac per le performances. 2. Harry Kellar Mago americano cui spetta l’appellativo di “Decano dei maghi americani”, Kellar porta spettacoli di magia in cinque continenti, attivo tra il XIX e l’XX secolo. Rientra a pieno titolo tra i maghi famosi che hanno fatto la storia della magia per una delle illusioni sul palcoscenico più intriganti di sempre: la levitazione di una ragazza, spettacolarizzata nei termini di “Levitazione della principessa Karnac”. 3. Harry Houdini Mago di origini statunitensi, si annovera tra gli illusionisti ed escapologi più conosciuti della storia. La smodata fama di cui ha goduto è stata causata dalle sue cosiddette “fughe impossibili”. Houdini si mostrava in grado di liberarsi da manette, catene, corde e camicie di forza, dinanzi agli occhi sbarrati di un pubblico attonito durante le esibizioni. Per i più il suo numero più famoso risulta essere senza dubbio la cella della tortura cinese dell’acqua: posta una cassa di vetro e acciaio piena d’acqua, chiusa opportunamente a chiave, l’illusionista si dimostrava in grado di rimanervi sospeso a testa in giù. 4. David Copperfield Copperfield si inscrive a pieno titoli nella costellazione di maghi famosi di cui ci stiamo occupando. Riconosciuto spesso come erede di Houdini, il suo è un nome d’arte desunto dal romanzo di Charles Dickens. Copperfield si è affermato come prestigiatore e poi come […]

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Teatro

Non mi dire te l’ho detto di Paolo Caiazzo al Teatro Augusteo

Il teatro Augusteo di Napoli, nella serata dell’8 marzo, ha riso di gusto insieme agli spettatori per l’esilarante performance che ha ospitato: in scena  la prima di Paolo Caiazzo, con i due atti inimitabili della scoppiettante commedia Non mi dire te l’ho detto. La commedia, che è stata definita una sorta di “tragedia tutta da ridere”, riflette sull’evoluzione e…corruzione di una società soggiogata dai social networks, tra cui spiccano Facebook e Instagram, i quali hanno profondamente mutato le relazioni umane, non soltanto tra giovani ma anche tra i loro genitori. Per trattare il tema dell’ossessione dei social, che esercitano un vero e proprio controllo sulla nostra vita quotidiana, Paolo Caiazzo in Non mi dire te l’ho detto innesta un mix esilarante di intrecci, complicazioni, fraintendimenti, a partire dalla vicenda di una semplice coppia. I due coniugi, Guglielmo e Raffaella, vengono presentati come un’insoddisfatta coppia vicina agli “anta” e tutta assorbita nell’ossessione dei social, attraverso cui si ingannano e tradiscono a vicenda, dando luogo a un accavallamento di spassosissimi equivoci. Guglielmo decide infatti di prestare la sua casa all’amico Vincenzo, personaggio un po’ impacciato interpretato egregiamente da Caiazzo, per un incontro galante con una donna conosciuta sui social, celata da uno misterioso pseudonimo. A questo scopo, Guglielmo provvede, con menzogne preparate a puntino, a liberarsi della moglie. Nel cuore dello show una scoperta piomba sugli spettatori, inaspettata e irresistibile: è proprio Raffaella la donna misteriosa che deve incontrare Vincenzo, con il preciso intento di vendicarsi dei numerosi tradimenti del marito. Nel frattempo, altri personaggi si sommano a questa dinamica ironica ma anche amara, complicando gli atti e costruendo una spirale di inganni, bugie, vicende piccanti…e tanto altro. I social sono il motore delle loro relazioni compromettenti, la gigantesca “F” blu di facebook campeggia emblematicamente sulla scena. I due coniugi, tutti presi dalle loro baruffe amorose, hanno intenzione di adottare un bambino. A partire da questo ai personaggi già nominati si addizioneranno un ispettore per le adozioni e un’assistente sociale, anche loro calati pienamente in queste vicissitudini amorose. Brillanti e assolutamente geniali si rivelano anche i personaggi minori: una cubista travestita da Wonder Woman rimorchiata da Guglielmo, e il mitico prete Don Giusto, che si occupa dell’incipit e dell’epilogo della commedia. Zuffe, aneddoti sensuali, battute che tengono sempre desti, la micro-tragedia di una famiglia contemporanea, soggiogata al perverso gioco dei social ma, contemporaneamente, anche travagliata dagli stessi problemi di sempre. Paolo Caiazzo mattatore al Teatro Augusteo Diretta da Paolo Caiazzo, la commedia annovera i nomi degli attori Ciro Ceruti, Yuliya Mayarchuck, Franco Pennasilico, Ettore Massa, Felicia del Prete e Feliciana Tufano. Due atti effervescenti, che fanno piegare in due dalle risate ma anche soffermare sugli effetti collaterali dell’uso ormai virale che si fa del web. Uno show che si complica progressivamente, giungendo a omicidi multipli, che sconvolgono lo spettatore ma non lo scandalizzano, perché sempre trattati con serena leggerezza. La natura umana viene svelata nella sua interezza per mezzo del riso: le nostre manie e i nostri colpi di testa ci accomunano […]

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Attualità

Lavori strani nel mondo: 10 mestieri che non ti aspetti

Lavori strani  e dove trovarli. Ti sei mai chiesto quali sono i 10 mestieri più bizzarri di sempre? “Che lavoro vuoi fare da grande?” ci domandano quando siamo bambini. Le risposte solitamente variano da calciatore a ballerina, da astronauta a dottoressa, per poi essere confermate o smentite con la crescita. Tuttavia, ben oltre la soglia dei lavori considerati canonici, cui siamo abituati nelle nostre società e città pullulanti di insegnanti, medici, operai, segretari, notai, commessi ecc., si profilano lavori strani, stranissimi. I mestieri, non convenzionali e assolutamente bizzarri, di cui ignoravi anche l’esistenza. Scopriamo quali sono i lavori più strani…che un giorno potresti svolgere anche tu! Lavori strani: 10 mestieri che ti sorprenderanno 1. Cercatori di palline da golf Ebbene sì, nel mondo si assumono figure specializzate nel raccoglimento delle palline, non solo sui campi da golf ma anche tra i boschi o nelle vicinanze di corsi d’acqua. Quando la pallina da golf finisce in acqua, la figura addetta al suo recupero è un vero e proprio sommozzatore, che deve immergersi e cimentarsi nella sua ricerca. 2. Tester di letti Questo mestiere, non troppo usurante o sgradevole, consiste nel testare la morbidezza e l’efficienza di letti destinati a hotel di lusso. Mica male? 3. Allevatori di lumache Si possono allevare ovini, suini, caprini… perché nessuno ha mai pensato alle lumache? Così come esistono terreni atti all’allevamento degli animali menzionati, esistono anche quelli più adatti alle lumache. Questione di prospettive. 4. Organizzatori di bagagli Queste figure professionali sono assunte soprattutto negli Stati Uniti, generalmente da famiglie benestanti prima di un viaggio, al fine di sottrarsi allo stress delle valigie, o da genitori per i bagagli dei figli in partenza. Stanco di occuparti dei bagagli prima di un weekend? Assumi un organizzatore di bagagli, al costo di (in media) 250 dollari l’ora. 5. Custodi di panda La notizia dell’esistenza di questo lavoro strano, stranissimo ma assolutamente piacevole circola da un po’ di tempo, e con essa anche il dubbio su se sia effettiva o una bufala clamorosa. Annunciamo con convinzione che i custodi di panda esistono davvero, e vengono lautamente stipendiati! Essi sono figure preposte alla cura, alla protezione e al sostentamento dei panda nell’arco della giornata, con un guadagno di circa 30.000 dollari al mese negli Stati Uniti. 6. Assaggiatori di cibo per animali Meno piacevole, ma ancora connesso al tema degli animali, è il mestiere di assaggiatore di cibo per animali. Prassi di numerose aziende alimentari che producono cibo per animali è quella di assumere  un team specializzato nel controllo della qualità di ciò che fabbricano…testandolo in prima persona! 7. Professionisti del lutto A Taiwan è tradizione, presso le famiglie più ricche, assumere a pagamento persone che piangano, cantino e partecipino a tutti i riti preposti alla cerimonia funebre in memoria del defunto. 8. Line sitters Stanco di fare la fila in posta, nei negozi durante i saldi, alla cassa dopo aver fatto la spesa? Esistono dei professionisti, i line sitters, disposti a fare le file al tuo posto dietro […]

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Riflessioni culturali

Frasi sulla libertà: le più famose e cercate di sempre

Frasi sulla libertà, frasi sull’essere liberi… a chi non è mai capitato di ricercarle sul web? Chi può dire di non aver mai digitato sulla barra di ricerca del web una di queste voci per esibire una didascalia efficace abbinata a una foto, per condividere uno stato interessante su Facebook, o solo per amore delle citazioni? Attribuire una definizione univoca al concetto di libertà è una di quelle operazioni impossibili che non cessano mai di appassionare. Il tema della libertà, la sua ricerca e conquista, impregnano profondamente la cultura occidentale, e non solo. Come accade per tutte le domande di senso che l’uomo si pone, l’interesse per la libertà non si disperderà mai e scrittori, intellettuali o semplicemente pensatori proseguiranno la propria “caccia” alla risposta definitiva. Per Aristotele libertà è azione volontaria, che il soggetto sceglie al di là di condizionamenti esteriori. Per la dottrina stoica libertà è spontanea obbedienza al fato. Il movimento settecentesco dell’Illuminismo, invece, considera la libertà uno stato naturale in cui versava l’umanità prima della corruzione portata dalla civiltà. Il suo contraltare, il Romanticismo, orienta il concetto di libertà verso connotazioni politiche, in riferimento soprattutto alla patria e alla storia dei popoli. Voltaire asseriva: «Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo.» Frasi sulla libertà: le 5 più famose Nella storia della letteratura e della cultura sulla libertà si è scritto tanto, si è detto tantissimo. Autori di ogni secolo e orientamento hanno espresso pensieri su pensieri circa l’essere liberi, interpretando il concetto come volontà, come assenza di costrizioni ma non condizionamenti, come arbitrio personale, come base della civiltà e del buon vivere con il prossimo. Ma quali sono le frasi sulla libertà più famose e significative di sempre? 1.La libertà è quel bene che ti fa godere di ogni altro bene. (Montesquieu) Montesquieu, dunque, attribuisce alla libertà un valore fondante, dal quale dipende  strettamente quello di ogni altro “bene”, per avvalerci delle sue parole, di cui possiamo godere. Senza la libertà tutto è vano: non esiste godimento se c’è costrizione. 2.Nel mondo attuale per libertà s’intende la licenza, mentre la vera libertà consiste in un calmo dominio di se stessi. La licenza conduce soltanto alla schiavitù. (Fëdor Michajlovič Dostoevskij) Dostoevskij, come si evince dalla citazione, ha una concezione quasi stoica della libertà. Libertà è innanzitutto condizione interiore da conquistare, al di là di fattori esteriori. Non si è liberi finché non si padroneggia la propria interiorità. 3.La libertà al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale. (Benedetto Croce) Un concetto di libertà proiettato all’esterno, connesso alla convivenza con il prossimo. La libertà dell’altro è presupposto irrinunciabile della propria. Finché si sceglie deliberatamente di nuocere si è in catene. 4.Non vale la pena avere la libertà se questo non implica avere la libertà di sbagliare. (Gandhi) Una prospettiva sicuramente sovversiva e una delle frasi sulla libertà più potenti di sempre. Se risulta quasi automatico attribuire un valore moralistico alla libertà, è più interessante approfondire il significato di “libertà di […]

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Voli Pindarici

Amor sui: amarsi per amare “doppio”

L’amor sui, amarsi è il presupposto essenziale dell’amore. Dall’infanzia ci insegnano che gran parte della vita sia finalizzata alla conquista dell’amore. Ce lo fanno capire con le mani. Alzano indice e medio e fanno un due con le dita. Siamo nati da mamma e papà e passeremo l’esistenza nella ricerca e nell’attesa di una persona con cui formare, a nostra volta, quel due fatto di polpastrelli. Sbarchiamo appena nel mondo e già ci dicono che siamo soli, che dovremmo recuperare una nostra “metà”. È una delle prime lezioni su cui, indirettamente, veniamo istruiti. Un passo oltre la soglia di quell’abitudine culturale che ci strattona verso l’amore – nutrita generosamente da una società sempre pronta a mercificare e rendere profittevole anche ciò che non dovrebbe – c’è la natura. La natura chiama all’amore. Ce ne accorgiamo dalla pubertà e non smettiamo mai di farci i conti; anche quando il tempo ci rattrappisce, la natura continua a vagheggiare le stagioni, il fiore che beve la vita, l’ape che ronza sul proprio nutrimento. L’amore è cultura e natura. Ma la ricerca della metà con cui conquistare una felicità definitiva ha davvero così tanto a che fare con l’amore? Nessuno da queste parti ha la presunzione o la follia di negare l’imprescindibilità dell’amore. Ma qualcuno dovrebbe mettere in guardia su un’altra lezione, su cui sia la natura che la cultura non amano troppo disquisire. Quella sull’amor proprio. L’amor proprio, secondo l’interpretazione portante, coincide con l’espressione latina “amor sui”. Come sempre, a parità di concetto, la formulazione latina trattiene una luce antica e imperitura che sembra chiarificare maggiormente. Di più, sembra rendere ogni concetto viscerale, come se si fosse annidato in un sottopassaggio della coscienza, recondito e segretissimo. Per alcuni antichi, come San Bernardo, l’amor proprio era addirittura il preambolo immancabile di un iter verso Dio. Sant’Agostino, invece, contrappone l’amor sui all’amor dei: il primo, fine a se stesso, corrisponde a un egoismo dannoso che allontana l’anima da Dio e la avvince alle cose terrene. Il secondo è espiazione dall’interesse personale e adesione totale a Dio. La sensibilità contemporanea si è chiaramente evoluta, e la descriviamo fieramente come progressiva. Ma la storia si tiene in equilibrio facendo leva sui punti d’appoggio di sempre, quelli che desumiamo dalla cultura antica e quelli che ci suggerisce la natura di volta in volta. Cultura e natura, di nuovo, come sempre. Eppure, il concetto di amor proprio è una piccola delusione. Oggi se ne parla poco, lo si rende subalterno, insufficiente dinanzi alla trionfante promessa dell’amore. Ogni tappa e attività sembrano programmate nell’attesa fatale e necessaria della persona giusta, con cui formare una famiglia perfetta e con cui condurre una vita perfetta. Ma cosa c’è prima? Cosa c’è durante? Chi ci fa compagnia mentre cacciamo il naso nei negozi per trovare il regalo più adatto, e nel viaggio in macchina di ritorno verso casa? Chi ama proprio quel gusto di gelato, chi condivide con noi il piacere di una lettura avvincente se non…noi? Agostino a suo tempo asseriva che […]

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Culturalmente

Numero 7: simbologia e curiosità | Riflessioni

Numero 7 : tutto quello che c’è da sapere sul numero più influente nella simbologia e nella tradizione mistica di tutti i tempi Studiato dalla numerologia, la disciplina che si occupa dell’analisi delle cifre, il numero 7 è da sempre associato ad accezioni particolari e anche a significati occulti di diverse culture e dottrine. Una patina di mistero e di remote tradizioni rende la sua fama e il suo fascino ineguagliabili. Numero 7: il significato nelle culture antiche In molte culture antiche il numero 7 indicava completezza.                                                                                    Nella tradizione esoterica rappresenta addirittura la perfezione; punto medio tra umano e divino, esso è anche emblema di un ciclo che si compie con sistematicità, un ciclo perfetto che riproduce fatalmente l’equilibrio della natura. Il ciclo lunare, per esempio.                                                                                                                                              I Babilonesi consideravano sacri i giorni multipli di 7 e li celebravano con appositi riti.                                          I Greci associavano il numero 7 al dio Apollo (sette erano le corde della sua lira). Nell’Odissea, sono proprio 7 le mucche di Apollo divorate dai compagni di Ulisse. 7 è anche il numero degli antichi filosofi greci.                              Gli Egizi associavano il numero 7 alla vita stessa.                                                                                                    La tradizione legata all’Antica Roma, poi, è strettamente connessa a questa cifra intrigante: 7 sono stati i leggendari re di Roma e gli oggetti che hanno reso la città eterna (l’ago di Cibele, la quadriga dalla città di Veio, le ceneri di Oreste, lo scettro di Priamo, il velo di Ilione, la statua di Atena Pallade, i dodici scudi Ancili). Roma è la città delle 7 Chiese; allo stesso modo Costantinopoli, capitale dell’Impero romano d’Oriente, fu edificata su 7 colline. I Pitagorici definivano il numero in questione “anima mundi” e lo descrivevano come veicolo di vita. Secondo la loro dottrina, esso scaturiva dall’unità e non da un prodotto fattoriale; Pitagora stesso sceglieva i propri discepoli tra quelli con il 7 nel profilo numerologico perché considerati predisposti al […]

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Attualità

Leva militare nel mondo: la storia e il futuro

Leva militare: indagine sulla sua storia e su cosa ci attende in futuro | Riflessione Con leva militare intendiamo il “servizio effettuato dal cittadino di uno Stato presso le forze armate dello Stato stesso”. Essa ha durata variabile: se è a ferma breve, dura da 1 a 4 anni, se è a lunga ferma, si parla di “militari di carriera”, in quanto il servizio è permanente. La leva militare può assumere altre denominazioni, altrettanto diffuse, quali “servizio militare, servizio di leva, coscrizione militare..” Inoltre, e questo sarà il focus di cui ci occuperemo, può essere obbligatoria o volontaria. La leva militare in Italia è stata istituita con la nascita del Regno d’Italia nel 1861 e poi confermata con l’istituzione della Repubblica italiana. L’obbligatorietà della leva militare fu abrogata, in Italia, solo per mezzo della “legge 23 agosto 2004, numero 226”. Leva militare: dalle radici greco-romane alla modernità Quelle che tratteremo non saranno le radici più recondite della leva militare e quindi meno documentate. Partiremo, invece, dalle usanze in auge nell’Antica Grecia. Le leggi che regolavano la leva militare erano all’incirca le medesime per tutte le città-stato greche. I soldati erano gli stessi finanziatori degli equipaggiamenti necessari e quindi per adempiere alla leva occorreva far parte di un ceto sociale piuttosto elevato. Con il calare della grandezza dell’Antica Grecia, sempre più diffuso divenne il ricorso a mercenari o a soldati stipendiati. Anche nell’Impero romano per un primo periodo vigeva l’uso, nella classe militare, di equipaggiarsi a proprie spese. La fama legata alla grandezza dell’esercito romano risulta davvero imperitura: ovviamente l’evoluzione della struttura sociale a Roma ne ha condizionato profondamente l’assetto militare, soggetto a sua volta a continue ristrutturazioni. Una delle prime fasi dell’evoluzione della leva militare romana, tra le più significative, fu quella del servizio militare annuale obbligatorio, che doveva adempiere a doveri di protezione e fedeltà nei riguardi della Res Publica. Con il progredire della ricchezza e complessità in seno all’Impero, i soldati arruolati divennero professionisti sempre più specializzati. Essi erano salariati e costituivano unità militari profondamente compatte. La fanteria, composta da cittadini, era anche nota come legione ed era affiancata dalle truppe ausiliari (spesso formate da membri privi di cittadinanza romana). Roma ampliò smodatamente i propri confini e iniziò a necessitare di sorveglianza solerte: le guarnigioni fisse divennero il perno della sua tutela. Tuttavia, quando la grandezza della città eterna divenne talmente estesa da risultare difficilmente controllabile, fu necessario ricorrere sempre meno a criteri di omogeneità e di più a truppe mercenarie. L’avvento dell’Età moderna portò con sé quello della leva militare obbligatoria di massa, legata agli Stati nazionali. La Francia, a seguito della Guerra dei Cent’anni, fu la prima a introdurla. Tuttavia l’Età moderna è contrassegnata dal prevalere della leva militare volontaria, la quale beneficiò di numerosi progressi in campo scientifico e di introduzioni in quello tecnologico. Nel corso dei secoli la leva militare è stata oggetto di un dibattito non ancora esauritosi. La coscrizione obbligatoria spesso ricadeva su giovani, sottratti alle famiglie, privati della possibilità di dedicarsi […]

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Cucina e Salute

5 piatti di Natale: la tradizione a tavola

I 5 piatti di Natale della tradizione scelti dalla nostra redazione Il Natale è finalmente alle porte, con le sue rituali promesse di shopping sfrenato, regali, atmosfere suggestive che ci restituiscono l’infanzia… E ovviamente tanto buon cibo! Natale è ogni anno sinonimo di rinnovato buonumore, di condivisione e di nuovi propositi in cui riporre fiducia. Ma Natale è anche luogo di tradizioni da rispolverare. E quale tradizione è più piacevole da riscoprire se non quella che si fa portare a tavola? 5 piatti di Natale: ecco le nostre proposte 1. La minestra maritata Il primo piatto dei nostri 5 piatti di Natale sarà tipicamente napoletano. La minestra maritata è una ricetta antichissima della cucina popolare partenopea. Il nome deriva dal fatto che carne e verdure si “maritano” in un equilibrio impeccabile e saporito, garantito dal brodo. La preparazione della minestra, infatti, comincia dal brodo: in una pentola si versa acqua, una cipolla tagliata, una gamba di sedano, un pizzico di sale e olio extravergine d’oliva quanto basta. Si aggiungono le carni necessarie a rendere così saporita la minestra maritata, cioè carne di manzo, pollo e salsicce di maiale. Le salsicce piccanti, le cosiddette nnoglie, risultano il must per insaporire la minestra. Le carni vanno prima cotte separatamente, per tipi. Il brodo di carne sarà pronto dopo un’ora, ma più tempo richiede la preparazione delle verdure, che consistono in scarole, cime di rapa, broccoli, verza, cicoria, e quindi si consiglia di cominciare a cucinarle il giorno prima. Come si cucinano le verdure? Lavandole, pulendole e lessandole, poi aggiungendole al brodo di carne. Si riprende la cottura per stufare le carni sommerse dalle verdure, fino a quando non saranno tenere, a coperchio chiuso. La minestra è pronta per essere gustata, in accompagnamento a dei crostini di pane raffermo. 2.L’insalata di rinforzo Il secondo piatto che presenteremo fa parte ancora della tradizione napoletana: è la celebre insalata di rinforzo, che rendono di nuovo protagoniste le verdure. In particolare, si prepara con un cavolfiore, olive nere, acciughe, cetrioli, capperi e le immancabili papaccelle, tradizionali nella cucina campana. Questa combo sensazionale verrà condita con olio extravergine d’oliva, aceto e vino rosso. Perché viene chiamata proprio “insalata di rinforzo”? Le ipotesi a riguardo sono più di una. Una è che il termine “rinforzo” faccia riferimento all’ingrediente essenziale della pietanza, cioè l’aceto, che ne “rinforza” il sapore. Un’altra, invece, ricorda che il cenone della Vigilia, per il quale l’insalata veniva tradizionalmente preparata, era in origine povero e a base di pesce magro, e questa pietanza serviva a “rinforzare” tutte le altre. 3.I cappelletti romagnoli Per il terzo piatto che presenteremo tra i nostri 5 piatti di Natale, ci spostiamo un po’ più a Nord, precisamente in Emilia Romagna, dove uno dei pezzi forti della cucina natalizia è rappresentato dai cappelletti romagnoli in brodo. Un piatto caldo, avvolgente e tutto artigianale. La preparazione dei cappelletti comprende i seguenti ingredienti: farina, uova, petto di pollo, ricotta, stracchino, burro, parmigiano e una scorza di limone. Strumenti di cui non si […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Le Stelle della Moda a Palazzo Caracciolo, la 5^edizione

Le Stelle della Moda si ripresenta nella suggestiva cornice di Palazzo Caracciolo MGallery by Sofitel, situo a Napoli in via Carbonara, per la quinta edizione domenica 18 novembre 2018. La paternità dell’evento spetta a Ludovico Lieto, direttore dell’agenzia Visivo Comunicazione, che ha ideato anche le precedenti edizioni. Le Stelle della Moda è una perfetta combinazione di alta moda e buon cibo: in passerella hanno sfilato i brand nazionali e internazionali scelti da Marisa Guadagnino per la sua prestigiosa boutique, la Noemi boutique, ubicata al Vomero in via Luca Giordano. Oltre alla presentazione della collezione autunno/inverno 2018, selezionata per la stagione in corso, le modelle si sono vestite di una piccola sorpresa che ha conquistato tutti: un’anteprima dei capi scelti per la stagione primavera/estate 2019. Un assaggio della moda che sarà, che ha sorpreso e deliziato gli ospiti della serata. La sfilata de Le Stelle della Moda, inoltre, ha esordito con la presentazione della nuova collezione dei gioielli Ramas, un brand realizzato completamente a mano grazie alla passione dell’orafo Raffaele Massarelli che lavora su pietre, perle naturali e metalli preziosi, e sa unire buon gusto ad amore per l’artigianalità. Le modelle si sono distinte per classe impeccabile e per un look curato nei minimi dettagli, merito dell’impegno del Team Leo e del talento nel campo del make up dell’Accademia di trucco Liliana Paduano. L’alta moda è approdata a Napoli, in uno dei suoi contesti più prestigiosi e sfavillanti: Palazzo Caracciolo, che si è vestito a festa per celebrare la quinta edizione de Le stelle della Moda, in cui un contesto partenopeo dal fascino squisito tocca le vette del buon gusto, grazie a grandi firme e a uno stile di ogni tempo, ma attento alle ultime tendenze. Le Stelle della Moda a Palazzo Caracciolo: alta moda e buon cibo Ma non è solo l’alta moda a essere stata protagonista a Palazzo Caracciolo, dove si è svolta la quinta edizione del prestigiose happening Le Stelle della Moda. Anche la cucina gourmet ha fatto il suo ingresso per compiacere gli ospiti. La peculiarità de Le Stelle della Moda è proprio quella di far combaciare la passione per lo stile elevato con quella per la buona cucina. Un cocktail party nel giardino di Palazzo Caracciolo ha intrattenuto i presenti prima dell’inizio della sfilata, a base di prelibatezze tipiche della cucina partenopea. Isabella de Cham, pizzaiola di talento e proprietaria di una pizzeria che porta il suo nome, situata a Rione Sanità, innovativa per essere la prima pizzeria totalmente al femminile, ha offerto una gustosa degustazione della sua specialità: la pizza fritta. Isabella de Cham si è formata accanto ai must della pizza napoletana, raffinando il suo talento naturale in cucina nel migliore dei modi. Gli ospiti, infatti, hanno potuto assaggiare due tipi di montanarine. Davvero arduo giudicare la più buona: la montanarina con salmone affumicato, pepe rosa e avocado e la montanarina alla genovese se la giocano alla pari in termini di bontà. Anche l’amore per il dolce che contraddistingue Napoli è stato degnamente rappresentato […]

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