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Eroica Fenice

13 assassine al TRAM: un format da non perdere

13 assassine al TRAM: un format da non perdere

“13 assassine”: una storia lunga quanto il mondo | Recensione

Cosa hanno in comune 13 donne, di diverse epoche, età, mansioni, fattezze? Semplice, quanto crudo: tutte hanno commesso almeno un omicidio, per i più svariati motivi.

È questo il filo conduttore di “13 assassine”, il format messo in scenda dal 2 al 14 aprile al teatro TRAM di Napoli, ideato dal regista Mirko de Martino. L’assassinio è il casus belli della messa in scena ma i motivi sono decisamente più profondi: si cerca di indagare nella fine composizione psicologica delle “assassine”, nel loro passato, sui loro eventuali aguzzini oppure complici.

“13 assassine” è un format assolutamente indicato a chi – come chi vi scrive – aspetta il mercoledì per vedere Chi l’ha visto? con Federica Sciarelli oppure si sente un po’ Leosiner, cioè fan accanito di Franca Leosini: l’analisi della cronaca nera va forte in Italia e c’è da dire che la facciamo benissimo.

“13 assassine”: l’ultima serata tra gli omicidi della storia recente e passata

L’ultima serata del format, il 14 aprile scorso, ha visto in scena le assassine di ieri e di oggi, con omicidi passati alla storia per tantissimi motivi. È anche questo il bello di “13 assassine”: non importa lo status sociale, l’impiego, l’età, le motivazioni. L’assassinio “livella” tutte e mette le protagoniste a nudo, cosicché lo spettatore può – in cuor suo, s’intende – trovare una spiegazione logica ad un comportamento altrimenti illogico. 13 assassine, quindi, spogliate dei condizionamenti dati dai mass media e presentate a noi come donne.

Si parte con la storia di Daniela Cecchin, la donna che, vittima di un forte disturbo della personalità, uccide una ex compagna di classe del marito perché “invidiosa della troppa felicità“. E’ giustamente “disturbante” la doppia personalità creata da Daniela: da un lato, ossequiosa e rispettosa dei dettami religiosi; dall’altra, una donna alla ricerca spasmodica della bellezza estetica, così tanto da sottoporsi a svariati interventi.

Il secondo spettacolo ha visto in scena una giovanissima attrice, interprete di Erika de Nardo, protagonista del caso che è passato alla storia come il delitto di Erika ed Omar a Novi Ligure: la coppia di fidanzatini allora sedicenni infierì con 57 coltellate sulla madre e sul fratellino di lei. Erika appare sulla scena come una persona oppressa, un’adolescente inquieta ed incompresa da una famiglia tradizionale, che cerca svago e conforto negli eccessi: alcol, droghe, finanche il sesso per lei era uno strumento di liberazione. Una personalità fragile e corrotta ha portato al compimento dei due omicidi: sarebbero stati tre, includendo anche il padre assente in quel momento, se il “vigliacco Omar” non fosse andato via.

Si prosegue quindi con un fortissimo momento storico, con una Lucrezia Borgia completamente avvinta dai giochi di potere che si svolgevano con lei ed intorno a lei. Bellissima sulla scena tanto quanto afflitta ed avvinta, dopo che per secoli le si sono attribuiti omicidi e veleni. In realtà, si cela in lei una personalità molto più complessa della semplice assassina per potere: infatti, la giovane Lucrezia è stata fin da bambina una pedina atta a compiacere le volontà dei maschi della sua famiglia.

Il quarto spettacolo ha visto protagonista i dissidi e la psiche di Rosa Bazzi, complice di Olindo Romano in quella che ormai è la famosa “strage di Erba“. Un mondo buio quello di Rosa, dominato da manie e rancori casalinghi. L’ossessione del diverso, di un elemento nuovo nella sua routine “confortevole” l’ha distrutta. Un malessere che ovviamente mette radici molto lontano, nel suo passato: una maternità desiderata e mai ottenuta, un groviglio di frustrazioni ha irrimediabilmente corrotto l’animo di una delle protagoniste più “chiacchierate” della cronaca italiana contemporanea.

La rassegna “13 assassine” si è quindi chiusa con il caso che vede protagonista Franca Bauso, passato alla notorietà come la vicenda del “marito nel congelatore“. Un caso delicatissimo, di oppressione e ribellione, che coinvolge una madre, una figlia e l’amica di quest’ultima. Il “padre padrone”, vittima, da ucciso viene nascosto per un anno nel congelatore. L’epilogo di una storia di angherie e di abusi da parte di lui, che poteva finire nel più classico dei modi: con l’uccisione della moglie, della figlia, di entrambe. Donne che, per proteggersi, sono ricorse all’atto estremo, sognando la libertà da quell’uomo. Una libertà che si è scontrata contro la reale e giusta punizione, cioè il carcere.

 

Fonte foto copertina: https://www.teatrotram.it/

 

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