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Caravaggio nei tableaux del Ludovicarambelliteatro al Museo Diocesano

Il Museo Diocesano ripropone les tableaux vivants nel mondo fatto d’immagini che cercano di arrivare alla realtà che ci circonda, in particolar modo con la “La conversione di un Cavallo” promuovendo la rappresentazione di 23 opere di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Dopo le due date passate, lo spettacolo impegnerà ancora il palinsesto delle attività culturali a Napoli dalle 10.30 alle 12.30 di domenica 29 marzo, 19 aprile, 10 maggio e 7 giugno.

Con i tableaux vivants si definisce una composizione scenica, un modo di rendere vive le tele con attori che in posa le rappresentano. Tale rappresentazione ebbe il suo massimo splendore proprio nel periodo del XIX secolo, durante il quale ebbe avvento la fotografia, quasi come a voler riprodurre con le lastre le immagini una volta proprie del linguaggio pittorico.

La regista Ludovica Rambelli con l’aiuto regista Dora De Maio hanno diretto Serena Ferone, Andrea Fersula, Ivano Ilardi, Chiara Kija, Laura Lisanti, Antonella Mauro, Paolo Salvatore, Claudio Pisani, che sulla scena hanno dato vita alle tele del maestro che con i suoi giochi di luce fece scuola per la pittura barocca.

La conversione di un Cavallo è uno spettacolo meraviglioso, semplice, che con ineccepibile capacità tecnica è stato messo in scena dal Ludovicarambelliteatro.

I tableaux vivants al Museo Diocesano

Da “La deposizione” al “Bacco”, con le musiche di Mozart, Bach, Vivaldi e Sibelius, lo spettatore viene colpito da un’immagine che in pochi secondi si forma, senza cambi scena dietro le quinte, tutto in diretta visione sul palco, con drappi ed oggetti semplici, il realismo delle tele del Caravaggio viene attuato e reso dal vero.
Un’unica fascio ai vapori di sodio illumina la scena, un’illuminazione radente propria delle tele del Caravaggio, una luce quotidiana e drammatica, atta a rendere un’immagine espressiva, con i contrasti accentuati ed i colori caldi e brillanti, per avvicinare lo spettatore ai protagonisti.

La bravura degli artisti sta anche nel riesumare quei personaggi che Michelangelo Merisi decise di usare nelle sue opere, personaggi del popolo con espressioni consapevoli, proprie di chi appartiene alla cosiddetta vita vissuta.
Gli attori dopo aver cambiato i drappi che li vestono, raggiungono le posizioni velocemente, uno scatto, i personaggi sono ora fermi, immobili, in pose plastiche a volte anche di difficile esecuzione per gli sforzi fisici e le tensioni allo spasmo, per restituire e rendere riconoscibili, in una manciata di secondi, le famose tele del Caravaggio.