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Eroica Fenice

La Tag: recensioni di film contiene 89 articoli

Cinema & Serie tv

Downsizing: distopica fanta-commedia di A. Payne

“Ridimensionarsi è un modo per salvare se stessi!” Downsizing è un film atipico, originale e fuori da un’etichettatura di genere. Cosa accadrebbe se un giorno non lontano alcune multinazionali trasformassero il consumo energetico in un fiorente progetto su scala mondiale? Tutto questo ce lo racconta in chiave ironica Alexander Payne, con la sua opera cinematografica dal taglio narrativo tipico della tradizionale commedia americana. Downsizing nasce da un’idea incentrata sull’eccessivo consumo energetico del nostro pianeta: la soluzione teorizzata è da definire alquanto spettacolare e consisterebbe nel ridurre le dimensioni dell’essere umano ad un ottavo della massa corporea, permettendogli in questo modo di risparmiare energia e spazio vitale. Infatti la tecnica del ridimensionamento degli esseri umani, trasformati dopo l’esperimento in una sorta di fiabeschi lillipuziani, consentirebbe di risparmiare anche sui carburanti e sui consumi alimentari, risolvendo l’annoso problema riguardante lo smaltimento dei rifiuti. Sembra fantascienza e lo è, infatti Payne si diverte a imbastire situazioni leggere e comiche sdrammatizzando in ogni contenuto, attraverso i protagonisti di questa folle avventura, pronti a mettersi in gioco, ignari delle numerose sorprese che questo esperimento gli riserverà. Dopo una crisi economica di portata mondiale si prospetta un futuro critico per molte famiglie o coppie, tra cui quella dei coniugi Paul (Matt Damon, perfetto nel ruolo di un americano medio) e Audrey Safranek (Kristen Wiig). Durante una cena con alcuni amici, la coppia viene a conoscenza dei vantaggi sul ridimensionamento corporeo degli esseri umani proposto da una società multinazionale norvegese. L’esperimento consiste nel ridurre l’umanità consenziente a dodici centimetri d’altezza totale, migliorando notevolmente le condizioni economiche e lo stile di vita dei nuovi mini-terrestri, relegati a trascorrere la loro esistenza in una minuscola cittadina dalle dimensioni di un plastico, creata espressamente per questa nuova umanità del futuro. L’esperimento si pone l’obiettivo di concedere agli esseri umani, tra i primi privilegiati, benessere, serenità e ritrovati spazi vitali a costi ridottissimi. In questa mini-cittadina fantastica, non esiste la criminalità, lo stress, la crisi energetica ed alimentare: tutti questi problemi sono di colpo azzerati, generando un nuovo micro ecosistema chiaramente controllato da alte sfere. I coniugi Safranek, in crisi esistenziale, dopo aver scoperto questa nuova possibilità di vita, decidono di sottoporsi all’esperimento, godendo dei numerosi vantaggi economici promessi dalla multinazionale. Audrey però si tira indietro all’ultimo momento e per Paul, inizialmente entusiasta in vista delle nuove prospettive di vita, non tutto sembra andare liscio come l’olio. Downsizing: un film per “vivere alla grande” Payne, con Downsizing, ironizza sul consumismo della società americana, facendo leva sull’ecosostenibilità mondiale. Il regista prende gusto nel raccontare una storia di puro intrattenimento dal taglio favolistico, dove i paradossi, generati da futuri improbabili, evidenziano numerosi limiti evolutivi della società moderna. Si tratta di una società che si cerca di dominare anche nel numero, in riferimento al modello occidentale ed americano ormai al collasso, intervenendo con la cura migliore: creare delle cavie umane di dimensioni ridottissime in grado di promuovere un nuovo sistema di vita. Ma è davvero pensabile risolvere i problemi di un intero ecosistema generandone altri? […]

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Il domani tra di noi: un destino drammatico ma passionale

Il domani tra di noi ci proietta in un luogo montano impervio, desertico e ghiacciato dove puoi sopravvivere tre settimane senza cibo, tre giorni senza acqua e tre giorni senza un riparo. Il film liberamente basato su un adattamento cinematografico del romanzo “The Mountain Between Us” (2011), ottava opera letteraria dello scrittore statunitense Charles Martin. Nel 2012 fu proposta al regista Gerardo Naranjo, su una sceneggiatura scritta da Chris Weitz e J. Mills Goodloe, ma un inatteso stop dalla 20th Century Fox fa slittare di due anni il progetto affidando in circostanze imprevedibili la regia al palestinese Hany Abu-Assad, che vede realizzare il progetto tre anni dopo (2017). Il domani tra di noi di H. Abu-Assad ci racconta come due persone di sesso opposto e con situazioni di vita diverse, dopo un tragico incidente aereo, si ritrovano catapultati in una realtà impervia dove le probabilità di salvezza sono ridotte al minimo. Entrambi in condizioni fisiche precarie devono aiutarsi vicendevolmente, lottando contro un mondo ostile dove la sopravvivenza e le speranze di salvezza trovano l’unica forza nell’amore. «Non abbiamo altro che me e te» – tratto dal film. Tutto ha inizio nell’aeroporto della capitale dell’Idaho, dove vengono cancellati i voli diretti a New York dopo l’annuncio di un’imminente tempesta e due passeggeri, Ashley Knox (Kate Winslet, premio Oscar), una fotoreporter/giornalista, e Ben Payne (Idris Elba), un medico di ritorno da una conferenza, sono in attesa di imbarcarsi sull’ultimo volo. Di comune accordo i due decidono di noleggiare un piccolo aereo da turismo privato pur di giungere a destinazione nei tempi stabiliti, poiché la prima deve sposarsi mentre Ben deve eseguire un’operazione chirurgica e riappacificarsi con sua moglie. Entrambi si ritrovano in volo con il pilota ed un cane sul piccolo aereo, ma durante il sorvolo dei monti Uinta, nello stato dello Utah, il pilota accusa un grave malore e l’aereo precipita tra le montagne. Ashley, Ben e il cane, nonostante i gravi traumi subiti, si salvano mentre il pilota muore, entrambi i sopravvissuti si rendono conto di essere rimasti intrappolati in una zona innevata ed irraggiungibile ed hanno pochissime possibilità che qualcuno possa trovarli e soccorrerli, per cui nonostante le precarie condizioni fisiche si avventurano a piedi combattendo la natura ostile e gli animali predatori. Ashley e Ben perduti tra i ricordi delle loro vite, imparano a sopravvivere unendo le poche forze rimaste e imparando a fidarsi l’uno dell’altro. H. Abu-Assad (autore di Paradise Now e Omar), nel corso della lavorazione del film, per concedere maggiore realismo scenico ha preferito evitare l’utilizzo di effetti speciali e del green screen sul set, lavorando a diretto contatto con la natura selvaggia a circa tremila metri d’altitudine, dove si sono registrati picchi di temperature a – 38 gradi sottozero. Da annoverare la richiesta della meravigliosa star hollywoodiana Winslet, di rifiutare controfigure in alcune scene considerate maggiormente rischiose come quella riguardante la caduta nell’acqua ghiacciata ripetuta ben 7 volte, riproponendosi in contesti analoghi al pluripremiato Titanic. Per il regista è stato importante non tralasciare l’aspetto […]

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Gatta Cenerentola, la fiaba napoletana dal cuore dark

“I sogni son desideri…” cantava una dolce fanciulla dai capelli biondi entrata nell’immaginario collettivo come la più famosa delle principesse: Cenerentola. Bene. Dimenticatela. Archiviare ogni pretesa di legame con l’edulcorata fiaba disneyana è la conditio sine qua non per apprezzare pienamente un prodotto filmico come Gatta Cenerentola. Dopo L’arte della felicità (miglior film d’animazione europeo 2013), Alessandro Rak – stavolta insieme a Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone – si ispira alla fiaba di Giambattista Basile, scritta in quel Seicento napoletano calderone d’arte e contenuta ne Lo Cunto de li Cunti, per tornare nelle contraddizioni partenopee. Presentata alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia (dove si è aggiudicata ben quattro riconoscimenti) nella sezione Orizzonti, dedicata ai film «rappresentativi di nuove tendenze estetiche ed espressive» – la pellicola è stato accolta da tanti e lunghi applausi (si è parlato di “miracolo napoletano”) ed è stata proiettata in anteprima (alla stampa e al pubblico) lunedì 11 settembre al cinema Modernissimo (Napoli) registrando sold out. L’arrivo ufficiale nelle sale è previsto per giovedì 14 settembre. La storia vede una rilettura animata lontana da ogni altra versione mai arrivata al grande pubblico e lontana anche dall’originale letterario, nonostante la chiara ispirazione. I registi confezionano un racconto spigoloso (come i disegni dell’animazione) e affascinante, offrendo uno straordinario esempio di come l’animazione made in Italy – e, nello specifico, made in Napoli – vanti uno sguardo peculiare e raffinato, che nulla ha da invidiare a prodotti internazionali con budget più ingenti e produzioni più blasonate. Non pensa infatti al target, Gatta Cenerentola, e questo ne preserva l’essenza più autentica: non pretende di piacere a tutti e compie scelte dure e inconsuete, prima tra tutte quella di mettere in secondo piano l’eroina del titolo in favore del villain Salvatore Lo Giusto, detto ‘o Re, vero protagonista della scena grazie anche alla splendida performance vocale di Massimiliano Gallo (coadiuvato dai bravissimi Alessandro Gassmann, Maria Pia Calzone, Mariano Rigillo, e altri). È lui il cantore di questa Napoli derelitta e straziata, che affonda nel degrado e sembra destinata a uccidere qualsiasi residuo germoglio di bene. Il lavoro della casa di produzione Mad Entertainment (in collaborazione con Rai Cinema, Big Sur, Skydancers) e dei quattro registi sul plot arcinoto della figliastra sfruttata da matrigna e sorellastre, ma destinata a un ribaltamento del suo destino, lascia dunque inizialmente spiazzati per coraggiose scelte narrative. Gatta Cenerentola, trama e novità Mia Basile è cresciuta all’interno della Megaride, un’enorme nave da crociera ancorata nel porto di Napoli da più di 15 anni. Suo padre, Vittorio (Mariano Rigillo), ricco armatore e brillante scienziato, viene ucciso il giorno del suo matrimonio con la bella Angelica Carannante (Maria Pia Calzone), portando nella tomba i futuristici segreti tecnologici della nave e il sogno di rinascita e riqualificazione della città attraverso il Polo della Scienza e della Memoria. La piccola – chiusasi nell’assoluto mutismo dopo l’evento traumatico – viene così cresciuta ‘in cattività’ all’ombra della temibile matrigna e delle sue perfide sei figlie. La città versa ora nel degrado totale e Salvatore Lo Giusto, detto ‘o Re (Massimiliano Gallo), ambizioso trafficante […]

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King Arthur: l’epica moderna di Guy Ritchie

Ci sono storie che tutti conosciamo. Miti, leggende e icone che vanno a formare il tessuto connettivo della nostra base culturale. Tra queste storie c’è sicuramente la leggenda di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, che abbiamo imparato in modi vari e diversi, sia attraverso il suo impianto originale letterario sia attraverso il filtro dei suoi tanti adattamenti, da La Spada nella Roccia della Disney a Excalibur di John Boorman (1981) alla più recente serie Merlin. Un mito che ha attraversato generazioni e che ora torna a proporsi al pubblico attraverso un nuovo adattamento per il grande schermo. Il regista britannico Guy Ritchie – suoi i due Sherlock Holmes – prende quindi in mano la leggenda di Re Artù partendo dall’inizio. King Arthur – Il potere della spada, con Charlie Hunnam e Jude Law, nelle sale italiane dal 10 maggio, aggiorna un mito letterario in chiave action. King Arthur, la trama Inizia in medias res King Arthur – Il potere della spada, durante la battaglia cruciale per Camelot, con l’assalto finale del malvagio mago Mordred al castello di Re Uther Pendragon (Eric Bana). Elefanti giganteschi, soldati inceneriti dalla magia, mura e ponti che crollano come se fossero costruiti con i mattoncini Lego, ma nemmeno un nemico tanto spaventoso può nulla contro il potere della mitica spada Excalibur. Tuttavia Uther, il padre del piccolo Artù (Charlie Hunnam), viene assassinato durante lo scontro con una misteriosa figura, e il fratello Vortigern (Jude Law) si impadronisce del trono instaurando un regime di terrore, in cui la magia è fuori legge e tutto il potere è nelle sue mani. È quindi un tradimento a segnare le sorti del regno e a far sì che il giovane figlio del Re, salvato dal fiume come Mosé, cresca tra i vicoli e i bordelli di Londinium, inconsapevole delle sue nobili origini. Senza sapere chi sia realmente, Artù riesce a sopravvivere nei vicoli oscuri della città, imparando a difendersi da solo e costruendosi una certa reputazione. Intanto Vortigern è sempre più tormentato dalla profezia del ritorno del “vero Re”, cioè colui che sarà in grado di estrarre dalla roccia la spada Excalibur. Così, quando la mitica spada riemerge dalle profondità delle acque, egli costringe tutti i ragazzi dell’età giusta a tentare di estrarla dalla roccia granitica in cui è incastrata, in modo da scovare ed eliminare il legittimo erede. È la paura di suo zio che conduce forzatamente Artù a corte e, dal momento in cui estrae la spada, il giovane deve decidere se e come lasciarsi travolgere dal potere di essa. Guy Ritchie rivisita l’epica Il mito di Artù, sin dal Medioevo, ha ibridato la storia con la fantasia e la fiaba. Qualsiasi enciclopedia vi confermerà che lo stesso genere fantasy glorificato da Il Signore degli Anelli ha le sue radici nelle diramazioni di questi archetipi, adattate alla cultura di ciascun periodo storico. Non dobbiamo stupirci quindi se Ritchie avvia il racconto con un assedio a colpi di elefanti giganti che ricordano gli olifanti di Peter Jackson, e ancora meno ci stupiamo per altri echi che sentiamo nella sua trasposizione: oltre all’eco […]

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Louis CK 2017: la recensione del nuovo spettacolo su Netflix

Louis CK 2017 è il nuovo spettacolo di Louis CK che Netflix ha prodotto e trasmesso a partire dal 4 aprile di quest’anno. Una delle migliori iniziative che Netflix abbia mai intrapreso è proprio quella di offrire nuovi spazi alla stand-up comedy, producendo e trasmettendo spettacoli di comici del calibro di Dave Chappelle, Craig Ferguson, Jim Jefferies e, appunto, anche Louis CK, uno dei comici attualmente più apprezzati a livello mondiale. Lo stile comico in Louis CK 2017 Uno degli slogan adottati per promuovere Louis CK 2017 è stato “New year, new jokes, classic Louie” ed effettivamente la prima cosa che si nota è che Louis ha mantenuto intatto il suo classico stile di costruzione dei monologhi. Louis CK ha infatti un’abilità straordinaria nel riuscire a creare un pezzo comico partendo da uno spunto anche piccolissimo e apparentemente superfluo:  basta un semplice evento della vita quotidiana e Luois riesce a costruirci attorno un pezzo divertentissimo di dieci minuti, passando magistralmente dal particolare all’universale. Ad esempio in Louis CK 2017 c’è un segmento in cui il comico racconta di una volta in cui sua figlia gli chiese una mano riguardo un compito sulla storia del mito di Achille. Il racconto di Louis parte dalla domanda della ragazzina e termina con una divertente riflessione sui figli troppo esigenti con parallelismi con la storia di Achille e nel mezzo infarcito di battute. In Louis CK 2017 il comico americano è riuscito a mescolare discorsi sull’aborto e sul suicidio ad aneddoti personali come il racconto di quando ha adottato un cane randagio o di quando le sue figlie hanno frainteso il termine “9/11 deniers”, riuscendo sempre a mantenere magnificamente il proprio ritmo comico. È interessante notare, inoltre, come all’interno di Louis CK 2017 è presente anche un piccolo segmento sulle persone transgender, quello stesso argomento che aveva fatto infuriare gli spettatori italiani di un altro spettacolo di Netflix: “Grillo VS Grillo”, che però a riguardo includeva soltanto una piccola e più “innocente” battuta. Invece di suscitare indignazione, però, il pezzo di Louis in patria ha fatto scaturire un fiume di risate. Probabilmente si tratta dell’ennesima dimostrazione di come la comicità italiana (o almeno quella un po’ più “cattiva”) sia ancora eccessivamente demonizzata nel Bel paese. Il pezzo più bello di Louis CK 2017 a mio parere è quello che fa riferimento alla religione: si parte da un ragionamento geniale, interessante e divertente sul fatto che all’interno di molte società – indipendentemente dal credo religioso dei singoli – si continuino a contare gli anni a partire dalla data di nascita di Cristo. Louis CK 2017 è il meglio di Louis? Da avido consumatore di spettacoli di Louis CK, devo ammettere che Louis CK 2017, pur essendo molto godibile, non è stato il suo spettacolo migliore. O almeno non raggiunge le vette comiche raggiunte da altri suoi spettacoli meno recenti, tra cui quel fantastico “Live at the Bacon Theater” del 2011, meglio conosciuto dai fan come lo spettacolo con i monologhi su Clifford the Big Red Dog, su “Jizanthapus” […]

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La Bella e la Bestia: una storia vera più che mai

“Tale as old as time/True as it can be”, un racconto vero e antico come il tempo, per citare la famosa canzone Premio Oscar di Alan Menken. Quando nel buio della sala il prologo de La Bella e la Bestia si farà strada tra gli sguardi attenti degli spettatori, ammettiamolo: qualcuno tratterrà il fiato, spaventato dall’idea di rimanere deluso. Ventisei anni dopo l’uscita del film d’animazione e dopo tanta attesa (pensate che il trailer è diventato il più visto di sempre nelle sue prime 24 ore online), il film live action, cioè con attori veri, de La Bella e la Bestia è finalmente uscito nelle sale – in Italia dal 16 marzo. Il live action Disney, con Emma Watson nei panni di Belle e Dan Stevens (famoso per la serie Downton Abbey) in quelli (prevalentemente digitali) della Bestia, è stato diretto da Bill Condon (che ha girato gli ultimi due film della saga di Twilight – lì, curiosamente, c’era un’altra Bella, interpretata di Kristen Stewart) ed è quindi il remake del celebre Classico del 1991. Successo di critica e di pubblico, il film fu il primo lungometraggio d’animazione a guadagnarsi una nomination al Premio Oscar come Miglior Film. Un cast eccellente: tra gli altri interpreti Luke Evans (Gaston), Josh Gad (Le Tont), Kevin Kline (il papà di Belle), e le voci di Ewan McGregor, Ian McKellen, Emma Thompson in qualità di Lumière, Tockins e Mrs. Bric. La Bella e la Bestia, la trama Ritroviamo Belle (Emma Watson) nel paesino di Villeneuve, felice e appassionata di lettura, una ragazza “atipica” rispetto alle altre che cercano solo marito. È corteggiata da Gaston (Luke Evans), superficiale maschio-alfa che vuol far colpo solo con i muscoli. Nel bosco vicino, prigioniero di una neve perenne, vive la Bestia, un principe vittima dell’incantesimo di una maga, punizione per la sua superbia e insensibilità. Quando il padre di Belle (Kevin Kline), durante un incidente di viaggio, verrà imprigionato dalla Bestia, sua figlia si offrirà al posto suo, cominciando una vita forzata nel castello. Con l’aiuto degli abitanti fatati della cupa dimora, Belle capirà che la Bestia nasconde un animo gentile. Solo se lei ricambierà il suo affetto, l’incantesimo si spezzerà e la Bestia tornerà uomo. Tra fedeltà e novità Il live action ripercorre scene, dialoghi, dinamiche e persino inquadrature del lungometraggio animato. Le musiche sono – per fortuna – quelle originali. Ma c’è spazio anche per le novità. L’intensa Evermore è una delle canzoni nuove ed è destinata a essere ricordata come una delle più struggenti dichiarazioni d’amore in tutta la storia della Disney. Sono state aggiunte alcune figure (il clavicembalo), scene (quella dell’incantesimo) e all’attivo c’è un lavoro di approfondimento psicologico dei personaggi, soprattutto dei due protagonisti, di cui conosciamo dettagli sull’infanzia, e di cui viene accentuato in particolare l’isolamento, perché entrambi ritenuti diversi. Belle, Gaston e Le Tont: un’analisi Belle è da sempre considerata la prima eroina Disney veramente emancipata: a differenza delle sue colleghe principesse, infatti, è appassionata di libri, è immune dall’amore a prima vista e viene presentata fin da subito come “una ragazza proprio originale”, rispetto agli abitanti del suo provinciale e settecentesco paesino. Il lato “girl power” di […]

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Questione di Karma, tra Fabio De Luigi ed Elio Germano

No, nulla a che fare con Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani al di là di una mera coincidenza, per l’appunto, karmica. Questione di Karma è la seconda fatica registica di Edoardo Falcone – vincitore del David di Donatello nella categoria relativa alla migliore opera prima grazie al suo Se Dio vuole (2015) – nelle sale dal 9 marzo, con la strana coppia Fabio De Luigi ed Elio Germano, per la prima volta insieme. Secondo la definizione Treccani il Karma «nella religione e filosofia indiana, indica il frutto delle azioni compiute da ogni vivente, che influisce sulla rinascita nella vita susseguente». Sarà vero? La pellicola nasce proprio da quest’idea. Questione di Karma, la trama Giacomo (Fabio De Luigi), erede di una dinastia di industriali, rimane fin da bambino segnato dal suicidio del padre. Dopo anni, la madre (Stefania Sandrelli) si è risposata (Eros Pagni), l’azienda sta per passare alla sorellastra (Isabella Ragonese), ma per lui nulla è cambiato: diventato adulto, continua a credere di poter colmare la mancanza del padre attraverso i libri e la conoscenza delle filosofie orientali. Egli non accetta che suo padre non ci sia più e cerca un’alternativa al costo, se necessario, di fabbricarsela. Subito dopo i titoli di testa lo vediamo, dunque, apprendere dall’eccentrico esoterista francese Ludovico Stern (Philippe Leroy) che il padre si è reincarnato in un uomo: Mario Pitagora (il solito impeccabile Elio Germano), un cialtrone interessato solamente ai soldi e, di conseguenza, pesantemente indebitato con gente molto poco raccomandabile, il quale non manca di sfruttare tutto il suo opportunismo quando Giacomo decide di conoscerlo confidandogli, appunto, che dovrebbe essere la reincarnazione del genitore venuto a mancare. Un incontro, il loro, destinato a trasformarsi in continue richieste di denaro da parte di Mario nei confronti del povero, puro Giacomo, e che finisce, comunque, per cambiare la vita di entrambi: un’unione che si rivelerà essere più profonda dell’inganno messo in atto. Un ottimo cast I due protagonisti sono sorprendentemente ben amalgamati. A contrasto dell’equilibrato e volutamente sottotono De Luigi, Elio Germano occupa rumorosamente lo spazio con gesti, parole, dialetto. Anche tutto il cast di comprimari mette in atto una perfetta alchimia, a cominciare da due splendide attrici del calibro di Stefania Sandrelli, madre svampita e ricca nullafacente dalle adorabili uscite, e Isabella Ragonese, sorella tutta d’un pezzo dell’ingenuo Giacomo. Per proseguire poi con la bellissima Daniela Virgilio, moglie astiosa e affascinante di Mario, e con Massimo De Lorenzo, vicino di casa e autista di ambulanze. Una perla assoluta: la partecipazione di Philippe Leroy e del suo arrosto con patate. La regia di Edoardo Falcone Edoardo Falcone dirige Questione di Karma guardando alla lectio magistralis della commedia all’italiana e cercando per i suoi attori (De Luigi e Germano) ruoli un po’ diversi dal solito. Dimostra, comunque, di essere molto diverso dagli altri autori di commedie. Ha un’idea di umorismo che non esce dalle singole gag, che non dipende dalle frasi ad effetto o dalle battute, ma è frutto di un lavoro molto acuto sulla recitazione. Gli attori non ammiccano mai verso il pubblico: Fabio De Luigi ed Elio Germano lavorano molto di sottrazione nelle loro interpretazioni, non […]

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Beata Ignoranza: Giallini, Gassmann e i social

Oggi possiamo vivere senza tecnologia o dipendiamo totalmente da essa? Cosa succede se l’uomo con lo smartphone incontra l’uomo con il Nokia del 1995? Lo scopriamo in Beata Ignoranza, nelle sale dal 23 febbraio, quinto film da regista di Massimiliano Bruno, in cui Marco Giallini e Alessandro Gassmann, due degli attori più in forma del cinema italiano, interpretano una coppia di professori in conflitto con la tecnologia e con i fantasmi del passato. Una satira dolce-amara sulla guerra tra chi è entusiasta dell’era social e i suoi strenui oppositori. Beata Ignoranza, la trama In un liceo si ritrovano, dopo anni di ostile lontananza, Ernesto (Marco Giallini), professore di italiano, severo conservatore rigorosamente senza computer che impone agli alunni di depositare gli smartphone sulla cattedra, e Filippo (Alessandro Gassmann), professore di matematica tanto entusiasta delle nuove frontiere da sostituirle sfacciatamente a una competenza che non ha. Lui il portabandiera della beata ignoranza. I due si ritrovano a insegnare nella medesima classe e questo riaccende una rivalità personale nata molti anni prima e mai veramente sopita. Gli atteggiamenti opposti che hanno nei confronti delle nuove tecnologie diventano subito il pretesto per un nuovo scontro. Quando il video di un loro litigio diventa pubblico, Nina (Teresa Romagnoli, nota per la webserie “Under – The Series”), una ragazza proveniente dal loro passato, li costringe a un esperimento-documentario: il nemico del Web dovrà imparare a connettersi, mentre l’entusiasta della Rete dovrà fare a meno di Internet. Sarà l’occasione per guardare sotto una nuova luce l’evento che ha originato la rivalità fra i due.  Beata Ignoranza, buon cast, molti limiti Dopo aver scelto Marco Giallini per Confusi e felici (2014) e Alessandro Gassmann per Gli ultimi saranno ultimi (2015), Massimiliano Bruno li ha voluti insieme per la sua quinta regia, Beata ignoranza, commedia incentrata, quindi, su un tema relativamente nuovo, ma già un classico del genere: l’uso di internet, social media e smartphone, e il loro impatto sulla vita quotidiana. Sorretto da uno dei classici meccanismi della commedia, lo scambio di ruoli opposti, Bruno prova a continuare un discorso su nuove tecnologie e relazioni già iniziato con successo da Perfetti Sconosciuti, il film di Paolo Genovese vincitore del David di Donatello 2016. Tuttavia Beata Ignoranza soffre di una particolare situazione nella quale diversi dettagli del “tessuto” sono perfetti ma nell’insieme risulta tutto confuso e poco originale. I dettagli di successo sono quelli delle interpretazioni: Giallini ha un ruolo cucito su di sé, ironico, cinico ma con retrogusto dolce e, nonostante la parte gli calzi a pennello, lui fa anche di più deliziandoci con battute e soluzioni interpretative di livello. Anche Gassman fa un buon lavoro, e spiccano nel reparto cast una divertentissima Emanuela Fanelli con accento ciociaro, nel ruolo di un membro della troupe di Nina, e Valeria Bilello, chiamata ad animare il lato sentimentale. Sul lato comico c’è poco da obiettare: si ride sempre e di gusto. Il problema pende però sulle spalle della sceneggiatura dello stesso Bruno, che scrive con Herbert Simone Paragnani e Gianni Corsi. Siamo davanti a un film sul nuovo ma con argomentazioni banali. Insomma la solita tiritera nella quale al giorno d’oggi Internet e i social […]

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A United Kingdom, il sentimento oscura la politica

A United Kingdom – L’amore che ha cambiato la storia, attualmente al cinema, è un film di Amma Asante. Seretse Kahma (David Oyelowo) e Ruth Williams (Rosamund Pike) s’incontrano nel 1947 a Londra. Lui sta terminando gli studi di giurisprudenza lì, ma è africano. Conosce Ruth, un’impiegata, durante una festa alla società missionaria. I due s’innamorano a prima vista, ma Seretse deve tornare in Africa per ricoprire il ruolo di re di Botswana. Per questa ragione decidono di sposarsi subito. Tuttavia, in una capitale ancora segnata dalla guerra, un matrimonio tra un capo tribù africano ed una suddita dell’impero inglese sembra impensabile. I due sono vittime del razzismo dei genitori di lei, che non accettano queste nozze lampo. Persino il governo britannico e quello sudafricano pretendono la separazione dei due. Seretse viene esiliato dalla sua terra proprio mentre Ruth è incinta. È Churchill a volere che l’esilio di Seretse non si concluda nel giro di pochi mesi, ma diventi un esilio a vita. A United Kingdom tra la politica e il romanticismo Due sono gli aspetti sui quali si basa il film: quello romantico, che vede protagonista la storia d’amore tra Seretse e Ruth, e quello politico, che riguarda la battaglia tenutasi per anni tra Sud Africa e impero britannico che si contendevano i diamanti, l’oro e l’uranio sudafricani. La storia d’amore, salda e intoccabile, nonostante le avversità, dovrebbe essere il punto forte del film, che tuttavia a volte risulta troppo caricato in questo senso, perdendo quasi di credibilità. Persino Oyelowo e la Pike, che sono due attori di calibro importante, risultano essere troppo artificiosi. L’aspetto politico oscurato da quello sentimentale La relazione tra Seretse e Ruth diviene un pretesto per trattare un aspetto importante della storia dell’impero britannico, ovvero il momento del suo declino, ed il Colonialismo. In più, comincia ad emergere quello che era il fenomeno della segregazione razziale, dell’apartheid. L’aspetto sentimentale e quello politico, quindi, avrebbero dovuto viaggiare sullo stesso piano, dando alla pellicola un certo equilibrio. Tuttavia l’enfasi dedicata all’aspetto amoroso non permette di sviluppare con altrettanta rilevanza quello politico, che passa in secondo piano, perdendo quasi spessore. Inoltre il sentimentalismo, a tratti, risulta ai limiti del melenso, e questo non permette allo spettatore di identificarsi totalmente con i due personaggi, sebbene la Asante dia alla storia d’amore una rilevanza preponderante.

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Billy Lynn – un giorno da eroe di Ang Lee

Billy Lynn è una feroce e coraggiosa critica alla società americana contemporanea. L’imprevedibile regista Ang Lee, dopo aver diretto opere cinematografiche diverse nei generi e di elevato spessore tematico come: I segreti di Brokeback Mountain, La tigre e il dragone e Vita di Pi (con cui ha trionfato agli Academy Awards nel 2013 per la Miglior regia) è di ritorno per il grande cinema dopo qualche anno d’attese, con un nuovo film coraggioso nel contenuto e spettacolare nelle tecniche di ripresa e di montaggio, affrontando questa volta il genere drammatico / bellico. Billy Lynn – Un giorno da eroe, ispirato al best seller di Ben Fountain Billy Lynn’s Long Halftime Walk, per una trasposizione firmata da Jean Cristophe Castelli e successivamente edito in Italia da Minimum Fax con il titolo È il tuo giorno, Billy Lynn, narra di un gesto eroico di un giovane militare statunitense durante la Guerra in Iraq. Il film non ha ottenuto alcuna nomination per la notte degli Oscar e freddezza da parte della critica anche se di grande interesse per la contrastante alternanza tra scene di guerra e momenti di grandi festeggiamenti commemorativi, con l’apporto rivoluzionario di tecniche innovative in fase realizzativa, ad ogni modo sta ottenendo consensi positivi dal pubblico raccontando la guerra vista dagli occhi di un ragazzo al fronte. “Il gesto che hai compiuto non appartiene più a te, ora è storia americana” – cit. dal film. La trama: Il racconto è incentrato sull’azione eroica di un giovane militare e dei suoi compagni del Reparto Bravo durante una missione di guerra in Iraq, narrando di come un soldato semplice, senza alcuna ambizione e con poca motivazione verso il servizio svolto nel paese ostile, possa in breve tempo trasformarsi in un eroe nazionale. Billy Lynn (Joe Alwyn al suo primo film) in seguito ad un’azione militare eccezionale viene richiamato in patria negli USA per essere osannato da eroe, in occasione dei festeggiamenti culminanti nel Giorno del Ringraziamento. Durante l’intervallo della tradizionale partita di football, i giovani eroi vengono premiati con una festa ed uno spettacolo pirotecnico; intanto Billy Lynn viaggia con la mente su un doppio binario diviso tra i ricordi frammentari di scontri a fuoco (rivelati attraverso una serie di flashback) e il suo rientro trionfale in patria, senza che nessuno consideri il trauma vissuto per la perdita di un compagno di battaglione. La realtà di Lynn in parte artefatta e contrastante con ciò che è realmente accaduto, assume contorni e significati diversi, soprattutto se celebrata in modo glorioso durante un evento commemorativo. Dietro il set: Ang Lee sovverte nella sostanza il genere war movie rivoluzionando le tecniche di ripresa sui set e girando l’intero film con una risoluzione ultra HD girata in 120 fotogrammi al secondo, battendo un precedente e ambizioso traguardo tagliato solo ne Lo Hobbit realizzato in 48fps. L’innovativo Maestro del cinema contemporaneo del resto è noto nel voler sperimentare l’alta tecnologia del 3D nei suoi film, anche se tali scelte comportano un margine di rischio elevato negli effetti visivi, nitidi in modo sorprendente a tal punto da risultare […]

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