Seguici e condividi:

Eroica Fenice

'A Rota, lo spettacolo teatrale tra humanitas e mito popolare

‘A Rota, lo spettacolo teatrale tra humanitas e mito popolare

Martedì, 24 settembre è andato in scena all’interno del Chiostro di San Domenico Maggiore lo spettacolo ‘A Rota con Marianita Carfora e Ramona Tripodi, con testo e regia di Ramona Tripodi.  Lo spettacolo ha avuto luogo nel cortile del chiostro, a ridosso dei porticati, conferendo al luogo un’atmosfera a metà tra la dimensione ancestrale e onirica del mito popolare e la schiettezza tragicomica della commedia napoletana tipica dell’epos popolare.

‘A Rota, l’umanità e il mito popolare si fondono in scena

Calate nella fase storica postbellica, in una Napoli dilaniata dai bombardamenti degli alleati e dai soprusi dei nazisti, è nel 1946 che le uniche due protagoniste in scena Telluccia ( interpretata da una straordinaria Marianita Carfora) e la errante Madonna dalle scarpette rotte (interpretata dalla stessa Ramona Tripodi) tessono l’ordito di una vicenda ambientata a ridosso del referendum del 2 giugno. Telluccia, impegnata a recuperare e ad accudire gli infanti abbandonati nella cosiddetta Rota, è allo stesso momento un’anima dilaniata dalle contingenze del fato del suo destino, subendo la atroce realtà dei pargoletti esposti nella Basilica dell’Annunziata, vittime della miseria della guerra, della fame più atroce, tra le macerie dei bombardamenti e il pianto lancinante dell’abbandono.

Telluccia è per antonomasia la maschera che incarna in sé tutta quella humanitas che sgorga negli anfratti di una Napoli, pregna di cultura popolare. Il personaggio, disegnato magistralmente da Ramona Tripodi, ha una chiara vocazione filantropica e nasconde sotto il velo ombroso del suo animo una energia esilarante tutta napoletana, che si manifesta in vorticosi scatti tragicomici. Tuttavia, la sua profonda essenza di donna del popolo verace, tenace, colma di umanità raggiunge un’alchimia perfetta con l’incontro del mito, della religione e della leggenda popolare. Infatti, Telluccia ha mille perplessità, dubbi e paure sull’incerto futuro dei pargoletti esposti e con l’animo ferito da due guerre si abbandona in instancabili monologhi pieni di un dolore ancora fresco cercando un contatto con un’ al di là, in una dimensione alta e altra dove risiede la verità, chiedendosi continuamente quei “perché”, interrogando di continuo quelle statue silenziose, mute  sotto agli occhi algidi e forse un po’assopiti di un Gesù, che oramai è divenuto suo amico.

Telluccia li interroga e si risponde; e sa anche che in quella cappella le si presenta quotidianamente un prodigioso miracolo: La Madonna dalle scarpette rotte, si muove, esce per strada, balla il tango e le parla come una confidente.  La Madonna errante consuma le scarpe poichè esce per strada con lo scopo di sfamare gli orfani e i poveri  ed è costretta a far ritorno nella cappella prima che Telluccia e i pargoli la possano scoprire. Le scarpette rotte della Madonna sono consunte e logore, consumate da quelle pietre scheggiate, pregne di cultura, dalla quale erompe il mito popolare vasto e infinito.

Il dialogo incessante tra la Madonna e Telluccia, scandita dalle confessioni di Tellucicia, dalle sue angosce, dalla difficile vita terrena, dalla sua  premura materna sono il punto d’incontro tra un realismo spietato, innervato da una prorompente verve comica e un mito popolare striato di sacro, che è composto in ogni sua fibra del suo corpo di leggende e miracoli, religione convenzionale e religiosità anti convenzionale, in una miscela di sacro e profano che fa e disfa la tela del mito popolare napoletano che è composto da fili di trama e ordito di una tradizione misteriosa, sacra e sottesa alla storia. Telluccia ha una riverenza totale verso la sacralità della Madonna, ma allo stesso tempo la umanizza, ha premura verso di lei e assume le fattezze di una figlia, quasi a ridisegnare quei confini dogmatici di una religione tutta convenzionale, rituale e vuota e la fagocita in uno spirito grondante di humanitas e sacralità.

L’umanità di Telluccia è in effetto la vera umanità che ha contraddistinto la Napoli popolare e la cultura popolare per millenni. Le lacrime per le ingiustizie e le sue calde note della ninna nanna ai pargoli esposti esondano le soglie del tempo e si cristallizzano nell’eterno. Telluccia è la maschera eterna di una singolare cultura popolare che rimarrà per forza di cose eterna e che, sebbene quotidianamente opacizzata da manciate di polvere, giacerà per sempre tra il soffice peplo di Partenope e si accompagnerà per sempre col suono lancinante del pianto dei pargoli e il cigolio della ruota degli esposti.

 

Fonte immagine: Inbilico Teatro e Film

Print Friendly, PDF & Email

Rispondi