“Arizona” di Juan Carlos Rubio al Teatro Di Documenti dal 20 al 22 febbraio

arizona di juan carlos rubio

Sono Minutemen, cittadini armati che presidiano il confine allo scopo di creare un muro umano contro i vicini provenienti dal Sud. Non soldati, ma civili che condividono il bisogno di difendere la patria e i confini dagli invasori e che sono pronti ad entrare in conflitto in un solo minuto, se serve. A questa notizia di cronaca si ispira Arizona di Juan Carlos Rubio. Regia di Fabiana Pagani, in scena Rocco Marazzita ed Eleonora Cerroni, con la partecipazione di Wen Liccardi.

Arizona di Juan Carlos Rubio: scheda e dettagli dello spettacolo

Dettaglio Informazione
Autore Juan Carlos Rubio
Regia Fabiana Pagani
Cast Rocco Marazzita, Eleonora Cerroni, Wen Liccardi
Date Dal 20 al 22 febbraio 2026
Location Teatro di Documenti, Roma

C’era una volta un deserto, una coppia e un fucile. Bastano questi tre elementi per costruire la tensione di Arizona di Juan Carlos Rubio, un testo che mette in scena un presidio armato al confine tra Stati Uniti e Messico. Ma più sotto, grattando la superficie, va in scena un’idea, un’ossessione, un’ideologia che lentamente si insinua nella relazione tra due persone.

George e Margaret sorvegliano il territorio per impedire l’ingresso dei migranti. Sono convinti di fare la cosa giusta, di difendere la propria patria, la propria sicurezza, il proprio mondo. Ma mentre il sole brucia il deserto, il dialogo tra i due comincia a incrinarsi, accompagnato dalla voce della radio, che trasmette aggiornamenti sconcertanti intervallati dalla frivolezza di contenuti leggeri. Ad un tratto, il confine non è più quello geografico, ma quello che separa realtà e paranoia.

L’ideologia che entra in casa

La protagonista, sotto quel sole cocente, è la costruzione del conflitto. Il testo si sviluppa come un duello verbale dai toni inizialmente sobri, dove però la tensione cresce battuta dopo battuta. All’inizio si percepisce quasi un tono ironico, una quotidianità surreale, che strappa un sorriso. Lui e lei, ora a battibeccare, ora a far la pace. Lui, abbracciato in modo saldo alla memoria e alle sue convinzioni e lei, confusa e smemorata, avvolta da un’aura di tenerezza, che cerca rassicurazioni e conferme. Poi, gradualmente, emerge la rigidità del pensiero, l’incapacità di mettere in discussione le proprie convinzioni. Le parole si fanno più dure, più taglienti. L’ideologia prende il posto del dialogo. Il deserto diventa metafora del vuoto che si crea quando il pensiero critico si fa da parte. E il presidio armato si trasforma in un rituale identitario: è ancora difesa del territorio o sta diventando difesa di sé?

Arizona di Juan Carlos Rubio e il dramma di coppia

Rocco Marazzita ed Eleonora Cerroni in Arizona di Juan Carlos Rubio
Rocco Marazzita, Eleonora Cerroni – George e Margaret

Al di là del tema politico, l’opera è anche un dramma relazionale. I due protagonisti sono una coppia, oltre che militanti improvvisati. E come in molte coppie, la paura si intreccia al bisogno di appartenenza, il controllo alla fragilità, l’ideologia alla dipendenza affettiva. Il loro dialogo ricorda dinamiche che si osservano spesso nei conflitti d’amore: uno dei due assume una posizione dominante e granitica, l’altro oscilla tra adesione e dubbio. La comunicazione si trasforma in scontro e l’identità personale si confonde con il ruolo che si ricopre accanto all’altro. Quando un sistema di credenze diventa totalizzante, la relazione diventa un campo di conferma e mette da parte il confronto. Non si cerca più di capire l’altro, ma di rafforzare la propria posizione. In questo senso, il testo parla anche di dipendenza ideologica: l’amore che si intreccia con il bisogno di sicurezza, la paura di restare soli che alimenta la radicalizzazione.

Il potere e la cecità: l’ombra dell’Effetto Lucifero

Un aspetto interessante di Arizona di Juan Carlos Rubio e che fa anche molto riflettere è la normalizzazione della violenza. I protagonisti non si percepiscono come aggressivi. Si percepiscono come giusti, ognuno nel suo ordine, come in un sottile Effetto Lucifero sotto il sole cocente. Persone comuni, inserite in un determinato contesto di potere e legittimazione, possono arrivare a compiere azioni estreme senza percepirsi come colpevoli. Nel testo, il potere non è istituzionale, ma simbolico: è il potere di sentirsi dalla parte del bene. È la convinzione morale che giustifica tutto, sia a livello sociopolitico che a livello relazionale, in particolare all’interno della coppia. Quando si è convinti di proteggere qualcosa di sacro, come la patria, la famiglia, l’identità, il rischio è diventare ciechi rispetto alle conseguenze delle proprie azioni. La linea tra difesa e persecuzione si assottiglia fino a scomparire.

Arizona di Juan Carlos Rubio: il confine è dentro di sé

Immigrazione e politica, sì. Ma più di tutto, paura. Perché su quel palco si apre il gioco dell’identità fragile che cerca un nemico per sentirsi solida. Il confine esterno diventa il riflesso di una linea interna: quello tra sicurezza e ossessione, tra protezione e aggressività, tra amore e controllo. Ma quanto è facile convincersi di essere nel giusto? E quanto è sottile la linea che separa la difesa di un valore dalla sua trasformazione in fanatismo? Nel deserto di Arizona, la sabbia copre le tracce dei migranti, ma anche le crepe di una relazione e le fragilità di un’identità che ha bisogno di un nemico comune per sentirsi viva. C’è un livello più sottile che lo spettacolo di Juan Carlos Rubio bisbiglia all’orecchio: spesso ciò che si combatte all’esterno è ciò che non si riesce a guardare dentro di sé. Le relazioni sono complesse perché funzionano come specchi. Il nemico, il pericolo, l’invasione possono diventare metafore delle proprie fragilità, delle paure non elaborate, dei conflitti interiori che trovano un bersaglio esterno su cui scaricarsi. E allora, il confine più difficile da presidiare non è quello nel deserto, ma quello che attraversa la coscienza.

Informazioni sullo spettacolo a Roma

L’opera va in scena dal 20 al 22 febbraio 2026 presso il Teatro di Documenti.
Indirizzo: via Nicola Zabaglia, 42 – 00153 Roma.
Sito web ufficiale: www.teatrodidocumenti.org

Fonte immagini: locandina ufficiale e foto fornite da Ufficio Stampa

 

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