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Eroica Fenice

La Tag: scelte contiene 6 articoli

Voli Pindarici

Potrebbe essere: ciò che avrei voluto dirti

Oggi, signori lettori, riflettiamo. O, forse, abbiamo riflettuto fin troppo negli ultimi mesi, prima di giungere a questa condizione di accettazione e rassegnazione, la quale mi porta a scrivere di quelle esperienze, brevi o lunghe che siano, che segnano la nostra esistenza. Vi è mai capitato? Quanto può essere paradossale la vita, in certe circostanze? Quante volte abbiamo bruciato occasioni senza neanche accorgercene? Magari quelle tappe avrebbero marcato la nostra essenza… potrebbe essere. Magari quelle occasioni da noi svalutate avrebbero potuto renderci felici… potrebbe essere. Eppure non siamo qui per eventuali moralismi, per ribadire che alcuni treni non ripassano, perché effettivamente.. non è così. A volte ci imbattiamo in situazioni, in persone, in circostanze che, quando le viviamo, non riusciamo ad apprezzare. Ma non a causa della nostra cecità (cioè, anche), ma perché non siamo pronti ad accogliere tutta la bellezza che ci è stata offerta. La scambiamo per qualcosa di così frivolo, vano, scontato. Poi ci ripensiamo, quando la nostra mente finalmente riesce a far pace con il nostro cuore, e constatiamo quanto abbiamo perso. È tutto chiaro: credevamo di voler qualcosa che in realtà non desideriamo e acquisiamo quell’ acutissima sensibilità che ci permette di vedere che quel che avevamo è quello che avremmo voluto avere se ci avessimo riflettuto più a lungo. Che si fa a quel punto? Non possiamo mica tornare indietro. No, assolutamente, non ci è concesso. Il labirinto delle scelte Eppure possiamo impugnare le redini della nostra esistenza e tentare di non sbagliare nuovamente. Ma anche questo, i nostri lettori sapranno, è relativo. Come facciamo ad accorgerci dei nostri passi falsi del passato? Come facciamo ad avere consapevolezza dei nostri errori per evitare di ricommetterli? Siamo ad un punto cruciale. Spesso non ci rendiamo neanche conto di commettere uno sbaglio. E perseveriamo in quel percorso che a noi sembra lecito, senza comprendere quante altre strade ci siano da imboccare, forse meno tortuose di quella che stiamo percorrendo. C’è un unico itinerario, il nostro, ma non riusciamo ad identificarlo. Siamo in un labirinto: dov’è l’uscita? Non possiamo tornare indietro, eliminando il momento in cui abbiamo spalancato una porta e deciso di imboccare quella via, ma possiamo ripercorrere il nostro percorso, arrivare al bivio che decretava quella famosa scelta e farla in modo giusto, per una volta. Perché non esiste uomo più maturo di colui che ammette le proprie pecche e cerca di compensarle; di chi sa tornare indietro, pentirsi e rimediare; di chi lascia andare qualcuno, ma non si arrende fin quando non riesce a riottenerlo. Forse il percorso giusto è quello che non abbiamo imboccato… potrebbe essere. Forse la situazione giusta è quella che non abbiamo voluto vivere… potrebbe essere. Forse le circostanze giuste sono quelle che abbiamo evitato… potrebbe essere. Forse la persona giusta è quella che abbiamo rifiutato… potrebbe essere.   Siamo tutti innamorati dell’idea che la nostra vita possa essere migliore: ci basta per continuare a sperare   Sono tutte le parole che ho sempre avuto bisogno di dire.

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Culturalmente

Being Erica, la serie tv che viaggia nel tempo

Being Erica è una serie tv di quattro stagioni, ideata da Jana Sinior. È stata trasmessa per la prima volta sul canale canadese CBC nel 2009 e, due anni dopo, ha debuttato sugli schermi italiani, prima sul canale a pagamento Mya e poi su Rai 4. Being Erica: la trama Erica Strange, canadese di trentadue anni, sta attraversando un periodo di depressione quando, a causa di uno scock anafilattico, viene ricoverata in ospedale. Qui incontra il dottor Tom, un terapeuta che si propone di aiutarla a risolvere i suoi problemi. Così inizia per Erica un’avventura che la porterà a viaggiare costantemente nel suo passato e ad analizzare le scelte compiute fino al suo presente. Erica è laureata con lode in Letteratura inglese e in possesso di un master, eppure non riesce a trovare un lavoro, non quello dei suoi sogni almeno. Questa è la causa principale che la porta a credere di aver sbagliato tutto nella vita, anche a terminare gli studi in maniera eccellente, perché paradossalmente i datori di lavoro la ritengono troppo qualificata. I sogni e i progetti che aveva in mente faticano a realizzarsi e vorrebbe tanto poter tornare indietro nel tempo e cambiare il suo passato, e di conseguenza, il suo presente. Erica e la realtà odierna Erica rappresenta appieno la nostra società attuale: esiste qualcuno che non abbia pensato di aver sbagliato tutto nella vita? Nessuno. Tutti, almeno una volta, lo abbiamo pensato. Tutti noi abbiamo dei rimpianti, dei rimorsi. Tutti noi vorremo tornare indietro, ad un esatto momento della nostra esistenza (o a più momenti) e avere la possibilità di scegliere diversamente, di cambiare direzione. Chiunque, a studi terminati, si è messo alla ricerca del lavoro (presumibilmente quello per cui si è studiato), e si è visto sbattere tante porte in faccia, ha fatto i conti con la realtà e si è sentito perso. E proprio in quel momento ha desiderato di viaggiare nel tempo e cambiare il presente. Ad Erica viene concesso e, tra un salto temporale e l’altro, si accorge che pur cambiando le sue decisioni i pilastri fondamentali del suo presente non cambiano, a parte piccoli insignificanti episodi che non modificano affatto il senso della sua esistenza. Being Erica: una serie tv ben riuscita Il telespettatore si immedesima completamente nella protagonista e viaggia insieme a lei. Segue la vita di Erica, quella passata e la presente, le sue storie d’amore e di amicizia, le relazioni con i familiari e i rapporti con i colleghi. La accompagna per tutto il percorso di psicoterapia e alla fine, quando lei si congeda, non può fare altro che augurarle il meglio per il futuro. Una serie tv ben fatta che, con un pizzico di fantasia e magia, descrive la realtà dei giorni nostri e ci catapulta in qualcosa che conosciamo molto bene: noi stessi e le scelte che vorremmo cambiare. Being Erica, i dvd

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Voli Pindarici

Un giorno ci rincontreremo

Un giorno ci rincontreremo, lo so. Un giorno ci ritroveremo nello stesso posto, a distanza di anni, forse proprio in quel posto dove ci siamo guardati negli occhi la prima volta. Ci guarderemo ancora negli occhi ma non con curiosità e malizia, ma con nostalgia e malinconia. Un giorno ci ricorderemo di ciò che siamo stati, di come per un po’ di tempo siamo stati una cosa sola, di quando eravamo l’uno la felicità dell’altro; ci verrà in mente di quando non ci stancavamo mai di fare l’amore, di quegli abbracci così stretti che quasi ci soffocavano, delle risate, della neve che ci cadeva sulle ciglia durante un weekend parigino. Un giorno penseremo a tutti i luoghi che abbiamo scoperto insieme, alla cioccolata calda, al camino e al pigiama durante le serate fredde e piovose, alle passeggiate in moto e in bici a primavera e in estate. Un giorno, durante le rispettive pause lavorative, staremo soli in un bar a sorseggiare un caffè e la suoneria di un cellulare o quel sapore dolce della torta di mele ci farà ricordare l’uno dell’altra. Quel giorno sentiremo entrambi un po’ di malinconia e distrattamente pagheremo i conti e usciremo da quel bar affollato. Non torneremo a lavoro ma vagheremo per quella città infinita e caotica, tra milioni di persone e ci cercheremo negli sguardi dei passanti. Quel giorno torneremo in quel posto dove ci siamo guardati negli occhi per la prima volta e ci rincontreremo. Ci accorgeremo di quanto quel lungo periodo di tempo ci abbia cambiati: un diverso taglio di capelli, occhiali nuovi, un rossetto troppo rosso. Per un po’ non parleremo ma assorti ripercorreremo ciò che siamo stati: il libro di Tolkien letto insieme, l’arredamento di un monolocale da poco preso in affitto, i lavori saltuari, le cene dal cinese. Quel giorno ci ricorderemo di come abbiamo lasciato che le rispettive carriere prendessero il sopravvento sulla nostra storia, di quando entrambi siamo fuggiti da quella città ma per andare in direzioni opposte e di come poi entrambi siamo ritornati, ma in momenti diversi. Quel giorno ci guarderemo ancora negli occhi ma vi leggeremo l’infelicità; faremo caso al Rolex, alla borsa griffata, agli occhiali della Gucci, ma per qualche motivo ci sentiremo in colpa e non avremo il coraggio di dirci Ciao, come anni prima non lo abbiamo avuto per dirci Addio.

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Voli Pindarici

Insegnamento: come si fa?

  Non esiste un manuale da seguire, è vero. Non ci sono regole scritte, né tanto meno esistono quei libricini che ti spiegano l’insegnamento cosa sia. C’è chi dice che sia difficile, chi pensa sia la cosa più semplice da fare. Ma in effetti insegnare ciò che era e che sarà, com’è? A lungo mi sono chiesta cosa potesse essere l’insegnamento, a lungo ho pensato a quanto fosse complesso e a lungo mi sono domandata se le persone che non sono adatte per fare questo lavoro se lo siano mai chiesto. Conseguire un titolo di studio, con numerosi anni addietro di giornate concentrate su più e più file di libri, lo sappiamo tutti che non è facile. Ma guardiamo in faccia la realtà: milioni sono i ragazzi che escono dai banchi di scuole che si dimostrano essere insoddisfatti delle loro vite scolastiche. Diversi sono gli alunni che non studiano una materia perchè il professore non lo mette a proprio agio e altrettanto numerosi quegli alunni che iniziano ad odiare la materia perché “si vede che il mio professore la legge senza averne passione”. Cosa sono diventate le scuole di oggi? Chi è che le abita? Chi le vive? Lo scenario tipo di una qualsiasi scuola italiana è risaputo: molti o pochi alunni a seconda dell’indirizzo che si sceglie, ma per la maggior parte dei casi gli stessi docenti. Quanto queste personalità influiscono o hanno influito sul nostro futuro? E allora immaginiamo la giornata di un ragazzo poco più che sedicenne, un ragazzo che nel suo futuro vede soltanto un punto interrogativo. Immaginiamo la sua strada nel trasformarlo quel punto. “Si sta tutti seduti intenti ad ascoltare qualcosa che probabilmente non ci appassiona, le parole escono da una donna che continua a leggere il libro, stesse parole che anche io stesso posso leggere nella mia stanza. Il suo viso è sempre corrugato, lo sguardo è severo ed io non riesco a studiarla una materia dalla quale scappo per lo maggior parte del tempo, trovando rifugio nei corridoi della mia scuola malmessa. Non mi viene insegnato come studiarla, e se mi presento all’interrogazione non sapendo nulla, vengo soltanto deriso; invece il mio compagno di banco è lodato ogni giorno ed io, forse, lo invidio un po’. A me piace leggere, ho sempre amato il modo in cui le parole messe vicine facciano un suono meraviglioso; di quanto sia magico il modo in cui le parole possano raccontare. Pensavo fosse questo il mio futuro, a sedici anni probabilmente nessuno sa bene cosa voglia farne della sua vita. Ma io lo sapevo, volevo scrivere, volevo mettere insieme tante parole, eppure tutto il mio piano non funzionava, vedevo compagni passarmi davanti ed essere elogiati, vedevo i miei professori senza passione e mi scoraggiavo. Così preferivo starmene in silenzio, preferivo mettere nelle mie cuffie la mia canzone preferita e la giornata passava. Forse non valevo davvero. Ho terminato gli studi con un senso di confusione, non ero più in grado di conoscere me stesso, ed è per questo […]

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Attualità

Scegliere la vita o scegliere la morte?

Spesso ci dicono “hai tutta la vita davanti”. E allora speri che i tuoi sogni vengano realizzati, speri che le tue paure vengano vinte, e continui a sperare che tutto quello che vuoi possa un giorno diventare realtà. La vita è un dono e come tale non va sprecato: sembra essere un luogo comune, ma mai come oggi questa frase si dimostra essere corretta! Ci troviamo ogni giorno di fronte a scelte che sembrano essere scontate. Salutiamo i nostri amici dicendoci “a domani”, guardiamo un tramonto non con grande attenzione perchè si ripeterà e si ripeterà ancora, svolgiamo le nostre faccende con più o meno dedizione, tanto è la vita, ci diciamo. E poi un giorno la vita stessa ti volta le spalle: velocemente capisci l’importanza di quell’addio non dato, rimpiangi un giorno non vissuto e sei costretto a scegliere per la tua vita. Britany Maynard, una ventinovenne americana, di una giovinezza tale da mangiare la vita a morsi, è stata chiamata a scegliere e ha deciso di porre fine alla sua vita tramite eutanasia. Perchè come ha detto lei stessa “questo terribile cancro al cervello che mi ha imprigionata,  ma mi avrebbe imprigionata tanto di più” continuando a vivere e non le avrebbe dato l’opportunità di vivere con spensieratezza ed energia come voleva. Ha trascorso i suoi ultimi giorni di vita consumando le ore che la conducevano con lentezza verso quel giorno. Si è recata verso quell’unico posto della terra che sognava da una vita, il Gran Canyon, ha osservato meticolosamente il paesaggio che la circondava, ha respirato profondamente la fresca aria che tirava e ha chiuso gli occhi fotografando quel momento, lo ha custodito come il bene più prezioso e gli ha poi voltato le spalle sussurrando un lieve addio. Britany ha scelto di porre fine alla sua vita nella notte del 3 novembre 2014, delle sostanze tossiche hanno fatto si che il suo corpo si spegnesse piano. Il mondo infatti è  composto da individui forti e meno forti. Da quelli che la vita vogliono viverla anche nel dolore fino all’ultimo, senza smettere mai di sperare. Poi ci sono invece quelli che tutta questa forza non ce l’hanno, ci sono quelli che la vita vogliono sempre viverla energicamente e che quando tutto ciò non è più possibile prendono una scelta. “Le persone che si fermano ad apprezzare la vita e che rendono grazie sono quelle più felici”, ci insegna Britany, una donna che della vita ha voluto cogliere l’essenza migliore, una donna che di fronte a quel tramonto si è soffermata e ha voluto farne la sua ultima immagine. “Una morte inaccettabile, non dignitosa” grida invece la Chiesa, incurante di tutto lo sfondo che si nasconde dietro, incurante delle lacrime, incurante del dolore delle persone che accompagnavano  Britany verso un destino che l’avrebbe strappata anche alle loro di vite. E come biasimare una donna che ha voluto scegliere della sua vita, così come della sua morte? Come non capire una donna che ha voluto lasciare questa terra con ancora un briciolo di felicità? Perchè […]

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Voli Pindarici

Allontanarsi dalla linea gialla (da Interno Giorno)

Attenzione. Annuncio ritardo. Il treno regionale 42110 proveniente da Cassino e diretto a Napoli centrale delle ore 6.34 arriverà con 55 minuti di ritardo. Ci scusiamo per il disagio.” “Saltata la mia prima ora di lezione,cazzo! Proprio oggi che il professore traduceva quel testo così difficile da comprendere; e con la fortuna che mi ritrovo, magari sarà proprio il testo che mi chiederà all’esame. Dovrò procurarmi gli appunti”. Tutto questo abita la mia mente nei secondi successivi all’annuncio; pensieri partono in automatico per cercare di trovare una soluzione a quello che, in quel momento, mi sembra un grave problema. Ma forse tanto grave non è;anzi,pensandoci bene,non lo definirei neanche un problema. Piccola preoccupazione alla quale si pone rimedio con qualche ora di studio in più, con la disponibilità di qualche collega o anche con una bocciatura tranquillamente recuperabile. Massì…quasi quasi entro al bar della stazione,chiedo un bicchiere di latte caldo e cerco di vederlo mezzo pieno. In fondo, oggi mi sono stati regalati 55 minuti per osservare il mondo. Quanta vita passa da qui. Mi siedo sulla panchina del binario 4 e cerco di leggere le abitudini delle persone. Una ragazza, più o meno della mia età, si accende una sigaretta mentre due cuffiette suonano una musica che, forse, la riporta con la mente a lui che, anche oggi, non la richiamerà. Dei baffi brizzolati e folti si fermano al giornalaio, comprano un quotidiano,curiosando tra i fatti del mondo. Al tabacchino c’è Marco. No, non lo conosco…o meglio,lo conosco scolasticamente parlando. Frequentava il mio stesso liceo e ora ci ritroviamo a prendere ogni mattina lo stesso treno. Mai scambiata una parola con lui, quindi come dire se lo conosco o meno? Bah…non credo sia di vitale importanza rispondere. Accanto al tabellone degli orari c’è un uomo, non più di 35 anni credo. Abito scuro, la 24 ore nella mano destra e faccia da “viaggiatore abituale trenitalia”, ossia, faccia per niente stupita all’ascolto dell’ “annuncio ritardo”. E poi un padre che aiuta la figlia a mettere lo zaino sulle spalle, ragazzi assonnati per colpa di una sveglia che li ha richiamati al dovere dopo una notte di locali e amici, donne che ancor prima di andare a lavoro già sono ossessionate dal pensiero di cosa preparare per cena una volta tornate a casa. “Attenzione. Il treno regionale 42110 proveniente da Cassino e diretto a Napoli Centrale è in arrivo in ritardo al binario 6 invece che al binario 4. Allontanarsi dalla linea gialla.” Questo messaggio mi riporta alla realtà; mi alzo, prendo la borsa con i libri, comincio a scendere le scale del sottopassaggio e mi avvio al binario indicato da quella voce, oramai familiare. Il treno arriva, le porte si aprono, prendo posto accanto al finestrino e riporto la mia mente all’ora di lezione persa; perchè non sarà un problema…ma se evito la bocciatura è meglio. Ma sorrido pensando a chi, anni fa, mi portava a sedere su panchine di un’altra stazione. All’epoca non m’importava dei ritardi…io quei treni non […]

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